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Il sito è a cura del prof. Bernardo Croci, attualmente insegnante di filosofia presso il Liceo delle Scienze Umane Galilei di Firenze.

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 La patristica è la prima stagione della cultura cristiana. Vengono definiti Padri della Chiesa (o Padri Apologisti) coloro che intesero “difendere” il cristianesimo dagli attacchi dei “suoi nemici”. I Padri della Chiesa tentarono anche una mediazione tra filosofia greca e cristianesimo affermando l’unità della filosofia e della fede. Essi tentarono da un lato di interpretare la dottrina cristiana mediante concetti desunti dalla filosofia greca e dall’altro di riportare il significato del pensiero greco a quello della riflessione cristiana. Essa può essere suddivisa in tre periodi: la nascita dal I al II secolo dopo cristo; la stesura dei grandi sistemi teologici tra il III e il V secolo; il periodo della sistemazione delle dottrine elaborate tra il V e l’VIII secolo.

È importante sottolineare che quando inizia a svilupparsi la patristica tra il I e il II sec d.c. sono ancora presenti le gradi scuole dell’età ellenistica, così come anche l’Accademia. I padri della chiesa, fondatori del movimento che va sotto il nome di patristica, consideravano la religione cristiana come l’unica espressione compiuta e definitiva della verità, la quale era stata solo parzialmente e imperfettamente raggiunta dai greci. Il primo periodo va dai primi apostoli al 200 d.C. ed è rivolta principalmente alla difesa del Cristianesimo. I primi apologisti di rilievo sono Quadrato e Aristide. Oltre a questi troviamo Giustino che sosteneva che il cristianesimo era la vera filosofia e che le filosofie precedenti erano state propedeutiche alla sua diffusione. Di contro Taziano di Siria sosteneva che le filosofie precedenti erano nefaste e da distruggere. L’apologista Tertulliano (155-230) nell’Apologeticum sostiene la tesi che la fede è qualcosa di altro dalla ragione e non va ricondotta ad essa, anzi la vera fede è assenza di ragione credo qui absurdum. Contemporaneamente si sviluppano gli gnostici che facevano della religione una teoria della conoscenza, tra questi vi sono quelli detti ortodossi come Paolo, Giovanni e gli evangelisti, e quelli detti eterodossi come Basilide, Carpocrate, Valentino questi ultimi compiono un tentativo di razionalizzazione del cristianesimo, sostenendo che la redenzione si conquista con la conoscenza. A questi si contrapponeva Ireneo di Siria, che sosteneva l’idea opposta cioè che la fede non è conoscenza.

A partire dal III secolo si sviluppa il secondo e inizia la vera e propria elaborazione del pensiero filosofico cristiano con i padri della chiesa. Esso è caratterizzato dalla stesura dei grandi sistemi filosofici cristiani (dogmi) in opposizione al pensiero pagano ed eretico (e di fatto alla scienza greca). Questi si dividono in orientali e occidentali, tra i primi sono rilevanti le scuole di Alessandria e di Cappadocia. I più noti alessandrini sono Clemente che in un opera il Protetico sostiene che la dottrina cristiana sintetizza il meglio della sapienza greca, Origine che nell’opera Sui Principi sostiene due tesi: la prima che il mondo fu creato da Dio non nel tempo ma fuori del tempo (tesi ripresa da Agostino), e la seconda che la materia è fonte di ogni male e non è stata creata da Dio ma esiste ab eterno, posizione influenzata dal neoplatonismo e in seguito condannata come eretica. La scuola di Cappadocia fu nota per le opere di Eusebio e Basilio Magno. La patristica occidentale invece prese avvio con Annobio, Ilario e Lucio Cecilio Lattanzio (250-320), egli nella sua opera Istitutione divinae definiva il pensiero antico la “falsa saggezza dei filosofi”, cercando addirittura di gettare il ridicolo sulla tesi, per dir il vero ormai consolidata, della sfericità della terra. Lattanzio sosteneva che non si poteva accettare l’idea che ci fosse un luogo dove gli uomini hanno i piedi al di sopra della testa o dove la neve e la piaggio cadono all’insù. Egli non condivide l’idea che i corpi pesanti tendano al centro della terra come sostenuto da Aristotele nella teoria dei luoghi naturali. In questo periodo spicca la figura di Sant’Agostino.

La filosofia cristiana non nasce quindi come un movimento filosofico propriamente detto, essa, in origine, era un movimento puramente religioso e solo in un secondo momento si costituirà come filosofia. Alla base del cristianesimo vi è l’assunzione della centralità della volontà. Questa viene intesa come scelta del singolo di conoscere la realtà non più attraverso un processo gnoseologico, ma attraverso l’atto di fede; scrive Palo di Tarso «chi ama Dio, conosce Dio; chi ama il prossimo conosce il prossimo». In sostanza vi è un rapporto di dipendenza tra la dottrina e la vita dei fedeli; non basta avere una certa visione del mondo ma bisogna agire di conseguenza. Il terzo periodo della patristica va dal 450 al 800 d.C. circa, è caratterizzato dalla rielaborazione sistematica delle dottrine già formulate.

Il cristianesimo propone che una concezione delle cose che non è solo filosofia, ma implica un’azione nel mondo simbolizzata dalla figura di Cristo, il vero logos. Su questa si fonda l’opposizione tra volontarismo cristiano e intellettualismo greco. Questo concetto è esteso a tutto l’essere che diviene espressione di una chiara volontà, Dio, quindi, non è più inteso come un “atto puro” o una causa necessaria ma priva di intenzionalità, come l’aveva definita Aristotele, ma come una «persona che vuole il mondo e lo crea: persona infinitamente superiore a quella umana, ma pur sempre analoga ad essa».

L’essere umano, per il cristianesimo, non è più un insieme di sensi e intelletto volta ad una conoscenza vera o falsa che sia, ma persona dotata di volontà rivolta all’azione. La filosofia cristiana in sostanza non si propone più di risolvere le questioni politiche o scientifiche, ma i problemi legati alla coscienza delle persone.

Il problema del rapporto con il pensiero filosofico antico nasceva in particolare nella relazione tra fede e ragione; di fronte al quale si rendeva necessaria una scelta: o accettare la verità, senza alcuna dimostrazione ma per il semplice fatto che questa era rivelata da Dio agli uomini, o ricercare la verità attraverso un processo razionale, imperfetto, ma migliorabile. Tuttavia questa seconda opzione relegava la fede ad una sorta di filosofia inferiore, utile alle persone che erano incapaci di elevarsi ai gradi più alti della ragione, dunque in contraddizione con l’assunto, cristiano, che solo attraverso la fede era possibile ottenere la salvezza. L’unica via percorribile, quindi, rimaneva una netta contrapposizione tra le verità di fede e quelle di ragione, il che naturalmente voleva dire rompere tutti i legami con la cultura e la filosofia greca.