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Il sito è a cura del prof. Bernardo Croci, attualmente insegnante di filosofia presso il Liceo delle Scienze Umane Galilei di Firenze.

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La filosofia di Spinoza unisce il panteismo di Bruno al meccanicismo di Cartesio e Hobbes. Spinoza sostiene che comprendere la natura implica conoscere le leggi universali alla base dei fenomeni, dove la causa coincide con la ratio, ovvero la ragione che governa la natura cioè le sue leggi. Segue che la natura, o Dio, è sia la somma dei fenomeni sia la loro spiegazione razionale. Il DIO di Spinoza prende le distanze dal Dio della tradizione giudaico-cristiana, il Dio di Spinoza NON è un Dio trascendente ma immanente e coincide con la natura e le sue leggi. Ogni cosa è regolata da leggi matematiche universali, e l’apparente volontà di Dio non è altro che l’inviolabilità di tali leggi naturali, quando noi parliamo di volontà usiamo una immagine analogica per esprimere in realtà l’insieme delle necessità dovute alla razionalità delle leggi che governano il mondo, così come quando vedendo un cielo nuvoloso affermiamo che “vuole” piovere, che è analogico ad affermare che in virtù di precise leggi necessarie in certe condizioni non può che piovere. Spinoza critica l'antropomorfizzazione di Dio e il concetto di libero arbitrio, sostenendo una visione deterministica. L'uomo stesso, pur sembrando libero, segue in realtà leggi naturali che regolano i suoi pensieri e le sue azioni.

Per giungere a queste considerazioni Spinoza affronta il tema della conoscenza. La conoscenza umana ha tre gradi di accuratezza l’immaginazione, la ragione e l’intuizione: 

Il primo grado della conoscenza è l'immaginazione, come facoltà di produrre immagini, inadeguata e confuse, fondata sull'esperienza e sui sensi che sono in grado di produrre solo idee molto generali, utili dal punto di vista pratico e operativo, ma imprecise.

 

Il secondo grado è la ragione, che riguarda idee adeguate, evidenti, necessarie, tipiche della matematica e della fisica, molto precise e sicure, ma infinitamente lontane dalla ricchezza e dalla varietà della natura. 

Solo il terzo grado, l'intuizione o intelletto, assume il punto di vista di Dio e dell'eternità, e quindi ama Dio, cioè la natura, di un amore intellettuale, in grado di concepire idee adeguate, di accedere all'evidenza conservando la ricchezza, la peculiarità della natura, in sostanza di cogliere l’interezza dei fenomeni.

La concezione del vero e del falso è costruita sulla capacità di riprodurre le cose attraverso la loro causa-effetto, seguendo un metodo genetico costruttivo ispirato a Hobbes. Solo comprendendo le connessioni causali possiamo vedere le cose "sub specie aeternitatis", cioè sotto l'aspetto dell'eternità. Pertanto noi abbiamo una conoscenza verace, chiara e distinta solo quando siamo in grado di ricostruire o con le azioni o con il pensiero il processo che dalle cause va agli effetti.

L'opera di Spinoza, l'Ethica ordine geometrico demonstrata, è costruita come un trattato geometrico, usando definizioni, assiomi e teoremi. Spinoza sostiene l'esistenza di un'unica sostanza, che identifica con Dio o Natura, respingendo il dualismo cartesiano di res cogitans (pensiero) e res extensa (estensione). Questa unica sostanza è causa sui, esiste cioè per se stessa e si manifesta attraverso infiniti attributi, dei quali conosciamo solo pensiero ed estensione.

Spinoza sottolinea, a proposito dei due attributi, che non si può mai spiegare un fenomeno di un attributo ad esempio il dubitare mediante l’altro attributo per esempio con la misura e ciò perché gli attributi sono prospettive differenti (manifestazioni) dell'unica sostanza che è Dio.

In questa visione panteistica, dove Dio non è una figura personale ma coincide con la natura stessa, si elimina anche ogni finalismo divino.

Spinoza supera in questo modo sia il dualismo cartesiano sia il materialismo hobbesiano, offrendo una visione unificata di spiritualità e materialità come attributi dell'unica sostanza divina.

Essendo la natura, Dio, l'unica sostanza essa deve essere sia punto di partenza che punto di arrivo del divenire del creato perciò Spinoza afferma che essa è sia soggetto ovvero natura naturante (intesa come l'insieme delle cause, ossia Dio/Natura) e al contempo oggetto ovvero natura naturata (cioè gli effetti delle cause o le manifestazioni dei suoi attributi). Le manifestazioni della sostanza sono i "modi" della sostanza stessa, vi sono modi finiti che sono manifestazioni temporanee di Dio (come le singole entità l’uomo, una pianta, una pietra…https://www.varesenews.it/photogallery_new/images/2019/09/generico-2018-757160.610x431.jpg) e modi infiniti cioè manifestazioni eterne di Dio (come il movimento e la quiete)https://cdn.studenti.stbm.it/images/2018/12/03/pendolo-orig.jpeg.

In conclusione la sostanza è unica e coincide con Dio, Dio ha infiniti attributi di questi noi conosciamo il pensiero e l’estensione, Dio si manifesta nel mondo attraverso i modi che sono finiti come i singoli e infiniti come il movimento. Nella visione di Spinoza sparisce così ogni dualismo e ogni distinzione a partire da quella tra trascendente e immanente.

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