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Il sito è a cura del prof. Bernardo Croci, attualmente insegnante di filosofia presso il Liceo delle Scienze Umane Galilei di Firenze.

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Blaise Pascal nacque nel 1623 a Clermont Ferrand (Francia). In tenera età perse la madre e suo padre Etienne, funzionario del regno, si trasferì a Parigi insieme a lui ed alle due sorelle Gilberte e Jacqueline, che poi diventerà suora nel monastero di Port – Royal. Fu proprio il padre, uomo di cultura dell’alta borghesia francese, ad occuparsi all’educazione dei figli. Blaise si dedicò molto allo studio della matematica e, sempre in questo periodo parigino, entrò in rapporto con il gruppo degli scienziati che faceva riferimento a padre Mersenne.

Quando il padre andò a vivere a Rouen, dove lavorò come esattore delle tasse. In questa città il giovane Pascal frequentò due medici giansenisti che gli fecero conoscere il pensiero e le opere di Saint-Cyran. Tornato a Parigi nel 1648 insieme ai suoi familiari, Blaise si confrontò con importanti scienziati e circoli intellettuali. In questi anni pubblicò alcune opere di matematica.

Nel 1654 Pascal affronta una profonda crisi che lo porta a isolarsi a Porto Royal, il centro culturale dei giansenisti, questo per altro era al centro di una violenta disputa con i Gesuiti. Il nocciolo del contendere tra Cornelio Giansenio e i gesuiti era in particolar modo la dottrina della Grazia. Il primo sosteneva che la grazia data da Dio era sufficiente per la salvezza. I secondi invece sostenevano che Dio da tutti una grazia sufficiente, ma è l'uomo in quanto dotato di libero arbitrio a renderla efficace o inefficace. La posizione dei Gesuiti aveva come scopo implicito che il credente per rendere efficace la Grazia deve affidarsi alle istituzioni ecclesiastiche. Pascal scrisse le lettere provinciali, sotto pseudonimo, in difesa dei giansenisti. Egli nelle sue lettere sostiene che in realtà il vero motivo del contendere non è legato alle questioni teologiche, ma a questioni di potere, i gesuiti e le istituzioni ecclesiastiche temono, infatti, di perdere il loro potere nel caso in cui venga riconosciuta la sufficienza della Grazia Divina. Da quel momento in poi si allontano sempre più dalla scienza e dalle società per dedicarsi completamente a speculazioni filosofiche e alla religione. A questa fase appartengono gli scritti a tema religioso come Mistero di Gesù. Pascal proseguì ad interessarsi di scienza, scrivendo trattati sui liquidi e l’aria, ma soprattutto nell’ultimo periodo della sua vita si dedicò a scrivere una difesa del cristianesimo che però rimase incompiuta, sotto forma di appunti che andarono a costituire i Pensieri che uscì postumo nel 1670. Pascal, infatti, era morto nel 1662.

L'opera filosofica di Pascal può essere suddivisa in due fasi: la prima rivolta alla Conoscenza scientifica e matematica, la seconda Rivolta all'uomo e al suo rapporto con Dio. In particolare in gioventù si occupa dello studio delle sezioni coniche e si applica in problemi fisici e meccanici.

Tra le prime scoperte di Pascal via è il cosiddetto teorema di Pascal sull'esagono inscritto in una sezione conica fondamentale per la nascita della geometria proiettiva. https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/5/55/Pascal%27s_theorem.png/620px-Pascal%27s_theorem.png Successivamente per aiutare il padre nel calcolo delle imposte inventò e mise in funzione una serie di macchine calcolatrici che sono le dirette antesignane delle calcolatrici moderne. La macchina da lui inventata prese il nome di pascalina. La macchina di Pascal era in grado di compiere addizioni e sottrazioni e ottenere il riporto automatico. Pascal intendeva con essa aiutare suo padre Etienne che era diventato sopraintendente a Rouen. L’idea del filosofo di Clermont-Ferrand era quella di trasformare il classico abaco, basato su palline poste su bastoncini, in una ruota dentata dotata di tre quadranti: uno per unità, uno per le decine e uno per le centinaia. La ruota provvista di tacche era in grado di fare il riporto automatico, grazie ad un accoppiamento meccanico con un’altra ruota, ed è qui che risiede l’ingegno di Pascal, il quale riesce a costruire una macchina capace di fare un’operazione propriamente mentale, il riporto. È questo il vero contributo della sua macchina, che era in grado di compiere operazioni proprie dell’intelligenza umana, o almeno a talune di esse, a cominciare dalle funzioni del calcolo. https://www.macitynet.it/wp-content/uploads/2013/05/asta32.jpg

