Per suggerimenti e osservazioni scrivi a:

info@storiadelleidee.it

Si ricorda a tutti i visitatori che il sito è in costruzione, ci scusiamo per i numerosi refusi causati dalla dattiloscrittura/dettatura vocale, il materiale presente deve ancora essere revisionato. Lo scopo del sito è didattico i materiali pubblicati o visibili tramite link sono di esclusiva proprietà dei rispettivi autori o gestori.

Il sito è a cura del prof. Bernardo Croci, attualmente insegnante di filosofia presso il Liceo delle Scienze Umane Galilei di Firenze.

Amici e collaboratori stanno contribuendo alla realizzazione.

Spostare l’attenzione dall’analisi ontologica dell’essere, alla riflessione sul ruolo dell’uomo nel tempo in cui vive in ciò sta la grandezza di Voltaire

 Francois Marie Arouet ovvero Voltaire nasce il 21 novembre del 1694 a Parigi in una famiglia della ricca borghesia, già da giovane è introdotto nella vita dell'aristocrazia cortigiana francese dove si fa notare grazie al tuo spirito brillante è sagace. Nel 1726 Mentre si trovava ospite dal cavaliere di Rohan viene osteggiato per le sue satire e addirittura il cavaliere decide di farlo bastonare dai suoi servi per oltraggio alla nobiltà, questa umiliazione lo porta all’esilio volontario in Inghilterra. https://www.sideaita.it/articoli/0715/0714-0715-1.jpg Durante questo esilio volontario di circa tre anni apprendere la lingua inglese e conosce i principali esponenti del mondo intellettuale e politico inglese. Nel soggiorno scrive Le lettere inglese pubblicate nel 1734 nelle quali celebra sia la libertà politica e intellettuale del paese d'oltremanica sia la filosofia di Locke e Newton. Tornato in Francia Voltaire pubblica opere letterarie e filosofiche e scientifiche tra cui il trattato Elementi della filosofia di Newton, migliorano i suoi i rapporti con la corte di Francia e nel 1746 viene nominato membro dell'Académie Française. Qualche anno più tardi accetta l'invito di Federico II di Prussia e si trasferisce presso la sua corte, lì rimane fino al 1753. Dopo un ulteriore soggiorno in Svizzera, nel 1758 ritorna in Francia e si stabilisce nel castello di Ferney. Ivi prosegue la sua attività di scrittore affermandosi come esponente di spicco dell'illuminismo europeo, è in questo periodo che compone il suo romanzo più famoso Candido a cui segue il Trattato sulla tolleranza e il Dizionario filosofico. All'età di 84 anni l'autore fa ritorno a Parigi dove riceve un'accoglienza trionfale. Qui si spegne il 30 maggio del 1778. Avendo rifiutato di aderire esplicitamente al cristianesimo non fu autorizzata la sua sepoltura in capo santo e fu pertanto tumulato provvisoriamente nella Biblioteca Nazionale di Francia e solo grazie a Napoleone i suoi resti vennero successivamente trasferiti nel Panthéon di Parigi.

L’esperienza inglese

Il periodo inglese è decisivo per la formazione di Voltaire in questo periodo acquisisce tutta una serie di riferimenti della cultura filosofica anglosassone che gli consentiranno di costruire la sua posizione in contrasto con la tradizione del pensiero francese ancora fortemente caratterizzata dall’influenza della figura di Cartesio. In Inghilterra ha modo di apprezzare la differenza tra la monarchia francese e il modello costituzionale inglese ed è proprio questo che lo porterà alla scrittura delle 25 lettere che usciranno a Londra nel 1733 e in Francia nel 34. In queste lettere mira a una valorizzare le garanzie della libertà individuale presente in lettere inglesi le strutture nello Stato inglese grazie al Parlamento e alla divisione dei poteri. Sottolinea come la divisione del potere per essere diviso in maniera equilibrata debba essere anche unificato e razionalizzato da una forza quella del sovrano. Il modello di sovrano scelto per questo compito è Enrico IV (il famoso sovrano del Parigi val bene una messa) ovvero capace di pragmatismo e buon senso.

