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Il sito è a cura del prof. Bernardo Croci, attualmente insegnante di filosofia presso il Liceo delle Scienze Umane Galilei di Firenze.

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Epicuro nacque a Samo nel 341 avanti Cristo da una famiglia di coloni ateniesi. Intrapreso lo studio della filosofia all'età di 14 anni apprese dapprima da Panfilo le dottrine platoniche dalle quali però prese le distanze e da Nausifane quelle dell'atomismo di Democrito e Leucippo a cui Epicuro attinse gran parte delle sue idee di fisica e di canonica (scienza che studia i criteri per stabilire la verità e la falsità dei giudizi).

Nel 311 aprì egli stesso una scuola filosofica, che trasferirà nel 307 ad Atene. Epicuro a causa della sua salute malferma teneva le sue lezioni nel giardino di casa, anche per questo la scuola epicurea fu chiamata il "giardino". Di Epicuro ci rimangono tre epistole è una serie di massime a cui si aggiungono dei frammenti della sua opera principale sulla natura rinvenuti nella villa di Ercolano. Le tesi epicuree sono tuttavia ampiamente trattate da Lucrezio Caro celebre autore latino che aveva aderito all'epicureismo.

La filosofia di Epicuro, come gran parte delle filosofie sviluppatesi dopo i cambiamenti socio politici dovuti alle conquiste di Alessandro Magno, è rivolta al singolo individuo e non più al cittadino. Va ricordato che in questo periodo storico il potere politico e spesso demandato ad un re che governa con potere assoluto, e la ricerca della felicità, a differenza della prospettiva platonica e aristotelica, non avviene più attraverso un'armonia da costruire all'interno della città-comunità come espressione di un accordo tra cittadini, ma attraverso un percorso individuale volto a garantire all'uomo la tranquillità dello spirito per poter condurre una vita felice.

La filosofia epicurea è stata per lungo tempo ostracizzata sia in epoca antica sia in quella cristiana medioevale e rinascimentale. Il motivo principale di tale avversità va ricercato da prima nell'adesione al materialismo atomistico di Democrito, con la conseguente negazione di ogni prospettiva trascendente (per Epicuro esiste solo questo mondo e questa vita), il secondo risiede nel far coincidere la felicità con l'edonismo ovvero con il piacere piuttosto che con la virtù. A differenza di Epicuro il platonismo in modo ancora più forte in seguito il cristianesimo avevano impostato buona parte della riflessione nell'affermare che questa vita era preparatoria e quindi funzionale a quella successiva e pertanto ne era negato il valore in sé: Platone affermava che la filosofia nella vita nel mondo sensibile preparata l'uomo alla morte e questo era un percorso purificatorio continuo che serviva a riavvicinarlo alla vera realtà che era quella del mondo delle idee, il cristianesimo, e con esso le altre religioni legate alla tradizione giudaica, impostavano il loro messaggio affermando che la vita su questa terra era solo funzionale a conquistarsi l'immortalità nel mondo ultraterreno.

L'epicureismo fu fortemente attaccato anche dagli stoici, corrente filosofica che vedeva nella virtù e non nel piacere la realizzazione della vita dell'individuo. Epitteto, a proposito dell'affermazione di Epicuro che la felicità corrisponde al piacere, lo scherniva affermando "Questa è la vita che secondo te è apprezzabile: mangiare, bere, accoppiarsi, defecare e russare?"

In realtà la proposta epicurea era estremamente più complessa di come veniva dipinta dalle altre prospettive filosofiche. La vita di Epicuro era estremamente frugale e semplice, il piacere era il mangiare inteso nello sfamarsi per lo più con pane acqua. Epicuro affermava: quando vivo di pane d'acqua, e sputo sui piaceri della lussuria, non per loro stessi, ma a causa degli inconvenienti che portano con sé - ed ancora secondo la testimonianza di Laerzio esortava - mandami una pentolina di formaggio perché io possa, quando ne abbia voglia, gozzovigliare. L'edonismo di Epicuro è un edonismo calcolato, il piacere che viene elevato a fonte di felicità è quello legato alle cose più semplici, più facilmente ottenibili, che rimangono costanti e non ha nulla a che vedere con gli eccessi della lussuria e dell'ebrezza, i quali invece fanno seguire dolori e sofferenze.

