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Un punto di riferimento fondamentale del pensiero di Schopenhauer è Kant, in particolare la distinzione tra fenomeno e noumeno https://slideplayer.it/slide/2624021/9/images/4/Fenomeno+e+noumeno+Kant+compie+una+scissione+tra+fenomeno+noumeno.jpg, cioè tra la realtà per come si dà al soggetto attraverso le forme a priori della soggettività, e la realtà come cosa in sé. Ma mentre per il filosofo di Konisberg si può conoscere solo la realtà fenomenica per Schopenhauer è possibile giungere anche a quella noumenica. Anzi egli affermerà che il fenomeno ovvero la rappresentazione è solo una parvenza, è sogno https://www.psicologi-italia.it/upload/CONF84/importArticoli/1513-il-sogno-tSa-770X450.jpg.

è Maya, il velo dell'illusione, che ottenebra le papille dei mortali e fa loro vedere un mondo di cui non si può dire né che esista né che non esista. poiché è simile al sogno. (Schopenhauer, Il mondo come volontà e come rappresentazione)

la verità è nascosta al di là del mondo della rappresentazione, quest’ultimo è paragonato al velo tessuto della dea indiana Maya per ingannare l'uomo, e solo dietro di esso si celala vera realtà ovvero il noumeno la cosa in sé. https://www.associazioneprometeo.net/images/17758395_1882049655382693_157588360454256744_o.jpg

La dimensione fenomenica è per Schopenhauer rappresentazione: «il mondo è mia rappresentazione» https://www.lescienze.it/images/2013/07/11/124303051-16511a36-90de-4101-9458-4a24ca6383d4.jpg, nel senso che scaturisce dall’incontro di soggetto e oggetto che non sono isolabili in quanto non esiste oggetto senza soggetto e non esiste soggetto che non si ponga come conoscitore di un qualche oggetto.

Il mondo è mia rappresentazione: Questa è una verità che vale il rapporto a ciascun essere vivente e conoscente, sebbene l'uomo soltanto sia capace di accoglierla nella sua coscienza riflessa, astratta: e scegli veramente fa questo, con ciò è penetrata in lui la mediazione filosofica. per lui diventa Allora chiaro e ben Certo che egli non conosce né il sole né la terra, appena ho un occhio il quale vede un sole, una mano la quale sente una terra; riconosce che il mondo da cui è circondato non esiste se non come rappresentazione, vale a dire sempre dappertutto in rapporto ad un altro, a colui che rappresenta, il quale è lui stesso. (Schopenhauer, Il mondo come volontà e come rappresentazione)

Da questa reciproca dipendenza di soggetto e oggetto scaturisce per il filosofo di Danzica l’errore sia dei realisti e dei materialisti che hanno ricondotto il soggetto all’oggetto sia degli idealisti che al contrario hanno ridotto l’oggetto al soggetto.

Occorre pertanto tornare a Kant, cioè riprenderne la concezione dell’a priori come elemento costitutivo dell’esperienza, ma anche semplificarlo radicalmente.

Per Schopenhauer le forme a priori della conoscenza sono soltanto spazio e tempo per la sensibilità e la categoria di causalità per l’intelletto. https://image.slidesharecdn.com/introaschopenhauer-171121071120/95/intro-alla-filosofia-di-schopenhauer-fabio-cirac-unisalentoit-5-638.jpg?cb=1511248855

La rappresentazione deriva da un'intuizione intellettuale originaria operata dalla causalità grazie ad essa, infatti, il soggetto concepisce a priori la sensazione corporea come effetto di un'altra causa: per esempio quando sentiamo un rumore o un profumo senza bisogno di riflessione concepiamo queste sensazioni come l'effetto di qualche causa. https://encrypted-tbn0.gstatic.com/images?q=tbn%3AANd9GcTZc7gl9uJT3-TxwmRlMu7MIVjGHPwgfDGUJg&usqp=CAU Questa intuizione produce la base per ogni intuizione empirica dove operano le forme pure della sensibilità dello spazio del tempo.

Lo spazio e il tempo garantiscono il cosiddetto principio individuazione ovvero permettono di individuare l'oggetto che altrimenti ci apparirebbe come un insieme informe di dati sensoriali, è grazie a questo principio che l'uomo riesce a percepirsi come io, tuttavia anche questo, come la causalità, lo spazio e il tempo, fanno appunto parte della rappresentazione e dunque dell'illusione, del sogno, della maschera che ci impedisce di vedere la cosa in sé e cioè la verità dell'essere.

La soggettività, costruendo il mondo come rappresentazione, per Schopenhauer opera un’alterazione della verità, cioè non dice le cose come stanno, ma crea un’illusione. https://www.libriantichionline.com/uploads/tx_gorillary/-ren-fulop-miller---il-bisogn-20190318-145227-illusione.jpg

Pertanto, per svelare la vera essenza della realtà, non possiamo affidarci alla conoscenza teoretica perché essa è schiava delle forme che generano l’illusione https://i0.wp.com/www.linkiesta.it/wp-content/uploads/2020/04/teatro.jpg?fit=1000%2C667&ssl=1 ed è quindi necessario cercare un’altra via di accesso al noumeno. In quest'opera di smascheramento Schopenhauer si fa precursore dei maestri del sospetto introducendo la dimensione corporea, con il suo sentire, come elemento di conoscenza.