La rappresentazione della civiltà inglese contrapposta alla bigotta società continentale è stigmatizzata nella sesta lettera dando una descrizione della borsa di Londra https://encrypted-tbn0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcSDKBIhOHMdYxSGBpWXE1hWHdxmPxyCCU9N1Ej2qdme2RJAxGtO7w:

Entrate nella Borsa di Londra, luogo più rispettabile di tante corti; vi trovate riuniti, per l’utilità degli uomini, rappresentanti di tutte le nazioni. Là, l’ebreo, il maomettano e il cristiano trattano l’uno con l’altro come se fossero della stessa religione, e chiamano infedeli soltanto coloro che fanno bancarotta; là, il presbiteriano si fida dell’anabattista, e l’anglicano accetta la cambiale del quacchero. Uscendo da queste libere e pacifiche riunioni, gli uni si recano in sinagoga, gli altri vanno a bere; questo va a farsi battezzare in una grande tinozza nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo; quello fa tagliare il prepuzio di suo figlio e fa mormorare sul bambino parole ebraiche che non comprende; altri vanno nella loro chiesa col cappello in testa ad attendere l’ispirazione divina, e tutti sono contenti.

Se in Inghilterra ci fosse una sola religione, ci sarebbe da temere il dispotismo; se ce ne fossero due, si scannerebbero a vicenda; ma ce n’è una trentina, e vivono felici e in pace (Voltaire, Lettere inglesi)

Il passo sottolinea che mentre per la fede e le ambizioni dei potenti si creano i conflitti, se si opera per creare la ricchezza delle nazioni, come scritto da Adam Smith, allora si incentiva la convivenza pacifica. Il commercio è quindi uno degli strumenti per praticare la tolleranza, esso non solo crea le condizioni per la pace, ma rende gli uomini uguali ed in un certo senso li avvicina.

La tolleranza

L’idea di tolleranza di Voltaire non parte da un assunto moralistico o demagogico, ma dal riconoscere che la tolleranza è conveniente, non solo perché diminuisce il grado di crudeltà tra gli uomini, ma soprattutto perché produce ricchezza. A tal proposito Voltaire ricorda l’editto di Nantes varato da Enrico IV nel 1598 che aveva garantito ai Calvinisti francesi di vivere pacificamente in Francia e di seguire la propria religione, grazie a questo editto gli ugonotti, che erano prevalentemente lavoratori e imprenditori nel settore tessile, avevano contribuito alla ricchezza della Francia. Ebbene dopo che l’editto fu ritirato la Luigi XIV nel 1685 gli Ugonotti, vistosi negare il diritto a professare e seguire i loro culti, migrarono in Inghilterra e Olanda portando con se l’arte della tessitura, le ricchezze e lo sviluppo, che verranno meno in Francia. In un certo senso Voltaire afferma che lo spirito capitalistico non può non essere tollerante perché diversamente l’economia non si può sviluppare, dunque il capitalismo diffonde l’uguaglianza tra gli uomini. Questa idea che il capitalismo renda gli uomini tutti uguali tra loro manca tuttavia di rilevare che nella società vi sono molte disparità sia per quanto riguarda le condizioni di partenza che le differenze che insorgono nelle società industriali. Nel trattato sulla tolleranza Voltaire mostra che la tolleranza scaturisce dallo stesso diritto naturale:

Il diritto naturale è quello che la natura indica a tutti gli uomini. Avete allevato vostro figlio, egli vi deve rispetto perché siete suo padre, riconoscenza perché siete suo benefattore. Avete diritto ai prodotti della terra che avete coltivato con le vostre mani. Avete dato e ricevuto una promessa, questa deve essere mantenuta. Il diritto umano non può in nessun caso fondarsi che su questo diritto di natura; e il grande principio, il principio universale dell'uno e dell'altro, è su tutta la terra: "Non fare ciò che non vorresti sia fatto a te". Ebbene, non si vede come, se si segue questo principio, un uomo possa dire a un altro: "Credi quello che io credo e che tu non puoi credere, altrimenti morrai". (Voltaire, Trattato sulla tolleranza)

