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Il sito è a cura del prof. Bernardo Croci, attualmente insegnante di filosofia presso il Liceo delle Scienze Umane Galilei di Firenze.

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Assicurati i fondamenti della scienza entro i limiti del fenomeno, dell’esperienza possibile, la Logica trascendentale, nella sezione Dialettica trascendentale, questa sezione era il nucleo della prima stesura della critica perché tenta di rispondere alla domanda se la metafisica tradizionale può essere una scienza.

La ragione da una tendenza della sua natura è spinta a procedere oltre l’uso empirico, e ad avventurarsi, in un uso puro per semplici idee, fino agli estremi confini di ogni conoscenza e trovar pace soltanto nel compimento del suo giro, in un tutto sistematico per se stante. (Kant, Critica della ragion pura)

In questa parte dunque Kant valuta il tentativo della ragione umana di superare i limiti della sensibilità e dell’intelletto per cercare la totalità, l’unità suprema del sapere: la facoltà studiata è la ragione, il cui oggetto è l’incondizionato, ovvero le idee. Con questo termine Kant non intende tutti i contenuti del pensiero come Locke o Cartesio, ma solo le rappresentazioni di un contenuto trascendente di pensiero.

Nella metafisica le categorie dell’intelletto violano i limiti della loro legittima applicazione ai fenomeni, provando a dare ragione dei noumeni, di realtà trascendenti.

In questo modo la ragione genera una logica dell’illusione ovvero spinge l’intelletto a compiere una sintesi suprema di tutte le sue condizioni e rappresentazioni. Così facendo però produce un sapere presunto ma illusorio perché slegato ad un contenuto che come mostrato nell’estetica trascendentale può giungere solo attraverso i sensi. Se l’intelletto dell’io-penso giudica attraverso i concetti i contenuti dell’esperienza, la ragione cerca di dedurre mediante sillogismi conclusioni vere da principi primi posti come assoluti.

In particolare egli analizza:

1) l’idea dell’anima, intesa come la totalità dei fenomeni interni al soggetto pensate

2) l’idea del mondo, inteso come la totalità dei fenomeni esterni al soggetto

3) l’idea di Dio, inteso come totalità dei fenomeni interni ed esterni

Queste idee sono termini necessari del pensiero e sono prodotti spontaneamente dalla ragione. Le idee trascendentali della ragione sono oggetto dello studio rispettivamente della psicologia razionale, della cosmologia razionale, della teologia razionale. Le tre scienze metafisiche con cui Wolff, aveva articolato il suo sistema. Kant tuttavia dimostrerà che qualsiasi affermazione in questi tre ambiti risulta dogmatica e inconcludente.

La psicologia razionale si basa su di un paralogismo, ossia su di un sillogismo fallace (ragionamento errato), che utilizza il termine medio “soggetto” in modo equivoco.

Kant dichiara indimostrabile la spiritualità e l’immortalità dell’anima. L’io che sottende ogni esperienza, ogni conoscenza, non è infatti identificabile come una sostanza, bensì solo come «io penso», appercezione trascendentale, un principio di unificazione di portata gnoseologica non ontologica.

L’io-penso, infatti, non è un oggetto che può essere esperito tramite la sensibilità e dunque pensato sotto la categoria di sostanza. Esso non è nemmeno un concetto puro perché non è mai isolabile rispetto alla sua attività di pensare qualcosa.

L’idea che si possa identificare una sostanza pensante nasce da un sillogismo solo apparentemente vero che afferma che:

Premessa maggiore: ciò che non può essere pensato diversamente che come soggetto, non esiste diversamente che come soggetto, perciò è sostanza.

Premessa minore: ma un essere pensate, considerato semplicemente come tale, non può essere pensato diversamente che come soggetto.

Conclusione: dunque, esso esiste soltanto come tale, ossia come sostanza.

Commenta Kant:

Nella maggiore si parla di un essere, che può esser pensato in generale sotto ogni aspetto, e quindi anche come può esser dato nella intuizione. Ma nella minore si parla soltanto dello stesso essere, in quanto esso stesso si considera come soggetto soltanto relativamente al pensiero e all'unità della coscienza, non già a un tempo in rapporto all'intuizione, ond'esso vien dato al pensiero come oggetto. La conclusione, dunque, è dedotta per sophisma figurae dictionis, e però in forza d'un sillogismo fallace (Kant, Critica della ragion pura).

