Per suggerimenti e osservazioni scrivi a:

info@storiadelleidee.it

Si ricorda a tutti i visitatori che il sito è in costruzione, ci scusiamo per i numerosi refusi causati dalla dattiloscrittura/dettatura vocale, il materiale presente deve ancora essere revisionato. Lo scopo del sito è didattico i materiali pubblicati o visibili tramite link sono di esclusiva proprietà dei rispettivi autori o gestori.

Il sito è a cura del prof. Bernardo Croci, attualmente insegnante di filosofia presso il Liceo delle Scienze Umane Galilei di Firenze.

Amici e collaboratori stanno contribuendo alla realizzazione.

Cartesio è considerato in genere e, credo, a ragione, come il fondatore della filosofia moderna. È il primo pensatore dall'altra capacità filosofica, il cui modo di vedere sia profondamente influenzato dalla nuova fisica e dalla nuova astronomia. È pur vero che gli conserva molto di scolastico, tuttavia non accetta le fondamenta poste dai suoi predecessori, e si è sforzato di costruire ex novo un edificio filosofico completo. (B. Russell, Storia della filosofia occidentale).

Come giustamente ha osservato Emile Segré, René Descartes più noto come Renato Cartesio, è più un filosofo che uno scienziato, il suo problema principale è rappresentato dal trovare basi solide alla metafisica sulla quale fondare la scienza. Tuttavia il primo filosofo moderno merita essere ricordato anche in campo scientifico e soprattutto in quello matematico. Egli nacque nel 1596 a La Haye-en-Touraine in Francia (cittadina che oggi ha preso il suo nome), suo padre era un consigliere al parlamento bretone e dotato di una proprietà terriera che Cartesio, alla morte del padre, vendette per garantirsi una rendita a vita che gli permettesse di non lavorare. Egli dal 1604 al 1612 studio al collegio gesuita della Fléche, rimase sempre molto legato a questa congregazione un po’ per convinzione ed un po’ per convenienza. Nel 1612 prima si reca a Parigi, di cui però detesterà la vita frivola e mondana, da li si spostò nuovamente nel Fauborg Saint Germain. Nel 1617 si arruola nell’esercito olandese (che in quel periodo era in pace sotto la guida del noto principe Maurizio di Nassau.

https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/6/60/Michiel_Jansz_van_Mierevelt_-_Maurits_van_Nassau%2C_prins_van_Oranje_en_Stadhouder.jpg

Con lo scoppio della guerra dei trent’anni decise di congedarsi e riarruolarsi in quello bavarese; la scelta dell’esercito era più per godere di autonomia che non per gloria di battaglie, che egli eviterà sempre. Determinante per la produzione cartesiana, se pur più come ispirazione che non come contributu teorico, fu l'incontro, il 10 novembre 1618, con il dotto olandese Isaac Beeckman (1588-1637). L'incontro ebbe luogo per caso, come da usanza un matematico sconosciuto aveva affisso per le vie di Breda un problema matematico da sottoporre ai dotti della città affinchè trovassero la soluzione, tuttavia il problema era scritto in fiammingo e Cartesio chiese ad un passante la traduzione in latino, quel passante era appunto Beeckman. Una volta ottenuta la traduzione Cartesio produce in una notte la soluzione consegnandola a Beeckman il giorno seguente, da lì nacque un breve ma intensa amicizia. Sarà la corrispondenza tra i due ad indurre Cartesio a scrivere le sue opere di geometria e di meccanica. 

Va detto che il rapporto tra i due sembra una rappresentazione teatrale sia in merito ai risultati che alla loro amicizia. Con un pizzico di ironia racconta Alexander Koyré, la corrispondenza tra i due diventa la commedia degli errori Beeckam pone quesiti sulla caduta dei corpi a Cartesio, Cartesio fraintende la domanda e manda una risposta errata a Beeckam, a sua volta Beeckam fraintende la risposta e la trascrive erroneamente, così per caso attraverso due errori consegutivi trova per caso il risultato esatto. L'amicizia tra i due si logorerà a causa di un fraintendimento relativo alla paternità delle idee di Cartesio, il quale stizzito anni dopo scriverà che Beeckman non ha alcun merito nelle sue ricerche e che se ne è indebitamente attribuito la paternità. Ciò però non toglie però che tale incontro fu determinante per il filosofo francese. Lo testimonia il fatto che egli faccia risalire l'epifania che avrebbe ispirato la sua filosofia ai sogni avuti nella notte del 10 novembre 1619, anniversario dell'incontro con Beeckam.

