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Il sito è a cura del prof. Bernardo Croci, attualmente insegnante di filosofia presso il Liceo delle Scienze Umane Galilei di Firenze.

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Per quello che riguarda la teoria, non era molto originale. Fornì, però, due boni argomenti contro l'opinione di Aristotele che tutto, al di sopra della luna, sia immutabile. (B. Russell, Storia della filosofia occidentale)

Tycho Brahe nasce in Danimarica nel 1546, tre anni dopo la morte di Copernico. Egli è figlio di una famiglia nobile, il padre era un uomo d’arme, malgrado la sua educazione si svolga prevalentemente in famiglia, grazie alle inclinazioni accademiche del fratello del padre, riusce a sottrarsi alle restrizioni della vita feudale. Inoltre la sua nobile origine gli permeterà di vagare liberamente da un’Università all’altra.

A quattordici anni assistette ad un eclissi parziale di Sole, https://staticr1.blastingcdn.com/media/photogallery/2018/2/8/660x290/b_1200x680/eclissi-solare-del-15-febbraio-2018_1822019.jpg questa visione colpì molto il giovane Brahe, egli era affascinato dall’idea che ci fossero persone capaci di predire i moti celesti, si narra che da quell’episodio Brahe decise che sarebbe diventato un astronomo.

Nel 1563, quando Brahe è già avviato agli studi di astronomia si verifica un fatto raro cioè l’ingresso di Giove in congiuntura con Saturno, osservando i due pianeti muoversi lentamente contro lo sfondo delle stelle fisse, egli osservò che la predizione della data di questo evento calcolata sulla base delle tavole duecentesche le Tavole alfonsine (fondate sul sistema tolemaico) era sbagliata di un mese ma anche che la predizione in base alle Tavole pruteniche (basate sul sistema copernicano) mostravano un errore di due giorni. Questo fatto convinse Brahe che c’era bisogno di nuove ed accurate osservazioni, basate su nuovi strumenti e nuovi metodi osservativi. Infatti per secoli Brahe è stato considerato uno dei più grandi raccoglitori di dati scientifici, più che non come teorico; grazie alla protezione del re di Danimarca e poi dello stesso imperatore Rodolfo II, che lo nominò matematico imperiale, Brahe annotò con pazienza la posizione delle stelle e dei pianeti, dati senza i quali Keplero, che fu suo allievo, non avrebbe mai potuto dar avvio alla nuova fisica celeste .

Tuttavia se per anni si è considerato il sistema tyconico, che come vedremo riprende quello di Eraclide, un passo indietro rispetto a Copernico in realtà oggi la valutazione è ben diversa, infatti la sua importanza va ben oltre i dati raccolti, la spallata data da Brahe alla fisica aristotelica è importantissimo per lo sviluppo della scienza moderna e l’astronomia ed inoltre si pone in moti punti oltre il sistema copernicano.

Più che di un filosofo, nel caso di Brahe, è opportuno parlare di un acuto osservatore secondo Paolo Rossi, egli, infatti, era fortemente legato ad interessi alchemici che ne determinarono in parte i risultati come vedremo questa però è una caratteristica che vale anche per molti altri scienziati.

Si narra che Brahe nel 1572 individuò nel cielo, per primo, una nova (cioè una esplosione stellare, che emana una grandissima luce per un breve periodo e può apparire come una nuova stella agli occhi dell’osservatore) http://wwwcdn.skyandtelescope.com/wp-content/uploads/supernovaCrop.jpg nella costellazione di Cassiopea; quell’evento determinò la sua vita: egli ricevette in dono una signoria dal Re di Danimarca, oltre ad assumere il posto di matematico imperiale, e da lì dedico tutti i suoi principali studi all’astronomia. https://www.studiarapido.it/wp-content/uploads/2014/11/rivoluzione-scientifica.jpg Brahe ipotizzò che ciò che aveva visto non fosse una cometa (che si credeva, prima di lui, risiedere all’interno dell’atmosfera), essa infatti rimaneva statica nel cielo ciò stava a significare che nei cieli si era verificato un mutamento, da cui era lecito mettere in discussione l’assunto aristotelico dell’immutabilità del firmamento. Ciò confermava la sua idea che vi fosse un’analogia tra la “fisica” terrestre e quella celeste, l’immutabilità era uno degli ostacoli principali a tale unificazione.

Dunque perché non supporre, sosteneva Brahe, che anche le comete muovessero nelle “regioni eteree” piuttosto che nel mondo sublunare; ipotesi molto più realistica, una volta ammessa la mutabilità del cielo. Ovviamente questa considerazione era possibile solo se si fosse contestualmente eliminata l’idea della realtà delle sfere cristalline in cui erano incastonati i pianeti; esse infatti avrebbero impedito la libera circolazione delle comete. A questo punto si poteva affermare che il cielo non è un corpo duro e impenetrabile, composto da enormi sfere (come pensava lo stesso Copernico), ma fluido, libero, tale da permettere la libera circolazione dei pianeti non in base ad un complesso macchinario dove le sfere rotolano in virtù della loro forma,   ma secondo regole stabilite dalla volontà divina.

