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Il sito è a cura del prof. Bernardo Croci, attualmente insegnante di filosofia presso il Liceo delle Scienze Umane Galilei di Firenze.

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Thomas Kuhn è nato nel 1922 a Cincinnati, nell'Ohio, i sui primi studi sono stati di fisica teorica, disciplina nella quale ottiene il dottorato nel 1947. I suoi interessi erano, però, orientati prevalentemente a studi di storia e filosofia della scienza. Morì nel 1996. Kuhn ha elaborato una concezione epistemologica originale espressa nella sua opera più nota e discussa La struttura delle rivoluzioni scientifiche. Inizialmente si era dedicato a studi di fisica teorica, poi a studi di storia della scienza nella consapevolezza che uno studio sia di carattere scientifico, sia di carattere epistemologico non può prescindere da una attenta ricostruzione storiografica. E proprio dalla ricostruzione storiografica del modo secondo il quale si è svolto effettivamente il progresso scientifico, che Kuhn inizia l’elaborazione della sua impostazione.

Kuhn vuole costruire un'epistemologia alternativa all'empirismo logico e al falsificazionismo di Popper. Kuhn sostiene che la scienza non può fondarsi né in virtù di un processo di verificazione né di un processo di falsificazione. Questi si presentano a seconda del livello di sviluppo di un paradigma; con paradigma Kuhn intende le: «conquiste scientifiche universalmente riconosciute, le quali, per un certo periodo, forniscono un modello di problemi e soluzioni accettabili a coloro che praticano un certo campo di ricerca».

Il paradigma è dunque l’apparato o matrice concettuale dal quale scaturiscono singole teorie volte a spiegare i fenomeni. https://www.grafichesar.it/wp-content/uploads/2019/10/tipografia-milano.jpg

Dopo avere analizzato il modello cumulativo di crescita della scienza, un modello che registra incrementi quantitativi di conoscenze capaci di farci cogliere porzioni sempre più ampie di verità, Kuhn vede lo sviluppo della scienza non come un processo cumulativo ma come un alternarsi di periodi di scienza normale con periodi di scienza rivoluzionaria. Per scienza normale Kuhn intende quella fase del sapere scientifico nella quale domina incontrastato nell'intera comunità scientifica un determinato paradigma. Finché dura questa fase, la ricerca scientifica si svolge all'interno del paradigma riconosciuto; il ricercatore non è un innovatore, ma un risolutore di rompicapi, come Kuhn chiama i problemi che possono essere risolti nell'ambito della tradizione scientifica esistente. Kuhn ritiene che la scienza normale entri in crisi con il sorgere di anomalie, cioè di difficoltà nuove ed insospettate che gli scienziati del periodo normale cercano di arginare e di inquadrare ancora nel vecchio modello esplicativo correggendolo e riformandolo. Quando questo processo di arginamento di fronte al nuovo che incalza non regge più, il paradigma entra in crisi; si apre così una nuova fase più o meno lunga di transizione che Kuhn chiama periodo della scienza straordinaria che si conclude con l'affermazione del nuovo paradigma che è ormai del tutto incompatibile con quello entrato in crisi; si apre così il periodo della rivoluzione scientifica. https://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/0/01/Le_fasi_della_scienza_secondo_Thomas_Kuhn.png

L’esempio portato da Kuhn nella celebre opera La rivoluzione copernicana è il passaggio dalla cosmologia tolemaica alla cosmologia copernicana. "Quando mutano i paradigmi, il mondo stesso cambia con essi" afferma Khun, infatti "durante le rivoluzioni gli scienziati vedono cose nuove e diverse anche quando guardano con gli strumenti tradizionali nelle direzioni in cui avevano guardato prima". https://slideplayer.it/slide/3033668/11/images/36/Khun%3A+i+paradigmi+e+le+rivoluzioni.jpg 

I vari paradigmi che si succedono nella storia della scienza si riferiscono a quadri concettuali completamente diversi, fra loro incommensurabili; questa incommensurabilità si sottrae al confronto fra i vari paradigmi in concorrenza fra loro e a possibili esperimenti cruciali perché ogni osservazione empirica assume un significato diverso a seconda del carattere teorico in cui la si interpreta. Kuhn ha incontrato notevoli difficoltà a giustificare il passaggio da un paradigma all'altro avanzando motivi di ordine razionale e irrazionale; oltre a parlare di una sorta di conversione della comunità scientifica egli sostiene inoltre che è il successo, reso possibile dal consenso, che il nuovo paradigma suscita con la sua forza di persuasione e di risoluzione dei problemi che il vecchio paradigma non era più in grado di risolvere, che determina l'affermazione del nuovo. https://demo.capitello.it/app/statics/covers/books/CPAC90_ZASSK301/media/previews/23003?bot=true

