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Il sito è a cura del prof. Bernardo Croci, attualmente insegnante di filosofia presso il Liceo delle Scienze Umane Galilei di Firenze.

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Karl Marx (1818-1883) nasce a Treviri in Renania il 5 maggio 1818 da un famiglia ebraica che si convertirà al protestantesimo nel 1824. Nel 1836, dopo un breve esperienza all’università di Bonn, si trasferisce a Berlino dove fino a cinque anni prima aveva insegnato Hegel. In piena disputa tra destra e sinistra hegeliana Marx si avvicina agli esponenti della sinistra. Dopo esseri laureato nel 1841 con una tesi sulla Differenza tra la filosofia della natura di Democrito e quella di Epicuro, tenta la carriera accademica che gli viene però preclusa dalla salita al trono di Federico Guglielmo IV, ultra conservatore, che esonererà Bruno Bauer (che era il suo riferimento accademico) dall’insegnamento. Nel 1842 inizia il suo impegno politico collaborando con la Gazzetta Renana che prosegue fino al 1843, in quell’anno la rivista viene soppressa a causa delle sue posizioni dichiaratamente contrarie alle politiche del governo prussiano. Sempre nel 1842 a Colonia incontra Friedrich Engels con cui progressivamente stringerà un legame indissolubile di amicizia e condivisione politica. Nel giugno del 1843 sposa Jenny von Westphalen https://libcom.org/files/images/history/Jenny%20Marx.jpg con cui avrà tre figlie e a cui sarà profondamente legato per tutta la vita, sarà lei a sostenerlo moralmente nei momenti più difficili. A causa dell’inasprirsi del clima politico è costretto a trasferirsi a Parigi dove fonda con Arnold Rouge gli «Annali franco-tedeschi». Approfondisce il suo distacco dalla tradizione idealistica tedesca, elaborando una posizione autonoma rispetto alla sinistra hegeliana. Inizia lo studio della società e dell’economia capitalistica. Da questa esperienza nel 1844 nascono i Manoscritti economici-filosofici. Nel 1845, su pressioni del governo prussiano, è espulso da Parigi. Si trasferisce per alcuni anni a Bruxelles, dove si cementa la collaborazione con Engels, con il quale pubblica nel 1846 La sacra famiglia e L’ideologia tedesca. Ivi elabora con Engels la sua concezione materialistica della storia e aderisce con l’amico alla Lega dei Giusti.

Nel giugno del1847 la lega decide di cambiare nome in Lega dei Comunisti, al motto “Tutti gli uomini sono fratelli” viene sostituito con il motto “Proletari di tutto il mondo unitevi”. La Lega a fine 1847 commissiona a Marx ed Engels di redigerne il programma pubblicato nel 1848 con il titolo di Manifesto del partito comunista. http://openmag.it/wp-content/uploads/2014/02/communist_manifesto.gif

Il piccolo libriccino di appena 23 pagine verrà stampato in 1000 copie grazie ad una colletta con la quale verranno raccolte 25sterline con cui vennero comprati i caratteri gotici. In apparenza un piccolo opuscolo che tuttavia ha cambiato le sorti del mondo. Dopo la prima stesura è stato stampato in milioni di copie e tradotto come la Bibbia in tutte le lingue.

"questo piccolo libretto pesa quanti interi volumi, il suo spirito anima e muove tutto il proletariato organizzato e in lotta del mondo civile". Vladimir Lenin

"col manifesto il comunismo cessa di essere ciò che era stato in precedenza per molti secoli, vale a dire una speranza, una aspirazione, una congettura o un ripiego e diventa piuttosto l'esito obiettivo di movimenti reali, il compimento di una legge storica, la legge della lotta di classe" Antonio Labriola

Scrive Engels nella prefazione all'edizione del 1888:

Eppure, quando fu scritto, non avremmo potuto chiamarlo un "Manifesto socialista". Nel 1847 con "socialisti" si intendevano, da un lato, i seguaci dei vari sistemi utopici – gli owenisti in Inghilterra, i fourieristi in Francia, gli uni e gli altri già ridotti al rango di mere sette, e sulla via di una graduale estinzione –; dall’altro lato, i più svariati ciarlatani sociali che, con ogni sorta di rabberciamenti, dichiaravano di riparare, senza alcun pericolo per il capitale e per il profitto, ogni genere di ingiustizia sociale. In entrambi i casi si trattava di uomini esterni al movimento dei lavoratori, e che contavano anzi sull’appoggio delle classi "colte". Qualunque porzione della classe operaia si fosse convinta dell’insufficienza delle mere rivoluzioni politiche e proclamasse la necessità di un cambiamento sociale totale, era quella che si dichiarava "comunista". Era un tipo di comunismo appena abbozzato, grossolano, puramente istintivo; ciò nonostante toccava il punto cardinale ed era sufficientemente potente tra la classe operaia da produrre il comunismo utopistico, in Francia, di Cabet, e di Weitling in Germania. Nel 1847 il socialismo era perciò un movimento della classe media, mentre il comunismo un movimento della classe operaia. Il socialismo era, almeno nel Continente, "rispettabile"; il comunismo era l’esatto opposto.

Questa distinzione fra socialismo e comunismo attraversa la storia delle organizzazioni politiche del movimento operaio lungo il ventesimo secolo anche attraverso un concetto discriminante cioè il riferimento al concetto di RIVOLUZIONE https://3.bp.blogspot.com/-NoW9U5wBfds/VYtAM8XNZ3I/AAAAAAAAIng/4EjKCvmF8Mk/s1600/zardi%2B3.png

Espulso anche dal Belgio nel 1848, si trasferisce a colonia, ma dopo la sconfitta dei moti del ’48, e una breve parentesi parigina, decide di trasferirsi a Londra, dove vivrà fino alla fine. Qui ha modo di analizzare da vicino l’economia capitalistica, come dimostreranno i libri del Capitale (il primo libro è del 1867). https://www.studiarapido.it/wp-content/uploads/2018/03/i-moti-del-18481.jpg

In gravi difficoltà economiche, Marx dipende sempre più dagli aiuti dell’amico di sempre Friedrich Engels, senza venire meno all’impegno politico: partecipa alla prima Internazionale dei lavoratori del 1864; interviene nel 1875 contro le posizioni moderate del neonato partito socialdemocratico tedesco. Nel 1881 muore l’amatissima mogli Jenny, Marx provato dal dolore si spegnerà poco dopo il 14 marzo del 1883.

Engels dichiarò in occasione del suo funerale: così come DARWIN ha scoperto la legge dello sviluppo della natura organica, Marx ha scoperto la legge dello sviluppo della storia umana, per lui la scienza era la forza motrice della storia, una forza rivoluzionaria perchè Marx era prima di tutto un rivoluzionario, la lotta era il suo elemento, egli ha combattuto con una passione, con una tenacia e con un successo come pochi altri hanno combattuto. Posso aggiungere senza timore che poteva avere molti avversari ma nessun nemico personale. Il suo nome vivrà nei secoli e così la sua opera.

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