Stampa
Visite: 921

Biagio Pelacani da Parma

 

Nato a Costamezzana (Pr) all’incirca alla metà del secolo XIV, filosofo matematico e scienziato italiano, detto Dottor Diabolicus a causa dei suoi studi sulle scienze astrologiche. Egli insegnò filosofie, medicina e arti in diverse città, tra cui Pavia, Bologna, Padova e Piacenza; nel 1412 divenne Rettore dell’Università di Parma. Il suo pensiero è importante per la sua dottrina sull’ottica, per la trattazione delle proporzioni in cui elabora una concezione matematica del vuoto contro le tesi del continuo dei fisici aristotelici; oltre che per le critiche alla cosmologia di Aristotele e alle interpretazioni teologiche dell’incorruttibilità dei cieli e della necessità di un primo motore immobile di tutto il moto, cioè Dio. Negò le dimostrazioni a priori dell’esistenza di Dio e dell’immortalità dell’anima individuale che è intesa da Biagio in senso materiale. Per Pelacani l’anima sensibile non è distinta dall’anima intellettiva, ma esiste una attività originaria, che costituisce il senso agente, nel quale entrano in gioco tutte le attività interiori e superiori dell’anima intellettiva (come la memoria, l’attività estimativa e quella cogitativa). Per questo l’anima come sosteneva Alessandro di Afrodisia è un'unica potenza sostanziale o forma materiale tratta dalla potenza della materia, generabile e corruttibile; essa è quidi un semplice principio naturale di movimento, un’attività sensibile e intellettiva insieme differenziata solo sul piano operativo funzionale. Dal senso agente avviene anche la visione che è un impressione dell’occhio sui sensi interni e dunque non erronea, ciò che invece può essere sbagliata nella visione sono le visioni argomentative dei sensi interni, in quanto soggette a valutazioni con ciò che si possiede già nella memoria. Eterno è per lui solo l’universo e la natura, concepito come un essere animato o animale sempiterno in continuo movimento; Biagio sostiene la generazione spontanea in virtù della quale può formarsi sotto una buona influenza astrale, anche l’anima intellettiva umana. Egli supera la dinamica ontologica aristotelico-averroista tra materia e forma, per lui le forme sono estese e materiali non esistono qualità sostanziali come forme perfette e immutabili. Egli fonda la sua dottrina su due cause quella in essendo ed ininferendo, la prima ha il carattere di sufficienza per spiegare una causa, dunque non necessaria, ed è rappresentata dalla fisica; la seconda invece è rappresentata dalle operazioni analitiche proprie della matematica. Sul piano morale Biagio tra l’altro ritiene che l’uomo deve seguire la virtù per se stessa e non in vista di un fine religioso ultraterreno. Egli ha proposto una nuova classificazione delle scienze che colloca metaforicamente nei sette cieli : la grammatica, la logica, la retorica, la cosmografia, la musica, l’astrologia e la teologia; la classificazione è fatta in virtù di quattro principi: in ragione del loro oggetto, in ragione del logoro procedere, in ragione del procedere e dell’oggetto insieme, in ragione del modo di introdurre. Al di sopra di tutte vi è la matematica unica scienza veramente certa. Per le sue dottrine fu condannato dall’autorità religiosa di Pavia nel 1396, per questo fu costretto a precisare ulteriormente le sue teorie, ammettendo che sopra ogni influenza astrale vi era comunque il volere divino. Morì a Parma nel 1416.