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Il sito è a cura del prof. Bernardo Croci, attualmente insegnante di filosofia presso il Liceo delle Scienze Umane Galilei di Firenze.

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Bernardino Telesio è nato a Cosenza nel 1509, dopo aver studiato a Milano ed a Padova, tornò nella città natale dove gli fu affidata la direzione dell’Accademia Cosentina (che dopo di lui prenderà il nome di Accademia Telesiana). Egli vive ancora a cavallo tra riforma e controriforma, ciò gli permette di opporsi agli aristotelici senza subire nell’immediato conseguenze dirette. La sua opera principale è il De rerum natura juxta propria principia l’opera uscì in volumi dal 1565 al 1585. Telesio morì nel 1588. Il centro del pensiero di Telesio è che l’uomo ha il compito di far parlare la natura dunque spiegandola attraverso i suoi stessi principi. L’intento di Telesio è superare la visione aristotelica del mondo naturale, contrapponendo ad essa una visione più conforme alla realtà delle cose. Purtroppo il 18 agosto 2017 un incendio a Cosenza ha distrutto parte delle sue opere originali.

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 Per Telesio a fondamento della ricerca ci sono i sensi, che si pongono da tramite tra l’uomo e la natura. Il suo argomento più ricorrente è l’anti aristotelismo. Egli contrappone ai termini aristotelici materia e forma quelli di massa e di forza. La massa a differenza della materia di Aristotele non è pura passività e privazione, ma anzi è indistruttibile e concreta. La massa materia è ciò che costituisce l’universo, essa è messa in moto da due forze il calore, forza dilatante, e il freddo, forza restringente.

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La sede del calore è il Sole, del freddo la Terra. Dalla contrapposizione tra il caldo e il freddo scaturiscono tutti gli esseri del mondo ed i suoi fenomeni. La sua filosofia, ci ricorda Geymonat, sembra rimandare a quella di Empedocle. Contro Aristotele pone l’idea che l’anima non sia pura forma, ma solo composta di una materia più sottile. Essendo l’anima materiale Telesio afferma che tutti i corpi naturali sono animati. Più che la sua posizione animistica è l’idea di una materia-massa positiva a renderlo un rivoluzionatore di mentalità, e soprattutto per il suo spirito naturalistico volto ad indagare la natura e «non a gareggiare con Dio e costruirsi universi immaginari». A causa di queste ed altre tesi, come si è detto l’opera di Telesio finì per essere messa all’indice.

Telesio formula una nuova concezione della materia e a questo proposito pone due obiezioni allo Stagirita. La prima di metodo: Aristotele spiega la materia partendo da principi astratti generati dalla ragione, come il concetto di sostanza, invece di partire da fatti concreti testimoniati dai sensi. La seconda di contenuto: Aristotele aveva introdotto come spiegazione di fatti fisici cause metafisiche come il motore immobile e non si era impegnato a cercare nella natura stessa i principi capaci di spiegare i vari fenomeni.

Per Telesio studiare la natura secondo i propri principi significa indagarla attraverso i fenomeni che appaiono a una diretta osservazione empirica, quindi attraverso i sensi i quali essendo essi stessi parte del sistema della natura sono in grado di farci capire l'intera struttura e il suo autonomo funzionamento, senza la necessità di ricercare cause extra naturali come per esempio la causa finale.

Spiegare la natura in tal mondo vuol dire anche riconoscere che essa non può essere né passiva né un astrazione logica ma il risultato di forze. E le sue forze principali sono il freddo e il caldo. Il conflitto tra queste due forze produce sia la dilatazione sia la restrizione. Qui la distanza da Aristotele diventa enorme perché si passa dall'idea di forma al concetto di forza. Questa concezione fisica della materia permette a Telesio di superare anche la teoria tradizionale del moto, esso non dipende dai luoghi naturali ma è il calore che genera il movimento. Sulla gnoseologia fondamentale è il ricorso alla sensibilità, infatti, freddo e caldo si avvertono poiché ogni corpo è dotato di calore e quindi di sensibilità. Anche l'anima è concepita come materia anche se più sottile e sensibile. La conoscenza avviene tramite i sensi ed è vera e certa, ha carattere immediato. I sensi sono degli abiti (strade) attraverso cui entrano le forze della natura le quali modificano termicamente lo spirito.

