
Jean-Paul Sartre, nato a Parigi nel 1905 e morto nel 1980, è stato uno scrittore estremamente brillante e versatile, capace di esprimersi con naturalezza in diversi generi letterari. Ha scritto saggi di tipo psicologico e letterario, romanzi (come La nausea del 1938, L’età della ragione del 1945, Il rinvio del 1945, e La morte nell’anima del 1949), opere teatrali (tra cui Le mosche, 1943; A porte chiuse, 1945; La sgualdrina timorata, 1946; Le mani sporche, 1948; Il diavolo e il buon Dio, 1951; Nekrassov, 1956; I sequestrati di Altona, 1960), e testi politici come L’antisemitismo (1946) e I comunisti e la pace (1952).
In tutte queste opere si ritrovano contenuti filosofici, spesso trasmessi attraverso i personaggi e le loro vicende, che rendono più concreti i concetti astratti. Tuttavia, i suoi scritti filosofici più importanti sono:
- La trascendenza dell’Ego (1936)
- L’immaginazione (1936)
- Saggio di una teoria delle emozioni (1939)
- L’immaginario. Psicologia fenomenologica dell’immaginazione (1940)
- L’essere e il nulla. Saggio di ontologia fenomenologica (1943)
- L’esistenzialismo è un umanismo (1946)
- Critica della ragione dialettica (1960), preceduta da Questioni di metodo
Tra le sue opere più significative va ricordato anche Le parole (1963), un’autobiografia che gli fece ottenere il Premio Nobel per la Letteratura (che però lui rifiutò), e un’imponente opera su Flaubert, della quale pubblicò solo una parte: L’idiota della famiglia (1971-1972).
La concezione dell’Io secondo Sartre
All'inizio della sua attività filosofica, Sartre si concentra su alcuni temi fondamentali: l’Io, l’immaginazione e le emozioni. https://giacomolucarini.it/storage/2023/11/differenza-tra-emozioni-e-sentimenti.jpg Egli parte dalla nozione di intenzionalità della coscienza elaborata da Edmund Husserl, fondatore della fenomenologia. Tuttavia, Sartre se ne distacca presto, criticando il modo in cui Husserl interpreta questa nozione.
Nel suo saggio La trascendenza dell’Ego (1936), Sartre afferma con decisione che l’Io non risiede nella coscienza come un'entità interna o una sorta di abitante. https://www.lachiavedisophia.com/wp-content/uploads/2014/12/pensiero.jpg In altre parole, l’Io non è una realtà chiusa su sé stessa, ma qualcosa che esiste sempre in relazione con il mondo e con gli altri. Non è una sostanza autonoma, ma una funzione aperta, un’interazione costante tra coscienza e realtà esterna.

Questo approccio si riflette anche nel Saggio di una teoria delle emozioni (fine anni Trenta), dove Sartre descrive la coscienza come un “essere-nel-mondo”. Le emozioni, secondo lui, sono modi attraverso cui la coscienza si rapporta alla realtà: una sorta di risposta soggettiva ai problemi e agli ostacoli dell’esistenza. Ad esempio, se una persona sviene davanti a un pericolo, non è solo una reazione fisica, ma una sorta di rifiuto simbolico di quel pericolo, un modo per tentare di annullarlo non con mezzi concreti, ma “magicamente”, attraverso una fuga dalla realtà. https://prod-website-assets-static.s3.eu-south-1.amazonaws.com/Svenimento_da_stress_emotivo_ecf096c473.jpg
Sartre attribuisce un ruolo centrale all’immaginazione, che considera una delle espressioni più evidenti della libertà umana. L’immaginazione permette all’uomo di superare la realtà così com’è e di proiettarla verso il possibile. In questo senso, immaginare significa negare la realtà concreta in favore di una realtà alternativa. L’immaginazione, quindi, è un’espressione diretta della libertà dell’individuo: è il potere di dire “no” al mondo così com'è.
https://visibilita.net/wp-content/uploads/2021/03/NO-810x540.jpg
L’essere, la coscienza e la libertà
Nel suo capolavoro L’essere e il nulla (1943), Sartre riprende i temi degli anni Trenta e li approfondisce in chiave ontologica, interrogandosi – come aveva fatto Heidegger – sulle strutture fondamentali dell’essere.
