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Il sito è a cura del prof. Bernardo Croci, attualmente insegnante di filosofia presso il Liceo delle Scienze Umane Galilei di Firenze.

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L’importanza di George Berkeley è dovuta alla sua negazione dell’esistenza della materia che egli suffragò con diversi ingegnosi argomenti. Sosteneva che gli oggetti materiali esistono solo in quanto vengono percepiti. All’obiezione che, in tal caso, un albero cesserebbe di esistere allorché nessuno lo guarda, Berkeley risponde che Dio vede sempre tutto……(Russell, Storia della filosofia Occidentale)

George Berkeley nacque nel 1685 a Kilkenny in Irlanda. Si laureo a Dublino nel 1707. Dopo essere rimasto coinvolto nelle dispute tra i cattolici, che erano la maggioranza, e i protestanti di cui egli faceva parte, fu costretto a trasferirsi a Londra. Egli viaggio anche in Francia e in Italia. In questo periodo giovanile egli scrisse le sue opere più importanti: Saggio di una nuova teoria della visione del 1709, Trattato sui principi della conoscenza del 1710, Dialoghi tra Hylas e Philonus del 1713.

Nel 1721 Berkeley torna a Londra e, per farsi notare dal governo inglese, concepisce un progetto di evangelizzazione delle Americhe e nel 1728 parte alla volta delle Bermude con l’intento di creare un collegio, ma non ricevette i fondi attesi dal governo. Dopo tre anni trascorsi a Rhode Island nel 1731 torno in patria ed abbandonò il progetto.

Nel 1734 divenne vescovo di Cloyne in Irlanda. Nella fase finale della sua vita egli da prima sconfesso in parte il suo pensiero e poi abbondonò gli studi di filosofia. Morì ad Oxford il 20 febbraio del 1753. 

Berkeley nel Trattato afferma che i filosofi non sono come vorrebbero i più saggi tra gli uomini e perciò i più equilibrati, ma al contrario, rispetto al popolo non istruito, vivono tra continui dubbi ed incertezze.

appena abbandoniamo il senso e l'istinto per lasciarci guidare da lume di un principio superiore a quelli per ragionare e meditare e riflettere sul intima essenza delle cose, subito Mille e mille dubbi sorgono nella nostra mente, proprio su quelle cose che prima ci sembrava di comprendere perfettamente (Berkeley, Trattato sui principi della conoscenza umana).

L’obiettivo di Berkeley diviene dunque quello di eliminare i dubbi e le incertezze che generano uno scetticismo incontrollabile. Il suo bersaglio polemico iniziale è rappresentato dalla filosofia di John Locke. Berkeley non condivide l'idea di Locke che esistano idee astratte, ovvero che la mente umana abbia la capacità di creare nozioni separate dal sostrato fisico (ciò che diviene) al quale sono collegate. Secondo lui le idee astratte sono responsabili di numerosi errori che si verificano in quasi tutti i campi della conoscenza.

Berkeley afferma che tali idee dipendono da un uso improprio del linguaggio, per evitare un abuso del linguaggio e gli propone di usare un metodo che si avvalga delle seguenti regole: essere brevi, chiari, precisi, evitare di rendere oscure le cose semplici e impossibili le cose difficili, evitare che l'uso di una terminologia tradizionale e imprecisa possa provocare ambiguità o confusione.

poiché le parole ingannano così facilmente l'intelletto, ho deciso di farne meno uso che posso nelle mie ricerche: quali che siano le idee che considero, tempo di tenerle presenti nude e crude, escludendo dai miei pensieri finché posso quei nomi che sono stati congiunti ad essere strettamente da un uso prolungato e continuo. (Berkeley, Trattato sui principi della conoscenza umana).

