Per suggerimenti e osservazioni scrivi a:

info@storiadelleidee.it

Si ricorda a tutti i visitatori che il sito è in costruzione, ci scusiamo per i numerosi refusi causati dalla dattiloscrittura/dettatura vocale, il materiale presente deve ancora essere revisionato. Lo scopo del sito è didattico i materiali pubblicati o visibili tramite link sono di esclusiva proprietà dei rispettivi autori o gestori.

Il sito è a cura del prof. Bernardo Croci, attualmente insegnante di filosofia presso il Liceo delle Scienze Umane Galilei di Firenze.

Amici e collaboratori stanno contribuendo alla realizzazione.

La prima fase del pensiero nietzschiano è fortemente influenzata dalla lettura del Il mondo come volontà e come rappresentazione di Schopenhauer e dalla influenza culturale di Richard Wagner. Nietzsche interpreta la realtà, come già aveva fatto Schopenhauer, come composta da un'essenza profonda e da un apparenza superficiale. La scienza, la cultura, e la stessa filosofia non è riuscita a oltrepassare la dimensione dei meri fenomeni.

Solo l'arte è in grado di cogliere il senso profondo dell'esperienza umana, in questo senso è difficile non ritrovare in questa fase l'influsso del pensiero romantico su Nietzsche. In proposito Russell scrive:

Malgrado le critiche di Nietzsche ai romantici, il suo modo di vedere delle loro molto; e quello dell'anarchismo aristocratico, simile a quello di Byron, e non ci si meraviglia di scoprire che ammira Byron. Tenta di combinare insieme due insiemi di valori che non si armonizzano facilmente: da una parte gli piacciono la mancanza di pietà, la guerra e l'orgoglio aristocratico; dall'altra ama la filosofia, la letteratura e le arti, specialmente la musica. (Russell, Storia del pensiero filosofico occidentale). http://www.ilnuovotribuno.it/wp-content/uploads/2017/01/arte-di-banksy.jpg

È forse in quest'ottica che va letto il tentativo di Nietzsche di andare alla ricerca dell'originale spirito artistico dei Greci, in un certo senso Nietzsche vorrebbe che l'arte, l'arte autentica, delle origini, possa rianimare l'umanità devitalizzata. In questo senso va letta anche la sua adesione a Wagner, non in quanto persona, ma in quanto si fa portatore di un'arte che ha come obiettivo quello di ridare all'uomo moderno entusiasmo ed energie vitali. Scrive Nietzsche, a distanza di anni in Ecce homo, a proposito dell'intesa con Wagner:

Uno psicologo potrebbe aggiungere anche che quanto ho sentito negli anni della mia giovinezza nella musica di Wagner non ha nulla a che vedere con Wagner; che quando descrive vola musica dionisiaca, descrivo quanto io avevo sentito, che tutto Dovevo tradurre e trasfigurare Istintivamente nel nuovo spirito che portavo in me. (Nietzsche, Ecce Homo)

In questo orizzonte va interpretata La nascita della tragedia. Il libro si presenta ai contemporanei spiazzante, infatti, esso si presenta come un analisi filologica dell'arte classica, ma in realtà al fine di comprenderne il senso va visto come il tentativo di comprendere il percorso dell'intera tradizione culturale occidentale, il fine, va ricordato, è per Nietzsche quello di mettere in evidenza le ragioni della decadenza dell'Occidente e della possibile via per la sua rinascita. I contemporanei di fatto non compresero che non si trattava di un saggio di filologia in senso proprio, ma che era un primo tentativo per esprimere la concezione dell'uomo e del mondo che Nietzsche stava maturando (la prospettiva da filologo, infatti, già al termine degli studi gli risultava stretta e limitante, non a caso aveva dedicato molto tempo ancora più che alla filosofia allo studio della scienza). Nietzsche ci fornisce anni dopo la chiave di lettura di quest'opera:

Le due nuove azioni decisive del libro sono: per prima cosa la comprensione del fenomeno dionisiaco nei greci, e sono e da una prima psicologia, vi vede l'unica radice dell'Intera arte greca. Poi la comprensione del socratismo: Socrate riconosciuto per la prima volta come strumento della disgregazione greca, come tipico décadent. (Nietzsche, Ecce Homo)

Riguardo al primo aspetto Nietzsche individua due categorie estetiche generatrici di valori e di senso che connotano l’esperienza della tragedia attica antica, ma che sono anche sorgenti dell’intera spiritualità umana: lo spirito apollineo e lo spirito dionisiaco.