Egli distingue due modalità principali dell’essere:
- Essere-in-sé (en-soi): rappresenta ciò che esiste senza coscienza, la realtà oggettiva, le cose materiali. È un essere pieno, immobile, privo di mancanze e consapevolezza.
https://img.freepik.com/vettori-premium/insieme-di-oggetti-elemento-scuola_8462-2612.jpg
https://dottjeanfloris.wordpress.com/wp-content/uploads/2016/11/96_m.jpg
- Essere-per-sé (pour-soi): corrisponde alla coscienza, la quale è sempre consapevole di sé stessa e capace di attribuire significato a ciò che incontra.
https://www.iepp.es/it/wp-content/uploads/Consapevolezza-di-se.png
L’essere-in-sé “è ciò che è”: immutabile e opaco. L’essere-per-sé, invece, è caratterizzato dalla coscienza, che è dinamica, sempre in movimento, perché costantemente orientata verso qualcosa. La coscienza non può essere mai come una “cosa”, perché il suo ruolo è quello di dare senso alle cose. Per questa ragione Sartre identifica la coscienza con il “nulla”: non nel senso che non esiste, ma perché non è un contenuto già dato, bensì un’attività continua di negazione, interpretazione e scelta.
https://www.newentrymagazine.it/wp-content/uploads/2024/03/IL-NULLA.jpg
Dire che l’essere umano è un per-sé, quindi, equivale a dire che è libero: è sempre in grado di attribuire significati alla realtà che lo circonda. Per esempio, entrando in una stanza e osservando le persone presenti, non le vediamo mai in modo neutro, ma subito le “coloriamo” di giudizi e interpretazioni (bella, antipatica, simpatica, noiosa…). È in questo atto di “valutazione” che si esercita la nostra libertà.
https://encrypted-tbn0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcRauA5OJodWDn3H0AWUTa4uLLr4CONqx97LEw&s
Dunque, per Sartre, la libertà non è un’opzione tra le altre, ma è la struttura stessa della coscienza: l’essere umano è condannato a essere libero, perché non può sottrarsi al compito di dare significato alla propria esistenza.

Conflitto e responsabilità
Questa libertà strutturale comporta però un conflitto inevitabile: anche gli altri esseri umani sono liberi e attribuiscono significati. Così come io “giudico” l’altro, anche l’altro fa lo stesso con me. Nasce quindi uno scontro tra libertà che vogliono imporsi l’una sull’altra, un conflitto di punti di vista. Sartre esprime tutto questo in maniera drammatica nella celebre frase tratta da A porte chiuse (1944): “L’inferno sono gli altri”. https://hhmagazine.com.br/wp-content/uploads/2020/06/mamede-1024x799.jpeg
La libertà, per Sartre, non è solo possibilità, ma anche responsabilità. Essere liberi vuol dire essere totalmente responsabili delle proprie scelte e delle loro conseguenze. Nessun evento può essere giustificato come esterno alla libertà umana. Anche le situazioni più terribili, come la guerra, non sono “inumane”, perché in fondo dipendono sempre da decisioni prese da esseri umani. https://www.senato.it/application/xmanager/projects/leg19/img/repository/relazioni/biblioteca/minervaweb/camera.jpg
Se, ad esempio, vengo coinvolto in una guerra, non posso dire che è qualcosa che mi è capitato contro la mia volontà. Ho sempre almeno due possibilità: disertare o suicidarmi. Il solo fatto di non aver scelto una di queste alternative implica che ho accettato la situazione, e quindi ne sono responsabile. Anche scegliere di non scegliere è, in fondo, una scelta.
