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Il sito è a cura del prof. Bernardo Croci, attualmente insegnante di filosofia presso il Liceo delle Scienze Umane Galilei di Firenze.

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La concezione qualitativa del rapporto tra vero e falso (formulata nel breve trattato, viene nel Tractatus modificata in senso qualitativo: vero è ciò che si può costruire compiutamente, falso ciò che non si può costruire compiutamente, qui Spinoza segue il metodo genetico costruttivo di Hobbes il Tractatus è di sei anni posteriore al De Corpore di Hobbes) è sostiene che noi possiamo costruire con certezza la nostra scienza perché partiamo da definizione genetiche costruibili (se io fornisco della circonferenza una definizione non genetica quale che essa è una figura i cui ponti sono equidistanti da un punto centrale io non potrò mai sapere se la circonferenza esiste davvero oppure no, se invece io ne fornisco una definizione genetica (essa è una figura generata dal movimento di un segmento intorno ad uno dei suoi termini) allora posso provare a costruirla e vedere se essa è realizzabile o no.

Soltanto ricostruendo le cose possiamo comprendere la connessione di causa ed effetto che le produce, e questa connessione resterà sempre la stessa se si ripetono le stesse condizione (Spinoza è lontano dall’induzione di Bacone che non può condurre ad altro che ad una experientia vaga). Ricostruire quindi le cose attraverso la connessione di causa ed effetto significa vederle sub specie aeternitatis. Queste connesioni causali sono le idee che costituiscono il patrimonio della nostra mente insieme anche le essentiae formales delle cose.

L’Ethica ordine geometrico demonstrata procede secondo la formula tipica dei trattati di geometria (ovvero definizioni, assiomi, teoremi e corollari). Gli argomenti sono Dio, la mente, le passioni, la servitù umana alla forza delle passioni, la potenza liberatrice dell'intelletto, in cui consiste la vera libertà umana. Tutta l'argomentazione procede deduttivamente dalle definizioni della prima parte: causa di sé, cosa finita, sostanza, attributo, modo, Dio, libertà, eternità.

Definizioni

  1. Per causa di sé intendo ciò la cui essenza implica l'esistenza, ossia ciò la cui natura non può essere concepita se non come esistente.
  2. Si dice finita nel suo genere una cosa che può essere limitata da un'altra della stessa natura. Per esempio diciamo che un corpo è finito perché ne concepiamo sempre un altro più grande. Così pure un pensiero è limitato da un altro pensiero. Ma né un corpo può essere limitato da un pensiero né un pensiero da un corpo.
  3. Per sostanza intendo ciò che è in sé ed è concepito per sé: ossia ciò il cui concetto non ha bisogno del concetto di un'altra cosa dal quale debba essere formato.
  4. Per attributo intendo ciò che l'intelletto percepisce della sostanza come costituente la sua stessa essenza.
  5. Per modo intendo le affezioni della sostanza, ossia ciò che è in altro per mezzo del quale è anche concepito.
  6. Per Dio intendo l'ente assolutamente infinito, cioè la sostanza che consta di infiniti attributi, ognuno dei quali esprime un'essenza eterna e infinita. Spiegazione: Dico assolutamente infinito, ma non infinito nel suo genere; infatti di qualsiasi cosa, infinita soltanto nel suo genere, possiamo negare un'infinità di attributi; invece al­l'essenza di ciò che è assolutamente infinito appartiene tutto ciò che esprime essenza e non contiene alcuna negazione.
  7. Si dice libera quella cosa che esiste per sola necessità della sua natura e si deter­mina da sé sola ad agire: invece si dice necessaria o, meglio, coatta, quella cosa che è condizionata ad esistere e ad agire da qualcos'altro, secondo una precisa e determinata ragione.
  8. Per eternità intendo l'esistenza stessa, in quanto concepita come necessaria­mente conseguente dalla sola definizione di cosa eterna. Spiegazione: Una tale esistenza si concepisce infatti - allo stesso modo dell’essenza della cosa eterna predetta - come una verità eterna (= affermazione il cui contrario non è logicamente concepibile): per la qual cosa essa non può spiegarsi per mezzo della durata o dei tempo; anche se la durata sia pensata senza principio e senza fine.

Spinoza a differenza di Cartesio sostiene che vi è un'unica sostanza, essa è deducibile proprio in quanto chiara e distinta, ma non corrisponde né alla res cogitans né alla res extensa, ma alla sostanza di Dio, l’unica vera sostanza possibile .

