Negli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento, Popper ribadì l’importanza dell’atteggiamento critico non solo nella fisica ma in tutte le discipline basate sull’esperienza. Rielaborò profondamente le sue idee nel "Poscritto alla logica della scoperta scientifica", pubblicato a fatica, dove non si limitò a parlare di filosofia della scienza. Secondo lui, l’atteggiamento critico non era un’esclusiva degli scienziati: poteva essere esteso a comunità più ampie e diventare un modello per la politica stessa.

La società aperta e i suoi nemici è stata l’opera che ha portato a Popper la notorietà presso un pubblico molto più vasto rispetto a quello tradizionale dei filosofi e a trasformarlo in uno dei filosofi più popolari del Novecento.
Popper riteneva che Platone si schierasse contro l’esperienza democratica di Atene https://www.futurimagazine.it/wp-content/uploads/2017/03/platone_repubblica-e1489845844423.jpg, definita come la prima società aperta, sognando un ritorno a una società tribale. Platone, secondo lui, aveva tradito Socrate e il primo illuminismo greco. Popper osserva che le società aperte, anche se raramente, sono emerse nella storia occidentale, per esempio nel Rinascimento e nella nascita della scienza moderna in particolare nel dibattiti tra gli umanisti, con la Riforma protestante e la Royal Society di Londra dove il confronto critico aveva valore, indipendentemente dalle affiliazioni personali. https://royalsociety.org/-/media/about-us/hub-page/carlton-house-terrace-home-page.jpg
Popper vedeva nella scienza un modello per il dibattito critico che alimenta la società aperta contrapponendolo alle filosofie di Hegel e Marx https://www.lordinenuovo.it/wp-content/uploads/2020/04/Marx-Hegel-01.png. Di Hegel non sopportava la chiusura dello spirito in una sintesi che annullava la critica https://oraquadra.info/wp-content/uploads/2024/05/WhatsApp-Image-2024-05-02-at-12.01.18.jpeg; di Marx respingeva la pretesa scientifica di un’utopia https://www.repstatic.it/content/nazionale/img/2023/01/01/182812469-7372c4db-52a8-422b-bbc3-d85e080a7877.jpg . Platone era un totalitario, mentre Hegel e Marx avevano illuso gli uomini con sogni di società perfette, che si erano rivelate incubi. Popper si inseriva così nella critica del totalitarismo e vedeva con orrore il tentativo di creare un “uomo nuovo” o un “popolo nuovo”, poiché credeva che i difetti umani non potessero essere cancellati da alcun progetto politico.
Popper nega l’idea che esistesse uno schema predeterminato in grado di spiegare la storia, come sostenevano Hegel e Marx. Al contrario, credeva che gli individui possono sempre cambiare il corso degli eventi e che la storia non avesse un senso o una direzione precostituiti. https://abruzzoweb.it/wp-content/uploads/2020/12/FERROVIAGEN.jpg Lo affermò chiaramente in "Miseria dello storicismo", dove dichiarò che cercare leggi fisse per la storia è un’illusione che può diventare oppressiva quando gli utopisti cercano di applicarla.
Popper applicò il suo razionalismo critico anche alla filosofia della storia, arrivando a una spietata critica allo storicismo, inteso come tendenza del pensiero filosofiche che pretende di cogliere un senso globale della storia e di prevederne e orientare il corso.
Gli storicismi sono usati dalle élite delle società chiuse come legittimazione ideologica del proprio potere. Hegel aveva giustificato la Prussia del suo tempo in base a una divinizzazione dello Stato come il momento storico in cui lo spirito arriva a piena coscienza della sua oggettività e necessita. Marx, invece, non aveva compreso che il suo sogno utopistico di portare un paradiso egualitario sulla Terra si sarebbe trasformato in alcune realtà in un inferno.