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 La percezione è alla base di ogni conoscenza. L'intelligenza è dunque una forma illanguidita della sensibilità; identiche sono le cose che l'anima sente e intende, l’intendere è dato dalla similitudine, tutti i ragionamenti intellettuali non sono altro che ragionamenti analogici, perciò la conoscenza è della cosa e non delle relazioni tra cose. Anche la vita morale rimane all'interno di una spiegazione naturalistica, l'uomo sceglie ciò che è bene per la sua conservazione evitando gli eccessi. Telesio annovera tra le virtù la sapienza, la solerzia e la libertà. La dottrina sull'anima immateriale introdotta in seguito sembra invece un espediente per sfuggire all'Inquisizione.

 

De rerum natura iuxta propria principia

De rerum natura iuxta propria principia, Proemio

La struttura del mondo e la grandezza e natura dei corpi in esso contenuti non devono essere ricercate con la ragione come è stato fatto dagli antichi, ma devono essere percepite col senso e tratte dalle cose stesse.
Coloro che prima di noi indagarono la struttura di questo nostro mondo e la natura delle cose in esso contenute, lo fecero certo con lunghe veglie e grandi fatiche, ma inutilmente come sembra. Che cosa, infatti, questa natura può aver rivelato ad essi, i cui discorsi, nessuno escluso, dissentono e contra- stano con le cose ed anche con sé stessi? E possiamo ritenere che questo è ad essi accaduto proprio perché, avendo avuto forse troppa fiducia in sé stessi, dopo aver indagato le cose e le loro forze, non attribuirono ad esse, come era necessario, quella grandezza, indole e facoltà, di cui si vede che sono dotate: ma, disputando quasi e gareggiando con Dio in sapienza, avendo osato ricercare con la ragio- ne le cause e i princìpi del mondo stesso, e credendo e volendo credere di aver trovato queste cose che non avevano trovato, si costituirono un mondo a loro arbitrio. Pertanto ai corpi, di cui si vede che il mondo è costituito, attribuirono non la grandezza e posizione, che si vede hanno ottenuto, né quella dignità e quelle forze, di cui si vede che sono dotati, ma quelle di cui avrebbero dovuto esser dotati secondo i dettami della loro ragione. Non era cioè necessario che gli uomini compiacessero a sé stessi e insuperbissero fino al punto da attribuire, [quasi precedendo la natura e affettando non solo la sapienza ma anche la potenza di Dio], alle cose quelle proprietà, che essi non avevano visto che a queste inerivano, e che invece dovevano essere assolutamente tratte dalle cose. Noi, poiché non abbiamo avuta tanta fiducia in noi stessi, e poiché siamo dotati di ingegno più tardo e di un animo più debole, e poiché siamo amanti e cultori di una sapienza del tutto umana [la quale certamente deve sembrare che sia pervenuta al sommo delle sue possibilità, se è riuscita a scorgere quelle cose che il senso ha manifestato e quelle che si possono trarre dalla somiglianza con le cose percepite col senso], ci siamo proposti d’indagare solamente il mondo e le sue singole parti e le passioni, azioni, operazioni ed aspetti delle parti e delle cose in esso contenute. Ognuna di esse, infatti, se rettamente osservata, manifesterà la propria grandezza, ed ognuna di queste la propria indole, forza e natura. Così che se apparirà che nulla di divino e che sia degno di ammirazione e che sia anche troppo acuto si trova nei nostri scritti, essi però non contrasteranno affatto o con le cose o con sé stessi: noi cioè abbiamo seguito il senso e la natura, e nient’altro: quella natura che, concordando sempre con sé stessa, agisce ed opera sempre le stesse cose e allo stesso modo. Tuttavia, se qualcosa di ciò che noi abbiamo affermato non concordasse con le Sacre Scritture o con i decreti della Chiesa cattolica, noi affermiamo e dichiariamo formalmente che non deve essere mantenuto, che anzi deve essere del tutto rigettato. Ad esse, infatti, deve essere posposto non solo qualsiasi ragionamento umano, ma anche lo stesso senso; e se non concorda con esse, persino il senso deve essere rinnegato.