 Per sostanza intendo ciò che è in sé ed è concepito per sé: cioè ciò il cui concetto non ha bisogno del concetto di un’altra cosa, dal quale debba essere formato.

 La sostanza per Spinoza corrisponde a DIO e alla NATURA (intesa come COSMO). “DEUS SIVE NATURA” (Dio, ovvero Natura). Nell’opera spinoziana troviamo il pensiero e la sostanza estesa come attributi dell’unica sostanza di Dio.

abbiamo diviso le sostanze in due generi sommi e cioè in estensione e pensiero, e quest’ultimo in creato, ossia, la mente umana, ed increato, ossia Dio, l’esistenza del quale abbiamo dimostrato più che a sufficienza, tanto a posteriori, cioè dall’idea che ne abbiamo, quanto a priori cioè dalla sua essenza come causa dell’esistenza di Dio.

Pensiero ed estensione sono due degli infiniti attributi divini, che si determinano in singoli

modi, finiti e infiniti. La tradizione filosofica e culturale dell’occidente ha creato un abisso tra uomo e natura, tra l’uomo e la divinità; ma l’uomo ha differenza della natura è spirito e materia mentre la divinità non avrebbe materia. Spinoza supera il dualismo di Cartesio e nega che spirito e materia siano due sostanze diverse: essi sono due diversi attributi dell’unica sostanza, di Dio. Spiritualità e materialità sono solo gli unici due, degli infiniti attributi, che noi consociamo; gli attributi, infiniti e eterni, si manifestano attraverso infiniti modi finiti e contingenti. Il fatto che esitano infiniti attributi che noi non conosciamo è una geniale intuizione che elimina ogni antropomorfismo.

Uno degli aspetti più rilevanti della dottrina degli attributi è l’affermazione che non si può mai spiegare un fenomeno di un attributo mediante l’altro attributo e ciò perché gli attributi non sono sostanze ma prospettive (manifestazioni) di un un'unica sostanza. Perciò un fenomeno naturale non può mai essere spiegato attraverso cause spirituali e viceversa. Ciò comporta che la natura fisica va spiegata meccanicamente come un seguito di cause ed effetti fisici senza volervi immaginare alcuna finalità voluta da Dio.

La connessione matematica tra le cose costituisce la sostanza che è causa sui mentre le singole cose hanno la loro causa fuori di loro, cioè nella sostanza o legge naturale che le genera. Il rapporto tra la sostanza e i singoli individui e fenomeni sono i modi della sostanza la cui caratteristica è quella di trovare la loro ratio nella sostanza, mentre la sostanza è l’unica da avere in se stessa la propria ratio. Anche l’uomo è un modus il quale per comprendere la propria ratio deve sollevarsi fino alla connessione universale della natura.

Spirito e materia perdono le loro posizioni di privilegio con le quali erano stati esaltati per secoli da spiritualisti e materialisti. Spinoza si pone al di là sia dello spiritualismo di Cartesio che del materialismo di Hobbes, superando le più gravi difficoltà di entrambi, di Cartesio allorché non sapeva spiegare come il corpo possa influire sullo spirito, di Hobbes costretto a considerare le idee dei semplici nomi, svalutando ogni attività intellettuale. Questa posizione, che risulta mediare tra il materialismo e l’idealismo, in realtà è ampiamente differente da quella cartesiana, sia perché Dio coincide con la natura e quindi è il mondo stesso, che invece per Cartesio è un organo meccanico, sia perché il problema della dimostrazione dell’essenzialità e della irriducibilità della mente viene ricondotta alla dimostrazione di Dio. Un Dio non cristiano però, ma impersonale che coincide con la natura stessa, da cui la visione panteistica.

Vi sono dunque due modi di intendere il termine sostanza, la sostanza che è causa di se stessa, cioè non dipende da nessun altra cosa, che è Dio e l’uso analogico (per similitudine) del termine sostanza che indica ciò che esiste grazie al Dio-natura e si manifesta con due attributi il pensiero e l’estensione. Quindi Dio, la totalità della natura, è la natura naturans dei singoli fenomeni naturali che costituiscono la natura naturata ovvero il manifestarsi dei suoi attributi. Dunque Spinoza ricorre alla distinzione tra una natura naturante e una natura naturata. La natura naturante indica la causa attraverso la quale l'intero universo esiste ed è conservato, e la natura naturata l'insieme degli effetti che da quella causa scaturiscono (modi finiti e infiniti).