A differenza di Locke il filosofo irlandese afferma che esistono tre tipi di idee:

1)le idee impresse nei sensi nel momento attuale, la cui esistenza è determinata dall'esperienza che si sta facendo in quel momenti

2)le idee percepite prestando attenzione alle emozioni e agli atti della mente, cioè quelle che ci formiamo ascoltando i nostri processi di pensiero le nostre emozioni, come i sentimenti che si provano quando si è vicini alla persona amata

3) le idee formate con l'aiuto della memoria e dell’immaginazione, cioè riunendo e dividendo le idee originariamente ricevute nei modi precedenti

La posizione di Berkeley è un insieme di empirismo e spiritualismo. Per sconfiggere lo scetticismo e riuscire a evitare di imporre dei limiti alla capacità di conoscere della mente, il filosofo irlandese propone che dobbiamo considerare esistente soltanto l'attività della mente e negare l'esistenza di una realtà materiale fuori di noi. Di conseguenza a differenza della gnoseologia tradizionale le idee non sono rappresentazioni, fantasmi, cioè contenuti della mente o strumenti dell'intelletto, ma segno o tracce della percezione sensoriale. La percezione che il soggetto ha dell'oggetto è la sola di cui si possa dire che esiste o che sia reale, dunque l'oggetto non è in sé reale. Infatti, nulla può essere considerato esistente se si prescinde dalla mente che lo pensa. Se dunque le idee sono gli unici elementi del nostro conoscere possiamo confutare l'esistenza di un mondo o di una materia separata e opposta al io, che risulterebbe oscura, confusa e non comprensibile.

tutti riconosceranno che né i nostri pensieri né i nostri sentimenti né le idee formate dall'immaginazione possono esistere senza la mente. Ma per me non è nemmeno evidente che le varie sensazioni, ossia le idee imprese ai sensi, per quanto fuso e combinate insieme [...] non possono esistere altro che in una mente che le percepisce [...] l’esse delle cose è un percipi, e non è possibile che esse possano avere una qualunque esistenza fuori dalle menti o dalle cose pensanti che le percepiscono. (Berkeley, Trattato sui principi della conoscenza umana).

Questa posizione può essere riassunta con la formula da lui stesso proposta esse est percipi ovvero esistere è esser percepito. Dunque le idee sono sempre rappresentazioni di cose particolari per esempio l'idea del triangolo è data dal triangolo che ho tracciato sulla carta così come l'idea di una mela è data da quella mela che ho sul tavolo, è solo l'uso che l'intelletto fa delle idee ad essere generale e non particolare. Quando pensiamo al cane ad esempio abbiamo sempre davanti agli occhi della mente un particolare cane che ho veduto altre volte. Anche la distinzione tra qualità primarie, oggettive, e qualità secondarie, soggettive, (ad esempio tra estensione colore, figura o sapore) è respinta perché a suo modo di vedere tutte le qualità dipendono dalla percezione che il soggetto ne ha e quindi sono tutte soggettive.

e stranamente diffusa l'opinione che le case, le montagne, i fiumi insomma tutti gli oggetti sensibili abbiano un'esistenza reale o naturale distinta dal fatto di venire percepiti dall'intelletto. Ma per quanto sia grande la certezza il consenso con i quali si è finora accettato questo principio, Tuttavia chiunque si senta di metterlo in dubbio troverà (se non sbaglio) che esso implica una contraddizione evidente. Infatti che cosa sono, ditemi, gli oggetti sopra elencati se non cose che percepiamo con il senso? E che cosa possiamo percepire oltre alle nostre proprie idee o sensazioni? E non è senz'altro contraddittorio che una qualunque di queste, o qualunque combinazione di esse, possa esistere senza essere percepita? (Berkeley, Trattato sui principi della conoscenza umana).

Ne consegue che l'unica cosa che esiste è il pensiero che percepisce, cioè lo spirito. le caratteristiche dello spirito sono la semplicità, l'indivisibilità, l'attività mentre le sue capacità sono l'intelletto e la volontà:

uno spirito è un essere semplice, indivisibile attivo,: in quanto esso percepisce idee si chiama “intelletto”; in quanto produce idee opere in altro modo su di esso, si chiama “volontà”. (Berkeley, Trattato sui principi della conoscenza umana).

Si potrebbe affermare che la mente dell'uomo che ha l'universo nel momento in cui lo percepisce, ma filosofo irlandese precisa che la percezione dipende da Dio, il quale è anche il garante della veridicità delle percezioni.

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