La divulgazione

Voltaire è stato un grande ammiratore di Newton che riteneva l'uomo più importante del suo tempo perché con la sua opera scientifica aveva rivoluzionato la visione del mondo nei primi decenni del Settecento. Tuttavia l’opera di Newton era inaccessibile alla maggior parte dei lettori e dei dotti dell’epoca, in primis perché scritta in latino, in secondo luogo perché densa di tecnicismi. Voltaire fu tra i principali intellettuali che si assunsero il compito di rendere l’opera newtoniana fruibile a un pubblico sempre più vasto. L’opera di trascrizione e stesura degli Elementi della filosofia di Newton è condotta con l’aiuto della sua amante e compagna la marchesa Émilie du Châtelet la quale era estremamente competente in matematica, tanto da rinvenire anche un piccolo errore nell’opera di Newton. http://www.tavernadellafelicita.it/2017/06/15/emilie-du-chatelet/ Grazie allo sforzo dei due l’Europa continentale ancora impregnata della fisica meccanicistica di Cartesio poté apprezzare il valore e del pensiero newtoniano che rappresenta il vero cardine della rivoluzione scientifica. Anche la teoria della gravitazione universale diviene così patrimonio di un’ampia fetta di intellettuali che non necessariamente avevano una formazione matematica. Possiamo dire che Voltaire diede avvio alla divulgazione scientifica.

L’opera di divulgazione di Voltaire prosegue con il Dizionario filosofico un opera rivoluzionaria nella forma, infatti, è un opera tascabile e non composta di decine di volumi, l’idea è che la rivoluzione culturale illuminista per essere tale deve avvalersi di strumenti che tutti possono permettersi. Esso è concepito come uno strumento essenziale e alla portata di tutti, le sue voci (solo 108 nella prima stesura) sono riportate in ordine alfabetico in modo che possono facilmente essere consultate e l’opera non va necessariamente letta da cima a fondo. Da questo punto di vista Voltaire si fa portatore anche della nuova idea di intellettuale, che non scrive opere fini a se stesse o per pochi, ma un intellettuale che vuole interagire con la società e per così dire metterla in movimento. In polemica con Raousseau, Volteire dichiarerà che “Rousseau scrive per scrivere io scrivo per agire”.

Il deismo

Con deismo si intende quella posizione che afferma che di Dio si può affermare solo l’esistenza e che è all’origine della creazione del mondo. Una figura rappresentativa ma che non interviene nei fatti del mondo. Una sorta di simbolo morale, che rappresenta il bene ma che è distante dall’uomo.

Voltaire nel giustificare la sua posizione recupera l’argomento già proposto da Epicuro.

Epicuro aveva fatto notare che se Dio è al contempo onnipotente e buono non vi dovrebbe essere il male, ma visto che è innegabile la presenza del male sulla terra allora se Dio è onnipotente non è buono, perché permette al male di persistere sulla terra oppure se è buono non è onnipotente e per questo non può impedirlo.

Volteire prende come esempio il terribile terremoto di Lisbona del 3 novembre del 1755. Un evento tragico e terribile, che si ritrova nelle opere di moltissimi intellettuali dell’epoca basti pensare a Kant, che tentò di darne una spiegazione geologica, ma anche Goethe ne diede testimonianza e perfino Casanova nel suo scritto Fuga dai piombi riporta che mentre si trovava recluso nella cella del Palazzo Ducale di Venezia vide tremare le travi del tetto. Durante l’evento sismico morirono oltre 30mila persone uno trauma contrapposto all’aria di progresso che si respirava in quel periodo. Lisbona era un simbolo in quel periodo, la porta verso le ricchezze del Brasile e del resto del nuovo mondo. La conseguenza è la contrapposizione tra chi sostiene che si tratti di un castigo di Dio e chi afferma che comunque questo evento è scritto nel copione del migliore dei mondi possibili. Ma entrambe queste posizioni sono insostenibili secondo Voltaire perché che colpa hanno le centinaia di donne e bambini morti durante il terremoto? Quale colpa avevano per ricevere un così cruento castigo migliaia di infanti e giovani madri? E se non si tratta di un castigo com’è possibile affermare che questo mondo, dove muoiono migliaia di innocenti, sia il migliore dei mondi possibili? Questa fatto secondo Voltaire non può che mettere in discussione la nostra idea di Dio.

