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Il sito è a cura del prof. Bernardo Croci, attualmente insegnante di filosofia presso il Liceo delle Scienze Umane Galilei di Firenze.

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Con il termine idealismo si intendono due cose:

1) ogni dottrina filosofica che nega l’esistenza di una sostanza materiale e interpreta la realtà come il frutto del pensiero del l’Io (ad es. Platone);

2) la corrente post-kantiana nata in Germania nel Romanticismo che si articola in idealismo soggettivo di Fichte, idealismo oggettivo di Schelling e idealismo assoluto di Hegel.

L’idealismo tedesco pone l’Io e lo Spirito come principio di tutto. L’attività trascendentale per gli idealisti conosce e crea al contempo. Esso nasce dalla critica a Kant e dal tentativo di superare le contraddizioni che sorgono dalla sua visione dualistica. Nel sistema kantiano persiste la differenza tra soggetto e oggetto oltre alla distinzione tra fenomeno e noumeno. Il soggetto kantiano risulta così lacerato poiché da un lato risponde alle leggi meccaniche della natura e dall’altro avverte in sé la libertà. In altri termini, non accede al noumeno ma ne avverte l’esigenza.

In seno a questa distinzione la nozione più problematica è quella dell’idea di cosa in sé, il noumeno appunto, è in contraddizione con se stessa, infatti, se non è accessibile non può essere nemmeno pensata quindi o la si elimina o si deve ammettere la sua conoscibilità da parte di una particolare facoltà. Non ha senso ammettere l’esistenza di una realtà che si trovi oltre i nostri limiti conoscitivi, le nostre rappresentazioni (il mondo) esistono solo in quanto risultato dell’attività dell’Io. Questa distinzione pone chiaramente un limite insensato secondo gli idealisti perché distingue il pensare dal conoscere. Solo riconducendo tutto l’essere al pensiero, eliminando il realismo della cosa in sé presente nel filosofo di Konigsberg, sembra essere la strada per superare le contraddizioni generate dal criticismo. Malgrado il criticismo e il trascendentalismo kantiano siano alla base dell’idealismo è chiaro che questa filosofia ne trasforma radicalmente i caratteri fondamentali: il soggetto non conosce più le cose in una dimensione fenomenica che lascia ignota la cosa in sé, ma conosce direttamente la realtà in quanto tale.

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