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Il sito è a cura del prof. Bernardo Croci, attualmente insegnante di filosofia presso il Liceo delle Scienze Umane Galilei di Firenze.

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LE DOMANDE CHE SI PONE KANT NELLA CRITICA DELLA RAGION PURA:

  • La conoscenza matematica è certa?
  • La conoscenza fisica è certa?
  • La conoscenza metafisica è scienza?
  • E quali sono i principi immutabili della SCIENZA?

Racchiusa in queste quattro questioni sta tutta la tensione del criticismo kantiano, che non solo mette in discussione i criteri di validità della metafisica classica dogmatica, ma anche quelli delle scienze.

Il concetto da cui parte la riflessione della critica della ragion pura è di diretta discendenza empirista, riguarda cioè l’esperienza. Considerando che ogni conoscenza ha origine dall’esperienza, bisogna indagare come l'esperienza determina le possibilità della conoscenza, e di conseguenza stabilire  di quale conoscenza siamo capaci.

L’interpretazione che la filosofia ha dato dell’esperienza in passato, sostiene Kant, si è basata sempre su un assunto in particolare, per il quale se è vero che l’esperienza è il fondamento della conoscenza, vi è comunque un sostrato di leggi immutabili che in un certo qual modo si rende indipendente dall’uomo e dai limiti della sua esperienza. In alternativa a questa convinzione si è proposta l’idea che tutto potesse scaturire dall’esperienza. Kant pone al centro della sua indagine critica, il GIUDIZIO, ossia l’espressione fondamentale di ogni conoscenza (unione di soggetto e predicato).

L’ANALISI DEI GIUDIZI

Kant pone al centro della sua indagine critica, il giudizio, ossia l’espressione fondamentale di ogni conoscenza, rappresentata dalla struttura linguistica di soggetto, copula e predicato. Kant distingue i giudizi per validità in a priori e a posteriori e per criterio di verità in analitici e sintetici:

-a posteriori sono tutti i giudizi la cui origine o validità dipende dall’esperienza sensibile   (ad es. «i cigni sono bianchi», «gli studenti leggono poco», ecc.). Poiché validi sulla base dell’esperienza, i giudizi sintetici sono sempre particolari e contingenti, come decretato già da Hume;

-a priori sono tutti quei giudizi la cui origine è indipendente dall’esperienza e che pretendono di valere in maniera universale e necessaria (ad es. «l’anima è immortale», «7+5=12», ecc.);

-analitici sono quei giudizi che non estendono la conoscenza umana, il cui criterio di verità è il principio di non contraddizione (ad es. «gli scapoli non sono ammogliati»; «il cerchio è circolare», ecc.);

-sintetici sono infine i giudizi che estendono la conoscenza umana, la cui negazione non comporta contraddizione. Tali sono ad esempio tutti i giudizi a posteriori.

                                                                        Rispetto all’origine i giudizi si distinguono in:    

 

 

Per criterio di verità

I giudizi si distinguono in:

 

A PRIORI

A POSTERIORI

SINTETICI

sintetici a priori

giudizi universali e necessari, che ampliano la conoscenza

(matematica, geometria, fisica ne attestano l’esistenza)

sintetici a posteriori

giudizi empirici, contingenti e particolari, che ampliano la conoscenza

ANALITICI

analitici a priori

giudizi tautologici, universali e necessari, che non ampliano la conoscenza

analitici a posteriori

articolazione insensata

Kant muove da una costatazione: scienze come la matematica, la geometria, la fisica si basano su giudizi sintetici a priori. I giudizi su cui si fondano le scienze non sono infatti dei semplici giudizi empirici, osservativi, giacché essi sono costitutivi di leggi, di principi dalla validità universale e necessaria, com’è proprio di ogni sapere a priori. I giudizi della scienza non sono neppure analitici, sterili di nuove conoscenze, giacché producono nuove scoperte, arricchiscono il sapere.