Per quanto riguarda la fisica Pascal è famoso per essere stato il primo a confermare la teoria di Torricelli e registrando il differenziale della pressione barometrica. Il problema era nato da Galileo che si era soffermato a studiare il Perché per quanto si impiega se forza non fosse possibile pompare l'acqua in una colonna più alta di 10 m. Il suo allievo Torricelli nel 1640 ebbe la brillante idea di usare al posto dell'acqua il mercurio, ciò permetteva di sostituire la pompa ad acqua, all'interno del quale non era possibile vedere cosa stava succedendo, con un tubicino di vetro facilmente monitorabile. Il tubicino di mercurio era capovolto in una vaschetta e il mercurio ne fuoriusciva fermandosi a 76 cm d'altezza (1/13 di quanto postulato da Galileo per una colonna d’acqua di 10 metri). Torricelli affermò che tale fenomeno andava spiegato in virtù del peso dell'aria sovrastante la bacinella di mercurio in cui era capovolto il tubicino di mercurio. Questo esperimento dimostrava anche a detta di Torricelli l'esistenza del vuoto, infatti lo spazio vuoto al di sopra della colonnina di mercurio era appunto vuoto, quel vuoto che tanto aveva generato orrore nel mondo medievale e latino.

L'idea di Pascal fu che il fenomeno fosse causato proprio dal peso dell’aria, per confermare la sua tesi decise di effettuare un ulteriore esperimento che vedeva il confronto tra un tubicino di mercurio capovolto alla base di una montagna ed uno vetta alla cima, dove appunto la quantità d'aria e di conseguenza la sua pressione sarebbero stati minori, se in quella esperimento con tali circostanze la colonnina di mercurio avesse segnato un altezza inferiore a quello alla base del monte sarebbe stata dimostrata la tesi della pressione come causa del fenomeno. Dopo aver verificato l'ipotesi di Torricelli egli formulò il principio di Pascal che riguarda appunto la trasmissione uniforme della pressione nei fluidi. Pascal nel 1653 lo enunciò per la prima volta nel suo trattato “Sur l'equilibre des liqueurs”. Esso afferma che in un liquido ideale una pressione che venga esercitata in un punto qualsiasi viene trasmessa inalterata a ogni suo altro punto e in ogni sua direzione. (un aumento nella pressione in un punto di un fluido confinato, tale aumento viene trasmesso anche ad ogni punto del contenitore)

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Le riflessioni di Pascal sulla natura sono importanti perché permettono di superare la concezione dello spazio di Cartesio che appunto fondava la sua fisica sull’assenza del vuoto.

La figura di Pascal insieme a quella di Pierre de Fermat è legata inoltre alla nascita del calcolo delle probabilità. Pascal non ha scritto una vera e propria opera ma esposto il suo metodo in alcune lettere corrispondendo appunto col matematico Fermat. tutto era nato da alcuni problemi legati ai giochi d'azzardo posti da un fanatico giocatore, Il Cavalier De Méré. Nell'epistolario Pascal dimostra di avere compreso il rapporto tra risultati favorevoli e risultati totali.

