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Il sito è a cura del prof. Bernardo Croci, attualmente insegnante di filosofia presso il Liceo delle Scienze Umane Galilei di Firenze.

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Geert Geertsz, noto col nome di Desiderius Erasmus, nacque a Rotterdam nel 1466. Rimasto orfano di entrambi i genitori, dopo gli studi a Deventer, entrò adolescente nel convento agostiniano di Steyn nei Paesi Bassi, dove acquisì una precoce erudizione classica. Ordinato sacerdote nel 1492 abbandonò il convento per viaggi di studio che lo portarono prima in Francia e poi in Inghilterra dove strinse una duratura amicizia con Thomas More. Soggiornò anche in Svizzera e in Italia. La sua fama di grande umanista ed eccellente filologo si diffuse presto in tutta Europa come testimoniato dalla ricca corrispondenza che egli intrattenne con i maggiori dotti​ il suo tempo. Nel 1517 ottiene da Papa Leone X la dispensa dai voti monastici e la possibilità di vivere da prete secolare. Nel 1521 si stabilì a Basilea dove visse fino alla morte avvenuta nel 1536.

Tra le sue opere principali proviamo Il manuale del soldato Cristiano del 1503 il celebre Elogio della follia del 1509 Istitutio principis Christiani del 1515 De libero arbitrio del 1524.

Nel testo Il manuale del soldato Cristiano http://www.accademianuovaitalia.it/images/stories/com_form2content/p3/f3660/00000000000000000000000000-CROCIATO.jpg tra i temi fondamentali affrontati da Erasmo risultano centrali: il problema del rapporto tra l'uomo e Dio; il problema delle fonti della rivelazione. Erasmo si fa portatore di un cristianesimo non fondato sui dogmi ma sulla testimonianza della fede, la vita del cristiano credente deve essere Rivolta alla difesa del Cristo. La vera Fede si manifesta nella vita e non nelle dispute ecclesiastiche. Egli si prodiga per liberare il discorso teologico dal formalismo astratto è dalle inutili discussioni tipiche della tradizione scolastica. Secondo Erasmo il messaggio filosofico della fede Cristiana risiede nei sentimenti e non nei sillogismi.

Nel celebre saggio Elogio della pazzia Erasmo denuncia in forma velata e ironica i teologi che discutono di questioni dottrinali e che nel tentativo di spiegarle riducono Dio riconducendolo alla limitata ragione umana che è di per sé incapace di cogliere le verità assolute e che finisce Dunque per perdersi in discussioni inutili e ridicole. https://acicastelloonline.files.wordpress.com/2018/07/img_9894.jpg?w=531

Il testo, che si presenta in modo satirico e scherzoso, denuncia la decadenza morale della Chiesa: nel testo Erasmo fa vedere come i presunti sapienti siano in realtà sciocchi mentre i folli sono i veri sapienti. La pazzia di cui parla Erasmo rappresenta invece la vitalità dell'uomo e si rifà alla divina follia dell'eros platonico che spinge ad andare al di là dei propri limiti e ad intraprendere il difficile cammino della ricerca.

Nel De libero arbitrio Erasmo presenza gli argomenti a favore e contro la tesi della negazione della libertà e ne valuta le conseguenze. https://encrypted-tbn0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcTokqRpvOJFoZiTI5dw0461VRq0ReYEc5IXjPrGvN-rNn4teWFa Egli affronta la questione a partire dall'interpretazione delle Sacre Scritture e non sulla base di valutazioni dialettiche o logiche.

Erasmo sostiene che le due tesi contrapposte, quella che afferma il libero arbitrio e quella che lo nega, conducono entrambe a conseguenze inaccettabili.

Se avesse ragione Pelagio e l'uomo potesse fare affidamento sulla sua libertà per ottenere la salvezza allora ci si troverebbe in una situazione paradossale dove Dio non avrebbe alcun ruolo per la salvezza dell'uomo, se invece venisse negato il libero arbitrio e fosse fatto tutto dipendere dalla pura necessità non avrebbe alcun senso parlare di responsabilità morale delle azioni umane e della loro bontà o peccaminosità.

Erasmo invece afferma che tutte le azioni umane sono espressione di tre atti: l’inizio, lo sviluppo e l’esito finale. Mentre la grazia divina è essenziale per il primo e l’ultimo atto, lo sviluppo dipende dalla volontà umana e in questa risiede il libero arbitrio.

Erasmo, pur essendo un grande critico della chiesa del suo tempo, non accetterà mai di mettersi a capo di un movimento riformatore egli si terrà lontano sia dalle lusinghe che gli mostrerà Lutero In un primo momento sia dalle lusinghe della chiesa romana che cercherà il suo appoggio per contrattare il luteranesimo. Questa posizione super partes diremmo noi non di militanza scelta da Erasmo è alla base del significato che oggi si attribuisce a un intellettuale quando lo si definisce erasmiano, ovvero capace di critica e di analisi, ma lontano da un'azione politica diretta.

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