I giudizi matematici sono tutti sintetici […]. La fisica (physica) comprende in sé, come principi, giudizi sintetici a priori. Addurrò in esempio soltanto un paio di proposizioni, come quella che in tutti i cangiamenti del mondo corporeo la   quantità della materia resta invariata; oppure quest’altra, che in ogni comunicazione di movimento l’azione e la reazione saranno sempre uguali tra loro. In entrambe non soltanto è chiara la loro necessità, e pertanto la loro origine   a priori, ma è chiaro altresì che sono proposizioni sintetiche. Giacché nel concetto della materia io non penso la permanenza, ma solo la sua presenza nello spazio, in quanto lo riempie. (Kant, Critica della ragion pura)

LA RIVOLUZIONE COPERNICANA

Per fondare le scienze, una volta attestata l’esistenza di giudizi sintetici a priori, occorre chiedersi come simili giudizi siano possibili. A tal fine Kant invita a riconsiderare il ruolo dell’uomo nel processo complessivo della conoscenza, valutandolo come un soggetto anche attivo e non soltanto passivo.

Qui è proprio come per la prima idea di Copernico; il quale, vedendo che non poteva spiegare i movimenti celesti ammettendo che tutto l’esercito degli assi ruotasse intorno allo spettatore, cercò se non potesse riuscir meglio facendo girare l’osservatore, e lasciando invece in riposo gli astri. Ora in metafisica si può veder di fare un tentativo simile per ciò che riguarda l’intuizione degli oggetti. Se l’intuizione si deve regolare sulla natura degli oggetti, non vedo punto come si potrebbe sapere qualcosa a priori; se l’oggetto invece (in quanto oggetto del senso) si regola sulla natura della nostra facoltà conoscitiva, mi posso benissimo rappresentare questa possibilità. (Kant, Critica della ragion pura)

LA FILOSOFIA TRASCENDENTALE

Per identificare il ruolo attivo del soggetto, Kant distingue tra materia e forma della conoscenza: la prima segue a posteriori dall’esperienza sensibile, nei cui confronti il soggetto è passivo, e fornisce i contenuti della conoscenza; la seconda precede a priori dalle modalità con cui operano attivamente le facoltà conoscitive umane e riguarda l’organizzazione della conoscenza. Se il contenuto del conoscere dipende così dall’oggetto (a posteriori), la forma spetta invece al soggetto ed è da lui premessa (a priori). Kant denomina trascendentale ciò che si riferisce al modo in cui è possibile per il soggetto conoscere a priori.

Non c’è dubbio che ogni nostra conoscenza incomincia con l’esperienza […]. Ma sebbene ogni nostra conoscenza cominci con l’esperienza, non perciò essa deriva tutta dall’esperienza. Infatti potrebbe essere benissimo che la nostra stessa conoscenza empirica fosse un composto di ciò che noi riceviamo dalle impressioni e di ciò che la nostra propria facoltà di conoscere vi aggiunge da sé. (Kant, Critica della ragion pura)

Il significato del termine trascendentale.

Trascendentale non deve essere confuso con trascendente, che vale a designare le realtà metafisiche distinte da quelle terrene. Trascendentale è invece un termine di natura strettamente filosofica che definisce tutti quegli elementi che preesistono all'esperienza conoscitiva umana e ad ogni attività in generale, e che esistono solo in e per l'intelletto.

In Kant trascendentale è dunque sinonimo di a-priori o puro. Kant recupera questo concetto dalla Scolastica medievale che indicava con esso tutto ciò che è massimamente universale.

STRUTTURA GENERALE DELLA CRITICA DELLA RAGION PURA

Una volta delineato nell’Introduzione il piano di lavoro, la trattazione della Critica della ragion pura si articola in due parti principali:

-La Dottrina trascendentale degli elementi, che analizza le conoscenze pure e i loro ambiti di validità;

-La Dottrina trascendentale del metodo, che mostra come applicare le conoscenze ai bisogni dell’uomo.

 

La Dottrina trascendentale degli elementi si suddivide a sua volta in:

-un’Estetica trascendentale, che tratta delle forme pure della sensibilità;

-una Logica trascendentale, che considera le forme pure del pensiero.

 

La Logica trascendentale, a sua volta, è suddivisa in:

-un’Analitica trascendentale, la quale, attraverso un’Analitica dei concetti e un’Analitica dei principi, individua i concetti puri e i principi sintetici a priori dell’intelletto;

-una Dialettica trascendentale che considera invece le conoscenze pure, trascendenti la sensibilità, ovvero le idee della ragione.

 

 

 

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