Il DIO di Spinoza prende le distanze dal Dio della tradizione giudaico-cristiana. Egli rifiuta l'Antropomorfismo e il finalismo religioso. Il Dio di Spinoza NON è un Dio trascendente ma immanente.

Assiomi, o Princìpi evidenti di per sé

  1. Ogni cosa che è sussiste in se stessa o in un’altra cosa.
  2. Ciò che non è suscettibile d’esser concepito mediante il concetto di altre cose deve essere pensato assolutamente, per sé.
  3. Posta una causa specifica, da essa segue necessariamente un effetto; e, al contrario, se non sia posta alcuna causa specifica è impossibile che segua un effetto.
  4. La conoscenza di un effetto dipende dalla conoscenza della sua causa, e la implica.
  5. Le cose che non hanno nulla di comune l’una con l’altra non possono nemmeno essere comprese l’una per mezzo dell’altra; ossia il concetto dell’una non implica il concetto dell’altra.
  6. Un’idea vera deve accordarsi con il suo oggetto-quale-esso-è-in-sé.
  7. Qualsiasi cosa che possa pensarsi non-esistente ha un’essenza che non implica l’esistenza.

 Dottrina

 Proposizione 1.

La Sostanza è anteriore per natura alle sue manifestazioni circoscritte e individuabili, o affezioni. Dimostrazione: La cosa risulta evidente dalle Definizioni 3 e 5.

 Prop. 2.

Due Sostanze che abbiano attributi propri differenti non hanno nulla in comune fra di loro. Dimostrazione: La cosa risulta evidente, ancora, dalla Definizione 3. Ciascuna sostanza deve infatti sussistere in sé ed essere concepita assolutamente, cioè per sé; ossia il concetto di una sostanza non implica il concetto di un’altra sostanza.

 Prop. 3.

Cose che non hanno nulla in comune non possono essere l’una causa dell’altra. Dimostrazione: Se due cose non hanno nulla in comune non possono nemmeno essere comprese l’una per mezzo dell’altra (Ass. 5), e perciò (Ass. 4) l’una non può esser causa dell’altra.

 Prop. 4.

Due o più cose che siano distinte si distinguono l’una dall’altra o per la diversità degli attributi delle sostanze in cui esse sussistono, o per la diversità delle affezioni delle sostanze stesse (v.Prop. 1). Dimostrazione: Tutte le cose che hanno l’essere sussistono o in sé o in altro (Ass. 1): da cui (Def 3 e 5) l’intelletto riconosce che al difuori di se stesso non c’è altro che le sostanze e le loro affezioni. Dunque l’intelletto riconosce che, obiettivamente, salvo le sostanze, o (ciò che è lo stesso) i loro attributi e le loro affezioni, non c’è alcunché per cui più cose possano distinguersi l’una dall’altra.

 Prop. 7.

Alla natura di una sostanza appartiene l’esistere. Dimostrazione: Una sostanza non può essere prodotta da un’altra cosa (Conseg. d. Prop. preced.): essa deve dunque esser causa di sé: ovvero la sua essenza implica necessariamente l’esistenza (Def. 1); ovvero, ancora, l’esistere è proprio della sua natura.

 Prop. 8.

Ogni sostanza è necessariamente infinita Dimostrazione: Non può esistere che un’unica sostanza che abbia quel determinato attributo (Prop. 5), e l’esistere è proprio della sua natura (Prop. 7). Sia essa finita o infinita, alla natura di una sostanza deve appartenere l’esistenza. Ma una sostanza finita non può esistere: perché (Def. 2) essa dovrebbe essere limitata da un’altra sostanza della stessa natura (o struttura), anch’essa esistente necessariamente (Prop. 7): e in questo modo esisterebbero due sostanze dei medesimo attributo, il che è assurdo (Prop. 5). Dunque una sostanza non può esistere se non sia infinita. Chiarimento 1°: Poiché, per un ente qualsiasi, possedere un essere limitato è in realtà una negazione, mentre un essere infinito è l’assoluta affermazione dell’esistenza di quell’ente, basta la Prop. 7 a dimostrare che ogni sostanza deve essere infinita.