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Cartesio intendeva rifondare non solo il sapere teoretico attraverso il suo metodo, ma tutto il sapere compreso quello morale. L'obiettivo di Cartesio pertanto era quello di individuare una morale razionale fondata su conoscenza certa capace di guidare la condotta umana. 

Tuttavia in attesa di costruire la morale razionale auspicata Cartesio decide di darsi delle regole pratiche, definite come morale provvisorio, che gli consentissero volta volta di guidare il proprio agire pratico nella sua vita e nella sua ricerca fino a che non fosse pervenuto ad una morale definitiva.

Tale concetto è spiegato tramite la metafora dell'uomo che dovendo ricostruire la propria abitazione: egli non potrà accontentarsi di avere il progetto, i materiali e quanto altro possa servire, egli dovrà anche preoccuparsi di avere un alloggio provvisorio prima di iniziare il lavoro.

Pertanto nella terza parte del Discorso sul metodo, Descartes enuncia tre massime di una morale che definisce «provvisoria», ossia norme pratiche utili in attesa che sia possibile una vera e propria riforma della moralità.

La prima norma afferma che è opportuno obbedire alle leggi e al costume del paese in cui si vive.

La prima era di obbedire alle leggi e ai costumi del mio paese, mantenendomi fermamente nella religione in cui Dio mi aveva fatto la grazia di essere istruito fin dall'infanzia, e regolandomi per il resto secondo le opinioni più moderate e lontane dagli eccessi messe ordinariamente in pratica dai più prudenti fra quelli con cui avrei dovuto vivere. (Cartesio, Discorso sul metodo)

La seconda afferma l’importanza di perseverare nelle decisioni assunte.

La mia seconda massima era di mantenermi nelle mie azioni più fermo e più risoluto che potessi, e di seguire le opinioni più dubbie, una volta che a queste mi fossi determinato, non meno costantemente di quelle del tutto sicure. (Cartesio, Discorso sul metodo)

La terza riguarda la necessità di dominare i propri desideri, le proprie passioni, provando a cambiare se stessi, prima che il mondo esterno.

La mia terza massima era di cercare di vincere me stesso piuttosto che la fortuna, e di cambiare i miei desideri piuttosto che l'ordine del mondo; e, in generale, di abituarmi a credere che non c'è nulla che sia interamente in nostro possesso se non i nostri pensieri, sicché quando abbiamo fatto del nostro meglio, rispetto alle cose fuori di noi, tutto quello che non ci riesce è per noi assolutamente impossibile. (Cartesio, Discorso sul metodo)

Queste regole, malgrado le intezioni, rimangono le uniche indicazioni che Cartesio ci ha lasciato forse per la scomparsa prematura, ma probabilmente anche per le stesse difficoltà che il filosofo aveva incontrato nel conciliare il determinismo presente nella res extensa che compone il corpo dell'uomo e la libertà della res cogitans.

Massime cartesiane: