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Il sito è a cura del prof. Bernardo Croci, attualmente insegnante di filosofia presso il Liceo delle Scienze Umane Galilei di Firenze.

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Con l'opera Così parlo Zarathustra Nietzsche segna il passaggio dalla fase illuministica a quella profetica. Anche lo stile muta, all'aforisma è preferito un linguaggio metaforico, lirico e profetico. Caratteristica del testo è quella di presentare gli argomenti sotto forma di parabole e annunciazioni. La fase profetica che principia con quest'opera è il naturale sbocco delle fasi precedenti, lo stesso Nietzsche, subito dopo la prefazione, ci conferma questo percorso, da una fase all'altra, attraverso l'analogia delle metamorfosi:

Tre metamorfosi io vi nomino dello spirito: come lo spirito diventi cammello, e leone il cammello, Il fanciullo alla fine il leone. (Nietzsche, Così parlò Zarathustra)

La metafora delle tre metamorfosi non è soltanto la sintesi dello sbocco del pensiero di Nietzsche, ma rappresenta anche il percorso che tutta l'umanità deve compiere per passare dall'ubbidienza alla ribellione fino all'affermazione: dalla condizione di schiavo, dei miti, degli idoli, delle false credenze, più In generale delle catene della cultura occidentale, il passaggio al nichilismo attivo in cui tutti i valori vengono distrutti e, infine, il possibile recupero di una condizione libera. I temi su cui ruota tutto lo Zarathustra sono: la morte di Dio, la volontà di potenza, l'eterno ritorno, l'oltreuomo o superuomo.

La morte di Dio ovvero della morale che ha oppresso la vita e l’umanità è rappresentata dal grande drago «Qual è il grande drago che lo spirito non vuole più chiamare signore e Dio? "Tu devi" si chiama il grande drago. Ma lo spirito del leone dice: io voglio». Tocca al leone, che rappresenta il nichilista attivo, sconfiggere il drago per creare le condizioni della libertà.

Vi scongiuro, fratelli, rimanete fedeli alla terra e non credete a quelli che vi parlano di sovraterrene speranze! Lo sappiano o no: costoro esercitano il veneficio.
Dispregiatori della vita essi sono, moribondi e avvelenati essi stessi, hanno stancato la terra: possano scomparire! Un tempo il sacrilegio contro Dio era il massimo sacrilegio, ma Dio è morto, e così sono morti anche tutti questi sacrileghi. Commettere il sacrilegio contro la terra, questa è oggi la cosa più orribile, e apprezzare le viscere dell'imperscrutabile più del senso della terra!
(Nietzsche, Così parlò Zarathustra)

Il leone si appropria della matrice da cui scaturiranno i nuovi valori, questa matrice è appunto la volontà di volere, dalla volontà scaturiranno i nuovi valori: la volontà è la capacità di creare. Questa capacità di creare è rappresentata dalla volontà di potenza. La volontà di potenza risulta essere la trasmutazione del concetto di dionisiaco: «Il mio concetto di dionisiaco si fece qui azione suprema; commisurato ad essa, ogni agire umano appare povero è limitato». Volontà di potenza non significa banalmente volontà di dominio. Nietzsche distingue le forze in attive e dominanti, e reattive e dominate. Entrambe sono generate dalla volontà di potenza, intesa come essenza della vita. Le forze attive sono forze di affermazione, quindi dionisiache, mentre le forze passive sono di negazione, quindi cristiane. Si tratta, per Nietzsche, di scegliere l’affermazione, il dire di sì alla vita, come il raglio dell’asino: Ja-Sagen. Contro l’esaltazione cristiana del dolore, contro il razionalismo di Socrate, contro l’idealismo di Platone, contro l’ascetismo di Schopenhauer.

L'eterno ritorno nello Zarathustra non è più soltanto un'ipotesi cosmologica Ma rappresenta la nuova prospettiva filosofica di un mondo dove non esiste più un fine e dunque ad essere elevato a fine è l'esistenza stessa in ogni suo momento, dopo che è caduta l'idea della storia come linearità che ha un senso e un fine ciascuno è chiamato a vivere ogni istante della propria vita da protagonista dei propri valori, perché ciò che decide e fa lo ripeterà in eterno. Entro una concezione lineare del tempo, la volontà trova un limite insormontabile nell’impossibilità di retroagire sul passato, sul «così fu». Per liberare la volontà e la sua forza creatrice occorre trasformare il «così fu» in «così volli» e volere ogni momento nel suo singolo istante, per il suo valore irriducibile. L’eterno ritorno, liberando l’uomo dalla prospettiva della verità, cioè di un punto di vista assoluto, indipendente dalla volontà, e ponendo ogni valore nella prospettiva di chi lo vuole, produce una conversione radicale dell’essenza umana verso il superuomo. Il superuomo è piuttosto l’oltre-uomo, cioè l’uomo che ha nel superarsi la sua propria essenza.

Il grande interprete del superamento dell’attuale condizione umana è il superumo o oltreuomo. Il superuomo è lo spirito preparato dall’avvento del Leone, ovvero il fanciullo.

