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Lorenzo Valla (1407-1457) attraverso uno studio preciso e sistematico degli antichi e della loro lingua può essere considerato il fondatore della filologia. Uno dei più raffinati umanisti che in modo ardito per l'epoca difese le dottrine epicuree. https://cdn.skuola.net/news_foto/2018/epicuro-epicureismo.jpg Nato a Roma, dopo aver soggiornato a Firenze, intraprende la carriera di diplomatico nello Stato Pontificio. Godette dell'amicizia e in parte della protezione di Nicola Cusano. Dal 1435 divenne segretario di Alfonzo V d’Aragona a Napoli. È durante questa esperienza che porterà a compimento lo studio sulla donazione di Costantino, https://www.lalampadina.net/magazine/wp-content/uploads/2018/05/valla003b.jpg che però sarà pubblicato postumo solo nel 1517, questo scritto lo renderà celebre nei secoli. Il De falso credita et emendita Constantini donatione dimostra attraverso un’attenta analisi dei termini in esso contenuti che il manoscritto non può essere stato redatto ai tempi dell’imperatore Costantino, ma era stato presumibilmente composto intorno all’VIII secolo negli ambienti della cancelleria pontificia (il latino medioevale e ben diverso da quello romano del IV secolo). Questa rivelazione risultava essere un colpo durissimo al potere temporale del papato, infatti i papi usavano questo documento per far valere la legittimità dell’autorità temporale. In tale carta si affermava che nel 314 l’Imperatore Costantino avrebbe donato a papa Silvestro I la giurisdizione civile su Roma e tutti i territori dell’Occidente, attribuendo al pontefice anche la facoltà di portare le insegne imperiali.

https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/b/bc/Sylvester_I_and_Constantine.jpg/350px-Sylvester_I_and_Constantine.jpg

La sua opera principale è il De voluptate (Il piacere) titolo cambiato in seguito con Del vero e falso bene dove esprime la serena accettazione della condizione umana che è caratterizzata dall’imperfezione e dalla mortalità.  https://www.doppiozero.com/sites/default/files/styles/nodo767x/public/2_paterlini.jpg?itok=Y1LwP_m1 L’uomo dice Valla è spinto ad agire dalla ricerca del piacere, questo non può essere estirpato, ma va accolto e regolato infatti la rinuncia ai beni a cui Dio stesso sembra averci destinato, nel momento in cui ci ha creato di anima e corpo https://www.lalucedimaria.it/wp-content/uploads/2018/01/reinkarnacio_9_510702_75706.jpg, risulterebbe una mutilazione dell'uomo. L’uomo dunque deve accettarsi per quello che è, imperfetto ed esposto ai pericoli, pensare di poter andare oltre la natura umana, supeare i suoi limiti e eliminarne tutte le imperfezioni sarebbe per Valla come chiedere di avere le stesse caratteristiche di Dio, ma questo non è possibile per natura.

Il bene di noi che siamo cristiani [...] non è da ricercarsi per sé, che sarebbe assurdo, aspro e duro e neppur per utilità terrenza; esso invece costituisce la scala per mezzo del quale si giunge a quella beatitudine, di cui gode l'anima spogliata di queste membra mortali, presso il padre di tutte le cose da cui è partita. (Valla, Il Piacere)

Nel Valla rifiuta la filosofia come mezzo per ragiungere Dio affermando che la teologia razionale è una scienza vana e che al cristiano conviene affidarsi semplicemente a Cristo che gli ha promesso la salvezza tramite il suo sacrificio. https://www.teleischia.com/wp-content/uploads/2016/03/Crocefissione.jpg Affermando che sia la teologia sia la filosofia devono tornare all'origine: la prima alla semplicità del messaggio cristiano la seconda all'originario spirito di ricerca.

In particolare sulla filosofia Valla, in coerenza con quanto fatto a proposito della donazione di costantino, afferma che solo la reale conoscenza storica dei termini e dei significati ci permette di conoscere la realtà dei pensieri degli uomini. https://dium.uniud.it/media/images/Filologia4cop.2e16d0ba.fill-700x700.png