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Il sito è a cura del prof. Bernardo Croci, attualmente insegnante di filosofia presso il Liceo delle Scienze Umane Galilei di Firenze.

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Nei saggi di Teodicea (letteralmente giustificazione dell’opera di Dio) Leibniz propone i suoi argomenti per dimostrare l’esistenza di Dio. Il primo argomento è quello cosmologico (a posteriori) ripreso da Tomasso D’Aquino e Avicenna. Leibniz afferma che tutto ciò che esiste nel mondo è contingente ovvero non ha in sé la causa del suo esistere. Ma allora perché c’è il mondo e non il nulla? L’unica risposta possibile è che vi sia qualcosa di necessario esterno al mondo, cioè trascendente, che ne sia la causa. Solo Dio, che è causa di se stesso e non necessità di ulteriori cause, può aver reso la contingenza (possibilità) del mondo una realtà. Tale prova è nota con il nome di prova ex contingentia mundi.

Il secondo argomento è quello ontologico (a priori) ripreso da Cartesio e da Anselmo. Leibniz prima di accogliere le tesi dell’argomento ontologico dimostra che sia logicamente possibile l’esistenza di Dio, ciò è fatto mostrando che ogni perfezione è una qualità semplice, positiva e assoluta, pertanto il loro insieme non produce alcuna contraddizione ed è quindi possibile, ma in base all'argomento ontologico per definizione esso deve anche esistere, in quanto all'essere più perfetto del quale non è possibile pensare nulla di maggiore.

In quest'opera Leibniz sconfessa anche le tesi di Spinoza. Innanzitutto è necessario che vi sia distinzione tra Dio è il mondo, non è pertanto possibile che vi sia un'unica sostanza come affermato da Spinoza, la distinzione scaturisce proprio dall'osservazione che nulla nel mondo è necessario, mentre Dio lo è. In secondo luogo non è possibile come ha sostenuto Spinoza che il mondo scaturisca logicamente da sé stesso, come accade nel caso della somma degli angoli interni di un triangolo, in quanto esso è contingente, pertanto Dio deve avere la volontà di decidere di creare il mondo. In terzo luogo la creazione deve essere intesa come il frutto della bontà di Dio e non come modi della sostanza divina come ha detto Spinoza. Infatti, nota Leibniz, che Dio per essere l'essere più perfetto deve avere non solo un intelletto ma anche una volontà con cui affermare se stesso ovvero la sa potenza; volontà che deve poter essere espressa attraverso la scelta, senza la quale non potremmo affermare che Dio è l'essere più buono (caratteristica indispensabile per renderlo il più perfetto).

Secondo Leibniz Dio prima di creare il mondo ha esaminato Nella sua mente un numero infinito di mondi tutti egualmente possibili, scegliendo tra essi il nostro mondo perché esso appunto è il migliore dei mondi possibili ovvero quello più semplice e più variegato al contempo, e Dio in virtù della sua infinita bontà non poteva che scegliere di dare esistenza reale a tale mondo.

A questo punto A Leibniz nelle vesti dell'avvocato di Dio non rimane che spiegare il perché della presenza del male se il mondo è il migliore dei mondi possibili. Su questo tema Leibniz Recupera la dottrina risalente ad Agostino affermando che esistono tre tipi di male il male metafisico, il male morale, il male fisico ma che nessuno dei tre dipende da Dio. il male metafisico e ineliminabile da tutti i mondi possibili perché se le creature fossero perfette e se sarebbero identiche a loro creatore da cui consegue che un universo così fatto sarebbe in contraddizione con l'idea stessa di creazione, pertanto è assai meglio che esista un mondo imperfetto piuttosto che il nulla. Il male morale invece deriva unicamente dall'uomo e dipende dalla sua libertà di compierlo, l'infinita bontà di Dio, infatti, non poteva non concedere all'uomo la libertà e l'uomo che sceglie di adoperarla compiendo il male invece che il bene. Il male fisico come il dolore, le malattie e le sofferenze dipendono direttamente dal male morale ed in particolare dipendono tutti dal peccato originale, se Adamo ed Eva non l'avessero compiuto l'uomo vivrebbe ancora nel paradiso terrestre lontano dai mali fisici. Si potrebbe obiettare che Dio poteva dare all'uomo una volontà maggiore affinché non compisse il male morale, ma Leibniz fa notare che in quel caso esso non sarebbe il migliore dei mondi possibili, perché solo nel mondo in cui l'uomo compie il male morale è possibile la redenzione della Grazia Divina portata da Gesù Cristo e pertanto risulta ancora una volta che questo era l'unico mondo possibile che Dio, in virtù della sua infinità bontà, poteva creare.