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Il sito è a cura del prof. Bernardo Croci, attualmente insegnante di filosofia presso il Liceo delle Scienze Umane Galilei di Firenze.

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Con Severino Boezio (480-524 d.c.) si può affermare che finisce definitivamente la cultura classica, esso è stato considerato da taluni l’ultimo dei classici ed al contempo il primo dei medioevali. Il suo obiettivo era di tradurre e commentare tutte le opere di Platone ed Aristotele onde evitare che questo patrimonio andasse perduto, ma la sorte non fu benigna con lui, la sua opera rimase incompiuta. Console di Roma sotto il re goto Teodorico (454-526 d.c.) cadde in disgrazia, accusato da alcuni aristocratici goti invidiosi di lui, venne condannato a morte per aver con l’accusa di complotto contro il re. Dopo essere stato imprigionato a Pavia fu giustiziato. In carcere Boezio scrisse la più celebre delle sue opere De consolatione philosophiae (La consolazione della filosofia). Egli pur dichiarandosi cristiano è fortemente legato alla filosofia classica e pagana. Boezio commenta l'Isagoge di Porfirio dando così avvio alla disputa medievale sugli universali: ovvero sulla natura dei concetti (o idee). Pur non prendendo posizione l'opera di Boezio risulta fondamentale perché costituisce la cosiddetta logica Antiqua cioè la parte della logica degli antichi nota in Occidente prima della traduzione dell'Organon aristotelico.

Egli non solo si fa traduttore delle opere logiche di Aristotele in latino, ma attraverso il carattere eclettico dei suoi scritti ci consegnano una parte cospicua delle idee della filosofia antica. Il recupero di queste idee che per un periodo si è considerato prezzi un pagano o quantomeno un cristiano per comodo.

Nella sua opera principale, la consolazione della filosofia, si instaura un dialogo socratico Sui generis tra Boezio e Filosofia. In quest'opera Filosofia è presentata in modo allegorico come una matrona che consola Boezio, condannato ingiustamente a morte come Socrate, e gli dimostra come la felicità non risiede nei beni ma in Dio. Dalla considerazione del suo caso personale Boezio passa all'analisi di tutta l'esistenza umana e alla contemplazione dell'universo, proponendo una visione neoplatonica del mondo inteso come realtà ordinata, animata e orientata alla sua causa prima cioè Dio considerato come creatore. Come Agostino è fortemente influenzato dal platonismo da cui attinge l'idea della divinità come “sommo bene” e quindi con la felicità.

Si chiede Allora Boezio com'è possibile che nel mondo vi sia così tanto male. Boezio spiega che tutti gli uomini desiderano il bene, ma i malvagi cercano un bene apparente e dunque il male corrisponde alla mancanza di capacità di valutazione di ciò che è veramente buono e lecito ( Boezio sembra così assolvere l'essenza di tutti gli uomini, anche di quelli apparentemente malvagi). Sul Perché Dio permette la sofferenza dei giusti Boezio afferma che in realtà la ricerca del bene è già di per sé un premio per il giusto che non si piega alla ricerca di un bene apparente e si avvicina alla felicità di Dio; mentre all'opposto i malvagi, che sembrano prevalere in questo mondo, compiendo il male si allontanano da Dio e quindi si sottopongono essi stessi a un’autopunizione.

In Dio dice Boezio non esiste nel passato nel futuro, per questo e salva la libertà dell'uomo perché la previsione di un evento non necessita che questo si debba necessariamente realizzare. Dio, infatti, è al di là dello scorrere del tempo: egli può contemplare tutto ciò che accade simultaneamente, come un uomo che, salito sulla cima di una montagna, osserva tutto quello che avviene al di sotto, senza però intervenire o mutare il corso degli eventi.

Boezio negli Opuscoli teologici ha poi difeso la trinità Divina e ha introdotto il termine persona come traduzione del concetto di hypòstasis: la persona è sostanza individuale di natura razionale (questa definizione nata nell'ambito della dottrina trinitaria sarà poi da Tommaso D'Aquino estesa a ogni individuo dotato di natura razionale e quindi all'uomo). L’aritmetica di Boezio, come già in Proclo e nella tarda scuola di Alessandria di Teone e la figlia Ipazia, è trattata con un’impostazione platonica-pitagorica volta a fare della filosofia dei numeri più che una scienza esatta. Boezio ci ha lasciato anche un compendio di astronomia, contenente in parte alcune informazioni desunte dall’Almagesto.

Flavio Cassiodoro (490-583) fu collaboratore di Boezio prima della condanna. I suoi interessi sono prevalente rivolti alla formazione e all’educazione. Egli proponeva un’educazione enciclopedica cioè aperta a tutti gli ambiti del sapere. Dopo aver proposto la costruzione di un Accademia cristiana a Roma al Papa (che non si realizzo per la morte del pontefice) si trasferì in Calabria dove fondo il Vivarium questa scuola rappresenterà il modello per le scuole medioevali essa era corredata da una biblioteca e da un officina libraria Scriptorium (che aveva il compito di copiare i testi più preziosi). La scuola si fondava sull’idea di conciliare lo studio della bibbia con le scienze profane, ivi lo studio delle arti liberi del trivio (grammatica, dialettica e retorica) e del quadrivio (aritmetica, geometria, musica e astronomia) era propedeutico allo studio della bibbia.

Cassiodoro si fa promotore, nella sua opera De anima, dell’idea di anima come sostanza spirituale generata da Dio, una luce in senso spirituale che abita del corpo come un sacerdote in un tempio e che pertanto non è legata indissolubilmente con esso: il corpo permette all’anima di vivere nel mondo fisico, ma al contempo l’anima permette al corpo di elevarsi.

Mentre il mondo veniva sconvolto dall’avvento della nuova super potenza meritano un rapido sguardo le opere di due grandi pensatori Isidoro di Siviglia (570-636 d.c.) e Beda il Venerabile (674-735 d.c.).

Isidoro Vescovo di Siviglia (570-636) fu un enciclopedista compose le Ethymologie venti libri dove si cercava di riassumere la cultura del passato che nei diversi passaggi da Boezio a Cassiodoro fino a Isidoro diminuiva sempre di più. L’opera di Isidoro ha come unico fine la compilazione non c’è la volontà di fare sintesi tra le diverse tesi, ma rimane pur sempre un’opera fondamentale perché appunto una delle più lette nel medioevo ed una delle poche che comprendesse al suo interno ancora un po’ delle conoscenze del mondo classico. In particolare espose l’astronomia e la meteorologia desunte dall’opera di Seneca e nel De ordine creature la genealogia degli esseri seguendo un’impostazione neoplatonica.

Della stessa natura sono gli scritti di Beda il Venerabile (674-735), egli svolse in Inghilterra lo stesso ruolo di Isidoro in Spagna, il suo De natura rerum è ispirato a Plinio il Vecchio. Beda si ispira in parte alla filosofia di Agostino. Nella sua opera si trovano sia conoscenze matematiche sia informazioni riguardo al supposto moto del Sole e a diversi altri fenomeni celesti a carattere periodico. Egli non dubita della rotondità della Terra, ma ritiene tuttavia improbabile che la terra sia popolata nella parte australe.

 

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