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Il sito è a cura del prof. Bernardo Croci, attualmente insegnante di filosofia presso il Liceo delle Scienze Umane Galilei di Firenze.

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Gli eventi che segnano la rinascita culturale dell’Europa occidentale sono la caduta di Toledo nel 1085 e la conquista di Palermo da parte di Ruggero d’Altavilla nel 1072 (l’opera di riconquista della Spagna era già iniziata nel 1062 ad opera del Re di Castiglia Ferdinando I il Grande). La Spagna era stata uno dei centri culturali dell’Islam ciò contribuì a riportare in Europa molte opere che non circolavano più grazie a numerosi traduttori. Nel 1096 si mosse verso la terra santa, sia la così detta crociata popolare che però fu distrutta prima di giungere a destinazione sia la famosa crociata di Goffredo di Buglione (che per onor del vero comprendeva molti altri condottieri come il figlio ed il nipote di Roberto il Guiscardo e il fratello di Filippo I re di Francia, etc etc) che dopo un po’ di difficoltà entrò a Gerusalemme nel 1099. Le crociate non hanno una gran valenza sul piano militare, le loro conquiste furono effimere e solo alcune di esse si mantennero costanti per più di un centinaio d’anni, ma furono fondamentali per far dialogare due mondi che tra loro erano non comunicati e permisero non solo il rilancio del commercio con l’Oriente, ma anche la circolazione di culture e conoscenze.

Questo afflusso di opere e di idee coincise con l’opera di ricostruzione culturale operata da grandi personaggi come Gerberto di Aurillac (945-1003). Gerberto aveva studiato in Spagna e aveva potuto, grazie ai monasteri presenti nei Pirenei, entrare in contatto con la fiorente cultura araba. Egli non ritiene affatto che vi sia inconciliabilità tra pensiero scientifico e fede. Per quanto la sua cultura risulti ancora superficiale il suo interesse verso le diverse scienze e la disposizione ad occuparsi di ogni branca del sapere ci permette di considerarlo l’autore che meglio rappresenta la rottura tra la cultura dell’alto medioevo e il medioevo centrale.

Non senza motivo sorgeranno varie leggende su di lui: sulle sue doti eccezionali, sulle sue capacità quasi magiche, e – fatto particolarmente importante – sui suoi misteriosi contatti con gli scienziati arabi. (Geymonat, Storia della matematica in Storia delle scienze).

Gerberto che fu chiamato a dirigere la scuola della cattedrale di Reims che divenne centro d’attrazione di molti giovani. Egli introdusse in Europa l’astrolabio, che era diffuso tra gli arabi ma quasi sconosciuto in occidente, questo strumento permise all’astronomia di ritornare ad essere una scienza anche nel mondo cristiano. Oltre ad essere stato precettore di Ottone III, Gerberto divenne Papa nel 999 con il nome di Silvestro II. Malgrado il suo pontificato durò solo quattro anni, questi gli furono sufficienti per riaffermare contro Cosma e Lattanzio che la terra, così come il cielo, sono tondi, per far rientrare dalla Spagna molte opere tradotte dall’arabo e costruire strumenti scientifici.

Costantino l’Africano (1020-1087 circa, africano in quanto nato a Cartagine) fu uno dei grandi traduttori dei classici grechi soprattutto della cultura medica come Galeno e Ippocrate. Egli viaggio molto in Oriente ed in Egitto arrivato nel 1060 a Salerno dove soggiornò a lungo e in seguito si stabilì nell’abazia di Montecassino. L’opera di traduzioni dal mondo arabo e bizantino fu proseguita dall’inglese Adelardo di Bath (1080-1152 circa), egli viaggiò per sette anni tra Italia meridionale, Spagna e in Asia minore e per un certo tempo soggiorno nella scuola di Anselmo a Laon. Tra le sue traduzioni più rilevanti troviamo gli Elementi di Euclide. A lui è anche attribuita la divulgazione della prova aristotelica ex motu dell’esistenza di Dio, da cui si desume che egli conoscesse la fisica di Aristotele.

Raimondo vescovo di Toledo (……-1152) trasformò la scuola della cattedrale in un vero è proprio collegium di traduttori dall’arabo al latino, che in poco più di trent’anni grazie a personaggi come Giovanni Ispano introdusse nell’Europa cristiana le principali opere degli autori arabi. Tra i più celebri traduttori allievi di questa scuola vi è Gherardo da Cremona (1114-1187) che tradusse tutte le principali opere dei commentatori arabi ed in particolare, oltre ad offrire una più accurata traduzione degli Elementi, operò la traduzione dell’Almagesto rintroducendo l’opera di Tolomeo in Occidente. Michele Scoto (1175-1236), attivo alla corte di Federico II di Svevia, tradusse quasi tutte le opere di Aristotele nella versione di Averroè, dando così origine alla tradizione averroista europea (non per nulla Dante lo inserirà nell’inferno). Ultimo, ma solo in ordine temporale, fu Guglielmo di Moerbeke (1215-1286) che a Colonia tradusse buona parte dell’opera di Aristotele, Archimede ed altri talvolta direttamente da fonti greche permettendo così di avere testi depurati dalle interpretazioni di Averroè, e dando origine con Alberto Magno all’aristotelismo cristiano.

