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Il sito è a cura del prof. Bernardo Croci, attualmente insegnante di filosofia presso il Liceo delle Scienze Umane Galilei di Firenze.

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Pertanto così mi pare da credere sia l’uomo nato, certo non per marcire giacendo, ma per stare facendo” (Alberti L. B., Opere Volgari, tipografia galileiana, 1844)

Il passo ben rappresenta l’immagine che Leon Battista Alberti (1404-1472) ha dell’uomo. Un uomo non più riflessivo e contemplativo come quello medioevale ma un homo faber fortune suae (un uomo artefice della sua fortuna). L’uomo, come esposto nella citazione iniziale, non nasce per marcire inoperoso, ma per operare con tutte le facoltà di cui gode la sua natura, facoltà che nel distinguerlo dagli altri animali lo rendono simile a Dio e lo avvicinano ad Esso.

Alberti, nasce a Genova da una famiglia fiorentina che era stata esiliata per motivi politici, malgrado la sua condizione nobiliare non disdegna l’apprendimento delle arti pratiche comprese quelle dei fabbri, dei barcaioli, dei calzolai e dei sarti, in generale da chiunque avesse qualche tecnica che potesse essere di pubblica utilità. Fu tra i primi a sostenere la prospettiva scoperta da Brunelleschi, questo lo portò ad esigere sempre da se e dai suoi pittori un'accurata conoscenza della geometria. Si servì della camera oscura per inquadrare i paesaggi http://paroleacolori.com/wp-content/uploads/Camera-oscura.jpg e delle coordinate rettangolari per rilevare il campo visuale. (cfr. J. Bernal, Storia della scienza).

Filosofo, scrittore ed architetto per molti anni soggiorna a Roma al servizio dello Stato Pontificio. Il suo ideale di uomo è il mercante proprio perché portatore di cambiamento ed innovazione. Alberti, come molti altri rinascimentali (si veda La miseria della condizione umana di Bracciolini), colloca la sua visione dell’uomo tra un’ideale “dignità” e la realtà fattuale che sembra negarla. Il richiamo agli antichi è duplice, da un lato c’è la tendenziale attenzione tipica del periodo alla filosofia classica ed ellenista, ma dall’altro anche una profonda attenzione verso la scienza e la tecnica antica attraverso lo studio di Euclide, Archimede, Diofanto, Ippocrate, Galeno e l’enciclopedia di Plinio che fungono da stimolo per una rivalutazione delle arti meccaniche e una rinascita delle scienze a tutti i livelli.

In una delle sue opere più note Libri della famiglia, oltre a richiamare l’attenzione per la matematica, si dipinge il processo formativo che porta l’uomo dalla famiglia alla città per inserirsi come lavoratore capace di mutare l’ordine prestabilito e vincere con l’ingegno la “maligna” ostilità della “fortuna”. Ivi si espone il fondamentale ruolo del padre di famiglia per l’educazione dei figli. Egli propone che la formazione sia fondata sia sugli studi letterari e filosofici sia su quelli delle arti e delle scienze. Obiettivo è quello di creare l’uomo capace di modificare la natura con edifici, macchine, strade, ponti e porti al fine di rendere migliore la vita dell’umanità.

 

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