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Il sito è a cura del prof. Bernardo Croci, attualmente insegnante di filosofia presso il Liceo delle Scienze Umane Galilei di Firenze.

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Nato a Palma di Maiorca verso il 1235 e morto nel 1315, Raimondo Lullo fu una delle personalità più singolari dell'epoca di cui ci stiamo occupando. Formatosi completamente al di fuori dell'ambiente parigino, egli visse a lungo in Spagna, compiendo però numerosi viaggi: in Francia ( ove tenne alcune lezioni di logica a Parigi), a Napoli, a Tunisi ed in oriente. Si occupò con altrettanto entusiasmo di alchimia e di logica, di grammatica e di poesia, di metafisica e di teologia; né va dimenticato il suo interesse per la mnemotecnica che verrà poi denominata ars lulliana. Per la vastità straordinaria dei suoi studi, fu chiamato doctor illuminatissimus. Qui ci fermeremo brevemente solo su due campi della sua molteplice attività: l'alchimia https://encrypted-tbn0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcTbLXWEnIpY1a9tGIhPyB74fEEZEt1zQ2k1LMz5VGgDGNiHAyFQ4A e la logica. A partire dal 1275-76, la vita di Lullo è scandita da una serie di viaggi nei paesi del Mediterraneo; le sue mete più frequenti furono Montpellier, nella cui università medica completò la sua formazione; Roma, dove cercò di convincere i pontefici ad adottare la sua arte come strumento di rinnovamento del sapere e di persuasione degli infedeli; Parigi, dove tentò di fare lo stesso con i magistri dell'università - ottenendo complessivamente scarso successo - e con la corte di Filippo il Bello, per cui scrisse una breve esposizione della sua filosofia nella forma di una "sacra rappresentazione" del Natale (Liber Natalis pueri parvuli Christi Jesu, 1311); Tunisi, dove personalmente provò a utilizzare il suo metodo di discussione coi sapienti musulmani, convinto che, se avesse persuaso i dotti, la conversione del popolo sarebbe venuta di conseguenza. Nel Liber de Gentili et tribus sapientibus (1274-76) Lullo aveva messo in scena una disputa fra i seguaci delle tre grandi religioni monoteistiche del Mediterraneo, un ebreo, un musulmano e un cristiano, i quali sottopongono al giudizio di un filosofo pagano le loro credenze religiose. La preghiera del Gentile, che chiude il libro, è uno splendido esempio di religione filosofica, e non a caso a questo testo si ispirerà Nicola Cusano per la sua opera sulla tolleranza. Ma la convinzione pacifista di Lullo venne meno dopo la battaglia di Acri (1291), e nel Liber de fine (1305) non esitò a sostenere la crociata armata, anche se consigliando ai crociati di inserire nel loro equipaggiamento una ventina di suoi libri (elencati titolo per titolo), i quali avrebbero permesso loro di predicare alle folle sottomesse, per convertirle.

Nell’ultimo periodo della sua vita, infine, rivolse la sua attenzione a quei filosofi scolastici che riprendevano l’interpretazione di Aristotele data da Averroè, formulando dottrine incompatibili con l’ortodossia cristiana e perciò oggetto di polemiche filosofiche e di condanne negli anni ’70. Lullo fu uno dei più accaniti avversari dell'averroismo, di cui erano ancora fortissime le tracce nel paese in cui svolse la sua attività, la Spagna. La separazione tra campo della ragione e campo della fede - propugnata dagli averroisti - gli pareva una mostruosa assurdità. La prima chiara presa di posizione in questo senso emerge nella Declaratio per modum dialogi edita (1298), in cui Lullo riprende gli articoli della condanna emessa dal vescovo di Parigi del 1277, per opporre alle dottrine averroistiche le proprie dimostrazioni in accordo con le verità di fede. Numerose altre opere antiaverroistiche, per lo più molto brevi, furono scritte durante l’ultimo soggiorno parigino (1309-1311): in esse l'esposizione secondo il metodo combinatorio è abbandonata a favore del metodo sillogistico, ma non cambia il contenuto dottrinale, come se Lullo avesse identificato nell'Averroismo l'espressione intellettuale della religione musulmana nella cittadella cristiana. Solo per un motivo, però, il suo razionalismo riesce a conciliare senza difficoltà i campi della ragione e della fede: per il semplice fatto che è un razionalismo interamente pervaso di fervore mistico verso dio! La debolezza di tale pretesa posizione razionalistica è così evidente che non vale la pena insistervi.