Innocenza è il fanciullo e oblio, un ricominciare, un gioco, una ruota che ruota da sola, un primo impulso, un santo dir sì. Sì, per il gioco di creare, fratelli, c’è bisogno di un santo dir sì: ora lo spirito vuole la sua volontà, perduto-peril-mondo conquista per sé il suo mondo. (Nietzsche, Così parlò Zarathustra)

L’età del superuomo assomiglia a qualcosa come un’infanzia nuova. Il superuomo incarna la concentrazione di tutto ciò che può essere affermato, è colui che rappresenta l’individuo selettivo, che sceglie e determina, che resta fedele alla terra e rifiuta l’esistenza di dimensioni trascendenti e ultraterrene. Egli accetta la nuova idea di tempo e grazie ad essa può liberare la sua creatività. Poiché Dio è morto, e con lui si è persa la consolante fede nei valori metafisici, religiosi e morali, il superuomo si rivolge alla terra con entusiasmo e fervore, approdando così a una visione affermativa. Il superuomo non considera il mondo come dato, ma afferma la sua volontà di potenza ovvero agisce in modo affermativo al fine di potenziare il proprio essere, senza riferimenti esterni e a lui superiori. Il superuomo ha la capacità di mettere insieme qualità apparentemente inconciliabili egli può «imprime al divenire il carattere dell’essere», sceglie liberamente la necessità del divenire padroneggiando la sua libertà di creatore di senso.

questa specie di uomo... concepisce la realtà come essa è: è abbastanza forte per farlo, non è estraniato, separato da essa, è identico a essa, contiene in sé tutto ciò che la realtà sa di terribile e problematico, e ciò solo può fare la grandezza dell'uomo (Nietzsche, Ecce Homo)

In Al di là del bene e del male e in Genealogia della morale Nietzsche chiarisce alcuni aspetti trattati nello Zarathustra. Innanzitutto afferma che il mondo governato dalla volontà di potenza non sarà un mondo senza dolore, ma, come nell'immagine eraclitea del divenire, dire sì alla vita vuol dire farsi carico di tutte le sue dimensioni di gioia e di dolore. L'avvento del superuomo deve, infatti, riaffermare la morale dei signori che non sfuggono alla rischiosità e alla sofferenza della vita.

– Sono stato capito? – Non ho detto una sola parola che non avessi già detto cinque anni fa per bocca di Zarathustra. – La scoperta della morale cristiana è un avvenimento che non ha uguali, una vera catastrofe. Chi può far luce su di essa, quegli è una force majeure, un destino – spacca in due la storia dell’umanità. Si può vivere prima di lui o dopo di lui… Il fulmine della verità ha colpito proprio ciò che prima stava in cima a tutto: chi comprende che cosa esso abbia distrutto, guardi se gli resta ancora qualcosa fra le mani. Tutto ciò che fino a oggi si chiamava «verità» viene riconosciuto come la forma più dannosa, più maligna, più sotterranea della menzogna; il sacro pretesto di «migliorare» l’umanità come un’astuzia per succhiare la vita stessa, per renderla anemica. Morale come vampirismo… Chi scopre la morale scopre anche il non valore di tutti i valori nei quali si crede o si è creduto; nei tipi umani più venerati o addirittura santificati, quegli non vede più nulla di venerabile, vede la più fatale specie di mostri, fatali, perché hanno saputo affascinare… Il concetto di «Dio» inventato in opposizione alla vita – tutto ciò che è dannoso, venefico, calunnioso, mortalmente ostile alla vita vi è raccolto in una terrificante unità! Il concetto di «al di là», di «mondo vero» inventati per svalutare l’unico mondo che esista – per non lasciare alla nostra realtà sulla terra alcun fine, alcuna ragione, alcun compito! Il concetto di «anima», di «spirito» e infine anche di «anima immortale», inventati per spregiare il corpo, per renderlo malato – «santo» –, per opporre una orribile incuria a tutte le cose che meritano di essere trattate con serietà nella vita, i problemi della alimentazione, dell’abitare, della dieta spirituale, della cura dei malati, della pulizia, del tempo che fa! Invece della salute la «salvezza dell’anima» – cioè una folie circulaire fra le convulsioni della penitenza e l’isteria della redenzione! Il concetto di «peccato» inventato insieme con gli opportuni strumenti di tortura, insieme col concetto di «libero arbitrio», per confondere gli istinti e fare una seconda natura della diffidenza per gli istinti! Del concetto di «disinteresse», «rinnegamento di sé», che è il vero segno distintivo della décadence, la fascinazione della rovina, il non-poter-più-trovare-il-proprio-utile, l’autodistruzione, si è fatto il segno del valore in generale, del «dovere», del «sacro», del «divino» nell’uomo! Infine – ed è la cosa più tremenda – nel concetto dell’uomo buono si è preso il partito di tutto ciò che è debole, malato, malriuscito, sofferente-di-se-stesso, di tutto ciò che deve perire –, si è invertita la legge della selezione, si è fatto un ideale di ciò che contraddice l’uomo fiero e benriuscito, colui che dice sì, che è certo dell’avvenire, che è garante dell’avvenire, – questi ormai viene chiamato il malvagio… E tutto questo fu creduto come la morale! – Écrasez l’infâme! – –

– Sono stato capito? – Dioniso contro il Crocifisso… (Nietzsche, Ecce Homo)