Voltaire da prima si scaglia contro la provvidenza, e dunque rinuncia all’idea di un Dio buono quasi attribuendogli la colpa, poi progressivamente si sposta verso la negazione dell’onnipotenza divina per salvare Dio come simbolo di bontà.

Soprattutto in risposta alla prima reazione di Voltaire, nel 1756 interviene Rousseau con la sua Lettera sulla provvidenza dove ribalta la situazione è sposta il pessimismo dalla divinità all’uomo. Ovvero richiama l’attenzione sul male che è sulla terra per colpa delle azioni degli uomini e non per colpa di Dio. Anzi Dio è necessario perché è l’unico elemento di speranza per un popolo che soffre. Dunque di chi è la colpa del dramma di Lisbona? Degli uomini stessi sostiene Rousseau perché non è stato Dio a dire di costruire megalopoli piene di persone accalcate, palazzi di sei piani ed oltre li uni accanto agli altri. Non è stato Dio a dire agli uomini di costruire sui precipizi scoscesi e nei cigli angusti. Gli uomini hanno deciso da soli, dopo la prima scossa, di rientrare nelle case per salvare i loro tesori, piuttosto che fuggire, rimanendo così vittime dei crolli. Ancora afferma Rousseau che vi sono centinai di terremoti nelle campagne e nei luoghi deserti ma questi non producono stragi perciò il male è frutto dello sviluppo forzato dell’uomo che non ha rispettato la natura e l’ambiente. È da questo dibattito che Voltaire preferirà sposare l’idea più moderata di un Dio non onnipotente e di un uomo che è artefice del suo destino.

Candido e l’ottimismo

Candid è un piccolo romanzo, scritto per la Chatelet, un breve racconto filosofico, probabilmente il più letto tra quelli scritti da Voltaire. Candid è il personaggio principale che, attorniato dal maestro ottimista Pangloss (che scimmiotta l’ottimismo metafisico di Leibniz) e dall’amico Martino che incarna il pessimismo, passa attraverso mille peripezie spostandosi in tutto il mondo. Dalla Westfalia all’Olanda, da Lisbona (dove rimangono coinvolti nel terremoto) al nuovo modo. Poi si spostano ancora nel vecchio continente a Parigi e a Venezia (in mezzo al carnevale) per poi finire in oriente a Costantinopoli e sulle coste della Turchia. In questo incredibile viaggio i personaggi subiscono oltraggi, furti, mutilazioni (muoiono e risorgono), e mentre accade di tutto Pangloss continua a ripetere la frase questo è il migliore dei mondi possibili. Di contro l’amico Martino continua ad affermare che la vita è un eterno scontro tra bene e male dove spesso vince il male. Alla fine della narrazione, mentre i protagonisti si trovano in Turchia, appare un’altra figura il Turco che individua una terza via la posizione di Pangloss e quella di Martino, egli afferma che l’atteggiamento giusto è riassumibile nell’esortazione “coltiva il tuo giardino”. Cosa vuol dire coltivare il proprio giardino: significa non essere in balia degli eventi né di chi afferma che siamo nel migliore dei mondi possibili né di chi afferma che siamo nel bezzo della battaglia tra il bene e il male, ma assumersi la responsabilità delle proprie azioni e operare perché il mondo e la propria società sia migliore.

