Thomas Kuhn è nato nel 1922 a Cincinnati, nell'Ohio, i sui primi studi sono stati di fisica teorica, disciplina nella quale ottiene il dottorato nel 1947. I suoi interessi erano, però, orientati prevalentemente a studi di storia e filosofia della scienza. Kuhn ha elaborato una concezione epistemologica originale espressa nell'opera La Rivoluzione copernicana e nella sua opera più nota e discussa La struttura delle rivoluzioni scientifiche. Inizialmente si era dedicato a studi di fisica teorica, poi a studi di storia della scienza nella consapevolezza che uno studio sia di carattere scientifico, sia di carattere epistemologico non può prescindere da una attenta ricostruzione storiografica.
È proprio dalla ricostruzione storiografica del modo secondo il quale si è svolto effettivamente il progresso scientifico, che Kuhn inizia l’elaborazione della sua impostazione. Insignito di diversi riconoscimenti nel 1989 è nominato Presidente della Philosophy of Science Association. Purtroppo il cancro mette fine alla sua vita nel 1996 all'età di 73 anni.
Kuhn vuole costruire un'epistemologia alternativa all'empirismo logico e al falsificazionismo di Popper. Kuhn sostiene che la scienza non può fondarsi né in virtù di un processo di verificazione né di un processo di falsificazione. Questi si presentano a seconda del livello di sviluppo di un paradigma; con paradigma Kuhn intende le conquiste scientifiche universalmente riconosciute, le quali, per un certo periodo, forniscono un modello di problemi e soluzioni accettabili a coloro che praticano un certo campo di ricerca.
Il paradigma è dunque l’apparato o matrice concettuale dal quale si generano come dice l'espressione stessa concetti diversi i quali a loro volta sono gli elementi che costituiscono le diverse teorie utilizzate per spiegare i fenomeni. Per rimanere nella metafora ogni matrice ha al suo interno i concetti per generare teorie differenti così come avviene per le diverse matrici di stampa.

Kuhn vede lo sviluppo della scienza non come un processo cumulativo di conoscenze capaci di farci cogliere porzioni sempre più ampie di verità, ma come un susseguirsi di periodi di scienza normale con momenti di scienza rivoluzionaria. Per scienza normale Kuhn intende quella fase del sapere scientifico nella quale domina incontrastato nell'intera comunità scientifica un determinato paradigma. Finché dura questa fase, la ricerca scientifica si svolge all'interno del paradigma riconosciuto; il ricercatore non è un innovatore, ma un risolutore di rompicapi
che cerca di ricondurre tutte le anomalie al paradigma dominante, un esempio sono gli stratagemmi con cui i matematici di Alessandria cercavano di spiegare le anomalie dei moti celesti come i moto retrogrado https://starwalk.space/gallery/images/retrograde-motion-demystified-preview/1920x1008.jpg che Ipparco e Tolomeo, fedeli al paradigma accettato dagli scienziati dell'antichità del moto circolare uniforme, cercarono di descrivere utilizzando moti eccentrici ed epicicli https://storiadelleidee.it/images/Eccentrico_e_Epiciclo_Ipparco.jpg. Va notato che il periodo di scienza normale occupa gran parte della storia della scienza e questo entra in crisi solo quando le anomalie sono troppe per essere considerate delle eccezioni o risultano inspiegabili con i concetti nati dal paradigma dominante ad es. l'irregolarità dell'orbita di Marte https://www.mat.uniroma2.it/LMM/BCD/mep/Cielo/Fig.gif che induce Keplero ad abbandonare l'idea dei moti circolari uniformi come strumento concettuale per descrivere il cielo. Con la crisi del paradigma dominante si crea una fase di scienza straordinaria dove si confrontano nuovi paradigmi alternativi fra loro al termine del confronto si realizza una vera e propria rivoluzione scientifica con l'affermazione di un nuovo paradigma, le rivoluzioni scientifiche sono casi eccezionali nella storia della scienza proprio perché non rappresentano degli aggiustamenti teorici o delle modifiche alle teorie ma delle vere e proprie rivoluzioni paradigmatiche.