Ecco, pressappoco come faccio per sapere il valore di ciascuna partita, quando due giocatori giocano, per esempio, tre partite e ciascuno ha messo in gioco 32 monete: supponiamo che il primo ne abbia due e l'altro una; essi giocano adesso una partita della quale la sorte è tale che se la vince il primo, egli guadagna tutto il denaro che è in gioco, cioè 64 monete; se la vince l'altro, essi sono due a due e di conseguenza, se essi si vogliono separare, è necessario che ciascuno ritiri la sua posta, cioè ciascuno 32 monete. Considerate dunque, signore, che se il primo vince, gli toccano 64 [monete]; se egli perde gli toccano 32 [monete]. Dunque se essi vogliono arrischiare questa partita e separarsi senza giocarla, il primo deve dire: "Io sono sicuro di avere 32 monete, poiché la perdita stessa me le dà; ma per le altre 32, può essere che le avrò io, può essere che le avrete voi; il rischio è uguale; dividiamo dunque queste 32 monete a metà e datemi, oltre queste, le mie 32 che sono per me sicure". Egli avrà dunque 48 monete e l'altro 16. Supponiamo adesso che il primo abbia due partite e l'altro nessuna, e che essi comincino a giocare una partita. La sorte di questa partita è tale che se la vince il primo egli prende tutto il denaro, 64 monete; se la vince l'altro eccoci ricondotti al caso precedente, nel quale il primo avrà due partite e l'altro una. Ora noi abbiamo già mostrato che in questo caso spettano, a quello che ha due partite 48 monete: dunque se essi non vogliono giocare questa partita, egli deve dire così: " Se io la vinco, guadagnerò tutto, che è 64; se la perdo, mi apparterrà legittimamente 48: datemi dunque le 48 che mi sono certe nel caso che io perda e dividiamo le altre 16 a metà, perché c'è lo stesso rischio che le vinciate voi come che le vinca io ". Cosi egli avrà 48 e 8, che sono 56 monete. Supponiamo infine che il primo non abbia che una partita e l'altro nessuna. Voi vedete, signore, che se essi cominciano una nuova partita, la sorte è tale che, se il primo la vince, egli avrà appunto due partite e pertanto, pei il caso precedente, gli apparterranno 56 [monete], se egli la perde, essi sono a pari: dunque gli appartengono 32 monete. Dunque egli deve dire: " Se non la volete giocare, datemi 32 monete, che mi sono cure, e dividiamo il resto di 56 a metà. Da 56 togliete 32, resta 24; dividete 24 a metà, prendetene 12 e io [ne prendo] 12, che con 32 fanno 44 ". Ora, in questo modo, voi vedete mediante le semplici sottrazioni che, per la prima partita, gli appartengono 12 monete; per la seconda altre 12; e per l'ultima 8. (Lettera di Pascal a Fermat del 29 Luglio 1654 in AA.VV. Fonti per la Storia della Matematica)

In un ulteriore lettera i due davano prova di aver risolto il problema anche in di una partita con due giocatori.

Se due giocatori, giocando in più partite, si trovano in questa situazione che mancano due partite al primo e tre al secondo, per trovare la spartizione è necessario (dite voi) vedere in quante partite il gioco sarà assolutamente deciso.
È agevole valutare che ciò sarà in quattro partite, da dove voi concludete che è necessario vedere quanti esiti possono avere quattro partite tra due giocatori e vedere quante sono le combinazioni per far vincere il primo e quante per il secondo e dividere il denaro seguendo questa proporzione.
Avrei fatto fatica a capire questo discorso se non lo avessi saputo per conto mio da prima, e anche voi l’avevate scritto con questa idea.
Dunque per vedere quanti esiti possono avere quattro partite fra due giocatori, è necessario immaginare che essi giochino con un dado a due facce (giacché non sono che due giocatori) come a testa o croce e che essi gettino quattro di questi dadi (poiché essi giocano in quattro partite); e adesso è necessario vedere quanti assetti differenti possono avere questi dadi. Questo è agevole da verificare: essi possono averne sedici che è la seconda potenza di quattro, cioè il quadrato. Immaginiamo che una delle facce sia segnata a, favorevole al primo giocatore, e l’altra b, favorevole al secondo; dunque questi quattro dadi possono porsi in uno di questi sedici assetti: aaaa,…,bbbb). E poiché mancano due partite al primo giocatore tutte le facce che hanno due a lo fanno vincere, dunque ce ne sono per lui 11; e poiché mancano tre partite al secondo, tutte le facce che hanno tre b lo possono far vincere. Dunque è necessario che essi dividano la somma come 11 a 5.

