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Il sito è a cura del prof. Bernardo Croci, attualmente insegnante di filosofia presso il Liceo delle Scienze Umane Galilei di Firenze.

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Sulla base delle fonti che abbiamo, è possibile sostenere che il “vero” pensiero occidentale nasce solo in Grecia, o meglio nelle colonie greche e poi in Grecia. 

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Tele considerazione è ricavabile in virtù di alcune specificità presenti nel “modo” di ragionare degli ellenici. In primo luogo i Greci hanno saputo dare un nuovo metodo di trattazione delle conoscenze, questa cosa consentì loro di farle progredire in un tempo molto più breve rispetto all’evoluzione delle conoscenze dei popoli antichi. In secondo luogo va ricordato ancora, come abbiamo già anticipato, che la “sapienza” orientale era per lo più patrimonio delle sole classi sacerdotali che la utilizzavano soprattutto al fine del mantenimento del controllo sociale sulla popolazione, quindi all’interno della tradizione e non volta ad una ricerca progressiva e dinamica volta ad accrescere consapevolezza e conoscenza; contrariamente la filosofia greca si sviluppa in un clima di indipendenza dalla religione e dalla mitologia, ed, anzi, spesso in opposizione alla tradizione e alle opinioni correnti.  Inoltre ci ricorda Severino che al centro della ricerca dell’uomo greco non c’è un generico sapere, ma l’alétheia ovvero la verità intesa come ciò che non è nascosto, quindi qualcosa che non si può negare e non richiede una fede, ma sostiene da se le sue ragioni. Ricapitolando nel primo caso la scienza risulta essere un sapere statico, nel secondo è una ricerca attiva. Inoltre nella filosofia, come ricordato molte volte da Georg Gadamer, il pensiero si svela a se stesso e si conosce.  Scrive Abbagnano che l’uomo greco sa che

non possiede la sapienza ma deve cercarla: essa non è sofia ma filosofia, amore della sapienza, indagine diretta a rintracciare la verità al di là delle consuetudini, delle tradizioni e delle apparenze

Ecco perché, secondo i Greci, ogni uomo può filosofare e, in quanto uomo ragionevole, può ricercare la verità in modo autonomo, anche se come sosterranno diversi autori questa possibilità è preclusa ai più che invece di scegliere la via della verità percorrono quella dell’apparenza, punto che vedrà convergere quasi tutti gli autori da Pitagora a Parmenide ed Eraclito, da Platone alla tradizione cristiana.

Aristotele nella Metafisica ci ricorda che la filosofia ebbe origine dalla meraviglia, egli scrive:

Basta guardare a quelli che per primi hanno esercitato la filosofia, perché risulti chiaramente che la sapienza non è un sapere produttivo. Infatti gli uomini, sia dapprincipio sia ora, hanno cominciato a esercitare la filosofia attraverso la meraviglia. Da principio esercitarono la meraviglia sulle difficoltà che avevano a portata di mano poi, provvedendo col poco alla volta, arrivarono a porsi questioni intorno a cose più grandi, per esempio su ciò che accade alla luna, al sole agli astri e sulla nascita del tutto (Aristotele, La Metafisica, (a cura di Augusto Viano), Torino, UTET, 2014, p. 186.)

Questo passo, che accende il dibattito sul termine meraviglia che per Severino sta ad intendere qualcosa di maestoso e spaventoso e che per il Berti invece esprime lo stupore e la consapevolezza della propria ignoranza (dibattito interessante dal quale però ci sottraiamo), su una cosa è chiaro, afferma l’interesse alla spiegazione del tutto. Non un tutto qualsiasi, ma un tutto che dal caos (cháos), che genera anche inquietudine, è ricondotto all’ordine ovvero al Kósmos non attraverso una spiegazione mitica legata alla religione o ad una fede, ma attraverso la verità che si mostra, l’alétheia appunto, accessibile a chi la voglia cercare.

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La filosofia nasce grande, grande come le domande che si pone:

Qual è la vera origine delle cose del mondo?

Qual è la sostanza di tutte le cose che compongono il mondo?

Come possiamo spiegare la molteplicità delle cose che esistono in natura?

