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Il sito è a cura del prof. Bernardo Croci, attualmente insegnante di filosofia presso il Liceo delle Scienze Umane Galilei di Firenze.

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L’uomo per sua natura è un animale politico: quindi chi vive fuori della comunità statale per natura e non per qualche caso o è un abietto o è superiore all’uomo. (Aristotele, Politica)

Quando Aristotele afferma che l’uomo “è un animale politico” lo fa riferendosi al concetto di polis (città) sottolineando per sua natura l’uomo è spinto a vivere in comunità con altri uomini. Ciò è dovuto al fatto che solo in questo modo l’uomo può realizzare se stesso, non a caso se per natura non è spinto a ciò non può essere considerato umano ma bestia o Dio. Ogni comunità per Aristotele ha come fine il raggiungimento della felicità del popolo, che si realizza quando ogni cittadino riesce a sviluppare e mettere in pratica le sue qualità migliori.

Poiché vediamo che ogni stato è una comunità e ogni comunità si costituisce in vista di un bene è evidente che tutte tendano a un bene, e particolarmente e al bene più importante tra tutti quella che è di tutte la più importante e tutte le altre le comprende: questa è il così detto «Stato» e cioè la comunità statale. (Aristotele, Politica)

Aristotele comincia la sua analisi percorrendo il cammino che porta al costituirsi dello Stato che per lo Stagirita prende avvio dalla famiglia, che rappresenta la forma più antica e semplice di associazione tra individui. https://www.focus.it/site_stored/imgs/0005/012/familia-romana.630x360.jpg Il suo scopo è assicurare la generazione e la sopravvivenza. Dall’unione di più famiglie, per poter soddisfare meglio i propri bisogni, nascono i villaggi. Nel villaggio è possibile una distribuzione dei ruoli e una specializzazione del lavoro ben maggiore rispetto alla famiglia. https://encrypted-tbn0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcRx6UpfWGpWP4xWUCa31Ni0MkLoIRC2RbDBQACjncIjyxabx4GD&s Dall’unione di più villaggi sorgono le prime comunità e via via viene strutturandosi l’entità statale. Lo stato rappresenta pertanto il fine verso cui tendono le comunità umane. https://encrypted-tbn0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcQ8xvpOe949S_lOUuKM8bAF2tEMCkcDbpLSV25gcJvzp5jzaBjU&s Lo Stato si costituisce per assicurare all’uomo la realizzazione della propria natura e ottenere la felicità. Lo Stato comporta per Aristotele la distinzione tra governati e governati, e tale distinzione deriva dalla stessa distinzione che vi è in natura tra maschi e femmine, egli scrive:

nelle relazioni del maschio verso la femmina, l’uno è per natura superiore, l’altra inferiore, l’uno comanda, l’altra è comandata – ed è necessario che tra gli uomini sia proprio in questo modo. (Aristotele, Politica)

In sostanza egli ritiene che così come nella famiglia per natura si delineano rapporti di sudditanza tra marito e moglie, padre e figlio, padrone e schiavo lo stesso si rifletta nello stato così che vi sono persone atte a governare, ad essere governate e schiavi e che ciò sia dovuto alla natura stessa delle persone infatti:

la natura vuole segnare una differenza nel corpo dei liberi e degli schiavi: gli uni l’hanno robusto per i servizi necessari, gli altri eretto e inutile a siffatta attività, ma adatto alla vita politica […] Dunque è evidente che taluni sono per natura liberi, altri, schiavi e che per costoro è giusto essere schiavi. (Aristotele, Politica)

Dopo aver mostrato l’origine naturale dello stato e aver mostrato che l’assetto sociale è determinato dalla natura stessa, Aristotele passa ad indagare la struttura statale alla ricerca delle forme migliori di governo. Anche se obbiettivo dello stato è lasciar agire liberamente gli individui di modo da fargli esprimere il meglio di sé, essi devono essere soggetti a regole comuni e leggi che ne regolino i comportamenti e permettano la realizzazione della felicità di tutti.

Per Aristotele esistono tre forme di governo legittime che sono la monarchia, o governo del singolo https://encrypted-tbn0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcQCE2v0cW1ECM7HC6422shy1c628JGdjJq_IX5f50TXkXO0ZXpuuA&s, l’aristocrazia, o governo dei migliori https://4.bp.blogspot.com/-w9CfuABS2r4/W02pkD_piGI/AAAAAAAAA0w/fQcSkGmepmcJ49RBzgWyNOhXyIL8Kos4gCLcBGAs/s1600/Fig_1-IL-SENATO-DI-ROMA-ANTICA.jpg, la politia, o governo dei molti. https://c8.alamy.com/compit/kf9drg/il-greco-del-mercato-degli-schiavi-a-phanagoria-dopo-la-pittura-di-ws-bagdatopoulus-1888-1965-da-hutchinson-nella-storia-delle-nazioni-pubblicato-1915-kf9drg.jpg. Queste tre forme sono tutte valide per Aristotele, ma se cessano di perseguire il bene comune esse si trasformano e in tre corrispondenti regimi che rappresentano la degenerazione dei precedenti: la tirannide che scaturisce dal monarca che persegue il suo bene e non quello del popolo, l’oligarchia che scaturisce quando i migliori si occupano del beni dei pochi e non di tutta la comunità, la democrazia che rappresenta la degenerazione del governo dei molti dove l’interesse dello stato è sostituito ai bisogni più viscerali della maggior parte del popolo.

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