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Il sito è a cura del prof. Bernardo Croci, attualmente insegnante di filosofia presso il Liceo delle Scienze Umane Galilei di Firenze.

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La figura più significativa del francescanesimo duecentesco è quella di Giovanni Fidanza ovvero Bonaventura da Bagnoregio Dott. Seraphicus (1218-1274). Egli fu allievo di Alessandro di Hales (1185- 1245) e avviato da esso alla filosofia di Agostino. Uno dei suoi impegni principali fu il commento alle Sentenze di Pietro Lombardo, ivi afferma che il fine dell'apprendimento non è l'accrescimento del sapere, ma l'acquisizione di strumenti intellettuali utili alla predicazione e che la teologia deve essere rivolta al cuore inclinando la volontà umana verso le opere buone.

In quest'ottica la filosofia per Bonaventura ha un ruolo propedeutico rispetto alla teologia e tutte le scienze rimandano in un certo qual modo al sapere teologico.

Dal 1257 Bonaventura, dopo la polemica che coinvolse maestri secolari e religiosi circa i rispettivi diritti alle cattedre universitarie, fu Magister alla facoltà di teologia di Parigi insieme a Tommaso ma poco dopo venne eletto Generale dell'Ordine perciò non proseguì l’attività di insegnante. Tra il 1260 e il 1270 assistette alla disputa parigina che contrappose la filosofia di Tommaso di stampo aristotelico a quella del francescano Giovanni Peckham. Nominato cardinale e successivamente vescovo di Albano, partecipò al II Concilio di Lione il quale, grazie anche al suo contributo, segnò un riavvicinamento fra Chiesa latina e Chiesa greca. Morì a Lione il 15 luglio 1274.

Bonaventura rileva due errori fondamentali nella filosofia aristotelica il primo quello di avere contrastato la dottrina delle idee di Platone il secondo di aver ridotto tutta la filosofia alla sola ricerca delle cause dei fenomeni naturali.

In questo modo Aristotele per così dire avrebbe impedito alla mente di elevarsi al di sopra della natura: Aristotele si limitava alla conoscenza mentre la filosofia di Platone che aveva il suo perno nella dottrina delle idee, cioè gli archetipi eterni e ultrasensibili, possedeva in parte la Sapienza. Sapienza e conoscenza che si trovavano congiunte invece nel pensiero di Agostino.

Recuperando la dottrina platonica delle idee Bonaventura afferma la tesi dell'esemplarismo e ileomorfismo, ovvero che gli archetipi sono presenti nella mente di Dio come esemplari di tutte le cose create e che questi vengono impressi alla materia nell'atto della creazione così che ogni cosa esistente nel mondo è una materia, intesa come potenza, che si distingue dal lato puro atto che è solo Dio.

Il mondo è per Bonaventura come un libro che rimanda a significati invisibili espressi da cose visibili, l'osservazione del mondo serve a scoprire il vestigium (l’impronta) di Dio, mentre attraverso l'introspezione l'uomo può ripercorrere il cammino fino a Dio.

L'itinerario dell'uomo verso Dio è descritto attraverso l'attività dell'anima che compie un moto ascensionale dal segno al significato è un moto discensionale dal significato al segno. L'anima, a sua volta, opera attraverso tre facoltà: con la sensibilità coglie la realtà fuori di noi, con lo spirito la realtà dentro di noi, con la mente la realtà sopra di noi. Quando l'anima osserva in modo ascensionale la realtà fuori di noi attraverso la sensibilità vede la natura come uno specchio che rinvia a Dio, quando l'anima usa la sensibilità con moto discensionale vede la natura come il luogo in cui si ritrovano le tracce di Dio.

Quando l'anima si avvale dello spirito in movimento ascensionale considera la memoria, l'intelletto e la volontà come attività che rinviano alla Trinità divina quando lo fai in modo discensionale trova in sé fede speranza e carità che sono le tracce della Trinità divina.

Quando l’anima si avvale della mente in moto ascensionale considera Dio nei suoi attributi mediante la teologia razionale, quando lo fa in modo discensionale considera Dio nella sua natura mediante la fede nella rivelazione. Attraverso questo percorso l'anima giunge all'estasi ovvero esce da sé e ritrova l'unione con Dio.

Rifacendosi ad Agostino Bonaventura sviluppa anche un complesso simbolismo della luce che illumina la mente dell'uomo. Dio è visto come fonte di ogni luce e la creazione (l’universo), con le sue luci minori e maggiori, conduce verso la luce suprema. Esistono diversi gradi di illuminazione a cui corrispondono diversi gradi di conoscenza:

1) la luce esteriore permette di dominare ed esercitare le arti meccaniche;

2) la luce inferiore guida la percezione dei sensi e serve ad acquisire il sapere;

3) la luce interiore orienta la conoscenza filosofica e metafisica permettendo all'intelletto di cogliere le realtà sovrasensibili;

4) la luce della Grazia che guida l'uomo alle verità di fede e alla salvezza.

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