L’etica

La riflessione di Epicuro parte dalla constatazione che l'uomo è malato e che la filosofia deve essere un farmaco che lo può guarire. La filosofia può guarire la vita dell'uomo indirizzandolo verso quei comportamenti che lo porteranno a godere dei piaceri stabili e quindi lo renderanno sereno e felice. Ancor prima che dedicarsi ai piaceri l'uomo deve essere curato dalle sue paure, tra queste in particolare l'uomo non deve temere la morte, non deve avere paura degli Dei, non deve crucciarsi dei dolori fisici, non deve preoccuparsi del raggiungimento del bene perché esso è alla portata di tutti.

La paura della morte è infondata per Epicuro perché la morte sopraggiunge quando noi non siamo più in vita e perciò non ne abbiamo esperienza diretta. Epicuro a differenza di Platone aderisce alla teoria democritea che nega l’immortalità dell’anima e quindi l’uomo non vive mai il passaggio dalla vita alla morte, quando sopraggiunge la morte l’uomo non è più e quindi non la sente:

niente è la morte per noi: infatti ciò che si è dissolto non è più dotato di sensibilità, e ciò che non è più sensibile è niente per noi (Epicuro, Massime capitali).

La paura degli Dei è causata dalla loro antropomorfizzazione che gli attribuisce l’ira, la collera, la voglia di adulazione, ma in realtà gli Dei per definizione sono esseri perfetti e beati pertanto non necessitano di alcuna attenzione da parte degli uomini e di conseguenza essi stessi si disinteressano delle vicende degli uomini. Da cui segue che solo il caso e le scelte degli uomini determinano gli eventi.

l'essere beato e immortale è libero da affanni ne lì reca ad altri; non è preso né da ira né da benevolenza perché tali turbamenti sono solo del debole (Epicuro, Massime capitali).

Anche la paura del dolore è infondata, infatti, quando esso perdura a lungo è lieve e sopportabile, quando esso è acuto o svanisce rapidamente o conduce l’uomo alla morte, pertanto non dura e avendo stabilito che la morte equivale a smettere di sentire qualsiasi cosa non vi è motivo di temere altre modo il dolore.

ogni dolore fisico e facilmente disprezzabile: se infatti è forte per intensità, è breve per durata. Se affligge a lungo la carne, eh però lieve. (Epicuro, Sentenze vaticane)

Anche per quanto riguarda il piacere non bisogna affannarsi perché esso può facilmente essere raggiunto purché non venga confuso con la dissolutezza.

quando diciamo che il piacere è un bene, non alludiamo affatto ai piaceri dei dissipati che consistono in orge, come credono alcuni che ignorano il nostro insegnamento lo interpretano male; ma alludiamo ad assenza di dolore nel corpo, all'assenza di perturbazione nell'anima. Non dunque i banchetti e le feste ininterrotte, nel godersi i fanciulli e donne, nei mangiar pesce e tutto il resto che un'unica ricca mensa può offrire è fonte di vita felice (Epicuro, Lettera a Meneceo).

Innanzitutto afferma Epicuro, bisogna distinguere due tipi di piacere: il piacere in movimento, dinamico, che non è un vero piacere perché ha come conseguenza il disequilibrio dell'animo e come tale non va ricercato perché arreca al corpo più danno che bene, e tra questi Epicuro mette anche l'eros; il secondo è il piacere catastematico, statico o stabile, che non turba l'animo perché è prodotto dal sottrarre il corpo da sofferenze e turbamenti, questo vivere in modo morigerato permette all'uomo di rimanere costantemente sereno.

Il piacere va poi diviso in due grandi categorie i piaceri artificiali, vani e inutili, come la gloria il denaro, e quelli naturali come il mangiare o il dormire. Solo i piaceri naturali sono da perseguire per togliere il dolore al corpo e garantirgli la serenità, ma tra questi bisogna ancora distinguere tra quelli necessari e quelli non necessari: per esempio mangiare in modo raffinato e abbondante non è un piacere necessario, togliere la sensazione della fame al corpo, per non farlo soffrire, questo invece è necessario e basta poco per farlo, un pezzo di pane è un po' d'acqua.

Dunque l'autentico piacere e il soddisfacimento dei desideri necessari e questi possono essere soddisfatti con semplicità e facilità, sono appunto alla portata di tutti. Il saggio epicureo dunque è colui che riesce a liberarsi dai dolori del corpo, ma non che vive in modo smodato, anzi esso si avvicina all'atarassia perché non segue i desideri e le passioni proprio perché ha compreso che questi non conducono alla felicità. in generale i sentimenti sono dannosi perché rendono l'uomo schiavo, gli unici legami ritenuti positivi sono quelli d'amicizia. Anche i legami politici non sono buoni legami perché contaminati dal bisogno dell'uno verso l'altro, da rapporti di dipendenza e non sono pertanto autentici e liberi. L'amicizia invece è disinteressata e se l'insieme di un gruppo di persone che condividono un cammino di consapevolezza formando una comunità fraterne solidale e come tale e se il vero rimedio al male presente nelle società umane.