Diversamente Popper credeva che fosse possibile realizzare grandi cambiamenti nelle idee senza ricorrere alla violenza, come in una “rivoluzione nelle idee” che non comporta spargimenti di sangue. https://retepacedisarmo.org/wp-content/uploads/2025/06/Save-the-Date_AltraCernobbio2025-800x450.png In questo senso, Popper è stato visto come un teorico del liberalismo – non tanto quello economico, ma un sostenitore delle riforme graduali e un critico delle utopie rivoluzionarie. Era un difensore – secondo i suoi detrattori, un semplice sostenitore acritico – delle conquiste, sempre parziali e migliorabili, della società aperta nel Novecento, ritenendole comunque preferibili alle società chiuse del passato o a quelle che i rivoluzionari utopici volevano imporre con la forza.
Popper propone un nuovo approccio, la “meccanica a spizzico", cioè riformista e gradualità. Questa è in grado di affrontare i singoli problemi, adeguando i mezzi agli obiettivi, e può far fronte alle sorprese che porta con sé lo sviluppo sociale. Perciò non si devono plasmare le persone che devono vivere in una società plasmata, ma dobbiamo adattare la società alle persone che ci devono vivere.
Il libro "La società aperta e i suoi nemici" è un’analisi approfondita delle difficoltà e dei problemi della società aperta, ovvero della democrazia stessa. Popper riprende Platone per riflettere sul concetto di sovranità, che è ambiguo perché ogni forma di potere contiene già in sé i semi della propria fine. Platone stesso diceva che la democrazia, per troppa libertà, rischia di sfociare in caos e di portare poi a regimi autoritari o dispotici. https://www.lospiffero.com/images/galleries/democrazia-crollo-5678.jpg È una possibilità che abbiamo visto anche nel Novecento: un partito antidemocratico può conquistare il potere democraticamente e poi abolire la democrazia stessa. 
Popper non vede questo rischio solo nella democrazia: anche la sovranità di un re o di un’élite può crollare se il re impazzisce o se i gruppi dominanti si autodistruggono. È accaduto in Inghilterra, in Francia e anche nella rivoluzione americana che portò alla nascita degli Stati Uniti. Per Popper, quindi, le forme politiche sono sempre in movimento e non fisse. Che fare in questi casi?
In una dittatura, la risposta può essere la ribellione; ma in Democrazia, chi è in disaccordo con la maggioranza può organizzarsi come minoranza e cercare di cambiare le cose in modo democratico. Per Popper sostiene in proposito che il dissenso ha un’importanza enorme e per spiegare ciò raccontava spesso la storia di un soldato convinto di essere l’unico a marciare al passo giusto mentre tutti gli altri sbagliavano, una metafora per sottolineare il valore del pensiero critico.

I dissenzienti non piacciono ai comandanti, ma Popper immaginava una società in cui il consenso si costruisce proprio grazie a un ampio spazio per il dissenso. Per lui, il dissenso unisce il ricercatore che sfida le idee consolidate e il riformatore politico e sociale che prova nuove strade.
In opposizione all’idea di “società chiusa", in cui l’individuo è costretto a obbedire all’autorità e a subordinarsi alla collettività, la “società aperta", che è quella in cui viene esercitata una discussione razionale e una critica costruttiva migliorativa riguardo a chi detiene il potere e alle forme di organizzazione sociale, in base al requisito fondamentale dei cittadini: la libertà. https://slideplayer.it/slide/3033668/11/images/35/Popper%3A+la+societ%C3%A0+aperta.jpg
I valori della società aperta non vanno dati per scontati, perché possono affermarsi e vivere solo dove c’è una costante critica e autocritica del pensiero politico e dell’organizzazione sociale. È proprio questa apertura critica della razionalità politica il significato che Popper dà alla democrazia. Egli è consapevole che la democrazia non può mai essere migliore dei suoi membri e che è l’unico ordinamento in grado di difendere la libertà e la critica razionale.
La democrazia è l’unica forma di governo che consenta l’applicazione delle riflessioni epistemologiche e degli strumenti metodologici della razionalità scientifica. Un sistema politico che eviti qualsiasi tentativo di critica e di falsificazione è un sistema pericoloso. È quindi importante che le leggi e le costituzioni siano concepite in modo da escludere deliberazioni legislative che possano incrinarle.