B. Telesio, De rerum natura iuxta propria principia, a cura di L. De Franco, Casa del libro, Cosenza 1965

 

De rerum natura iuxta propria principia

De rerum natura iuxta propria principia, vol. II, IV, cap. XIX

Le cose che si muovono innaturalmente sono mosse da un’altra, da esse separata e distinta; non credo, però, che con l’esempio di queste cose si possa dimostrare che le cose, che si muovono spontanea- mente e naturalmente, non lo sono da sé stesse ma da un’altra, da essa separata e distinta, ma questo va fatto solo con l’esempio di quelle cose, che anch’esse si muovono spontaneamente e naturalmente. E giustamente egli ha affermato che gli animali sono mossi dall’anima come da una cosa distinta e separata e che sta nel corpo non diversamente da come il nocchiero sta nella nave. Però questo Aristotele non lo poteva affermare, lui che altrove condanna moltissimo coloro che lo affermano; perché a lui gli animali non appaiono affatto composti di un’anima e di un corpo, come di cose distinte e separate, ma come composti di forma e materia; le quali, come si uniscono, si assimilano e diventano talmente una cosa sola tra loro, per cui in tutto il composto non c’è nulla che non sia tutte e due le cose insieme oppure una sola delle due[...]. Ma, anche ammesso che ad Aristotele, dimentico di sé, sia lecito porre che l’anima è distinta e separata dal corpo e che gli animali sono mossi da essa, non gli sarebbe allora affatto lecito con l’esempio del moto degl’interi animali dimostrare che le cose, le quali sono omogenee ed une, vengono mosse da un’altra cosa, da esse separata e distinta. Infatti, poiché l’anima inerisce al corpo come una cosa distinta e separata, e il corpo, immobile per sua natura, viene mosso da essa, Aristotele dovrebbe dimostrare che le cose, che sono une, sono mosse da un’altra, distinta e separata da esse, non con l’esempio del moto dell’intero animale ma con quello della sola anima: cioè doveva dimostrare che persino l’anima, da cui il corpo vien portato come un certo peso a lei sovrapposto, non è mossa da sé stessa e dalla propria sostanza, ma da un’altra cosa, distinta e separata da lei. E soltanto con l’esempio del moto spontaneo e naturale di una cosa semplice e simi- lare deve essere dimostrato il modo, con cui la cosa semplice e similare si muove spontaneamente e naturalmente; non con l’esempio del moto di una cosa, che non può apparire affatto semplice e similare ed una, in quanto è composta di due nature, una delle quali è affatto immobile e che, se talvolta si muove, non può sembrare affatto muoversi di moto naturale, ma anch’essa innaturalmente e spinta da una forza estranea come le cose pesanti quando vengono portate in alto o obliquamente. Assurda è, dunque, l’argomentazione di Aristotele, secondo la quale egli sostiene che, per il fatto che i corpi degli animali sono mossi dall’anima, da essi distinta e separata, qualsiasi altra cosa, anche quelle che son semplici ed une, sono mosse anch’esse da un’altra, distinta e separata da loro. E sono molto più assurde anche quelle, con cui dimostra che le cose leggere e pesanti devono essere mosse da qualche altra cosa separata. Infatti, perché il moto dovrebbe essere proprio solo degli esseri viventi e animati, cioè degli animali, e non anche di tutte quelle cose, che si vedono continuamente muoversi da sé stesse e conservarsi col moto?

B. Telesio, De rerum natura iuxta propria principia, a cura di L. De Franco, Casa del libro, Cosenza 1965

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