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Il sito è a cura del prof. Bernardo Croci, attualmente insegnante di filosofia presso il Liceo delle Scienze Umane Galilei di Firenze.

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Dedotte le categorie, Kant introduce nell’Analitica dei principi la dottrina dello schematismo. Questa dottrina serve a spiegare perché il molteplice sensibile debba essere pensato da parte dell’intelletto attraverso certe categorie e non altre.

Lo schema riesce a raccogliere sinteticamente le intuizioni prima che sia l’intelletto stesso ad operare con concetti. Lo schema è un prodotto dall’immaginazione, che è una facoltà intermedia fra sensibilità ed intelletto:

Lo schema di un concetto è la rappresentazione di un procedimento generale onde l’immaginazione porge a tale concetto la sua immagine. Per ogni concetto empirico designa una regola secondo la quale la mia immaginazione descrive la figura di un quadrupede in generale senza limitarla ad una forma in particolare. La possibilità di applicare i concetti puri alle intuizioni è data dall’operazione di uno schema trascendentale che media la sussunzione dei fenomeni nella categoria. (Kant, Critica della ragione pura)

Lo schema è in grado di mediare correttamente tra concetti e intuizioni sensibili: lo schema è un’immagine del concetto, che funziona da regola di applicazione legittima alle intuizioni. Se prendiamo ad esempio il concetto empirico di cane, l’immaginazione elabora a posteriori, sulla base del ricordo, una rappresentazione che, pur non presentando alcuna caratteristica specifica di una singola razza, sarà comunque sufficientemente definita da prendere di giudicare come un cane l’intuizione sensibile di un particolare animale con una certa stazza, con orecchie, muso e coda di un qualche tipo.

Lo schema è perciò qualcosa di omogeneo tanto al concetto quanto all’intuizione, capace di rendere concettuali le intuizioni e intuitivi i concetti.

Nei riguardi dei concetti puri, l’immaginazione opera a priori mediante schemi trascendentali che niente hanno a che fare con le rappresentazioni empiriche, essi rappresentano regole attraverso cui pensare, sussumere il molteplice sensibile sotto le categorie.

Nella fattispecie, gli schemi trascendentali calano le categorie nella forma pura del tempo: il tempo, infatti, essendo un’intuizione comune a tutte le intuizioni sensibili, fornisce l’immagine di un concetto universale.

A ciò che permane nel tempo si applica la categoria di sostanza. A ciò che segue e precede nel tempo la categoria di causa ed effetto.

Tra gli altri esempi di schemi Kant pone quello relativo alla categoria di quantità che agisce secondo lo schema del numero. La categoria di modalità è data dallo schema che rappresenta una cosa in tempo qualunque. Le categorie di realtà è data dall’esistenza in un determinato tempo. La categoria di necessità dall’esistenza di un oggetto in ogni tempo.

Dagli schemi trascendentali del tempo in applicazione alle categorie si creano dei giudizi generalissimi che Kant definisce come principi dell’intelletto essi costituiscono una sorta di legislazione che l’intelletto impone a priori ai fenomeni. Essi sono suddivisi, come le categorie, secondo quantità, qualità, relazione e modalità, i principi sono i giudizi sintetici a priori a fondamento di ogni possibile scienza della natura, in quanto costitutivi dell’oggetto stesso d’esperienza:

assiomi dell’intuizione (secondo quantità), per cui tutte le intuizioni sensibili sono quantità estensive, ossia numerabili e rappresentabili nello spazio;

anticipazioni della percezione (secondo qualità), per cui ogni sensazione ha una quantità intensiva, ogni fenomeno reale si presenta sempre secondo gradi differenti di intensità;

analogie dell’esperienza (secondo relazione), in virtù delle quali l’esperienza è possibile soltanto mediante la rappresentazione di una connessione necessaria delle percezioni in base a tre principi:

  1. a) il principio di permanenza della sostanza: in ogni cambiamento dei fenomeni la sostanza permane e la quantità di essa non aumenta né diminuisce;
  2. b) il principio di causalità: tutti i cambiamenti avvengono secondo il nesso di causa ed effetto;
  3. c) il principio di reciprocità: tutte le sostanza percepite come simultanee sono in interazione tra loro.

postulati del pensiero empirico in generale (secondo modalità), per cui possibile è ciò che è in accordo con le condizioni formali dell’esperienza; reale ciò che è in accordo con le condizioni materiali dell’esperienza; necessario ciò che è determinato secondo le condizioni formali dell’esperienza. Possibile è perciò tutto ciò che è fenomenico, reale è il fenomeno conosciuto mediate sensibilità e categorie, necessario è il fenomeno conosciuto scientificamente mediante le leggi di natura (ad esempio la legge di gravitazione).