Al soggetto della conoscenza, il quale per la sua identi- tà col corpo si presenta come individuo, questo corpo è dato in due modi del tutto diversi: è dato come rappre- sentazione nella intuizione dell’intelletto, come oggetto fra oggetti, e sottomesso alle leggi di questi; ma è dato contemporaneamente anche in un modo tutto diverso, ossia come quel qualcosa direttamente conosciuto da ciascuno, che la parola volontà espri- me. Ogni vero atto della sua volontà è immediatamente e immancabilmente anche un moto del suo corpo: egli non può volere realmente l’atto, senza ac- corgersi insieme che esso appare come moto del corpo. L’atto volitivo e l’azione del corpo non sono due diversi stati oggettivamente conosciuti e col- legati dal legame di causalità, non stanno tra di loro nella relazione di causa ed effetto: sono invece un tutto unico, ma si danno in due modi affatto di- versi: nell’uno direttamente, e nell’altro mediante l’intuizione per l’intelletto. L’azione del corpo non è altro se non l’atto del volere oggettivato, ossia pe- netrato nell’intuizione. (Schopenhauer, Il mondo come volontà e come rappresentazione)

Il corpo ci permette, infatti, di entrare in contatto con le esperienze originarie come il dolore e la sofferenza è più in generale la vita o meglio la volontà di vivere. È il corpo che ci richiama ai nostri bisogni vitali come il mangiare, il bere il desiderio sessuale che porta generare nuova vita. https://i.pinimg.com/originals/b0/15/97/b01597e01128fca0d6a188414c28d398.jpg Il corpo è pertanto la forma manifesta di oggettivizzazione della volontà di vivere che è la vera essenza del mondo.

Da ciò comprendiamo che la realtà fenomenica, e con essa i nostri progetti di vita, i nostri precetti e le nostre aspettative, i nostri ragionamenti filosofici, la nostra cultura con i suoi canoni non sono dotati di un significato autonomo ma sono solo l’espressione della volontà di vivere che ci domina e che utilizza questi orizzonti di senso solo per soddisfare il suo inesauribile istinto a perpetuare se  stessa.

In breve l’uomo si accorge che la volontà di vivere non è solo l’essenza della sua vita, ma di tutto l’universo, e non è visibile solo nel proprio corpo, ma in ogni altra cosa ci circonda https://www.ansa.it/webimages/ch_620x438/2017/10/16/995594488bafd807dbc11952717eb8f2.jpg:

Volontà vedrà nella forza che fa crescere e vegetare la pianta; in quella che da forma al cristallo; e persino nella gravità, che agisce con tanta potenza in ogni materia. (Schopenhauer, Il mondo come volontà e come rappresentazione) https://2.bp.blogspot.com/__ojGm0WIVak/TGA0Y0CQKWI/AAAAAAAAA8Y/tEcZBwXY3ls/s1600/germoglio.jpg

Essa è inconscia perché la consapevolezza e l'intelletto sono una parte del suo manifestarsi nella rappresentazione; è unica perché trascende il principio di individuazione essendo in ogni dove; è eterna perché è al di là delle forme a priori di tempo e spazio ed essendo anche al di là delle categorie è incausata; infine è senza scopo in quanto ha come solo fine il perpetuare di se stessa: vivere per continuare a vivere e quindi volere. Come tale essa è inconsapevole e cieca, volendo soltanto se stessa e il proprio infinito potenziamento.

La volontà si concretizza oggettivandosi nel mondo: l’oggettivazione passa attraverso degli archetipi https://live.staticflickr.com/3650/3664060335_0ee92640b1.jpg, cioè dei modelli originari, platonicamente intesi come idee intermedie tra volontà e rappresentazione fenomenica, la sua oggettivizzazione procede per gradi dalle forze della natura, alle specie del mondo vegetale e animale, fino all’uomo. La massima oggettivazione della volontà è l’uomo che può fare esperienza del senso del mondo come assenza di senso e quindi è in grado di spezzare la catena che lo avvince all’insensatezza crudele della volontà stessa, ma al contempo, in virtù dalla sua ragione che lo rende più instabile rispetto all'istinto animale, è anche il più malato di volontà tra tutti gli esseri.

Il pessimismo metafisico di Schopenhauer deriva dalla constatazione che l'essere è dolore, in quanto l'universo è solo volontà inappagata, ossia il teatro di una vicenda di cui la sofferenza costituisce la legge immanente https://images.everyeye.it/img-articoli/god-of-war-tragedia-greca-kratos-v8-38264.jpg. Contro l’ottimismo cosmico della religione e della ragione immanente di Hegel viene sostenuto che la vita è in realtà un'esplosione di forze irrazionali e il mondo, lungi da essere dominato dalla logica, è il teatro dell'illogicità e della sopraffazione. Le religioni sono definite metafisiche per il popolo così come i sistemi teisti in generale. Schopenhauer abbozza le linee per un ateismo filosofico poi ripreso da Nietzsche. Contro l'ottimismo sociale, che sostiene la bontà e la socievolezza dell'uomo, egli vi contrappone l’idea di Hobbes https://www.tgnewstv.it/wp-content/uploads/2020/04/lupo.jpg che i rapporti umani sono caratterizzati da conflitti e sopraffazioni, lo stessa collettività non nasce da simpatia o socievolezza, ma dal bisogno di reciproco sfruttamento, proponendo così un pessimismo antropologico. Contro l'ottimismo storico sostiene l'infondatezza della portata conoscitiva della storia, gli storici credono che la vita dell'uomo sia in mutamento, ma in realtà la storia è solo il fedele ripetersi di un medesimo dramma.

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