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Il sito è a cura del prof. Bernardo Croci, attualmente insegnante di filosofia presso il Liceo delle Scienze Umane Galilei di Firenze.

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È il più nobile ed il più degno d'amore dei grandi filosofi. Se qualcun altro lo ha superato dal punto di vista intellettuale, dal punto di vista etico è superiore a tutti. Come logica conseguenza, fu considerato durante la sua vita e per un secolo dopo la sua morte, un uomo di spaventosa malvagità. (Russell, Storia della filosofia occidentale)

Bento d'Espinoza o Baruch de Spinoza nacque ad Amsterdam il 24 dicembre del 1632 da una famiglia di ebrei sefarditi, cioè spagnoli (da cui deriva la doppia pronuncia del nome), costretti a fuggire in Olanda a causa della persecuzioni messe in atto dall’inquisizione spagnola verso gli ebrei conversos (obbligati a convertirsi).

A sette anni, presso la scuola della Sinagoga, apprese i fondamenti linguistici e culturali dell’ebraismo gli elementi giudaismo religioso e filosofico, in particolare quelli legati al neoplatonismo ebraico. In seguitò completò gli studi alla scuola dell'ex gesuita Franciscus Van den Ende dove apprese i fondamenti della tradizione scolastica, ma anche la filosofia

del Rinascimento, in particolare quella di Giordano Bruno. Si appassiona anche alla filosofia di Cartesio che successivamente espose e sviluppò in modo originalissimo.

In un primo tempo aiuta il padre nell'attività d’importazione di frutta esotica. Poi alla sua morte nel 1654 né rileva con il fratello l’attività. A causa delle sue interpretazioni razionalistiche della religione nel 1656 viene espulso dalla comunità ebraica con una minacciosa maledizione la cherem:

I Signori del Mahamad rendono noto che, venuti a conoscenza già da tempo delle cattive opinioni e del comportamento di Baruch Spinoza, hanno tentato in diversi modi e anche con promesse di distoglierlo dalla cattiva strada. Non essendovi riusciti […] Su decreto degli Angeli e dei Santi noi scomunichiamo espelliamo malediciamo e danniamo Baruch de Spinoza che egli sia maledetto che sia maledetto il giorno e maledetto di notte maledetto quando si sdraia e maledetto quando si alza, maledetto quando esce e maledetto quando rientra, il Signore cancelli il suo nome da sotto il cielo.

Costretto a lasciare Amsterdam rinuncia all'eredità paterna, e avvia un’attività di tornitore di lenti che gli permise di sopravvivere per il resto della sua vita.

Nel 1660 si sposta in una cittadina presso Leida lì scrive il Breve trattato che verrà pubblicato postumo La prima fase del breve trattato ci mostra uno Spinoza non ancora raggiunto dall’influsso di Cartesio e Hobbes, ma affascinato dal pensiero del tardo ‘500 italiano, in particolare dal panteismo di Bruno e dalla gnoseologia di Campanella. Da questi derivano due idee fondamentali presenti in tutto il suo pensiero: la prima, desunta da Bruno, che sia ingenuo parlare di un Dio personale, perché Dio non è altro che il complesso della natura infinita; la seconda, desunta da Campanella, che scire est alienari, cioè che conoscere significa lasciarsi prendere dalle cose e identificarsi in esse. Poco dopo si dedica alla stesura di Renati Des Cartes Principiorum philosohiae pars I et II more geometrico demonstratae che uscirà nel 1663. Nel 1669 insediatasi la monarchia degli Orange, si trasferisce all'Aja da un amico malgrado la vita di stenti rifiuta la cattedra all'università di Heidelberg, per restare libero di professare le sue tesi. Nel 1670 conclude e pubblica in forma anonima, per prudenza, il Tractatus theologico-politicus. Nel 1674 completa Ethica more geometrico demonstrata ma non la pubblica.

Nel 1676 incontra Leibniz, che è desideroso di leggere l’Ethica, egli pur riconoscendo il valore dell’opera del pensiero di Spinoza ne farà un’ampia critica. Morì di tisi all’Aja nel 1677. Durante la sua esistenza non mancò mai di essere solidale e affabile verso i propri simili. Per questo ebbe attorno molti amici che si occuparono subito dopo la morte di pubblicare le opere di Spinoza compresa la sua opera principale L’Ethica e il Tractatus politicus a cui stava lavorando e che rimase incompiuto