La Fisica

Per quanto riguarda la realtà, il mondo fisico, questo secondo Epicuro si fonda su due soli principi: gli atomi e il vuoto. Gli atomi sono corpi che non è possibile esperire direttamente, ma la loro esistenza può essere ricavata per analogia dai corpi che cadono sotto la nostra percezione e costituiscono il livello minimo di realtà necessario per evitare che tutto si risolva nel nulla. Il vuoto è il luogo dei corpi all'interno del quale essi si muovono. Gli atomi sono infiniti, e dunque lo è anche la realtà, questo perché se fossero finiti si disperderebbero in un vuoto infinito e non darebbero origine alcunché. Gli atomi di Epicuro come quelli di Democrito sono immutabili indivisibili sono quindi corpi semplici elementari, di contro composti saranno tutti i corpi che ci circondano cioè aggregati di atomi.

Le caratteristiche degli aggregati dipendono dal tipo di composizione atomica dalla quale derivano sia le proprietà di tipo quantitativo come la forma, ma anche le proprietà di tipo qualitativo come il colore ho il sapore. Gli atomi invece differiscono solo per proprietà di tipo quantitativo come la forma, il peso, la grandezza.

L'attribuzione di peso agli atomi è una novità rispetto alla dottrina di Democrito e di Leucippo essa viene inserita da Epicuro per rispondere alle obiezioni mosse da Aristotele a proposito del peso degli oggetti e dell'inconsistenza degli atomi stessi. Epicuro si avvale del peso anche per spiegare il movimento degli atomi nel vuoto: i suoi atomi non si muovono liberamente, ma in virtù del peso vi è un movimento di caduta degli atomi verso il basso. Epicuro, oltre a questa caratteristica, aggiunge che gli atomi sono sottoposti a delle piccole deviazioni, queste deviazioni sono all'origine sia del motivo del perché la materia non giace tutta inerte sul fondo dello spazio vuoto sia della libertà umana. A differenza di Democrito, Epicuro vuole difendere il libero arbitrio, senza il quale la stessa etica epicurea perderebbe di consistenza, così come l'insegnamento nel Giardino, infatti, il decidere di iniziare a filosofare deve per forza dipendere da una libera decisione. Non vi è un frammento che ci racconti la teoria originaria di Epicuro, ma può essere d’aiuto l’opera di Lucrezio che ce la riporta.

Deviino un po', ma pochissimo perché non sembri che noi immaginiamo dei moti obliqui e che l'esperienza gli neghi. Né forza alcuna potrebbe alterare mai l'universo, ché non v'è luogo né dove possa ritrarsi una parte della materia del cosmo, né donde sorgere e irrompere possa nel Cosmo una forza nuova, e mutarne l'essenza tutta, e sconvolgerne i moti. (Lucrezio Caro, De rerum natura)

I temi principali della fisica epicurea possono essere riassunti in quattro tesi: tutte le cose sono composte di atomi; i corpi si muovono nel vuoto; l'universo è eterno; l'universo è infinito ed esistono infiniti mondi simili al nostro.

La prima tesi deriva direttamente dall’adesione all'atomismo per cui ogni corpo vive e muore nel senso che vi sono degli atomi che si aggregano o si disgregano, e dunque tutto è fatto di atomi.

La seconda tesi si giustifica perché senza il vuoto gli atomi non potrebbero muoversi e scontrarsi dando origine ai corpi composti.

La terza tesi è legata all’indistruttibilità degli atomi e allo spazio inteso come vuoto: se gli atomi sono indistruttibili, non c'è la possibilità di una distruzione del cosmo perché questo è composto da atomi e da vuoto.

L'ultima tesi deriva necessariamente dal fatto che gli atomi sono infiniti e il vuoto non può avere limiti altrimenti non permetterebbe il movimento ne segue quindi che sia per numero sia per estensione l'universo non può che essere infinito da cui derivano gli infiniti mondi.

