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Il sito è a cura del prof. Bernardo Croci, attualmente insegnante di filosofia presso il Liceo delle Scienze Umane Galilei di Firenze.

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Protagora nacque tra il 492 e il 485 a.c. ad Abdera si dedicò all’insegnamento per circa quarant’anni e mori quando ne aveva circa settanta, probabilmente si reco ad Atena più di una volta. Egli era stato figlio di Meandrio secondo Diogene Laerzio e Secondo Apollodoro. Secondo Filostrato Meandrio era molto ricco tanto da aver ospitato perfino il re persiano Serse. La ricompensa per l’ospitalità sarebbe stata l’insegnamento dei magi per il figlio, privilegio che solo il re poteva concedere ai non persiani.

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Questo insegnamento avrebbe influito sulle tesi religiose di Protagora, ma questa narrazione è tutt’altro che confermata. È possibile che vi sia stato un certo scambio di idee tra Protagora e Democrito anche se non è possibile stabilire sotto quale forma a causa delle incerte date di nascita, forse Protagora era più vecchio e il giovane Democrito polemizzava con lui. Anche Protagora come Anassagora prima, sarà legato a Pericle che gli assegnerà il compito di stendere la costituzione della colonia di Thurii.

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Non è chiaro se anche lui si stato accusato di empietà per le sue tesi religiose, ma pare improbabile visto che era un personaggio estremamente venerato ad Atene, tanto che si racconta che gli stessi giovani interlocutori di Socrate si recassero ad ascoltarlo con grande eccitazione insieme a Socrate stesso. Pare che il filosofo sia morto in un naufragio intorno al 410 dopo aver lasciato Atene.

Delle sue opere ci restano solo pochi frammenti e la testimonianza di Platone nel dialogo a lui intitolato (Protagora) dove però ne viene data una immagine molto ingenerosa dovuta all’ostilità nutrita da Platone per la sofistica. I suoi scritti più noti sono le Antilogie e i Discorsi demolitori. La sua tesi fondamentale è che l'uomo e misura di tutte le cose, in merito c'è rimasto questo frammento che asserisce:

l'uomo e misura di tutte le cose, di quelle che sono, per ciò che sono, e di quelle che non sono per ciò che non sono.

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 Questa affermazione ha due conseguenze: la prima conseguenza è che la conoscenza umana non può che essere limitata, perché limitate sono le capacità umane e pertanto è impossibile trovare verità assolute; la seconda è che non esiste la possibilità di conoscere il mondo per come è, ma soltanto per come appare all'uomo.

Dalla prima considerazione scaturisce la professione d’ignoranza riguardo agli dei è alla loro natura, in merito Protagora aveva detto:

riguardo agli dei, non sono in grado di sapere né che sono, né che non sono, né che natura abbiano. Molti, infatti, sono i fattori che impediscono di saperlo, sia l'oscurità della questione, sia la brevità della vita umana.

Dalla seconda considerazione scaturisce che l'unica realtà conoscibile e quella delle apparenze, cioè delle cose così come esse appaiono a ciascun individuo. Da ciò segue che tutto è soggettivo ovvero relativo, infatti, essendo gli uomini differenti l'uno dall'altro per molti fattori (cutura, corporatura, capacità, sensibilità…) i loro giudizi sulle cose non potranno che essere differenti. Essendo le apparenze legate alle caratteristiche individuali di ogni singolo uomo è impossibile stabilire quali tra di esse sia quella più vera e quindi ognuna a suo modo è vera. L’uomo conosce solo attraverso i sensi che sono appunto soggettivi.

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 Essendo le teorie tutti equivalenti, e tutte parimenti verosimili, l'unico criterio di scelta è il criterio del “principio debole” dell'utilità; l'arte della parola serve quindi a modificare le opinioni nel senso dell'utile, utile per il singolo ma soprattutto utile in vista del benessere comune. https://encrypted-tbn0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcTutrRCOISmJ-d_YnfuffzeuasMO1P92hOMTjJJD2Cf8e6dun49

Egli ritiene che le culture siano molteplici, così come i costumi degli uomini, e che ognuno ritenga i propri migliori e di conseguenza ritenga migliori le proprie leggi. Oltre che dalle sue opere, dalla proposta di costituzione redatta per la colonia di Thurii si evince che Protagora si esprime a favore dei regimi politici democratici i quali consentono di scegliere ciò che è giusto in base al principio di utilità per il maggior numero di persone.