Uno dei fenomeni più rilevanti dopo il 1000 fu il sorgere delle Università. La prima e la più famosa fu quella di Parigi ufficialmente sorta nel 1160, contemporaneamente ad essa fu fondata quella di Bologna. Di lì a poco ne sorsero altre: Oxford, Cambridge, Padova, Napoli, Salamanca, Praga, Cracovia, Vienna. Esse s’ispiravano solo in parte alle grandi scuole del mondo antico e dei centri di cultura islamici, infatti, in esse il sapere era trattato in modo sistematico e furono da subito legate prioritariamente alla formazione del clero. Esse si ispiravano al Vivarium di Cassiodoro e perciò a fianco dello studio dei testi sacri vi era quello delle sette arti liberali del Trivio e del Quadrivio. Nelle schole e nell’università medievali l’insegnamento è condotto attraverso la lectio che riguarda la presentazione di un commento ad un testo e la disputatio ovvero l’insieme delle questioni dibattute tra allievi e professori (per onor del vero come rammentato da Santoni Rugiu molta lectio e ben poca disputatio e solo finalizzata ad introiettare meglio gli argomenti presentati). Esse comunque hanno rappresentato un luogo importantissimo per la diffusione della cultura nel Medioevo.

Con la nascita delle schole medievali e dell’università nasce anche la Scolastica. Scholasticus all’inizio del medioevo sta letteralmente a significare insegnante delle arti liberali. Per questo l’origine e lo sviluppo della scolastica si collega alla funzione dell’insegnante: ovvero come formare l’uomo affinché esso possa meglio avvicinarsi alla verità religiosa.

L’atteggiamento che prevale nella scolastica è quello della costruzione di un sapere comune, non individuale, sotto la supervisione dell’autorità ecclesiastica. Essendo gli scolastici rivolti verso la verità religiosa e la sua progressiva rivelazione, rimane da stabilire quale sia il ruolo della filosofia e dei filosofi che sono vissuti prima del cristianesimo. Va tuttavia sottolineato che nel medioevo la maggior parte degli scolastici non ha una sensibilità storia nel leggere le opere degli antichi, ma li legge come se questi fosse dei contemporanei, ovvero senza un adeguata contestualizzazione. Consegue da ciò che il problema dominante nella scolastica è il rapporto tra fede e ragione, da cui però segue anche il problema della libertà dell’uomo e della possibilità o impossibilità che questo ha di indagare la natura.

In riferimento al rapporto fede ragione la Scolastica si distingue in quattro periodi: la prescolastica (IX-X secolo) nella quale possiamo annoverare gli autori della scuola palatina caratterizzata da identità tra fede e ragione; l’alta scolastica (XI-XII secolo) dove viene posto il problema tra fede e ragione con Anselmo d’Aosta (1033-1109) e Pietro Abelardo (1079-1142) tra i dialettici e Pier Damiani (1007-1072) e Bernardo di Chiaravalle (1090-1153) tra gli antidialettici Con particolare riferimento alla disputa tra dialettici ed antidialettici la contrapposizione era dovuta proprio al ruolo che la ragione doveva assumere in rapporto alla fede. I dialettici ricorrevano all’uso della ragione dialettica (ars disserendi) ed in particolare alla logica vetus per comprendere le verità della fede. Diversamente gli anti dialettici si affidavano all’autorità delle sacre scritture limitando il compito della filosofia alla difesa delle verità religiose. Tra questi ultimi spicca Pier Damiani, monaco benedettino, che aveva definito la filosofia serva della fede, ancilla fidei pertanto poteva essere utilizzata ma senza pretesa di verità. (In seno ai dialettici si accende in particolare il dibattito sugli universali). La fioritura della scolastica (XIII secolo) caratterizzata dal tentativo di conciliare fede e ragione, un momento fondamentale perché caratterizzato dal pensiero di Alberto Magno (1206-1280) e Tommaso D’Aquino (1225-1275) che per così dire trasformeranno Aristotele in un buon cristiano. Ed infine il dissolvimento della scolastica (XIV secolo) con Duns Scoto (1265-1308) e Guglielmo da Ockham (1280-1349) con i quali si affermerà che fede e ragione sono due campi eterogenei e distinti.

 

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