Il primo sogno è un incubo dove Cartesio è inseguito da dei fantasmi, e spinto da un vento malvagio che lo costringe a mantenere il passo, impedendogli di compiere liberamente il proprio cammino verso il collegio. Nel secondo sogno racconta di un tuono e di aver visto la stanza piena di scintille, considerate d'auspicio da Cartesio. Nel terzo vede un libro poggiato sul tavolo che al risveglio interpreterà come l'insieme delle scienze.

Da questi tre sogni Cartesio dichiara di avere dedotto il suo piano di ricerca, come scrive nelle Cogitationes privatae:

Nell'anno 1620, cominciai a comprendere il fondamento del mirabile ritrovato. Sogno del 1619, nel quale il carme settimo d'Ausonio, che comincia: "quale cammino seguirò nella vita?" (Cartesio, Opere filosofiche)

Cartesio lasciò l’esercitò definitivamente nel 1621. Viaggio in Italia, a Roma e a Firenze, ma senza incontrare Galileo; l’Italia non gli piacque, pare dicesse:

Io non capisco come possiate amar tanto l'aria d'Italia - scrive a un amico nel 1631 - con la quale così spesso si respira la peste. Dov'è il caldo del giorno è sempre insopportabile, malsano il fresco della sera, e dove l'oscurità della notte nasconde rapine e assassinii. (Cartesio, Opere filosofiche)

Nel 1625 tornò a Parigi. Fu legato da amicizia profonda con padre Marin Mersenne (1588-1648) dell’ordine dei minini, una figura centrale nella prima metà del Seicento; di Mersenne T. Hobbes dirà che “la sua cella era la migliore di tutte le scuole”, questo personaggio tenne in contatto tutti i principali scienziati di quel periodo da Pascal a Galilei, da Cartesio a Hobbes, da Gassendi a Fermat. Cartesio, che era di carattere timido, preferiva essere lasciato in pace nei suoi studi che affrontare pubbliche discussioni, sosteneva che le idee migliori gli giungessero durante il sonno. Il suo carattere incline alla tranquillità e all’isolamento (all’opposto di Galileo) lo portò nel 1629 a trasferirsi nella più libertina Olanda, dove visse per vent’anni. Ivi stese dal 1630 al 1633 il trattato Le Monde ou Traité de la lumiière che tratta il sistema del mondo su basi meccanicistiche e copernicane, ma decise di non pubblicarlo dopo aver appreso della condanna a Galilei. Negli stessi anni scrive La diottrica e Le Meteore. Nel 1636 scrive La Geometria, di cui pare però si fosse già occupato negli anni giovanili quando aveva compiuto le sue riflessioni sulla mathesis universalis intesa come la scienza capace di unificare le diverse branche del sapere. https://steemitimages.com/DQmcLH6bfGSQtcLjo5JDmZEmx8am1okGEG8QxzC3q7quwzd/p.JPG Sempre nello stesso anno scrive il Discorso sul metodo, che in realtà era l’introduzione a questi tre scritti ma finirà per essere pubblicato più volte come opera a se stante in diverse edizioni, in questo scritto troviamo l’epistemologia cartesiana, i fondamenti del razionalismo moderno, tutta la carica innovatrice di Cartesio e molto altro ancora. Nel 1642 grazie a padre Mersenne pubblica le Meditazioni metafisiche. Infine nel 1644 escono i Principi della filosofia.

Per tramite dell’ambasciatore francese Cartesio avviò una corrispondenza con la regina Cristina di Svezia. Egli in seguito inviò alla regina un trattato sull’amore e il saggio Le passioni dell’anima, questi scritti appassionarono così tanto la colta e intrigante sovrana da desiderare che Cartesio gli insegnasse di persona la sua filosofia. Ella riuscì a convincere Cartesio nell’estate del 1649 e nel settembre di quell’anno mandò appositamente una nave da guerra per prelevarlo e condurlo alla sua Corte insieme all’ambasciatore francese. http://1.citynews-romatoday.stgy.ovh/~media/original-hi/65055653723402/amori-negati-a-tavola-con-cristina-di-svezia-e-cartesio.jpg Pessima decisione, infatti, il prezzo del suo soggiorno era svegliarsi ogni giorno alle 5 del mattino per far lezione alla regina, che a causa degli affari di Stato non aveva altro tempo. Nell’inverno scandinavo l’ambasciatore francese si ammalò, e Cartesio prese ad accudirlo, mentre l’ambasciatore guarì fu il gracile e debole fisico del filosofo ad ammalarsi (si ricordi che Cartesio per la sua salute cagionevole era stato autorizzato dai gesuiti in collegio a dormire fino a tardi pare fino ad altre le 11). Cartesio morì a Stoccolma nel febbraio del 1650.

I cookie rendono più facile per noi fornirti i nostri servizi. Con l'utilizzo dei nostri servizi ci autorizzi a utilizzare i cookie.
Ok