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Il sito è a cura del prof. Bernardo Croci, attualmente insegnante di filosofia presso il Liceo delle Scienze Umane Galilei di Firenze.

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Anche per Spinoza, come per Cartesio, l'etica è una teoria delle passioni, cioè affezioni che l'anima subisce in quanto idee inadeguate e confuse, frutto dell'immaginazione.

Tutte le cose tendono per quanto possibile a perseverare nel loro essere, ovvero all’autoconservazione (in suo esse perseverare) questo sforzo all’autoconservazione è detto conatus. Il conatus riferito alla sola mente è chiamato volontà, quando è riferito alla mente e al corpo appetito, quando l’appetito è accompagnano da consapevolezza è desiderio. Dal desiderio derivano due passioni fondamentali, la gioia, in quanto desiderio assecondato, e la tristezza, in quanto desiderio ostacolato. E' dunque bene ciò che dà gioia, male ciò che procura tristezza.

Le altre passioni derivano dall'associazione di gioia e dolore con idee; per esempio, l'amore e l'odio sono rispettivamente gioia e tristezza associate all'idea di causa esterna, mentre la letizia associata all'idea di causa interiore dà la serenità. Chi assuma il punto di vista dell'eternità supera la natura passiva delle passioni, non negandole, ma rendendole attive, cioè cogliendone il senso necessario.

Spinoza instaura un parallelismo tra processo conoscitivo ed etica al primo gradino della conoscenza, quello delle conoscenze inadeguate, corrisponde il primo gradino della vita, quello personale. La fortitudo è la capacità di dominare i sentimenti e le passioni contrastanti per raggiungere lo scopo dell’auto affermazione. A tale proposito Spinoza enuncia il principio fondamentale per cui nessun sentimento e nessun impulso può essere represso se non da un sentimento o da un impulso più forte. (l’etica di Spinoza non è un etica repressiva ma un etica perfezionistica). Il sentimento più vicino all’auto conservazione e all’auto affermazione è quello del piacere, che per Spinoza è un bene in sé. Quindi gli altri sentimenti saranno tanto migliori tanto più generano piacere in noi e negli altri. Perciò chi combatte l’odio con l’odio non compie nulla di buono, chi invece combatte l’odio con l’amore è lodevole perché genera piacere in sé e negli altri. E siamo così al secondo gradino della conoscenza, quello delle idee adeguate, a cui corrisponde il secondo gradino quello guidato dalla ragione. Tuttavia il processo di auto affermazione dell’uomo, il sentimento, non occupa il posto più alto essendo ancora una rappresentazione imperfetta. Il piacere più alto è invece provato da noi quando riusciamo a cogliere con la nostra conoscenza la totalità della natura, cioè Dio. Anche questo è una specie di sentimento che lo si può chiamare amore, come facevano i rinascimentali italiani del ‘500, amore di tipo intellettuale come lo chiamava Spinoza amor intelletualis dei, e questo è il terzo gradino del conoscere quello dell’intuizione di Dio.

 

Nel Tractatus teologico politico Spinoza tratta la politica. Il titolo dell’opera è polemico in quanto vuol contrappore alla concezione teologica, secondo cui tutto avviene per volontà di Dio, la concezione scientifica, per cui è ben vero che tutto avvenga per volontà di Dio, ma purché si identifichi la volontà di Dio con le leggi della natura. Tali leggi vogliono che, come nell’etica, occorre reprimere i sentimenti contrastanti attraverso sentimenti più forti. Nello stato di natura, cioè nella condizione prepolitica, i diritti sono proporzionali ai poteri ed è nemico chi ne ostacola l'esercizio. Nello stato di natura prevalgono violenza e miseria, per cui quella condizione è necessariamente superata dall'istituzione dello Stato, cui vengono affidati i poteri. L'alienazione, però, non è totale, come pensava Hobbes, perché lo Stato deve salvaguardare la libertà. Incoercibile è in particolare la libertà di opinione e di coscienza a (specialmente in materia di religione), visto che lo Stato può ordinare solo ciò che può far rispettare, quindi non la coscienza. Da questo punto di vista, lo Stato deve essere laico e tollerante, anche perché nessuna religione può dirsi superiore alle altre, visto che nessuna ha purtroppo mai impedito agli uomini di essere cattivi. Lo Stato ha bisogno del potere e il potere consiste nella razionalità, cioè nella conoscenza. Quando lo Stato perde la razionalità, perde l'autorità e gli uomini tornano allo stato di natura. Tra i tipi di governo e di Stato il migliore è la democrazia, perché rende più probabili le scelte razionali. La democrazia non limita in nessun modo il potere dello Stato, che resta assoluto, come quello di Hobbes, cioè non limitato da altri poteri: un assolutismo democratico.

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