Per suggerimenti e osservazioni scrivi a:

info@storiadelleidee.it

Si ricorda a tutti i visitatori che il sito è in costruzione, ci scusiamo per i numerosi refusi causati dalla dattiloscrittura/dettatura vocale, il materiale presente deve ancora essere revisionato. Lo scopo del sito è didattico i materiali pubblicati o visibili tramite link sono di esclusiva proprietà dei rispettivi autori o gestori.

Il sito è a cura del prof. Bernardo Croci, attualmente insegnante di filosofia presso il Liceo delle Scienze Umane Galilei di Firenze.

Amici e collaboratori stanno contribuendo alla realizzazione.

Leibniz ritiene che la realtà non possa essere un insieme infinita di parti semplici materiali, come gli atomi di Pierre Gassendi, e neanche pura estensione come postulato da Cartesio. Egli afferma la necessità che esista un qualcosa che spieghi il perché la realtà appartiene, un collante per la materia che al contempo non fosse interna la materia stessa. Per definire questo elemento Leibniz introduce il concetto di monade. La monade è l'atomo spirituale che ha il compito di tenere insieme la materia, è una sostanza semplice priva di parti di estensione di figura, Invisibile e non disgregabile perché semplice e dunque inalterabile ed eterna.

Tutti i corpi sono quindi aggregati di monadi, nei quali la monade dominante, ovvero l'anima, resta esterna alle altre monadi. La sostanza corporea e quindi un insieme composto dalla monade dominante e dalle monadi dominate. Corpo e anima sono composti da monadi che a loro volta esprimono delle forze, ovvero dei centri di attività. La monade e dunque forza in senso spirituale vitalistico, e finalistico. Secondo Leibniz ne consegue che è la forza delle monadi, in quanto forza viva e energia cinetica, a mantenersi costante nell'universo e non la quantità di moto come sosteneva Cartesio.

L'attività di ogni monade, espressa in gradi diversi a seconda della sua forza, è la rappresentazione, cioè la capacità di rappresentarsi l'intero universo da una certa prospettiva. https://encrypted-tbn0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcTUYZl5LIs9q7WMnuneeGkMTYHUnTn7Y17hmn8V2Y9fPU8FihMnIA

 E poiché a causa della pienezza del mondo tutto è connesso, e ciascun corpo agisce su un ciascun altro corpo, più o meno a seconda della distanza, e per relazione ne viene modificato: ne deriva di conseguenza che ogni monade è uno specchio vivente dotato di un attività interna, che si rappresenta l'universo secondo il proprio punto di vista, ed è altrettanto regolata che l'universo stesso. (Leibniz, Principi della natura e della Grazia fondati sulla ragione)

Le monadi, essendo immodificabili non possono agire direttamente le une sulle altre, pertanto non è possibile tra esse la comunicazione intesa come un’azione causale reciproca. Leibniz afferma che essa è stata impostata da Dio all'inizio dei tempi. In base a tale regolazione a certi eventi psichici corrispondono degli eventi fisici e viceversa. https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/8/88/Orrery_small.jpg/310px-Orrery_small.jpg Tale idea è denominata ipotesi della concomitanza o dell’armonia prestabilita che il filosofo di Lipsia cerca di spiegare affermando che Dio:

Dio - fin dall’inizio delle cose ha regolato sia l’anima sia il corpo con tanta sapienza e tanta maestria, che, in virtù della loro stessa originaria costituzione e del loro concetto, tutto ciò che accade all’una corrisponde perfettamente a tutto ciò che accade all’altro, come se passasse realmente dall’uno all’altra (Leibniz, Discorso di Metafisica).

Per quanto riguarda la conoscenza, Leibniz afferma che essa dipende in buona parte dalle idee logico-matematiche, che non possono che essere innate in quanto essendo necessarie non derivano dall'esperienza che è sempre contingente. Queste idee insieme all'idea di essere di sostanza sono state poste nell'anima d'addio nell'istante della creazioni come verità eterne cioè valide in qualunque dei mondi possibili che Dio avrebbe potuto creare. Gli stimoli esterni aiutano piuttosto a chiarire le percezioni confuse e a renderle chiare e consapevoli, le nostre conoscenze logico-matematiche sono inconsce prima dell'incontro con l'esperienza che serve dunque a precisarle alla mente. Per spiegare tale concetto Leibniz usa la metafora del blocco di marmo che viene scolpito seguendo le venature che vi sono già comprese. La garanzia di tali verità è data dall’accodo tra tutte le monadi, ma sull’esistenza del mondo materiale in sé è necessario appellarsi ad una certezza morale.

Nelle pagine finali della teodicea Leibniz racconta la storia di Sesto, con questa storia vuole dimostrare che l'uomo è veramente libero e ha la possibilità di scegliere se compiere o non compiere una certa azione, ciò da origine ha un insieme di possibilità, di mondi possibili, di questi Dio ne realizzerà il migliore. http://online.scuola.zanichelli.it/lezionidifilosofia/files/2010/01/U5-L08_zanichelli_vonLeibniz.pdf Il bene è una qualità che appartiene oggettivamente alle cose ed è perciò che nasce il nostro desiderio verso di loro affermando una tesi opposta a quella di Spinoza. La morale dunque alla sua origine l'istinto dell'uomo di scegliere ciò che gli "appare" buono, le azioni malvagie nascono pertanto dalla valutazione sbagliata, da un difetto di ragionamento. Il peccato dell'uomo nasce in particolar modo Quando l'uomo sceglie deliberatamente, attraverso un atto di volontà, ciò che desidera. L'uomo secondo Leibniz è sempre guidato dalle rappresentazioni dell'intelletto e la scelta avviene sempre in base a dei motivi, Tuttavia questi motivi inclinano e non obbligano la volontà umana ed è tramite ciò che l'uomo si autodetermina in bene o in male.

I cookie rendono più facile per noi fornirti i nostri servizi. Con l'utilizzo dei nostri servizi ci autorizzi a utilizzare i cookie.
Ok