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Il sito è a cura del prof. Bernardo Croci, attualmente insegnante di filosofia presso il Liceo delle Scienze Umane Galilei di Firenze.

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Gli scritti di argomento politico costituiscono una parte importante della produzione russeliana inizia alternano a quelli di carattere logico filosofico. Il pensiero politico di Russell a subito una serie di cambiamenti nell'arco dei decenni, senza però venir meno all’ideologia liberale e libertaria. Anche quando Russell si avvicina alle idee socialiste e se saranno sempre caratterizzate da una sorta di "socialismo liberale". L'allontanamento di Russell dal Partito liberale è prevalentemente dovuto alla posizione dei liberali a proposito della Prima Guerra Mondiale.

Ciò che accomuna la distanza di Russell sia dal marxismo sia dal capitalismo è il rigetto della metafisica storicistica che in nessun modo può essere garante dell'individualismo e del liberalismo ovvero Russell rifiuta di leggere la storia e la società umana entro uno schema prefissato in cui collocare e ridurre l'azione individuale.

Per quanto riguarda le prime critiche di Russell al marxismo già nel 1896 aveva affermato che trattandosi di una dottrina che affermata necessità causali all'interno della storia e dunque indipendenti dalla volontà dell'uomo, il socialismo non poteva reggere alla critica più di quanto non potesse reggere vi il primitivo vangelo laissez fair degli economisti classici.

Allo stesso tempo Russell criticava la teoria secondo la quale il valore è determinato esclusivamente dal tempo di lavoro con il seguente pauperismo del proletariato in un regime crede il crescente concentrarsi dei capitali nelle mani di pochi.

Egli è d'accordo con Marx che cause economiche sono alla base della maggior parte dei movimenti della storia ma non concordo affatto sul fatto che questi siano l'unico fattore e che tutta la storia sia storia di conflitti di classe. Russell afferma che i fattori economici agiscono come cause di cambiamento solo quando essi sono legati al caso, alla volontà, all'intelligenza e alle scelte individuali. L'intelligenza pertanto deve essere considerata la vera causa e non il prodotto storico economico.

Russell si fa promotore di un socialismo moderato che non sacrifica la realtà individuale a quella collettiva mettendo in evidenza gli inconvenienti dello statalismo che facilmente degenerano in forme oppressive, l'uomo infatti secondo Russell pur avendo una componente sociale non è interamente un essere sociale, per cui una buona società è il mezzo per una vita buona, ma non garantisce di per sé la felicità al individuo e quindi non è un fine.

Tra le altre cose Russell accusa il socialismo reale di fare appello all'invidia, all’odio, all'amarezza e allo scontro, e di appellarsi alla forza per cambiare i rapporti di forze. Di contro Russell scrive:

Io depreco l'uso della forza, salvo quando si tratti di difendere ciò che è già stato ottenuto legalmente, perché: a) anche quella forza si può fallire; b) la lotta può implicare una distruzione disastrosa; c) i vincitori dopo una battaglia accanita potrebbero scordarsi degli scopi originari, per istruire qualcosa di molto diverso, probabilmente una piramide militare. Presuppongo dunque, come essenziale per un socialismo veramente benefico, la pacifica persuasione che induca la maggioranza ad accettare le sue dottrine. (Russell, Elogio dell'ozio)

Per quanto riguarda il sistema capitalistico Russell afferma senza mezzi termini che è "condannato". La sua ingiustizia è così evidente che solo l'ignoranza e la tradizione possono portare gli uomini a tollerarlo. È per questo che Russell sostiene che il socialismo sia necessario al mondo benchè debba cambiare la propria propaganda.

Russell sostiene un socialismo di tipo laburista facendosi sostenitore di un sistema in cui il totale della rendita economica dovrebbe essere incamerato dallo Stato e le imprese dovrebbero essere in mano a gruppi auto governati; questo sistema dice Russell è incompatibile col modello capitalistico, per questo egli afferma che:

Io credo che l'abolizione della proprietà privata della terra e del capitale costituisca un passo necessario per l'edificazione di un mondo in cui le nazioni possano vivere in pace l'una con l'altra (Russell, Le mie idee politiche)

Le critiche al sistema capitalistico si innescano in Russell in virtù di un'ideale di una società dove lo spirito competitivo è meno accentuato e la frenesia del profitto è meno sviluppata.

 

In sostanza Russell si fa portatore di un riformismo animato da un forte senso di diffidenza nei confronti delle varie forme di organizzazione politica cercando tuttavia di non cadere né nel nichilismo né nel disfattismo ma cercando ancora una volta di far leva su un empirismo critico con sfumature scettiche.

Nel 1951 Russell pubblicava un decalogo liberale:

Forse l'essenza dell’ideale Liberale si potrebbe riassumere in un nuovo Decalogo, non in sostituzione del vecchio ma quasi a supplemento di esso. I dieci comandamenti che, come maestro, mi piacerebbe promulgare, potrebbero essere enunciati come segue:

  1. Non sentirti assolutamente certo di nulla.

2.Non pensare che valga la pena procedere nascondendo la realtà dei fatti, perché è sicuro che essa verrà alla luce.

3.Non cercare di scoraggiare la riflessione perché è sicuro che ci riuscirai.

4.Quando sei confrontato da una opposizione, anche se dovesse trattarsi di tuo marito o dei tuoi figli, cerca di superarla con la discussione e non con l'imposizione, perché una vittoria ottenuta con la forza è fittizia e illusoria.

5.Non avere alcuna venerazione per l'altrui autorità, in quanto si possono sempre trovare altre autorità ad essa contrarie.

6.Non utilizzare il potere per sopprimere opinioni che ritieni dannose, perché così facendo saranno le opinioni a sopprimere te.

7.Non aver paura di essere eccentrico nelle tue idee perché ogni idea ora accettata è stata una volta considerata eccentrica.

8.Trova più gusto in un dissenso intelligente che in un consenso passivo, perché, se apprezzi l'intelligenza come dovresti, nel primo caso vi è una più profonda consonanza con le tue posizioni che non nel secondo.

9.Sii scrupolosamente sincero, anche se la verità è scomoda, perché è ancora più scomodo il tentare di nasconderla.

10.Non provare invidia per la felicità di coloro che vivono di illusioni, perché solo uno sciocco può pensare che in ciò consista la felicità. (Russell, Autobiografia).

È in base a questi principi che Russell si schiererà da prima contro lo stalinismo. In secondo luogo contro l'utilizzo delle armi atomiche.   Dopo la morte di Stalin contro le aggressioni degli Stati Uniti e la loro politica espansionistica. Professerà la disobbedienza civile contro l'aggressione americana alla rivoluzione cubana di Fidel Castro e si schiererà con decisione contro la guerra del Vietnam.

L'ideale di Russell rimane quello di un mondo in cui lo spirito creativo è vivace, in cui la vita è un'avventura piena di gioia e di speranza, un mondo fondato sul desiderio di costruire e non sul desiderio di conservare ciò che possediamo o portarlo via agli altri. Un mondo in cui l'affetto possa essere espresso liberamente e dove la crudeltà e l'invidia siano state messe in fuga dalla felicità. Un luogo libero per lo sviluppo della vita e delle delizie intellettuali. Un mondo che, a detta di Russell, "attende solo che gli uomini vogliano crearlo".

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