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Il sito è a cura del prof. Bernardo Croci, attualmente insegnante di filosofia presso il Liceo delle Scienze Umane Galilei di Firenze.

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Leibniz non vede più nell’estensione e nel movimento gli elementi originali del mondo fisico (tipici della fisica cartesiana) ma nella forza. https://www.mpi.it/wp-content/uploads/2021/11/Cattura.jpg Come nel campo della matematica Leibniz elabora una visione che supera l'idea di numero come grandezza e lo rilegge alla luce del concetto matematico di funzione (con riferimento alla continuità) alla base del calcolo infinitesimale allo stesso mondo applica la legge di continuità alla natura fisica grazie all'idea di forza ivi quella presente nell'individuo umano.

Ciò che rimane costante nei corpi per Leibniz in un sistema non è la quantità di movimento come per Cartesio, ma la quantità di azione motrice o forza viva che è uguale al prodotto della massa per il quadrato della velocità (forza viva=mv²). La forza viva produce un’attività che va oltre al movimento il quale è la semplice traslazione nello spazio. La forza viva è più reale del movimento infatti non è assoluto per se stesso come non sono assoluti lo spazio e il tempo, ma sono il frutto di relazione tra enti. Leibniz si libera così delle concezioni sostanzialistiche di spazio e tempo, essi sono semplicemente un modo per ordinare le nostre rappresentazioni e non contenitori assoluti come voleva Newton. http://www.andreaminini.org/data/andreamininiorg/spazio-tempo-4-andreaminini.gif 

La concezione fisico-dinamica di Leibniz tende a superare sia l'atomismo, sostenuto nel '600 da Gassendì, sia la visione cartesiana di materia come pura estensione visioni che non riuscivano a spiegare adeguatamenti fenomeni come l'inerzia che si spiegano solo ricorrendo al concetto di azione e forza. La caratteristica fondamentale dell’Universo per Leibniz non è né l'estensione né la corporeità ma la forza. Infine è da sottolineare che il concetto di forza in quanto in-estesa supera il dualismo tra pensiero ed estensione. 

Su questo argomento in particolare nella Monadologia sostiene che non è possibile ricavare dagli stati corporei quelli mentali, e per spiegare questo propone un’analogia detta ipotesi del Mulino, egli scrive:

Immaginando che vi sia una macchina la cui struttura permette il pensare, il sentire, l’aver percezioni, si potrà concepirla ingrandita con le medesime proporzioni, in maniera che ci si possa entrare come in un mulino. Posto ciò, visitandola all’interno, non vi si troveranno che parti le quali spingono le une e le altre, ma non mai qualcosa con cui spiegare la percezione (Leibniz, Monadologia).

Questa posizione ha come conseguenza l’impossibilità di risolvere il dualismo tra mente e corpo, in proposito, infatti, Leibniz si prodiga per introdurre un nuovo concetto che possa spiegare l’interazione tra le due che da un lato neghi l’ipotesi dell’influsso e dall’altro quello della causa occasionale (che richiede il continuo intervento divino). Il concetto introdotto è quello di ipotesi della concomitanzadell’armonia prestabilita che il filosofo di Lipsia cerca di spiegare in questi termini affermando che Dio

fin dall’inizio delle cose ha regolato sia l’anima sia il corpo con tanta sapienza e tanta maestria, che, in virtù della loro stessa originaria costituzione e del loro concetto, tutto ciò che accade all’una corrisponde perfettamente a tutto ciò che accade all’altro, come se passasse realmente dall’uno all’altra (Leibniz, Discorso di Metafisica).

In base a tale regolazione a certi eventi psichici Dio ha progettato che corrispondono degli eventi fisici e viceversa.

Il concetto di forza viva serve a Leibniz per oltrepassare il meccanicismo nella spiegazione dei fatti ma al tempo stesso ritiene che i principi stessi della meccanica, e le leggi del movimento, nascono da qualcosa di superiore che dipende piuttosto dalla metafisica che non dalla geometria.  L’elemento costitutivo della natura è riconosciuto nella forza: tutto è spirito e vita perché tutto è forza. http://chiarapardini.it/wp-content/uploads/2017/10/vibrazione-990x556.png

Leibniz ritiene che la realtà non possa essere un insieme infinito di parti semplici materiali, come gli atomi di Pierre Gassendi, e neanche pura estensione come postulato da Cartesio. Egli afferma la necessità che esista un qualcosa che spieghi il perché la realtà sta insieme, un "collante" per la materia che al contempo non fosse interna alla materia stessa. Per definire questo elemento Leibniz introduce il concetto di monade. https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/6/6f/Sun_symbol.svg/2000px-Sun_symbol.svg.png  La monade è l'atomo spirituale che ha il compito di tenere insieme la materia, è una sostanza semplice priva di parti di estensione di figura, Invisibile e non disgregabile perché semplice e dunque inalterabile ed eterna. Questo centro di forza esplicante attività è individuale, autonomo, autosufficiente, semplice, indivisibile, immateriale, inesteso. Attività della monade si rappresenta e si rispecchia dentro di sé tutta la realtà attraverso la percezione e la petizione, è uno specchio vivente dell’universo, la rappresentazione non deriva da una realtà esterna ma da un attività della monade stessa che riflette in sé tutto l’universo, ognuna da una particolare angolatura e prospettiva.

