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Il sito è a cura del prof. Bernardo Croci, attualmente insegnante di filosofia presso il Liceo delle Scienze Umane Galilei di Firenze.

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Plotino è contemporaneamente una fine ed un principio, una fine per quel che riguarda i Greci, ed un principio per quel che riguarda il Cristianesimo. Per il mondo antico, stanco per secoli di disillusioni, esausto dalla disperazione, la sua ottica poteva essere accettabile, ma non era certo stimolante. Per il più rude mondo barbarico, in cui l’energia sovrabbondante aveva bisogno di essere arginata e regolata, piuttosto che stimolata, ciò che del suo insegnamento riuscì a penetrare ebbe un effetto benefico, dato che il male da combattere non era la rilassatezza, ma piuttosto la brutalità. (Russell, Storia della filosofia occidentale).

Già all’inizio del I secolo avanti cristo si cercò di recuperare in chiave mistica e religiosa il platonismo, il primo ha compiere questa operazione fu Filone di Alessandria (20 a.c. 50 d.c.), che cercò di fondere giudaismo e platonismo.

Ma il contributo più significativo in questa direzione venne dalla scuola neoplatonica che riuscì a produrre un buon numero di opere. La scuola faceva risalire le sue origini all’insegnamento di Ammonio Sacca (175- 242 d.c.) noto per essere un esegeta dei testi di Platone ed Aristotele ed aver impartito i suoi insegnamenti ad Alessandria dove Plotino, il futuro fondatore della scuola neoplatonica, ne fu suo allievo. Nella corrente neoplatonica si fondono elementi pitagorici, aristotelici e stoici fusi col platonismo.

Plotino, nato ad Licopoli in Egitto intorno al 204 d.c., dopo aver assistito per circa un decennio alle lezioni di Ammonio Sacca segui l’imperatore Gordiano III nella campagna contro la Persia ed a seguito di ciò al termine della campagna si trasferì a Roma. Nella capitale dell’Impero e sotto la protezione dell’imperatore Gallieno apri la sua scuola e vi impartì i suoi insegnamenti. La filosofia di Plotino ci è nota per l’opera di risistemazione dei suoi scritti operata dal suo allievo Porfirio (232-304 d.c.). Il neoplatonismo si concentra principalmente nel rielaborare le dottrine presenti nel Timeo. Plotino pone come condizione l’Unità, la molteplicietà è possibile solo grazie all’Uno, così come in matematica il 2 sussiste in virtù dell’1.

L’uno non può essere definito con attributi finiti perché è assolutamente altro da ciò che ci circonda, cioè ha una natura totalmente trascendente. L’Uno può essere definito come causa del molteplice e solo dal punto di vista dello sguardo a posteriori dell’uomo. Per poter parlare dell’Uno si può fare affidamento solo sulla teologia negativa ovvero dire di esso solo ciò che non è e che non gli appartiene: dell’Uno si può dire che esso non partecipa dell’essere, perché egli stesso è l’origine dell’essere; non si può dire che esista, perché è egli stesso la condizione dell’esistenza, l’Uno non può essere pensato, perché ogni concetto è limite e determinazione mentre l’uno è illimitato, etc…

Dunque con Plotino si rimette al centro l’intuizione intellettuale, l’unica che può cogliere l’Uno senza definirlo concettualmente. Infatti ogni concetto è attributo di qualcosa che esiste nel mondo, mentre l’Uno è completamente altro da esso.

Il cosmo descritto da Plotino rappresenta una visone metafisica dell’universo. All’origine di questo vi è l’Uno che genera per sovrabbondanza, ed attraverso un processo di precessione e emanazione si giunge al molteplice. Questo processo si concretizza attraverso tre ipostasi, realtà sostanziali sovrasensibili. La prima ipostasi è l’Uno stesso che coincide con il Bene ed è rappresentato dalla luce che si irradia. Da esso deriva il Nous ovvero l’intelletto che contiene in sé le idee; le idee hanno origine della prospettiva dell’intelletto che ponendosi come soggetto che guarda l’oggetto pensa le idee.