Anche l'anima umana è un aggregato di atomi. L’anima è diffusa in tutto il corpo e si manifesta come un soffio caldo, gli atomi che la compongono sono arrotondati è particolarmente leggeri e da questo deriva la loro capacità di sviluppare, all'interno del corpo, il movimento e il calore necessari alla vita, oltre che essere alla base di tutte le attività del percepire e del pensare. L'anima è principio vitale, ma anche principio del conoscere. Il rapporto che c'è tra l'anima e il corpo è lo stesso che vi è tra contenente e contenuto: ciò significa che l'anima non può che seguire il destino del corpo. Essa è corporea e mortale in quanto aggregato di atomi e non può sopravvivere al corpo quando questo con la morte si disgrega.

La canonica

Con il termine canonica, dal greco Kanon, ci si riferisce alla scienza che studia i canoni ovvero i criteri per stabilire la verità. In accordo con quanto sostenuto nell'etica e nella fisica Epicuro afferma che vi sono tre criteri attraverso i quali valutare la nostra esperienza immediata e fornire le prove di verità in modo certo è sicuro, questi sono: il senso del piacere e del dolore, le sensazioni e i concetti.

Il primo criterio si spiega attraverso la percezione del piacere e del dolore che è compresa immediatamente nelle esperienze. il secondo riguardo alla dottrina della sensazione, secondo Epicuro le sensazioni sono sempre infallibili ciò è dovuto al fatto che dagli oggetti esterni si staccano continuamente pellicole atomiche eidola, letteralmente immagini, che riproducono con esattezza la forma e la configurazione degli oggetti, esse giungono fino al noi con velocità pari a quella del pensiero. Gli organi di senso sono semplicemente delle vie attraverso le quali passano le percezioni degli oggetti, cioè possibile perché nella struttura degli organi corporei questa immagine trovano spazi vuoti in cui si incanalano, provocando così percezione degli oggetti per contatto, oppure nel caso di immagini particolarmente rade e leggere e se giungono in modo diretto al pensiero.

L'impressione della forma o delle caratteristiche da noi colta con immediata intuizione della mente o coi sensi, corrisponde esattamente alla forma del corpo, Perché nasce in base al Integra compattezza del simulacro o al suo residuo. (Epicuro, Lettera a Erodoto)

Le sensazioni dunque sono sempre evidenti perché espressione dirette della realtà e non contaminate dalla ragione umana, sono quindi sempre vere, perché dipendono dalle cose e non dalle opinioni delle persone, per questo le sensazioni sono il fondamento della conoscenza ovvero il modo attraverso il quale le cose parlano alla mente.

Epicuro passa poi a spiegare perché esista l'errore malgrado l'infallibilità delle sensazioni, ovvero vuole rispondere alla domanda sul perché noi spesso ci sbagliamo riguardo le impressioni relative agli oggetti esterni. L'errore è dovuto al giudizio soggettivo su un determinato stato di cose che si è presentato ai sensi, il giudizio erroneo è quello pronunciato prima di aver ottenuto eventuali conferme o smentite da parte dei sensi stessi, un esempio di tale affermazione l'abbiamo quando per esempio osserviamo una torre da lontano e pretendiamo di carpirne la forma prima di essere giunti a una distanza ravvicinata che ci permetta di confermare o smentire l'opinione che ci siamo fatti.

L'inganno è l'errore risiedono sempre in ciò che il nostro giudizio aggiunge a ciò che attende di essere confermato o di non essere smentito, e non si ha confermato o si ha smentito, per un moto che risiede in noi stessi (Epicuro, Lettera a Erodoto)

Per quanto riguarda i concetti essi dipendono dalle sensazioni. Il concetto è il risultato di una anticipazione, o come la chiama Epicuro prolessi, che è il prodotto del continuo afflusso di immagini di uno stesso tipo. Il depositarsi nella memoria di molte rappresentazioni sensibili di uno stesso tipo da quindi origine ai concetti.

Un esempio classico è dato dal continuo afflusso d'immagini di alberi che alla fine danno origine al concetto di albero. I concetti non sono dunque idee autonome dal mondo dell'esperienza sensibile.

Una volta che si sono formati concetti essi vengono associati a dei segni, a delle parole, queste a loro volta diventano criteri di verità fondamentali per poter paragonare le nuove sensazioni a quelle già acquisite ed esprimere giudizi come: "quello che hai piantato nel tuo giardino è un albero". Ne segue che la stessa verità dei nomi che diamo alle cose, e quindi il linguaggio nel suo insieme, dipende dalla verità della prolessi, che è garantita a sua volta dalle sensazioni.

Anche in questo caso l'errore, quando si presenta, ha origine dal giudizio dell'uomo che all'apparire di una nuova sensazione non associa correttamente adesso la sua prolessi.