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Il sito è a cura del prof. Bernardo Croci, attualmente insegnante di filosofia presso il Liceo delle Scienze Umane Galilei di Firenze.

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Eraclito sono io. Perché mi traete su e giù, voi non tocchi dalla grazia delle Muse? La mia opera non è per voi, ma per quelli che mi intendono. Uno solo uomo vale per me trentamila, la massa senza numero per me non fa neppure un uomo. (Diogene Laerzio, Vite dei filosofi)

Eraclito nacque ad Efeso intorno al 544-41 a.c. e raggiunse il suo acme verso il 500 a.c., Aristotele nel libro primo della metafisica lo accomuna ai naturalisti della scuola di Mileto, ma in realtà non pare vi sia continuità tra la sua filosofia e quella dei precedenti ionici. Sulla sua personalità tutti concordano nel mettere in evidenza la sua misantropia e il suo disprezzo per gli uomini. Eraclito ci racconta Diogene Laerzio probabilmente apparteneva alla famiglia reale di Efeso, ma in parte per nobiltà d’animo e in parte per il suo disprezzo verso i suoi concittadini rinuncio al titolo di Re in favore del fratello; si rifiutò anche di collaborare alla stesura di una nuova costituzione della città quando essa finì sotto l’influenza persiana. L’odio per i suoi concittadini pare nascesse dal fatto che essi avevano esiliato il suo amico Ermodoro.

 si comporterebbero bene gli Efesii se uno per uno tutti gli adulti ponessero fine ai loro giorni impiccandosi ed affidassero la città ai giovinetti impuberi, perché essi bandirono dalla città il loro uomo più degno (Diogene Laerzio, Vite dei filosofi)

 Eraclito passò la maggior parte della sua vita nel tempio di Artemide (una delle sette meraviglie del mondo) https://it.wikipedia.org/wiki/Sette_meraviglie_del_mondo#/media/File:Temple_of_Artemis.jpg a giocare a dadi con i bambini, come a riprendere l’idea che solo i fanciulli non ancora corrotti siano degni di vivere.

Nel tempio di Artemide portò la sua opera, in parte per proteggerla ed in parte per renderla leggibile a tutti i visitatori del tempio. L’opera, intitolata genericamente La natura o Sulla natura o Muse, pare fosse composta da aforismi, di cui a noi sono giunti pochi frammenti, forse l’opera in origine era completa e più simile ad un trattato; probabilmente fu volutamente criptica o come testimonia Teofrasto l’opera fu contraddittoria e incompleta a causa della malinconia di Eraclito. La conseguenza di ciò è che Eraclito già in vita si conquistò l’appellativo di OSCURO.

Fu personaggio famosissimo, non solo Parmenide e Socrate e molti altri sapienti si recarono al Tempio di Artemide per leggere la sua opera. Ma lo stesso Re dei Persiani Dario volle conoscerlo e cercò senza riuscirvi di averlo alla sua corte.

Elementi del pensiero di Eraclito

Secondo Eraclito gli uomini si dividono in svegli e dormienti, la maggior parte degli uomini sono dormienti e non vedono la verità che sta nella luce perché scambiano il sogno con essa.

http://www.cittapaese.it/wp-content/uploads/2018/06/viterbodorme.jpg.

La verità è il Logos che è la ragione universale ed eterna che va cercata oltre l’apparenza sensibile delle cosa, ma è inteso anche come ciò che mostra la verità con parole di ragione, ed infine è il pensiero del saggio che sa cogliere la legge della natura. La verità è dunque nascosta ai più, non è opinione, non appartiene alla maggioranza è va saputa cercare con lo sguardo della mente.

Il principio di tutto è il fuoco, un fuoco universale https://anima.tv/danielepalmieri/wp-content/uploads/sites/42/2018/01/05-eraclito.jpg perché il fuoco è ciò che genera e distrugge, è l’origine del divenire e del cambiamento, è il manifestarsi del Logos. Da esso nascono gli elementi, ma a differenza dell’archè dei milesi questa trasformazione è continua, senza un’origine e senza una fine:

il fuoco condensandosi si trasforma in umidità il raccogliendo si diventa acqua; l'acqua sua volta consolidandosi si trasforma in terra: e questa è la via in giù. E viceversa la terra, di nuovo, diventa fluida: così da essa si forma l'acqua e dall'acqua tutte le rimanenti cose, che nella quasi totalità e gli riconduce all'evaporazione del mare: e questa è la via in su. (Diogene Laerzio, Vite dei filosofi)

 nessuno degli Dei o degli uomini ha fatto questo mondo, che è lo stesso per tutti; ma esso è sempre stato, è ora , e sarà sempre un eterno Fuoco, che da una parte si accende e dall'altra si spegne

Tutte le cose possono scambiarsi con il Fuoco, e il Fuoco con tutte le cose, quasi come le mercanzie col denaro e il denaro con le mercanzie

Quasi abbozzando un’immagine ciclica ed eterna del tempo Eraclito passerà alla storia come il filosofo del divenire e del mutamento continuo. I suoi seguaci, in primis Cratilo, gli attribuiranno il motto panta rhei, tutto scorre o panta chorei, tutto trascorre. Impossibile entrare due volte nello stesso fiume; perché acque sempre nuove scorrono su di noi (più letteralmente negli stessi fiumi scendiamo e non scendiamo, siamo e non siamo) https://encrypted-tbn0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcQhBcrYJLifm5xEL6YRczPl3XKgNFn0KksqtiSS_2AeXCHeden6

Il mutamento e il cambiamento si manifestano attraverso il continuo scontrarsi degli opposti. Giovane-vecchio, caldo-freddo, giorno-notte, vita-morte e così via. Da cui il Dio di tutte le cose è Polemos la guerra, lo scontro che è padre e re di tutte le cose. https://encrypted-tbn0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcTDWeFgPaM54pjRLXGeCEELHoLZnk0fzmnCP_27DLLFZsX0B1F4

Per questo Eraclito odia Omero che, secondo la testimonianza di Diogene, dovrebbe essere bandito dagli agoni ed essere sferzato. Omero aveva detto "possa la discordia sparire tra gli dei e gli uomini". A questa preghiera Eraclito rispondeva stizzito che "Omero non si accorge che egli prega per la distruzione dell'universo, perché se la sua preghiera fosse esaudita tutte le cose perirebbero, in quanto la guerra è padre di tutte le cose".

Di tensione, infatti, vive il fuoco, che si accende e si spegne. L’unità dei contrari rappresenta dunque il divino per Eraclito “Dio è giorno e notte, inverno ed estate, guerra e pace, sazietà e fame; ma prende varie forme, proprio come la vivanda al fuoco, quando è mescolata con varie spezie, viene chiamata secondo il gusto di ciascuno”

Riassumendo:

Egli è un mistico, ma di un tipo particolare. Considerava il fuoco come la sostanza fondamentale; tutto, come la fiamma in un caminetto, nasce dalla morte di qualcos'altro. I mortali sono immortali, e gli immortali sono mortali, gli uni vivono la morte degli altri e muoiono la vita degli altri. C'è un'unità nel mondo, ma è un'unità formata dalle combinazioni dei contrari. Tutte le cose escono da una cosa, e una cosa da tutte le cose; ma le molte cose hanno meno realtà dell'una, la quale ed Dio. (B. Russell, Storia della filosofia Occidentale)

La malignità della sorte vorrà che il grande filosofo di Efeso, esaltatore del fuoco come principio, morisse per contrappasso di idropisia, ovvero l’eccesso di accumulo di acqua e fluidi nell’organismo.

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