L’esempio portato da Kuhn nella celebre opera La rivoluzione copernicana è il passaggio dalla cosmologia tolemaica alla cosmologia copernicana. Quando mutano i paradigmi, il mondo stesso cambia con essi - afferma Khun, infatti - durante le rivoluzioni gli scienziati vedono cose nuove e diverse anche quando guardano con gli strumenti tradizionali nelle direzioni in cui avevano guardato prima.
I vari paradigmi che si succedono nella storia della scienza esprimono quadri concettuali completamente diversi che risultano fra loro incommensurabili; questa incommensurabilità rende impossibile un confronto tra i diversi paradigmi tale da creare una gerarchia ben definita tra ciò che è scientifico e ciò che lo è meno o non lo è affatto, le stesse osservazioni empiriche assumono un significato diverso a seconda del contesto teorico-concettuale in cui vengono interpretate https://dilei.it/wp-content/uploads/sites/3/2016/06/anatra-lepre-getty-1217.jpg. Inoltre osserva Kuhn il prevalere di un paradigma non garantisce un maggior avvicinamento alla "verità". Tuttavia Kuhn ha incontrato notevoli difficoltà a giustificare e spiegare come avvenga il passaggio da un paradigma all'altro avanzando motivi di ordine culturale, storico, sociale sia di origine razionale che irrazionale; oltre a parlare di una sorta di conversione della comunità scientifica egli sostiene che è il successo, reso possibile dal consenso, ciò che garantisce l'affermazione del nuovo paradigma è pertanto la sua forza di persuasione e la sua capacità di risoluzione dei problemi in termini di accuratezza, semplicità e coerenza. Nella storia della scienza l'idea eliocentrica non si affaccia per la prima volta con Copernico, ma era già presente nel mondo antico con Aristarco di Samo ed altri autori, ma solo nel '600 può garantire tali caratteristiche.
Questo nuova visione della scienza nega uno sviluppo lineare e progressivo e soprattutto evidenzia come non esista un inarrestabile progresso scientifico proprio perché l'affermazione di un paradigma dipende non dal suo avvicinarsi alla verità, ma dalla sua capacità di risolvere problemi e "rompicapi". L'epistemologia di Kuhn mostra con evidenza gli elementi storico-culturali-ideologici della scienza e al contempo sottolinea il relativismo insito alla scienza stessa.
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accettazione di un paradigma ⇓ |
i rompicapi e le anomalie ⇓ |
le anomalie diventano troppe e non più spiegabili ⇒ con il paradigma dominante | il paradigma entra in crisi e si ha una fase di scienza straordinaria |
sorgono tanti nuovi paradigmi che si confrontano tra loro ⇓ |
Si compie la rivoluzione scientifica
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| scienza normale | sono ricondotti al paradigma | riscuote maggior consenso il paradigma che risponde ai criteri di maggior accuratezza, semplicità e coerenza | Si afferma un nuovo paradigma dominante e prende avvio una nuova fase di scienza normale |
Imre Lakatos, pseudonimo di lmre Lipschitz, nacque in Ungheria nel 1922 da una famiglia ebrea. Partecipò attivamente alla lotta contro il nazismo. Nel 1944 si laureò in matematica, fisica e filosofia. Dopo la guerra la sua vita ebbe vicende alterne che vanno dall'occupare la carica di alto funzionario del Ministero della cultura e dell'educazione, fino a subire le persecuzioni del regime comunista che lo imprigionò nei campi di concentramento. Dopo essere stato rilasciato e avere ripreso per breve tempo l'attività politica fuggì prima in Austria e poi a Londra dove insegnò alla London School of Economics accanto a Popper. Nella città londinese morì nel 1974. I suoi saggi più importanti sono raccolti nel volume La metodologia dei programmi di ricerca scientifica. Lakatos accolse le posizioni razionalistiche di Popper a cui riconobbe il grande merito di avere reso il falsificazionismo