Egli trabocca, per così dire, e la sua esuberanza dà origine a una realtà nuova; malessere generato in tal modo si rivolge appena a lui Ed eccolo già riempito; e nascendo volge il suo sguardo su se stesso ed ecco lo spirito. (Plotino, Enneadi)

L’intelletto è anche rappresentato con il Sole; dall’intelletto deriva l’anima; l’anima del mondo, che è rappresentata dalla Luna, ha, come la Luna, due facce: una luminosa che guarda verso le idee dell’intelletto; l’altra oscura che guarda al mondo materiale. La materia è il male nel senso che è oscurità, lontananza dalla luce e dall’Uno. L’anima senza perdere la sua unità compenetra tutte le creatura dando origine alle anime individuali in base alle forme delle idee. https://encrypted-tbn0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcQK3fGl2tqasPIEtWPo030Mi8f4efGgYEUgEN0QIi9w626mzcsq In questa descrizione è quindi riprodotta la distinzione platonica tra mondo intellegibile, quello delle ipostasi, e mondo sensibile quelle degli esseri viventi dotati di corpi. Tuttavia come si evince non c’è una totale separazione tra queste due realtà, esse sono tenute comunicanti grazie all’anima.

Mentre le realtà intellegibili vivono in una condizione di eternità, le realtà sensibili e materiali vivono nel tempo. Le realtà intellegibili sono vita allo stato di quiete, identica e sempre uguale. Le realtà materiali generate dall’anima sono vita in movimento, esse passano da una realtà all’altra. Il tempo è pertanto generato dall’attività dell’anima. Esso come in Platone non è completamente diverso dall’eternità, condivide con essa la continuità e l’assenza di fine, ma né è l’immagine mobile.

La filosofia neoplatonica è anche una filosofia fortemente rivolta alla dimensione spirituale dell’individuo che se vuole ricongiungersi con il divino deve ripercorrere al contrario le tappe che dall’Uno portano alla materia e al mondo delle cose. Questa spiritualità è in parte derivata dai miti platonici del Fedro e del Fedone ed in parte deriva dal pitagorismo (i pitagorici professavano l’orfismo e la reincarnazione che dovevano lentamente condurre ad un’elevazione dell’anima).

Scopo dell'anima dell'uomo dunque, il ritorno all'uno. questo percorso inizia dalle ripiegamento su se stessi, un ritorno in sé, un atto di raccoglimento ed auto ascoltazione.

Ritorna in te stesso e guarda: se non ti vedi ancora bello, comportati come l'autore di una statua che debba risultare bella: questi toglie, raschia, leviga ripulisce, fino a fare apparire nella stato un bel viso. Anche tu togli il superfluo, raddrizza ciò che è storto, e a furia di pulire quanto è oscuro fallo brillare e non smettere di scolpire la tua propria statua, fino a che riluca per il divino splendore della virtù. (Plotino, Enneadi)

La prima tappa di questo percorso si raggiunge liberandosi da tutte le dipendenze del corpo e questo è possibile Praticando le virtù cardinali professate da Platone in particolar modo affinando l'intelligenza, praticando la temperanza, curando il coraggio e per seguendo la giustizia. La seconda tappa è raggiungibile attraverso l'arte ovvero della contemplazione, in particolare dell'armonia della musica. La terza tappa si consegue attraverso l'eros, ovvero l'amore platonico verso le idee cioè la dialettica e la filosofia. Infine il completo ricongiungimento all'Uno lo sia raggiunge attraverso l'estasi ovvero l'atto di uscire fuori di sé che rappresenta la visione intellettuale di Platone interpretata alla luce del nuovo contesto religioso del periodo tardo antico. https://encrypted-tbn0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcQd8cxUlQX4tqlqiLAc_17si-z-L5Td19HqyOduzjEs4E1iKUbf

Giuseppe Maritano, con riferimento all’analisi di Léon Robin, ci rammenta come il pitagorismo non poteva fare a meno di chiamare in causa il suo miglior alleato ed interprete Platone. Inoltre rammenta che Platone stesso nel Timeo e nel Parmenide finisce con l’identificare le sue idee con i numeri di Pitagora. Ciò permette di costruire linee di contatto e di continuità tra la scuola neopitagorica e quella neoplatonica.