 Imre Lakatos, pseudonl mo di lmre Lipschitz, nacque in Ungheria nel 1922 da una famiglia ebrea. Partecipò attivamente alla lotta contro il nazismo. Nel 1944 si laureò in matematica, fisica e filosofia. Dopo la guerra la sua vita ebbe vicende alterne che vanno dall'occupare la carica di alto funzionario del Ministero della cultura e dell'educazione, fino a subire le persecuzioni del regime comunista che lo imprigionò nei campi di concentramento. Dopo essere stato rilasciato e avere ripreso per breve tempo l'attività politica fuggì prima in Austria e poi a Londra dove insegnò alla London School of Economics accanto a Popper. Nella città londinese morì nel 1974. Lakatos accolse le posizioni razionalistiche di Popper a cui riconobbe il grande merito di avere reso il falsificazionismo un metodo. Da Popper, però, si allontanò nel momento in cui osservò che non sono gli «esperimenti cruciali» a mettere in crisi una teoria scientifica, ma è il presentarsi di una prospettiva scientifica «rivale». Anche Lakatos, come Kuhn, era uno storico della scienza. Di Kuhn apprezza la valorizzazione della dimensione storica tanto da fargli affermare, parafrasando Kant, che "la filosofia della scienza senza la storia della scienza è vuota; la storia della scienza senza la filosofia della scienza è cieca". Quello che non apprezza in Kuhn è l'aver spiegato le rivoluzioni scientifiche con delle conversioni, con degli irrazionali cambiamenti di fede; la dinamica e l'affermarsi di una teoria scientifica non può essere dovuta a motivi extra scientifici. A differenza del pensatore americano sostenne che la storia della scienza si costruisce e si caratterizza come una serie di programmi in confronto razionale tra di loro, non per una serie di scontri o di rivoluzioni: «la storia della scienza confuta sia Popper sia Kuhn: a un esame accurato sia gli esperimenti cruciali di Popper sia le rivoluzioni di Kuhn risultano essere dei miti: ciò che di solito accade è che un programma di ricerca progressivo ne rimpiazza uno regressivo». Per poter falsificare un programma di ricerca, occorre dimostrare che esso non è più capace di prevedere fatti nuovi, e che, viceversa, un altro programma di ricerca possiede tale capacità. Il concetto di «programma di ricerca» traduce la critica all'idea che esistano fatti isolati da teorie o teorie isolate fra loro: i programmi di ricerca sono un gruppo di teorie scientifiche coerenti fra di loro e obbedienti ad alcune regole metodologiche fissate da una determinata comunità scientifica. In particolare, un programma di ricerca è costituito da un nucleo ritenuto inconfutabile. Una serie di ipotesi ausiliarie fungono da protezione nei confronti del nucleo: queste ipotesi indicano, da un lato, le vie di ricerca da evitare (euristica negativa), dall'altro, quelle da seguire (euristica positiva). Lakatos sostenne che le rivoluzioni scientifiche accadono in seguito a cambiamenti di prospettiva della comunità scientifica che sceglie di cambiare i programmi che non accrescono più la conoscenza. https://slideplayer.it/slide/3033668/11/images/37/Lakatos%3A+il+programma+di+ricerca.jpg

Paul Karl Feyerabend (1924-1994) è una figura particolare all'interno del dibattito epistemologico novecentesco avanzando una tesi chiara e netta: il lavoro di ricerca dello scienziato è tanto più creativo e fertile quanto più esso non si lascia limitare da norme, regole, metodi fissati e cristallizzati una volta per tutte; è la storia della scienza stessa che ce lo dimostra. https://slideplayer.it/slide/3033668/11/images/38/Feyerabend%3A+contro+il+metodo.jpg La sua opera principale, Contro il metodo (1970), espone le sue idee intorno alla scienza all'interno di un dibattito/confronto con l'amico Lakatos: il testo, cioè, avrebbe dovuto essere parte di un dialogo che, però, si interruppe a causa della morte di Lakatos. Di quest'ultimo Feyerabend criticava la teoria dei programmi di ricerca, considerandola insoddisfacente dal punto di vista filosofico. Lakatos, infatti, aveva dovuto ammettere che davanti a due programmi di ricerca rivali è razionale sia l'atteggiamento di chi sceglie il programma nuovo, sia quello di chi sceglie il programma regressivo nella speranza che le difficoltà possano venire superate. Ciò dimostra, secondo Feyerabend che, in contrapposizione con qualunque tipo di metodo, nella pratica scientifica non esistono criteri vincolanti e immutabili. Questa convinzione fa sì che il pensiero di Feyerabend venga definito anarchismo epistemologico: «la scienza è un'impresa essenzialmente anarchica: l'anarchismo teorico è più umanitario e più aperto ad incoraggiare il progresso che non le sue alternative fondate sulla legge e sull'ordine». Dunque, per il filosofo, l'unico principio valido nella riflessione scientifica è il rifiuto di qualsiasi tipo di principio vincolante, al punto che «nella scienza nessuna strada può essere esclusa a priori». https://slideplayer.it/slide/3033668/11/images/39/Feyerabend%3A+anarchismo+metodologico.jpg Scrivere contro il metodo, quindi, significa scrivere a favore di una libertà del metodo grazie alla quale gli scienziati decidono appositamente di violare certe regole tradizionalmente accettate.  Feyerabend estese la riflessione dell'anarchismo metodologico dalla scienza a tutte le attività umane. Non bisogna, però, pensare che questo significhi il rifiuto, di principio, di ogni regola. Ciò che effettivamente Feyerabend rifiutava era il criterio di demarcazione popperiano: non bisogna soffermarsi su ciò che è scienza e su ciò che non lo è, quindi sulle differenze tra le discipline, ma di queste ultime vanno indagati i possibili elementi comuni. Anche la posizione di Feyerabend sulla metafisica è singolare nel dibattito epistemologico novecentesco: la metafisica è un elemento essenziale della scienza.

Dal punto di vista politico-sociale l'anarchismo metodologico si concretizza nel progetto di una società «libera» e «democratica», intendendo per democrazia non solo il diritto della gente di «vivere nel modo che ritiene opportuno», ma una forma di coesistenza in cui vengono riconosciuti uguali diritti e uguali spazi di potere sia agli individui, sia alle diverse tradizioni culturali cui essi appartengono.

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