Negli ultimi anni (1312-1313) Lullo, deluso da tutti coloro presso i quali aveva cercato appoggio per il suo progetto missionario, rivolse la sua attenzione all’ambiente dei francescani spirituali, ricercando contatti con il sovrano che li proteggeva, Federico III di Sicilia, e con il medico e profeta catalano Arnaldo da Villanova; anche nelle opere scritte in questo contesto, sermoni per lo più, le sue dottrine sono messe al servizio della dimostrazione della fede, cui dedicò anche l’ultimo viaggio in Tunisia e l’ultimo tentativo, fallito come gli altri, di convertire i seguaci dell’Islam alla fede cristiana.

A Lullo vengono attribuite anche molte opere di alchimia: Testamentum duobus libris universam artem cfymicam complectens, Experimenta, Epistula accurtationis lapidis, ecc. Sebbene in essi siano senza dubbio presenti numerose interpolazioni, è molto probabile che vi si trovi espressa l'essenza del suo pensiero. Questa è piuttosto oscura, come peraltro in tutti gli alchimisti. http://www.sapere.it/mediaObject/gedea/images/1037/Alchimia--974874/original/10372216.jpg Certo è che egli attribuisce all'alchimia molti importanti compiti in base ai quali può considerarla al centro del progresso umano; tali compiti vanno dalla purificazione delle pietre preziose alla preparazione di efficacissimi medicinali, dallo studio dell'esatta costituzione dei metalli alla loro trasmutazione in oro (cioè alla scoperta della cosiddetta pietra filosofale capace di riportare a purezza la materia ‘corrotta’ http://www.visionealchemica.com/wp-content/uploads/2017/08/D8D.jpg). Non risulta facile stabilire se Lullo abbia dato concreti contributi, e quali, all'effettivo sviluppo delle nozioni chimiche dell'epoca; il velo di mistero che avvolgeva le ricerche alchimistiche rende infatti ,pressoché impossibile precisare quale sia stato l'apporto originale dei singoli autori che si dedicavano ad esse. Sembra, comunque, che Lullo abbia occupato, per così dire, una posizione di avanguardia nei processi di distillazione e nello studio degli acidi; gli è stata attribuita fra l'altro la preparazione dell'acido nitrico, ma l'attribuzione è alquanto inesatta perché già altri l'aveva eseguita qualche anno prima di lui. https://www.yorick-photography.com/wp-content/uploads/2016/02/tavola_simboli_alchemici_archeosofia_casale_monferrato.jpg.

Più sicuri sono i suoi contributi alla logica, esposti nei vari trattati che dedicò ad essa, in particolare nell' Ars magna generalis ultima e nell' Ars brevis ad absolvendam omnium artium enryclopediam. Uno dei punti più interessanti di queste opere è proprio la concezione della logica come scienza generale, scientia scientiarum, cioè come unica fonte della scientificità realizzantesi nelle scienze speciali. La generalità della logica non va però confusa, secondo Lullo, con quella della metafisica; la logica infatti non si occupa dell'essere come la metafisica, bensì soltanto dei termini. Proprio perciò essa potrà assumere la struttura di calcolo e potrà esaminare tutte le possibili combinazioni dei termini semplici, risultando così in grado di scoprire i principi di tutte le scienze. In Lullo troviamo cioè le prime manifestazioni, per quanto ingenue, della possibilità di meccanizzare il ragionamento, combinando i concetti in modo da esaurire tutte le possibilità;

La riflessione teorica più rilevante è sicuramente quella di Raimondo Lullo, il quale si dedicò ad immaginare una macchina capace di elaborare ragionamenti e fare calcoli. L’idea nasceva dall’opera l’Ars Magna che aveva l’ambizione di scomporre le proposizioni linguistiche in proposizioni atomiche, tali che potessero essere espresse utilizzando la simbologia dell’aritmetica. http://digicult.it/wp-content/uploads/2018/03/cover-21.jpg Utilizzando un certo numero di frasi atomiche, Lullo ipotizzò che attraverso l’utilizzo di una serie di ruote su cui erano incise le proposizioni si potesse ottenere automaticamente tutte le verità che scaturivano dalla combinazione di esse. Anche se in passato già si era usato altri strumenti per contare il tempo o altri elementi (come l’abaco), con Lullo per la prima volta si immagina di poter automatizzare il ragionamento. Egli intendeva proporre un metodo che si dimostrasse più efficace della tradizionale applicazione delle leggi sillogistiche e che si fondava su sei classi (attributi assoluti, relazioni, questioni, soggetti, virtù, vizi) di nove elementi ciascun,a, mediante cui Lullo credeva di poter ottenere tutte le proposizioni possibili.