un metodo. Da Popper, però, si allontanò nel momento in cui osservò che non sono gli «esperimenti cruciali» a mettere in crisi una teoria scientifica, ma è il presentarsi di una prospettiva scientifica «rivale». Anche Lakatos, come Kuhn, era uno storico della scienza. Di Kuhn apprezza la valorizzazione della dimensione storica tanto da fargli affermare, parafrasando Kant, che a filosofia della scienza senza la storia della scienza è vuota; la storia della scienza senza la filosofia della scienza è cieca. Quello che non apprezza in Kuhn è l'aver spiegato le rivoluzioni scientifiche con delle conversioni, con degli irrazionali cambiamenti di fede; la dinamica e l'affermarsi di una teoria scientifica non può essere dovuta a motivi extra scientifici. A differenza del pensatore americano sostenne che la storia della scienza si costruisce e si caratterizza come una serie di programmi di ricerca che si confrontano razionalmente tra di loro e non per una serie di scontri o di rivoluzioni:
la storia della scienza confuta sia Popper sia Kuhn: a un esame accurato sia gli esperimenti cruciali di Popper sia le rivoluzioni di Kuhn risultano essere dei miti: ciò che di solito accade è che un programma di ricerca progressivo ne rimpiazza uno regressivo.
Con l'espressione programma di ricerca Lakatos intende una costruzione teorica complessa che confuta l'idea che esistano fatti isolati da teorie o teorie isolate fra loro: i programmi di ricerca sono gruppi di teorie scientifiche coerenti fra di loro e obbedienti ad alcune regole metodologiche fissate da una determinata comunità scientifica. che si articola in un "nucleo centrale" ovvero l'insieme degli assiomi fondamentali e di ipotesi accolti senza riserve dagli scienziati e in una "cintura protettiva"
di ipotesi di contorno su cui lavorano gli scienziati che possono essere modificate volte a proteggere il nucleo del programma in due direzioni:
-in direzione positiva lavorando su ipotesi ausiliare capaci di aiutare il programma di ricerca a risolvere le anomalie e le evidenze contrarie
-in direzione negativa lavoro teso a screditare ipotesi contrarie provando a confutare le teorie alternative al programma di ricerca
Da ciò segue che la scienza nella sua evoluzione non è un'unica impresa ma un complesso di programmi di ricerca che si susseguono tra loro il cui compito è quello di orientare la ricerca stessa, ne sono esempi i principi della fisica aristotelica, i principi della fisica Cartesiana e ancora quelli di Newton e poi di Einstein.
Il passaggio da un programma di ricerca ad un altro non avviene come nel caso di Kuhn nell'impeto di una fase di scienza straordinaria ma nel momento in cui la comunità scientifica consolida un nuovo programma di ricerca capace di spiegare sia i vecchi fatti spiegati dal precedente programma, spiegando perché le teorie del vecchio programma riuscivano a spiegare quei fatti ma è anche capace di risolvere le anomalie e fare nuove previsioni, pertanto il nuovo programma di ricerca non scalza brutalmente il precedente ma lo rimpiazza.

Da questa analisi emerge che vis sono due tipologie programmi di ricerca:
-regressivi che non riescono più a produrre ipotesi in grado di permettergli di superare le anomalie e confutare le evidenze contrarie
-progressivi sono in grado di superare le anomalie presenti e garantire nuove previsioni
A differenza di Popper Lakatos ritiene che non sia sufficiente la falsificazione per abbandonare un programma di ricerca e a differenza di Kuhn non accoglie l'idea che il passaggio tra programmi di ricerca sia un atto improvviso e rivoluzionario perché è sempre possibile lavorare sui vecchi programmi individuando nuove ipotesi capaci di fargli recuperare terreno e credibilità, solo dopo molti anni è possibile parlare di un totale superamento di un programma scientifico e degli eventi che lo hanno determinato.