https://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/thumb/c/c2/Kukushka.png/330px-Kukushka.png
La nausea e l’impegno
Nel romanzo La nausea (1938), Sartre descrive il senso di assurdità e mancanza di senso dell’esistenza. L’essere umano è libero di scegliere il significato della propria vita, ma non ha scelto di essere al mondo. È “gettato” nella vita, e questo fatto è in sé privo di spiegazione o giustificazione. Esistere, per l’essere umano, è quindi un’esperienza radicalmente gratuita: non c’è alcuna necessità o motivo per cui esistiamo.
Il protagonista del romanzo, Roquentin, vive una crisi profonda davanti a questa constatazione. Si accorge che tutto ciò che esiste è superfluo, privo di ragione d’essere, compresi sé stesso e gli altri. È questa sensazione di inutilità e peso dell’essere che Sartre chiama “nausea”. https://www.laricercaaltuofianco.it/wp-content/uploads/2021/09/nausea-vomito.png
La religione e la metafisica hanno cercato di colmare questo vuoto, ma secondo Sartre si tratta di illusioni. Tuttavia, proprio da questa esperienza del vuoto nasce il desiderio di superarlo, di diventare padroni del proprio essere. L’uomo aspira a essere come Dio: un essere che si dà senso da sé. Ma questo desiderio è impossibile da realizzare, perché la coscienza non può fondare sé stessa: arriva sempre dopo l’esistenza. L’uomo è, quindi, un “Dio fallito”, destinato a vivere il fallimento di questo progetto impossibile. https://www.film.it/fileadmin/mediafiles/film/articoli/201004/images/400x300/2-13294108.jpg
Sartre chiama questa prospettiva “psicoanalisi esistenziale”: ogni comportamento umano, anche il più eroico o il più miserabile, è un tentativo fallito di risolvere l’assurdità dell’esistenza. Per questo afferma che “è la stessa cosa, in fondo, ubriacarsi in solitudine o condurre i popoli”.
Dall’assurdo all’azione
A partire dalla Seconda guerra mondiale Sartre si allontana dalla prospettiva nichilista, da principio partecipa attivamente alla Resistenza francese. https://museonazionaleresistenza.it/wp-content/uploads/2023/05/Museo-Nazionale-Resistenza-Distaccamento-francese-Seville-1600x800.jpg Dopo il conflitto, Sartre sostiene che la libertà individuale comporti una responsabilità collettiva, motivo per cui promuove un esistenzialismo impegnato, fondato sull’azione concreta nella storia. Con il saggio L’esistenzialismo è un umanismo (1946), prende una posizione più costruttiva. Vi sostiene che, proprio perché non ha una natura fissa, l’essere umano ha il compito di inventarsi e dare forma alla propria esistenza. Esistere viene prima dell’essenza: siamo liberi, e solo attraverso le nostre scelte diventiamo ciò che siamo. Critico del capitalismo e del colonialismo, si avvicina inizialmente al marxismo, pur rifiutandone l’aspetto dogmatico. Negli anni ’50 e ’60 appoggia diverse cause rivoluzionarie, come la lotta per l’indipendenza algerina e il movimento del Maggio ’68. Sartre rifiuta il Premio Nobel per la letteratura (1964) per non farsi strumentalizzare dalle istituzioni. La sua filosofia diventa così una guida all’azione, rifiutando ogni neutralità intellettuale e promuovendo l’impegno civile come dovere etico. https://www.ilcorriereapuano.it/wp-content/uploads/2018/05/19Sessantotto1.jpg
Nel 1966 contribuisce alla istituzione del Tribunale Russell. Il Tribunale Russell è considerato un importante esempio di azione politica che ha contribuito a sensibilizzare l'opinione pubblica sui crimini di guerra e sulla violazione dei diritti umani.
https://www.patriaindipendente.it/wp-content/uploads/2022/12/Russelltribunalen.jpg