La cosmologia razionale genera delle antinomie, dei conflitti della ragione con se stessa: la loro risoluzione critica consiste nell’annullare il conflitto, mostrando le opposte tesi o come false (infinità o finitezza del mondo, divisibilità o indivisibilità della materia) o come entrambe possibilmente vere (libertà dell’uomo, esistenza di una causa prima assoluta).

Nel rendere conto della totalità dei fenomeni si generano quattro antinomie che corrispondono ai quattro tipi di giudizi: le prime due antinomie riguardano la quantità e la qualità e sono dette antinomie matematica. Le seconde due riguardano la relazione e la modalità e sono dette antinomie dinamiche.

La prima antinomia è rappresentata dall’opposizione tra:

Tesi: II mondo nel tempo ha un cominciamento, e inoltre, per lo spazio, è chiuso dentro limiti.

Antitesi: Il mondo non ha né cominciamento né limiti spaziali, ma è, cosi rispetto al tempo come rispetto allo spazio, infinito.

La seconda antinomia è rappresentata dall’opposizione tra:

Tesi: Ogni sostanza composta nel mondo consta di parti semplici, e non esiste in nessun luogo se non il semplice, o ciò che ne è composto.

Antitesi: Nessuna cosa composta nel mondo consta di parti semplici; e in esso non esiste, in nessun luogo, niente di semplice.

La terza antinomia è rappresentata dall’opposizione tra:

Tesi: La causalità secondo le leggi della natura non è la sola da cui possono esser derivati tutti i fenomeni del mondo. È necessario ammettere per la spiegazione di essi anche una causalità per libertà.

Antitesi: Non c'è nessuna libertà, ma tutto nel mondo accade unicamente secondo leggi della natura.

La quarta antinomia è rappresentata dall’opposizione tra:

Tesi: Nel mondo c'è qualcosa che, o come sua parte o come sua causa, è un essere assolutamente necessario.

Antitesi: In nessun luogo esiste un essere assolutamente necessario, né nel mondo, né fuori del mondo, come sua causa.

L’ultima antinomia introduce al tema della teologia razionale ovvero all’esistenza di Dio. Le principali dimostrazioni dell’esistenza di Dio sono raggruppate da Kant nei tre principali argomenti trattati nella tradizione filosofica occidentale: la prova fisico-teleologica, la prova cosmologica, la prova ontologica.

La prova fisico-teleologica era quella che aveva riscosso maggior successo in epoca moderna e che aveva trovato consenso anche da parti degli scienziati moderni come Newton. Essa parte dall’osservazione dell’ordine e della finalità osservabile nella creazione e da ciò ricava l’esistenza di una mente divina che l’ha progettata (si pensi al Nous di Anassagora o al Demiurgo di Platone piuttosto che al Dio della tradizione giudaico-cristiana).

La prova cosmologica e quella del rapporto tra il possibile e il necessario, la prova ex contingentia mundi, essa era stata accettata sia dagli empiristi come Locke che dai razionalisti come Leibniz e Wolff. Essa si bassa sull’idea che se qualcosa esiste deve essere stato generato da qualcos’altro, giacche nulla nasce dal nulla, e siccome tutto ciò che esiste nel mondo è contingenze risulta impossibile non assumere l’esistenza di un principio divino che sia necessario e causa di se stesso.

La prova ontologica è l’argomento elaborato nell’alta scolastica da Anselmo e ripreso in epoca moderna sia da Cartesio e Spinoza sia da Leibniz e Wolff. Essa intende dimostrare l’esistenza di Dio partendo dalla sua stessa essenza, ovvero dalla sua definizione, “Dio come l’essere di cui non si può pensare niente di maggiore o più perfetto” per ciò se vi si sottrae l’esistenza sarà possibile pensare a qualcosa che è più perfetto e dunque si cade in contraddizione con la definizione.

Kant confuta le tre dimostrazioni della tradizione, ossia la prova ontologica, cosmologica e fisico-teleogica, dimostrando che esse s’integrano a vicenda.

