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 L'epistemologia di Einstein e la sua visione del mondo

Se si accetta la teoria della relatività generale così come presentata da Albert Einstein, si va incontro a conseguenze che sono violazioni radicali delle esperienze di senso comune. Perché l'universo descritto dalla teoria del 1916 è una geometria, complicata finché volete, ma è una struttura geometrica, e le geometrie non cambiano. Come amava dire Einstein, il mondo è e non diviene: non cambia mai niente, il mondo è statico. Einstein ribadì questo punto di vista per tutta la vita, anche se era abbastanza isolato in questa convinzione. Immaginiamo di descrivere l'universo e dire «Questo è l'universo adesso». Fra dieci anni l'universo sarà un po' cambiato, e potremmo unire idealmente le due descrizioni, prima e dopo, con la freccia del tempo. Einstein negava che questa rappresentazione fosse un'immagine del mondo reale, perché, appunto, il mondo è e non diviene. Ci credeva al punto che, quando nel 1955 morì il suo carissimo amico Michele Besso, con il quale ebbe uno scambio di corrispondenza di centinaia di lettere per più di mezzo secolo, scrisse una lettera di condoglianze al figlio e alla sorella. In essa è contenuta la frase seguente, che riflette perfettamente la concezione filosofica einsteiniana: «Michele mi ha preceduto di un poco nel congedarsi da questo strano mondo, ma non significa niente: per noi che crediamo nella fisica, la divisione fra presente, passato e futuro ha solo il valore di una ostinata illusione». A questo punto, possiamo chiederei se questa idea che il mondo è e non diviene sia del tutto originale o se abbia anch'essa radici classiche. Prima ancora che Einstein si iscrivesse al Politecnico di Zurigo per imparare fisica e matematica, un grande fisico che si chiamava Ludwig Boltzmann aveva scritto a proposito del tempo e dello spazio alcune pagine, che vi riassumo brevemente qui di seguito. Boltzmann diceva che quando esaminiamo un oggetto nello spazio, possiamo sostenere che l'oggetto è qui, oppure è sopra, oppure è sotto, ma dal punto di vista della meccanica classica possiamo anche sostenere il contrario, perché le equazioni della meccanica non distinguono tra il sopra e il sotto: la distinzione è di senso comune, non è scientifica. A proposito della distinzione tra passato, presente e futuro, Boltzmann ragionava in modo simile. L'universo, nella sua globalità, è un sistema in equilibrio: quindi, la distinzione tra passato, presente e futuro a livello universale è priva di alcun significato. A livello universale il tempo è congelato, il tempo non scorre: il mondo è e non diviene. Non è un caso che Einstein conoscesse molto bene la fisica di Boltzmann. (Enrico Bellone)

Questione di metodo

A proposito del metodo Einstein si sofferma sul rapporto tra ragione teorica e l'insieme dei fatti sperimentali, ovvero l'eterna opposizione fra empirismo da un lato e il ragionamento umano dall'altro.

Einstein ci ricorda che è in Grecia https://pillolediconoscenzaweb.files.wordpress.com/2016/12/grecia-antica.jpg , la culla della Scienza occidentale, che è nato il sistema logico, il pensiero occidentale, che ha la caratteristica di mostrarsi in modo chiaro, la verità dei greci l'aletheia ciò che si mostra e ciò che sta nella luce e non è nascosto, quindi qualcosa che non dover essere creduto per via dogmatica:

 i suoi enunciati si deducono così chiaramente gli uni dagli altri che ciascuna delle proposizioni dimostrate non solleva il minimo dubbio...quest'opera ammirevole della ragione ha dato al cervello umano la più grande fiducia nei suoi sforzi ulteriori (Einstein, La questione del metodo)

Aggiunge Einstein che affinché il pensiero logico-razionale fosse maturo per una scienza capace di abbracciare la realtà, serviva la scienza sperimentale che nasce progressivamente in epoca moderna con Keplero Galileo e Newton https://www.culturanuova.net/filosofia/img/scienza.jpg, infatti, le proposizioni puramente logiche sono vuote davanti alla realtà, ma questo non deve farci pensare che l'esperienza da sola sia l'Alfa e l'omega di tutto il nostro sapere intorno alla realtà:

un sistema completo di fisica teorica si compone di idee, di leggi fondamentali che devono essere applicabili a queste idee, e di proposizioni conseguenti che ne derivano per deduzione logica. Sono queste proposizioni che devono corrispondere alle nostre esperienze individuali; la loro deduzione occupa necessariamente, in un'opera di teoria, quasi tutte le pagine. (Einstein, La questione del metodo)

Einstein considera un esempio la geometria euclidea https://www.amicamat.it/matematica/images/articoli-gif/83-Enti-geometrici-fondamentali.gif dove, al pari di una teoria fisica completa, vengono messe in evidenza tutte le possibili posizioni che i corpi rigidi possono assumere. In essa, così come nella fisica, viene definito chiaramente il ruolo della ragione rispetto a quello dell'esperienza.

In particolare la ragione è concepita come ciò che dà la struttura ad un sistema, all'interno di tale struttura troviamo le esperienze e le loro relazioni che rappresentano il contenuto e devono trovare nelle teorie la loro rappresentazione: se i contenuti dell'esperienza e le loro relazioni trovano la loro rappresentazione nella teoria allora tale teoria e tale sistema di ragione assumono valore scientifico.

In tutto ciò i concetti e i principi rimangono creazioni libere dello spirito umano e non possono trovare giustificazione né a priori come voleva Kant né a posteriori come avrebbero voluto gli empiristi. In una lettera del 1952 all'amico Maurice Solavine troviamo questo disegno che riassume le idee di Einstein in proposito.

Il segmento orizzontale E rappresenta le esperienze immediate ovvero la base empirica. A rappresenta l'insieme degli assiomi che sono alla base delle teorie. Einstein sostiene che non vi è un processo logico che permette di passare dalle esperienze agli assiomi, ma si tratta di un salto intuitivo. Quando abbiamo intuito gli assiomi da essi possiamo dedurre matematicamente degli enunciati speciali S, S1, S2...partendo dalla pretesa della loro veridicità vengono confrontati con l'esperienza. Il livello cruciale è pertanto quello degli assiomi è per questo che Einstein ritiene che non vi sia distinzione tra scienza e filosofia, ma vi sia un unico bagaglio di concetti.

Platone nel Timeo ha affermato che per quanto la scienza possa portare avanti la spiegazione dei fatti come conseguenza di una legge razionale, permane sempre una necessità, un dato puro, di cui la scienza deve tenere conto. «La mente persuade la necessità» vuoi dire proprio che attraverso l'analisi del dato è possibile razionalizzarlo, ma vuoi dire anche che la spiegazione lascia sempre dietro di sé un residuo che non è ancora chiarito.

Einstein ha riassunto nella nostra cultura tutti i temi di una grande tradizione matematica e li ha portati alle loro conseguenze filosofiche ed operative, senza ritenere però che la realtà si esaurisse in essi. Egli può dunque essere considerato il Platone moderno proprio perché ha tenuto sempre presente come il grande filosofo ateniese l'esistenza di una realtà da spiegare, non costruita dalla mente ma da essa conoscibile. https://www.filosofico.net/platoneinstein.jpg

Albert Einstein credeva profondamente nell’unità culturale tra scienza e filosofia è le considerava come un'impresa unica e non come scienza pratica da una parte e speculativa dall'altra.

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