 

L’Ars lulliana prevede un alfabeto di nove lettere da B a K che rappresentano nove Principi assoluti (o Dignità divine), ai quali egli associa nove Principi relativi, nove tipi di Questioni, nove Soggetti nove Virtù e nove Vizi, che sono predicati dei Principi assoluti.

La cosiddetta Prima Figura dell’Ars lulliana mostra come, assegnati alle lettere i nove Principi assoluti, essi si possono combinare in modo da formare 72 proposizioni del tipo “La bontà è grande” o, leggendo nella direzione inversa, “La grandezza è gloriosa”.

Più interessante è la Terza Figura dove Lullo considera tutti i possibili appaiamenti tra le lettere. Sembra che escluda le inversioni d’ordine, perché il risultato è di 36 coppie, ma le coppie possibili sono virtualmente 72, perché ciascuna lettera può diventare indifferentemente soggetto e predicato. Così il sistema permette domande come “Se la Bontà sia grande” o “Che cosa è una Bontà grande?” e la terza figura consente, almeno in teoria, 432 proposizioni e 864 questioni.

Nella quarta figura addirittura il meccanismo è mobile, nel senso che si tratta di tre cerchi concentrici di dimensione decrescente, applicati uno sull’altro, e di solito tenuti fissi al centro da una funicella annodata. Nove elementi a gruppi di tre permettono 84 combinazioni (del tipo BCD, BCE, CDE). Se in Ars breu e altrove Lullo parla di 252 combinazioni è perché a ciascuna tripletta possono essere assegnate anche le tre questioni designate dalle lettere che appaiono in tripletta. Ciascuna tripletta genera una colonna di 20 combinazioni (per 84 colonne!) perché Lullo trasforma le triplette in quadruple, inserendo la lettera T. Quando si ottiene una sequenza co me BCTC le lettere che precedono la T vanno lette come Principi assoluti, mentre quelle che la seguono vanno lette come Principi relativi. Quindi BCTC andrà letta come: “Se B, la bontà, sia C, grande, in quanto contiene in sé C, e cioè cose concordanti”. Con questo sistema si possono ottenere 1680 combinazioni. Ma qui emerge subito il primo limite dell’Ars: molte delle combinazioni possibili devono essere respinte sia in base all’esperienza che alle verità di fede. Per esempio la combinatoria permetterebbe di produrre la domanda “se il mondo sia eterno” e la risposta per cui, se il mondo fosse eterno, poiché si è già visto che la bontà è così grande che è eterna, si dovrebbe avere una bontà eterna, e pertanto non ci dovrebbe essere alcun male nel mondo. Ma, obietta Lullo, il male esiste nel mondo, come appare dall’esperienza. Pertanto si deve concludere che il mondo non è eterno. La risposta è dunque negativa non sulla base di quello che la combinatoria permetterebbe di dire, ma secondo quello che il buon cri stiano sa già, e cioè che l’eternità del mondo è eresia averroistica. Pertanto le 1680 sequenze non servono a generare questioni e risposte inedite ma provvedono solo la prova di argomentazioni già collaudate.

L’Ars non è uno strumento matematico-logico ma solo uno strumento dialettico, un modo per individuare e ricordare tutti i modi buoni per argomentare in favore di una tesi precostituita. (Uberto Eco, La filosofia e le sue storie)

In breve, il suo metodo è così concepito: fissati gli elementi fondamentali, egli immagina un meccanismo composto di cerchi concentrici, il movimento rotatorio di ognuno dei quali è indipendente da quello di ogni altro. Rappresentati comunque questi termini alla periferia dei cerchi, mediante la rotazione degli stessi si potevano confrontare i concetti ad esempio in gruppi di tre, riuscendo così a determinare - supposto che i termini fossero elementi di un sillogismo corretto - gli attributi predicabili di un dato soggetto, o il termine medio fra due dati, o la conclusione di due date premesse. Per Lullo i principi della fede e una cosmologia bene ordinata devono contemperare l’incontinenza della combinatoria.Come Lullo dice nella versione catalana della sua Logica Algazelis: “De la logica parlam tot breu / car a parler avem de Deu” (“Della logica parliamo brevemente / perché bisogna parlare di Dio”).Rileggere oggi Lullo come se avesse pensato alla computer science significherebbe tradire le sue intenzioni. Ma certamente egli è stato il precursore degli ardimenti successivi che ha ispirato. Gli storici moderni della logica vedono in quest'idea lulliana germi di idee successivamente avanzate da Cartesio, Leibniz, De Morgan.

 

 

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