Tra i tanti autori dell’epoca tarda facenti parte del neoplatonismo-neopitagorismo troviamo: Porfirio allievo di Plotino (232-304 d.c.) che scrisse una sorta di storia della filosofia in quattro volumi, che comprendono la Vita di Pitagora, ma la sua opera più celebre sono le Isagoge alle Categorie di Aristotele, ovvero un commento alla logica di Aristotele. Ivi troviamo un celebre passo:

Per quanto riguarda i generi e le specie, circa la questione se siano entità esistenti in sé o siano semplici concezioni poste nella mente e, ammesso che siano esistenti, se siano corporee o incorporee e se infine siano separate o invece esistano nelle cose sensibili e in dipendenza da esse, mi asterrò dal parlarne, poiché è un problema del genere è troppo profondo ed esige Una indagine diversa e più vasta. (Porfirio, Isagoge)

Questo passo grazie alla lettura che ne diede Severino Boezio darò origine alla grande discussione medioevale sul tema degli universali ovvero i concetti generi.

Giamblico (250-330 d.c.) ha accentuato il legame tra pitagorismo e platonismo; rispetto a Plotino egli aggiungeva un ipostasi, nel senso che elevava il principio primo che rappresentava l’Unità originaria e solo in subordine un Uno che si trovava a cavallo tra immanenza e trascendenza. Questa tendenza a moltiplicare le realtà intellegibili e i gradi della realtà diventerà molto importante nel neoplatonismo e attraverserà sia il medioevo che il Rinascimento. Inoltre Giamblico fu tra i primi a ricercare i legami con la teurgia, ovvero la magia religiosa degli egizi, e la prospettiva neoplatonica; ciò contribuì anche a rafforzare l’idea di una sapienza antica originaria da cui sarebbe scaturito il pitagorismo e il platonismo. Gli aspetti religiosi sono fondamentali per gli sviluppi della scuola neoplatonica, ma soprattutto per il platonismo ed il pitagorismo. Senza soffermarsi ulteriormente su questa visione del mondo possiamo però ricordare l’influsso che essa ha avuto, grazie a Proclo (410-485 d.c.) che come dire a cristianizzato il neoplatonismo insieme allo stesso Agostino d’Ippona che ne era fortemente influenzato. Ciò ha permesso al platonismo di continuare a covare sotto le ceneri del mondo antico anche nei secoli più bui. Tuttavia anche questa ultima grande scuola si estinse nel 529 d.C., quando Giustiniano la soppresse in quanto filosofia pagana.

Tra i neoplatonici alessandrini troviamo il matematico d’Alessandria Teone (335-405), grazie al quale conosciamo gli Elementi di Euclude e su figlia Ipazia (370-415), la figlia cercò invece di interpretare in termini aritmetico-geometrici il rapporto tra Uno e molteplice nella filosofia di Plotino a lei è attribuita l’invenzione dell’astrolabio. https://seethesealifeprojectliceovoltacolle.files.wordpress.com/2017/08/7531_3123_1589-006_944.jpg

Sempre tra gli alessandrini aderenti al neoplatonismo ma in questo caso già fuso con il cristianesimo per opera di Proclo troviamo Ammonio d’Alessandria (440-..) noto astronomo, ma anche commentatore di Platone e Aristotele e Giovanni Filopono (490-570) famoso per aver proposto per primo la teoria dell’impetus.

Sempre tra i neoplatonici si collocano l’opera di Teodosio Macrobio (390-430 d.c.) e Marciano Capella (360-428 d.c. circa) questi due autori ci descrivono il sistema solare nella versione di Eraclide cioè con la terra al centro del cosmo intorno alla quale girano la luna il sole ed i pianeti esterni (Marte, Giove e Saturno), mentre i pianeti interni Venere e Mercurio sono fatti ruotare attorno al Sole. La tesi è importante perché non solo ripropone in parte un modello alternativo a quello aristotelico tolemaico, ma perché tale sistema sarà ancora oggetto di studi durante la rivoluzione astronomica. C’è da dire che erroneamente tali autori attribuivano l’origine di tale sistema agli Egizi e non a Eraclide.

 

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