La natura si rivelò sensibile a questo desiderio: nel 1577 si presentò una cometa molto più luminosa, e le osservazioni di Brahe ne rivelarono la natura celeste. Il suo moto la portava infatti attraverso le presente sfere invisibili che trasportavano i pianeti nel loro moto di rivoluzione intorno alla terra […] era chiaro che tali sfere non esistevano. (Hoschin Michael, Storia dell'astronomia) http://www.atlascoelestis.com/cometa10.jpg

È in questi anni che Brahe non solo costruisce nuovi strumenti, utilizzerà per l’osservazione della nova, un sestante munito di bracci di oltre un metro e mezzo. Egli aveva, come accennato in precedenza, ricevuto in dote un intero feudo, l’isola di Hveen di oltre 1000 ettari, ove ricevette l’autorizzazione (ed il denaro) per costruire il primo vero grande osservatorio astronomico d’Europa. Ivi Brahe costruì torri e cupole, pendoli, quadrati solari e globi celesti. Nel 1582 vengono costruiti il grande quadrante murale di due metri e mezzo di raggio ed il grande trinquetrum con il regolo principale di oltre tre metri e mezzo. http://www.divini.net/benedetti/StoriaAstronomiaAB/images/0461Stjerneborg.jpg Nel sottosuolo ci sono afficine per costruire nuovi strumenti, oltre ovviamente alla stamperia e molte altre cose. Insomma diremmo noi oggi un CERN dell’antichità! https://vitruvio.imss.fi.it/foto/telescopiogalileo/800/P0_2_800.jpg

Brahe è ricordato anche per aver proposto un sistema astronomico che si colloca a metà tra quello tolemaico e quello copernicano, nel rispetto delle Sacre Scritture. Secondo Brahe il sistema copernicano aveva il pregio di esemplificare i moti, ma prevedeva che tra Saturno e la sfera delle stelle fisse vi fosse uno spazio enorme; inoltre riteneva improbabile che un corpo cosi goffo e grande come la Terra potesse avere, non uno, ma addirittura tre movimenti. Inoltre la sua grande fede ed il suo misticismo di fondo non gli consentono di accettare le discrepanze tra il sistema copernicano e quanto affermato nella Bibbia.

Egli propone un sistema che, come detto, rispecchi sia le esigenze fisiche e matematiche, sia quelle legate all’interpretazione della Chiesa; nel suo sistema, la Terra è immobile al centro del mondo, delimitato dalla sfera delle stelle fisse che muove in ventiquattro ore da Ovest a Est dando ragione del moto giornaliero del firmamento. Attorno alla Terra orbitano la Luna ed il Sole, tutti gli altri pianeti invece si muovono attorno al Sole. Con questo sistema si rafforza l’idea dell’inconsistenza delle sfere, che, intersecandosi tra loro in più punti, si lacererebbero se fossero reali; malgrado ciò in questo sistema sono ancora necessari gli eccentrici e gli epicicli per spiegare campi di velocità e luminosità dei pianeti. Questo complesso sistema è raccolto nella sua grande opera De mundi aetherei recentioribus phaenomenis del 1588.

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Per quanto Brahe, grazie alla sua autorevolezza, abbia contribuito ad ostacolare la diffusione dell’eliocentrismo, egli diede anche un contributo alla messa in crisi del sistema tolemaico e della concezione aristotelica dell’universo a due sfere regolate da leggi differenti. Lasciano la parola a Brahe si comprende bene il suo contributo astronomico, ma soprattutto cosmologico:

 

Mostrerò alla fine di quest’opera, principalmente sulla base del moto delle comete, che la macchina del cielo non è un corpo duro e impenetrabile pieno di sfere reali, come i più hanno creduto fino ad oggi. Dimostrerò che il cielo si estende in tutte le direzioni, perfettamente fluido e semplice, senza presentare da nessuna parte il minimo ostacolo, e che i pianeti circolano liberamente in questo mezzo, governati da una legge divina e ignorando la fatica e il trascinamento delle sfere portanti (Mario Rigutti, Storia dell'astronomia occidentale)

 

Infine il genio di Brahe va ricordato per aver saputo scegliere come suo assistente l’uomo che finalmente stravolgerà il cosmo dando ragione di ogni fenomeno Keplero.

Tycho Brahe ebbe grande importanza non come teorico, ma come raccoglitore di dati scientifici, prima sotto la protezione del re di Danimarca, poi sotto quella dell'imperatore Rodolfo II. Compilò un catalogo delle stelle, e annotò le posizioni dei pianeti nel corso di molti anni. Negli ultimi anni della sua vita, Keplero, allora giovane, divenne suo assisistente. Per Keplero le sue osservazioni ebbero un valore incalcolabile. (B. Russell, Storia della filosofia occidentale)