Paul Karl Feyerabend (1924-1994) filosofo austriaco formatosi a contatto con le idee di Wittgenstein e Popper ha elaborato la sua epistemologia attraverso un serrato dibattito con l'amico Lakatos. Feyerabend è una figura particolare all'interno del dibattito epistemologico novecentesco in virtù della sua tesi sul lavoro di ricerca dello scienziato, che può essere riassunta come segue: il lavoro scientifico è tanto più creativo e fertile quanto più esso non si lascia limitare da norme, regole, metodi fissati e cristallizzati una volta per tutte; è la storia della scienza stessa che ce lo dimostra. Secondo Feyerabend né la verificazione né la falsificazione garantiscono progressi scientifici sottolineando come le innovazioni e i grandi cambiamenti in ambito scientifico sono stati ottenuti quando personaggi come Galileo e Einstein hanno rotto con la tradizione passata rifiutandosi di utilizzare metodi e regole ritenuti validi in quei contesti. Dunque secondo l'autore i progressi della scienza nascono grazie a studiosi indipendenti, che non si riconoscono in correnti o scuole di pensiero, non accettano regole rigide o autorità assolute e hanno il coraggio di mettere in discussione le idee condivise dalla maggioranza, arrivando perfino ad andare contro le leggi e le tradizioni della loro epoca. Per sottolineare questo concetto la sua opera principale è intitolata Contro il metodo (197
0), Ciò dimostra, secondo Feyerabend che, in contrapposizione con qualunque tipo di metodo, nella pratica scientifica non esistono criteri vincolanti e immutabili. Questa convinzione fa sì che il pensiero di Feyerabend venga definito anarchismo epistemologico: la scienza è un'impresa essenzialmente anarchica: l'anarchismo teorico è più umanitario e più aperto ad incoraggiare il progresso che non le sue alternative fondate sulla legge e sull'ordine
Dunque, per il filosofo, l'unico principio valido nella riflessione scientifica è il rifiuto di qualsiasi tipo di principio vincolante, al punto che «nella scienza nessuna strada può essere esclusa a priori». Scrivere contro il metodo significa scrivere a favore di una libertà del metodo grazie alla quale gli scienziati decidono appositamente di violare certe regole tradizionalmente accettate. La scienza in questa ottica procede nella pluralità degli atteggiamenti, degli strumenti e degli approcci ai problemi. L'impresa della conoscenza ha l'aspetto di un oceano https://www.uliveto.it/wp-content/uploads/2018/10/43_1.jpg di teorie alternative tra loro spesso incommensurabili e incompatibili.
Per Feyerabend, anche i concetti che sembrano descrivere solo ciò che osserviamo con i sensi non sono mai “puri”, ma sempre influenzati da idee e teorie. Perfino gli errori si possono considerare tali solo se giudicati da una teoria precisa. Per questo motivo, anche il cosiddetto “fatto puro” non esiste: ogni cosa che vediamo e registriamo passa sempre attraverso il linguaggio e il modo in cui interpretiamo il mondo.

In breve, secondo l’anarchismo metodologico di Feyerabend, non è mai esistito un vero e proprio “metodo scientifico” valido in senso assoluto, né storicamente né come concetto astratto. L’autore, con tono provocatorio, sostiene che la scienza non sia un sapere superiore agli altri, ma semplicemente una delle tante forme di conoscenza sviluppate dall’uomo, al pari del mito o della poesia. La sua critica si concentra soprattutto contro l’ideologia scientifica e contro l’alleanza tra scienza e potere nelle società occidentali, che tende a soffocare o assorbire tutte le altre forme di cultura e conoscenza, giustificandosi con l’idea di possedere una presunta verità unica e razionale.
Feyerabend estese la sua riflessione a tutte le attività umane comprese quelle della sfera politico-sociale in questo ambito l'anarchismo metodologico si concretizza nel progetto di una società «libera» e «democratica», intendendo per democrazia non solo il diritto della gente di «vivere nel modo che ritiene opportuno», ma una forma di coesistenza in cui vengono riconosciuti uguali diritti e uguali spazi di potere sia agli individui, sia alle diverse tradizioni culturali cui essi appartengono.