Ogni passo in tale direzione può venire considerato come un progresso scientifico, è l'obiettivo finale, ideale platonico di ogni scienza, sarebbe quello di derivare la somma totale dei suoi dati da una sola radice. (Sambursky, Il mondo fisoco dei greci)

I primi pensatori che vanno oltre il mito sono i sette savi, questo un elenco che non troviamo sempre composto dagli stessi nomi, ma quello di Talete è ricorrente e sempre presente, se prendiamo il dialogo platonico Protagora nell’elenco appaiono Talete, Solone, Biante, Pittaco, Cleobulo, Chilone, Misone. L’idea di un nucleo originale di saggi è però presente anche in altri autori antichi come Demetrio di Falereo e lo stesso Erodoto. La parola filosofia non era ancora utilizzata in quel periodo, questi pensatori erano detti sofisti cioè sapienti (da non confondere con i Sofisti contemporanei di Socrate e di Platone). Il primo ad usare il termine filosofia inteso come contemplazione e ricerca pare sia stato Pitagora dialogando con Leonte, signore della città di Fliunte, che gli chiese di quale disciplina si occupasse, si dice che egli abbia risposto asserendo:

Come la gente parte da una città per recarsi a una fiera affollata, così noi, giunti in questa vita dopo essere partiti da una vita ed da una natura diversa, ci troviamo a servire chi la gloria, chi il denaro;  ci sono alcuni ma son rari, che senza tenere in alcun conto tutto il resto, si dedicano con passione allo studio della natura, e questi - diceva Pitagora - si chiama “amanti della sapienza”, cioè filosofi (Cicerone, Le Tuscolane, Milano, Oscar Mondadori, 1996, p. 377 V-9). 

SETTE SAVI (SAPIENTI) FONTE ERODOTO E PLATONE NEL PROTAGORA:

TALETE, SOLONE, BIANTE, PITTACO, CLEBULO, CHILONE, MISONE

 

Abbagnano ha diviso nella sua storia della filosofia la filosofia greca in cinque momenti:

PERIODO COSMOLOGICO

PERIODO ANTROPOLOGICO

PERIODO ONTOLOGICO

PERIODO ETICO

PERIODO RELIGIOSO

 

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Alcune fonti sui pensatori antichi

 

Dossografi, compilatori testi contenenti opinioni o passi di opere di diversi pensatori:

Teofrasto, Pseudo-Plutarco, Eusebio di Cesarea, Giovanni Strobeo,

Ippolito

 

Biografi come

Diogene Laerzio

 

Commentatori dell’epoca tardo antica

Porfirio, Simplicio, Giamblico

 

Compilatori di cronologie

Eratostene di Cirene e Apollodoro di Atene

 

ALTRE FONTI

Platone, Aristotele, Cicerone, Sesto Empirico, Lucrezio

 

Alcune parole della filosofia

 

THAUMÀZEIN -> MERAVIGLIA O TURBAMENTO

 

MYTHOS -> RACCONTO DI COME STANNO LE COSE, MA è QUALCOSA DI VOLUTO DALL'UOMO

 

"FILOSOFIA" SIGNIFICA AVER CURA PER CIÒ CHE STA NELLA "LUCE" E NON PUÒ ESSERE IN ALCUN MODO NEGATO. PHILOSOPHIA = PHILEIN (AVER CURA) + SAPHES (CHE SI MOSTRA NELLA LUCE)

 

TEHORIA-> SPETTACOLO (THEA) E OSSERVARE (HORAN)

INTESO COME CIÒ CHE SI MOSTRA SE SI GUARDA APPROFONDITAMENTE

 

ALETHEIA-> NON ESSERE NASCOSTO (TRADUZIONE CICERONE VERITAS)

 

EPISTEME -> CIÒ CHE STA SOPRA, CIÒ CHE SOSTIENE

 

CAOS->IL COMPLESSO DEGLI ELEMENTI MATERIALI SENZA ORDINE

 

KOSMOS-> IL TUTTO, LA PHYSIS NEL SUO INSIEME ORDINATO

 

PHYSIS: CIOÈ IL TUTTO CHE SI MOSTRA, LA FILOSOFIA RIESCE A VEDERE IL TUTTO NEL SUO ESSERE LIBERO DAI VELI DEL MITO, OSSIA DAI TRATTI ALTERANTI CHE QUESTO VELAMENTO CONFERISCE AL VOLTO DEL TUTTO

 

 

 

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