La prova fisico teleologica non conclude ad un idea definita di Dio infatti afferma Kant l’ordine e la pretesa finalità della natura potrebbero dipendere da una molteplicità di fattori come affermavano i pagani, ma anche se ciò dipendesse da un unico fattore non è affatto implicito che ciò si Dio e che tale fattore sia al contempo all’origine del mondo, potrebbe essere solo un plasmatore della realtà e non un creatore come affermava la tradizione platonica nel Timeo. Infine nota Kant che l’intero argomento fisoco-teleologico non è sostenibile perché in base a quanto stabilito rispetto al mondo fenomenico ciò che noi conosciamo sono solo legami necessari di cause ed effetti e non possiamo sostenere che gli enti agiscano in virtù di una finalità e che all’origine di essa vi sia un atto libero di creazione. Proprio a causa di questo Kant afferma che a sostegno dell’argomento fisico-teleologico subentra la prova cosmologico.

La prova cosmologica fa infatti leva sul principio di causalità efficiente. Il problema della prova cosmologica è che applica la categoria di causa fuori dal suo ambito che è quello fenomenico, attribuendola all’idea di Dio che può essere pensata ma non esperita, e le categorie possono legittimamente legiferare solo nell’abito dei contenuti che giungono dall’esperienza. Dunque l’argomento induce ha pensare ad una causa prima, ma non dimostra la sua esistenza. Affermare, infatti, che per definizione la causa prima esiste significa avvalersi implicitamente dell’argomento ontologico cioè assumere come valida la prova ontologica.

Per quanto riguarda la provo ontologica, Kant aveva già scartato la sua ammissibilità nella fase precritica. L’esistenza non può essere considerato un attributo come tutti gli altri, infatti, esso non aggiunge e non toglie nulla alla definizione di qualcosa, scrive Kant:

Cento talleri reali non contengono assolutamente nulla di più di cento talleri possibili. Perché, dal momento che i secondi denotano il concetto, e i primi invece l'oggetto e la sua posizione in sé, nel caso che questo contenesse più di quello, il mio concetto non esprimerebbe tutto l'oggetto, e però anch'esso non ne sarebbe il concetto adeguato. Ma rispetto allo stato delle mie finanze nei cento talleri reali c'è più che nel semplice concetto di essi (cioè nella loro possibilità). Infatti l'oggetto, per la realtà, non è contenuto senz'altro, analiticamente nel mio concetto, ma s'aggiunge sinteticamente al mio concetto (che è una determinazione del mio stato), senza che per questo essere fuori del mio concetto questi cento talleri stessi del pensiero vengano ad essere menomamente accresciuti. (Kant, Critica della ragion pura)

È dunque possibile pensare qualsiasi cosa con tutte le sue perfezioni senza doverne ammettere l’esistenza. Dunque la prova ontologica compie un salto inammissibile dal pensiero alla realtà come già aveva notato il monaco benedettino Gaunilone. Kant precisa che ci si può avvalere del principio di non contraddizione solo per quegli attributi che riguardano la definizione di Dio ad esempio onnipotente, infatti, ciò che non è onnipotente per definizione non è Dio, ma l’esistenza non è mai predicabile a partire da un giudizio analitico, ma solo in base ad un giudizio sintetico.

Sulla base di questi argomenti Kant afferma che non è possibile elevare la psicologia razionale, la cosmologia razionale e la teologia razionale al grado di scienze. Da cui scaturisce l’impossibilità nell’ambito della gnoseologia ammessa nella Critica della ragion pura la dimostrazione dell’anima, della libertà e dell’esistenza di Dio. Pur non costitutive di conoscenza, anima, Dio e mondo rimangono non di meno idee regolative, orizzonti possibili compiuti di senso. Ciò significa affermare che queste idee delimitano il quadro complessivo entro il quale procede la conoscenza umana. Tuttavia Kant, cha va ricordato è credente e rifiuta l’ateismo, recupererà queste idee trattando le altre facoltà dell’uomo quelle che non sono reputate alla conoscenza, ma all’azione (la volontà) e al fine (il sentimento).

 

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