Apollo è il dio della luce, della bellezza, dell’armonia, dell’equilibrio e della misura. https://encrypted-tbn0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcRQrssJX4m09-NeRAoVPwaNc_Ni9VPqyCMj2oOY8_uRCya7aHeH Dioniso è il dio dell’ebbrezza, dell’oscurità, del caos e dell’eccesso furioso. http://www.orsomarsoblues.it/wp-content/uploads/2013/04/dioniso_caravaggio.jpg

Mentre In un primo momento questi due spiriti appaiono contrapposti, la verità sottesa è che una volta scomposto il geniale edificio della vita e della cultura apollinea si scopre che l'essenza della vitalità ha le sue fondamenta esclusivamente nello spirito dionisiaco.

e perciò potrebbe valere per Apollo, in senso eccentrico ciò che Schopenhauer dice dell'uomo irretito nel Velo di Maya, nel mondo come volontà e rappresentazione. (Nietzsche, La nascita della tragedia)

Il dionisiaco simboleggia l'irrazionalità e il caos e trova la sua massima espressione nella musica e nella poesia lirica. Esso rappresenta il riconoscimento dell'essenza caotica è tragica dell'esistenza, in questo senso, dunque, Nietzsche ricalca l'operazione fatta da Schopenhauer di smascheramento, ma ad esso aggiunge che non solo va saputa riconoscere la vera natura dell'esistenza, ma che essa va accettata nella sua dimensione caotica e irrazionale rifiutando invece l'imposizione di una falsa armonia che non gli appartiene. In questo senso l'apollineo nasce come forma di mascheramento della realtà compiuta dall’uomo debole che non è in grado di accettare la tragicità dell'esistenza così come non è in grado di accettare una vita dominata dal disordine.

L'evoluzione di questo processo è descritto da Nietzsche nella genealogia della tragedia Attica:

Finora abbiamo considerato l'apollineo e il suo opposto il dionisiaco come potenze artistiche che scaturiscono dalla natura stessa senza mediazione dell'artista umano, nelle quali si appagano soprattutto i suoi istinti artistici tramite una via diretta: da una parte come mondo di immagini del sogno, la cui perfezione non ha alcuna connessione con il livello intellettuale o l'educazione artistica del singolo dall'altra parte come in realtà piena di ebbrezza, che al contrario non va dal singolo, bensì Cerca perfino di annientare l'individuo e di risolverlo attraverso un sentimento mistico di unità. (Nietzsche, La nascita della tragedia)

Per tollerare questa visione pessimistica di sofferenza cosmica, caratteristica della visione dionisiaca, i greci hanno elaborato l’illusione dello spirito apollineo nell'arte. La prima manifestazione di questa finzione sono gli dei olimpici creati da Omero, che pur nelle loro contraddizioni finiscono per generare equilibrio tra gli uomini. L'operazione è tuttavia portata a compimento solo nella tragedia Attica; nelle sue prime forme di rappresentazione Dionisio è soltanto evocato dal canto e dalla musica, poi esso viene impersonato da un attore dal viso mascherato, infine, nella tragedia di Eschilo e Sofocle è incarnato nel personaggio dell'eroe tragico che rappresenta appunto Dionisio, così sono i personaggi di Edipo o di Prometeo.

In queste forme artistiche vediamo che lo spirito dionisiaco emerge in modo particolare per bocca della musica e delle manifestazioni corali, in sostanza il cantato https://encrypted-tbn0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcTp1cJuUicOj2JMqlgl1KXRZgK6iVARv6ZlfOHeTPQSrijb91i8; lo spirito apollineo invece rappresenta il momento del recitato, della spiegazione razionale, del tentativo di spiegare gli eventi per rendere comprensibili e accettabili le sofferenze i conflitti umani http://moked.it/files/2017/02/gobe-300x199.jpg. La forza della tragedia, secondo Nietzsche, consiste proprio in questa tensione tra i due elementi i quali si fronteggiano a vicenda. Tuttavia questa armonia tra apollineo e dionisiaco viene meno con l'arte di Euripide. Euripide per così dire porta la tragedia al suo suicidio, infatti, nelle sue rappresentazioni spariscono le personificazioni universali di Dionisio e appaiono invece i caratteri morali e individuali degli individui con i loro difetti le loro virtù, le loro nobiltà e le loro bassezze. Ciò che si cela dietro la tragedia di Euripide è un atteggiamento razionale, uno spirito critico. In Euripide solo ciò che è razionale è bello, ma ovviamente l'intento razionale è il contrario dello spirito tragico ed essendo quest'ultimo l'essenza della vita la razionalità risulta esserne la negazione della vita stessa.