(Lettera di Pascal a Fermat del 24 agosto 1654 in AA.VV. Fonti per la Storia della Matematica)

I pensieri sono l'opera filosofica più rilevante di Pascal; in essi il filosofo francese si pone il problema della condizione umana, l'uomo sostiene Pascal vuole sapere perché vive mentre la scienza gli spiega solo come vive. Tutta la conoscenza che si può acquisire non consola l'uomo dall'ignoranza sulla vita morale ed esistenziale. Pascal contrappone allo spirito geometrico lo spirito di finezza cioè di chi vuol conoscere il significato etico e religioso della propria vita. Pascal ritiene che la realtà possa essere compresa fino in fondo solo tenendo presente i limiti della ragione l'uomo possiede in sé una mentalità geometrica, Esprit de geometrie, è una mentalità intuitiva, Esprit de finesse. Lo spirito di geometria da solo non è sufficiente a intendere completamente la realtà: i geometri non comprendono e non sanno usare l'intuizione. Lo spirito di geometria, che si avvale di ragionamenti deduttivi, è rivolto a quelle verità chiare ed evidenti, che ci permettono di conoscere la natura, ma che non dicono niente sul senso della nostra esistenza. Lo spirito di finezza permette invece di accedere all’essenza dell’uomo, d’intuire il bene, di sentire Dio. Con questa idea Pascal sostenne che la ragione umana era incapace cogliere quelle verità fondamentali della vita umana. La prima rappresenta la ragione la seconda il cuore. Da questo punto in poi la filosofia di Pascal si presenta come una meditazione sull'uomo è sul suo destino. La condizione in cui vive l'uomo è quella di una piccolissima parte del Cosmo immenso. Egli è tutto e nulla, il problema dell'uomo è proprio quello di arrivare a comprendere il mistero dell'esistenza. Pascal critica il razionalismo cartesiano è più in generale il razionalismo che non è in grado né di fondare la conoscenza del mondo fisico né di fondare i principi su cui si fondano le Scienze; questi principi secondo Pascal possono essere colti soltanto mediante l'intuizione. In particolare l'uomo è un essere che si pone nel mezzo tra il tutto e il niente, l'uomo è come una canna cioè come un fragile fusto che può essere piegato è spezzato da una semplice Brezza, tuttavia è una canna pensante:

L’uomo è solo una canna, la più fragile della natura; ma una canna che pensa. Non occorre che l’universo intero si armi per annientarlo; un vapore, una goccia d’acqua bastano a ucciderlo. Ma, quand’anche l’universo lo schiacciasse, l’uomo sarebbe pur sempre più nobile di quel che lo uccide, perché sa di morire. (Pascal, Pensieri, 377).

L'uomo dunque è immerso tra grandezza e miseria nello stesso tempo. Secondo Pascal la conoscenza del perché dell'esistenza umana può avvenire soltanto attraverso il cuore: "il cuore ha le sue ragioni che la ragione non intende". La ragione Deve liberarsi di una tendenza fondamentale nell'uomo il divertimento cioè il volgere altrove. La ricerca del divertimento secondo Pascal è fatta dall'uomo per evitare di cadere nella disperazione; dedicarsi al divertimento significa de-vertere, cioè volgere lontano da qualcosa, e quindi scegliere quelle distrazioni che lo portano a non pensare alla propria miseria:

Ora, a che pensa la gente? A ballare, a suonare il liuto, a cantare, a far versi, a correre all’anello ecc., a battersi, a farsi re, senza pensare a quello che significa essere, ed essere uomo (Pascal, Pensieri).

anche nei riguardi della religione rifiuta le analisi razionaliste, proprio perché la via per giungere a Dio è quella del cuore, pensare di poter dimostrare Dio razionalmente è un atto di presunzione della ragione umana. In particolare Pascal ce se la prende con Cartesio:

Non posso perdonarla a Cartesio, il quale in tutta la sua filosofia avrebbe voluto poter fare a meno di Dio, ma non ha potuto evitare di fargli dare un colpetto al mondo per metterlo in moto; dopodiché non sa più che farne (Pascal, Pensieri)

Dio rimane un mistero di fronte alla natura umana, Un mistero però sul quale conviene scommettere. mentre non è possibile rispondere razionalmente sull'esistenza o meno di Dio si può scommettere sulla sua esistenza, così facendo se Dio esiste Si Vince Tutto se Dio non esiste non si perde nulla perché nulla è la vita umana rispetto alla salvezza Divina.

Visto che bisogna necessariamente scegliere, la vostra ragione non è offesa più da una scelta che dall’altra. Questo è un punto fermo. Ma la vostra beatitudine? Soppesiamo il guadagno e la perdita scegliendo croce: Dio esiste. Valutiamo questi due casi: se guadagnate, guadagnate tutto; se perdete, non perdete nulla. (Pascal, Pensieri).

 

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