La teoria delle idee rappresenta il nucleo intorno al quale si articola tutta la filosofia di Platone, ma per quello che riguarda l'analisi propriamente teoretica è imprescindibile nel platonismo per distinguere le verità universali dal mondo delle cose contingenti.
Uno degli obiettivi del pensiero platonico è quello di superare il relativismo della cultura sofista, il relativismo secondo Platone avrebbe generato la decadenza della Poleis e con essa la capacità di distinguere il giusto dall'ingiusto, il buono dal non-buono e il bene dal non-bene al punto tale da condannare il virtuosissimo Socrate.
Già Socrate si era posto l'obiettivo di superare il relativismo morale cercando di definire i valori etici ponendo l'accento sulla distinzione tra le tante esperienze mondane che sono sempre particolari e possono essere descritte tramite e interpretate alla luce di concetti, come ad esempio le tante azioni che possono essere considerate coraggiose, e l’essenza del concetto, in questo caso il coraggio.
Per Socrate gli esempi particolari non possono esprimere il valore universale del concetto di coraggio. Socrate come ci ricorda Aristotele cercava proprio l'essenza della definizione di concetti universali, Platone si spinge oltre e rivendica un’esistenza a queste essenze concettuali non solo come definizioni ma come realtà autonome vere e proprie indipendenti dalla realtà mondana queste essenze vengono chiamate eidos, di norma tradotto con il termine idee, ma che letteralmente sta per visioni.
Va precisato che il termine visioni non indica osservazioni empiriche attraverso la vista, ma visioni della mente o intuizioni intellettuali. https://cordis.europa.eu/docs/results/images/2017-02/191107.jpg Le idee per Platone sono si i modelli delle cose ma non risiedono in esse, ad esempio una rosa può essere bella nel senso che partecipa all’idea di bellezza, ma non è l’idea di bellezza intesa nella sua universalità e purezza. Recuperando una parte centrale del pensiero di Parmenide, Platone afferma che non si può giungere alla verità osservando il mondo che ci circonda perché questo è costituito di cose imperfette ed eventi particolari che non solo non possono rappresentare un conoscenza universale ma essendo anche in continuo divenire come mostrato da Eraclito non possiedono le caratteristiche di unicità e immutabilità che sono gli elementi fondativi di ciò che i greci intendono con il temine aletheia ovvero verità. I sensi per Platone sono lo strumento per giungere all'opinione la doxa quello che Parmenide definiva non-essere cioè il non vero, solo la mente può percorrere la via della scienza, l'epistéme, che ha come oggetto le idee che hanno le stesse caratteristiche dell’essere parmenideo ovvero quella della perfezione e dell’immutabilità, e ovviamente dell’eternità.
Dunque, in Platone è presente sia un dualismo gnoseologico, ovvero conoscitivo (composto dalla coppia opinione/scienza) sia un dualismo ontologico, ovvero relativo a ciò che esiste (composto dalla coppia cose/idee).
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dualismo gnoseologico |
dualismo ontologico |
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| Opinione (doxa) | fondata sui sensi | ha come oggetto=> | le cose e i fatti particolari | mutevoli, accidentali e imperfetti |
| Scienza (epistéme) | fondata sulla ragione | ha come oggetto=> | le idee | immutabili, eterne e perfette |
Pur essendo netta la distinzione tra opinione e scienza, mondo delle cose e mondo delle idee Platone precisa che le idee sono in continuo rapporto con le cose, infatti, esse rappresentano i criteri di giudizio delle cose e le cause e i modelli delle cose: tornando all'esempio della rosa possiamo dire che senza l'idea di bellezza né potrei dire che la rosa è bella né la rosa bella potrebbe esistere. In quanto criteri di giudizio le idee sono valori delle cose ed in quanto causa delle cose ne sono anche la geometria cioè la forma che modella le cose per questo Platone distingue due tipi di idee: le idee-valori come la giustizia, la bellezza, il bene, etc.; le idee-matematiche come l’uguaglianza, il triangolo, il quadrato, etc..
Tuttavia, come si è detto, le idee nella loro purezza non possono risiedere nel mondo sensibile e materiale che è fatto di fatti ed enti contingenti, per questo Platone afferma che le idee risiedono nell’iperuranio una sorta di luogo ideale, ovvero non materiale non fisico, che sarebbe situato al di là del mondo delle cose, letteralmente al di là del cielo. https://c1.staticflickr.com/4/3650/3664060335_0ee92640b1.jpg
In questo luogo dimora quella essenza incolore, informe e intangibile, contemplabile solo dall’intelletto, pilota dell’anima, quella essenza da cui scaturisce la vera scienza. [...] Durante questo periplo essa [l’anima] contempla la giustizia in sé, vede la temperanza e contempla la scienza, ma non quella che è legata al divenire [...], ma quella scienza che è nell’essere che veramente è. (Platone, Fedro)
Ora come è possibile conoscere qualcosa che non si trova nel mondo? La soluzione di Platone è che il processo di conoscenza sia in realtà un processo di anamnèṡi reso possibile dal fatto che l’anima prima di incarnarsi nel corpo ha contemplato le idee nell’iperuranio. Così che la conoscenza delle idee avviene per reminiscenza: cioè per il ricordo che l’anima ha delle idee. Questo è dimostrato da Platone nel Menone dove si narra del dialogo tra Socrate e Menone sulla veridicità della teoria.
In questo racconto Socrate invita Menone a condurgli uno dei suoi servitori per potergli dimostrare la teoria della reminiscenza come richiesto. Socrate attraverso un serrato incalzare di domande conduce lo schiavo, che non ha conoscenza alcuna della geometria, a ricordare le idee matematiche e a dimostrare il teorema di Pitagora.
Ogni nostro apprendimento non è altro in realtà che reminiscenza (anamnesi); anche per codesta dottrina si dovrà ammettere che noi si sia appreso in un tempo anteriore quello di cui oggi ci ricordiamo. (Platone, Fedone)
