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Il sito è a cura del prof. Bernardo Croci, attualmente insegnante di filosofia presso il Liceo delle Scienze Umane Galilei di Firenze.

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Le scuole filosofiche della Grecia classica avevano sempre attribuito un'importanza fondamentale al fondatore dell'indirizzo della scuola o all'iniziatore di una nuova visione del mondo, ma questo andò progressivamente accentuandosi in epoca ellenistica, e raggiunse il suo apice nell'epoca tardoantica. È in quest'ultima frase che personaggi come Pitagora assunsero l'immagine di veri e propri dei, lo stesso Platone veniva venerato come discendente del dio Apollo, ma anche personaggi meno armonici come Epicuro venivano considerati i dei. Questa tendenza ebbe come conseguenza l'espansione dell'esegesi filosofiche a discapito della nascita di nuove interpretazioni del mondo e dell'uomo. In questa frase inizio a delinearsi una progressiva burocratizzazione della filosofia la cui conseguenza fu una riduzione del sapere filosofico a materie di studio: vennero costituite le prime cattedre imperiali come quella voluta dall'imperatore Marco Aurelio ad Atene. Tuttavia ancora in questo periodo si trovano interpretazioni che, pur partendo dai grandi maestri dell'epoca classica ed ellenistica, hanno dato origine a ulteriori visioni del mondo e dell'uomo estremamente profonde.

Se dovessimo individuare una matrice comune all'interno delle visioni del mondo dell'epoca tardoantica potremmo affermare che questa è individuabile nel carattere teologico espresso da ognuna di esse. La tradizionale religione pagana viene superata da una teologia filosofica che ha al centro il problema della salvezza dell'uomo. Troviamo dunque, tra il I e il III secolo dopo cristo, da un lato le teologie filosofiche pagane che cercano di definire un monoteismo gerarchico che parta da un principio fino a giungere alle manifestazioni più mondane della realtà e dall'altro lato il progressivo estendersi delle tradizionali religioni monoteiste ed in particolar modo del cristianesimo.

Il rapporto tra filosofia pagana e cristianesimo non può essere ridotto a uno scontro tra culture, vi sono, infatti, in questo periodo reciproche contaminazioni: ognuna delle tradizioni culturali cercherà di utilizzare l'altra per legittimare la propria validità. Questo è uno dei motivi per cui oggi gli storici della filosofia ritrovano nelle apologie di figure mitiche come Pitagora elementi che appartengono sia al pensiero filosofico antico sia alla tradizione giudaico-cristiana fino a risalire alla religione egizia. È, infatti, in questo periodo, il tardo antico, che questa contaminazione è stata particolarmente significativa.

Vi sono tuttavia delle differenze fondamentali tra la teologia filosofica pagana il cristianesimo. Il primo punto di dissidio tra le due tradizioni consisteva nel diverso ruolo che Dio aveva dopo la creazione, infatti, per la filosofia pagana la creazione non si concludeva in un punto preciso nel tempo, il divino continuava ad agire sulla realtà, mentre la tradizione biblica sosteneva che dopo aver creato il mondo Dio si era riposato. Inoltre la teologia filosofica pagana affermava che Dio dava origine a un sistema di idee e di ragioni determinate, mentre la tradizione ebraico-cristiana ammetteva le azioni arbitrarie di Dio, oggi diremo i miracoli. Un altro elemento di diversità consiste nel fatto che il principio divino dei filosofi pagani non genera il mondo per un atto di volontà specifico, ma perché è nella sua natura o risponde al principio dell'armonia, diversamente il Dio ebraico-cristiano crea sulla base di un atto volontario, arbitrario. Infine buona parte della tradizione filosofia pagana non concepisce la creazione del mondo ex nihil ma considera questa o una emanazione del Divino stesso o un modellamento di una materia pre-esistente, mentre la tradizione ebraico-cristiana sostiene che Dio ha creato il mondo dal nulla.