Zadig o Il destino

Questo rappresenta una sorta di romanzo autobiografico. Una allegoria della vita di Voltaire. Ambientato nell’affascinate babilonia. Zadig è un caldeo al scelto dal re di babilonia che lo assolda per i suoi servigi, ma ben presto per colpa dell’invidia dei cortigiani e costretto a fuggire ma alla fine riesce a rientrare a Babilonia e a diventare egli stesso re e governare con saggezza il regno verso un periodo di prosperità. Questa storia rappresenta la lotta tra la ragione e la tradizione irrazionale religiosa, che dopo essersi servita della ragione la scaccia e la condanna, ma alla fine perseverando sulla via della ragione saranno le superstizioni ad essere scacciate. Una sorta di trasposizione dello scontro tra il sistema religioso e politico del settecento e la ragione incarnata dai philosophes.

La storia e i popoli del mondo

Secondo Voltaire la storia non va più letta con l’idea che sia guidata dalla provvidenza. Lo storico deve valutare criticamente le fonti, selezionare e organizzare i fatti senza sovrapporre ad essi le sue idee e le sue convinzioni. Nel Saggio sui costumi e lo spirito delle nazioni sottopone al vaglio della ragione ogni testimonianza del passato, la prima vittima è la bibbia che perde il suo valore di testo storico per mancanza di cronologia e di fatti che la supportano. Nella sua analisi non c’è più soltanto la storia degli eventi bellici e delle lotte dinastiche, ma una storia fatta di tendenze culturali, di arte, di economia e di scienza.

Egli afferma che la storia non è un progresso lineare anche se tende verso il miglioramento, ricorrono epoche di grande sviluppo e momenti di minor sviluppo e oscurantismo. Egli distingue quattro periodi della storia dell'umanità in cui la civilizzazione sembra prendere il sopravvento una il periodo Greco che tocca il suo apice con la figura di Alessandro il grande e poi periodo romano di Cesare e di Augusto, un terzo periodo nella civiltà​ Rinascimentale ed infine il secolo avviatosi da Luigi IV in poi. Voltaire anticipa l’idea attuale di globalizzazione e, per certi versi, è molto più lungimirante dei governati settecenteschi e ottocenteschi. Egli afferma che non è lungimirante sfruttare fino all’esaurimento i paesi e le civiltà conquistate con i grandi viaggi d’esplorazione, ma che se si vuole creare sviluppo e benessere bisogna permettere a questi popoli di svilupparsi e contribuire alla ricchezza globale. Per far ciò bisogna che la ragione metta un limite alle pulsioni e passioni umane che portano l’uomo a scontrarsi e a confliggere generando miseria. Ancora una volta Voltaire si appella all’idea di sviluppo economico l’unico che può garantire pace e benessere. Questa idea di sviluppo è legata all’armonia che anima l’uomo verso la civiltà.

L’intellettuale

 Con Voltaire nasce anche l’idea dell’intellettuale che ha il compito di combattere per far trionfare la ragione. Non più un soggetto passivo ma un individuo che si adopera per modificare la realtà attuale. Da ciò nasce la sua lotta contro il cristianesimo, in particolare contro i rappresentati del clero, che sono un ostacolo alla libertà e al libero sviluppo. Ancora la battaglia per la difesa dei philosophes che si sono operati per diffondere il sapere e la ragione. Il sostegno alle monarchie illuminate contro i privilegi dell’aristocrazia improduttiva. La prima battaglia si concluderà vittoriosa convincendo il re di Francia ad espellere i gesuiti nel 1764. Tuttavia non sarà Voltaire a essere il simbolo della rivoluzione francese, perché egli ha pur sempre identificato nel re illuminato la figura chiave per la gestione dei poteri statali e nell’economia liberista il perno dello sviluppo, non affrontando il tema delle sofferenze del popolo.

I cookie rendono più facile per noi fornirti i nostri servizi. Con l'utilizzo dei nostri servizi ci autorizzi a utilizzare i cookie.
Ok