Ogni monade è centro particolare di universalizzazione e come tale non può avere interferenze né influssi reciproci con le altre (le monadi non hanno né porte né finestre). Questi centri di forza sono tanti quanti sono gli individui ed ognuna ha un impronta particolare, è una realtà in sé. Se tutto l’universo è costituito da monadi allora la differenza tra spirito e materia non è più sostanziale ma è diversità di sviluppo. Tale sviluppo in alcune monadi è così attivo tanto da arrivare ad assumere coscienza di sé, ad essere presenti a se stesse, e sono le monadi spirituali. Questo sviluppo individuale va dalla più bassa, ancora inconscia, a quella più alta che è Dio. Si crea quindi una gerarchia di monadi secondo il grado di chiarezza e distinzione con cui l’universo è rappresentato da ognuna. La materia diventa pura apparenza perché non è altro che la maniera con cui gli organi di senso di una monade si rappresentano le attività delle altre monadi. Ma se le monadi sono chiuse in se stesse come è possibile che la loro attività concordi con quelle delle altre monadi? Tra le attività delle varie monadi vi è un’armonia aeterno da Dio (Dio usa la metafora del dio grande orologiaio dell’Universo) si crea quindi una gerarchia di monadi secondo il caso di chiarezza e distinzione con cui l’universo è rappresentato da ognuno.

Tutta la realtà è composta da aggregati di monadi, nei quali la monade dominante, ovvero l'anima, resta esterna alle altre monadi. La sostanza corporea e quindi un insieme composto dalla monade dominante e dalle monadi dominate. Corpo e anima sono composti da monadi che a loro volta esprimono delle forze, ovvero dei centri di attività. La monade e dunque forza in senso spirituale vitalistico, e finalistico. Secondo Leibniz ne consegue che è la forza delle monadi, in quanto forza viva e energia cinetica, a mantenersi costante nell'universo e non la quantità di moto come sosteneva Cartesio.

L'attività di ogni monade, espressa in gradi diversi a seconda della sua forza, è la rappresentazione, cioè la capacità di rappresentarsi l'intero universo da una certa prospettiva. Oltre alla percezione che è di tutta la realtà, le monadi possiedono la tendenza naturale a chiarire le conoscenze oscure con il passaggio da rappresentazioni meno distinte ad altre più distinte. https://encrypted-tbn0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcTUYZl5LIs9q7WMnuneeGkMTYHUnTn7Y17hmn8V2Y9fPU8FihMnIA

E poiché a causa della pienezza del mondo tutto è connesso, e ciascun corpo agisce su un ciascun altro corpo, più o meno a seconda della distanza, e per relazione ne viene modificato: ne deriva di conseguenza che ogni monade è uno specchio vivente dotato di un attività interna, che si rappresenta l'universo secondo il proprio punto di vista, ed è altrettanto regolata che l'universo stesso. (Leibniz, Principi della natura e della Grazia fondati sulla ragione)

Le monadi, essendo immodificabili non possono agire direttamente le une sulle altre, pertanto non è possibile tra esse la comunicazione intesa come un’azione causale reciproca.

Dal momento che l’elemento costitutivo della realtà è di natura spirituale la materia è pura apparenza perché non è altro che il modo con cui gli organi di senso di una monade si rappresentano le attività delle altri monadi. Ma se le monadi sono chiuse in se stesse come è possibile che la loro attività concordi con quelle delle altre monadi? Tra le mondai non c’è una reciproca azione diretta ma solo sviluppo parallelo regolato da Dio all’atto della creazione anche in questo caso in base al principio dell'armonia prestabilitahttps://www.rainews.it/dl/img/2022/10/06/1665054676033_AP.jpg 

Per quanto riguarda la conoscenza, Leibniz afferma che essa dipende in buona parte dalle idee logico-matematiche, che non possono che essere innate in quanto essendo necessarie non derivano dall'esperienza che è sempre contingente. Queste idee insieme all'idea di essere di sostanza sono state poste nell'anima da Dio nell'istante della creazioni come verità eterne cioè valide in qualunque dei mondi possibili che Dio avrebbe potuto creare. Leibniz elabora una teoria della conoscenza alternativa sia all'innatismo di Cartesio e all’empirismo radicale di Locke. 

 Secondo lui, non esistono verità già presenti nella mente umana come entità compiute. Piuttosto, l’intelletto possiede una struttura innata che permette di elaborare conoscenze nuove a partire dall’esperienza. Leibniz definisce questo approccio come "innatismo virtuale": gli stimoli esterni aiutano a chiarire le percezioni inconsce e confuse che sono dentro di noi e a renderle chiare e consapevoli, le nostre conoscenze logico-matematiche sono inconsce prima dell'incontro con l'esperienza che serve dunque a precisarle alla mente. Per spiegare tale concetto Leibniz usa la metafora del blocco di marmo che viene scolpito seguendo le venature che vi sono già comprese. http://www.floranstoneprojects.com/wp-content/uploads/2015/07/Calacatta-02.jpg La garanzia di tali verità è data dall’accodo tra tutte le monadi, ma sull’esistenza del mondo materiale in sé è necessario appellarsi ad una certezza morale.

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