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Il sito è a cura del prof. Bernardo Croci, attualmente insegnante di filosofia presso il Liceo delle Scienze Umane Galilei di Firenze.

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Lo studio delle emozioni indaga “il come” un organismo reagisce ai mutamenti provocati dal proprio comportamento a seconda del raggiungimento o meno dei propri scopi. Questo è particolarmente vero per le emozioni di base come la collera, tristezza, paura, disgusto, l’interesse, lo stupore e la felicità. https://amotionitalia.files.wordpress.com/2013/12/20131206-140132.jpg  
Le emozioni sono meccanismi di regolazione della vita bio-psico-sociale del soggetto volti a garantire la sopravvivenza;
 informano il corpo e danno segnali agli altri individui (il preavviso rabbioso prima di un attacco).
 Le emozioni assumono una funzione anche nell’area delle relazioni (felicità, tristezza), nell’orientamento
intersoggettivo di un individuo verso il mondo esterno (curiosità, perdita di interesse) e sono utili per la
 propria protezione (stupore, paura).
 https://www.psicologiacontemporanea.it/media/filer_public_thumbnails/filer_public/9e/12/9e12b7cc-7098-4f1e-991b-7970056a4e66/un-mosaioco-di-emozioni.png__1200x675_q85_crop_subsampling-2_upscale.jpg

Immaginiamo di camminare lungo il marciapiede che costeggia la strada https://thumbs.dreamstime.com/z/le-donne-stanno-camminando-sul-marciapiede-127080733.jpg magari mentre andiamo a casa di un amico oppure a casa nostra rientrando da scuola; d'improvviso, passando davanti a un cancello, https://lirp.cdn-website.com/7e520540/dms3rep/multi/opt/Serramenti-COSTRUZIONI-Padova-061-600x391-480w.jpg sentiamo un grosso cane abbaiare energicamente. https://www.ipsico.it/wp-content/uploads/2019/08/paura-dei-cani-cinofobia.jpg  La prima reazione sarà un sussulto e una sensazione di spavento di paura questa sensazione di spavento e paura può essere chiamata emozione. Seguirà un comportamento istintivo, come quello di allontanarsi rapidamente, magari invadendo la carreggiata delle auto involontariamente https://media.gettyimages.com/photos/young-woman-using-phone-while-crossing-city-street-picture-id960936828?s=612x612; il comportamento che segue da un’emozione intensa può essere anche incontrollato e irrazionale.  Soltanto dopo che ci siamo resi conto che il cane è ben confinato dietro il cancello inizieremo a tranquillizzarci, ma nel frattempo molte cose sono successe dentro il nostro organismo. http://www.veronicafrilli.com/wp-content/uploads/2018/04/amigdala-e-paura-400x321.jpeg

Iniziamo col dare una definizione generica del termine emozione:

Si intende per emozione un'intensa reazione affettiva, di breve durata, che si manifesta all'improvviso ed è determinata da uno stimolo ambientale (nell'esempio sopra riportato l'abbaiare del cane).

L’emozione va distinta dal sentimento e dallo stato d’animo.

I sentimenti possono essere considerati la capacità della persona di essere consapevole dell’emozione che sta provando. Avere un sentimento significa avere la consapevolezza di un determinato stato affettivo, ovvero esercitare un pensiero finalizzato alla presa di coscienza di tale stato. https://lamenteemeravigliosa.it/wp-content/uploads/2015/05/positivit%C3%A0.jpg

Per stati d’animo in psicologia si fa riferimento ai tratti emotivi stabili e ricorrenti frutto del nostro temperamento e delle nostre caratteristiche della personalità. Gli stati d’animo non sono delle reazioni puntuali a degli stimoli definiti, come le emozioni, ma delle tonalità affettive di base che contraddistinguono il nostro umore. https://images.centrometeoitaliano.it/wp-content/uploads/2019/01/28/sei-triste-o-felice-il-colore-del-viso-svela-il-tuo-stato-danimo-ecco-lincredibile-scoperta-768x513.jpg?v=1.14

Proviamo adesso a capire cosa succede dentro di noi nel momento in cui proviamo un’emozione come la paura? 

Quello a cui andiamo incontro non è soltanto un comportamento legato uno stato affettivo del soggetto ma riguarda una serie di reazioni fisiologiche, viscerali, espressive e psicologiche. https://images.treccani.it/enc/media/share/images/orig/system/galleries/la_mente/sistema_neurovegetativo_fig_vol1_008230_001.jpg

Innanzitutto le emozioni alterano la pressione sanguigna e il ritmo respiratorio che aumenta rapidamente determinando quindi una reazione fisiologica dell'organismo; andiamo incontro ha una momentanea perdita di controllo per cui possiamo perdere stabilità nel camminare subendo dunque una reazione neurovegetativa.

Funzioni neurovegetative sono quelle legate al sistema nervoso autonomo, costituita da gangli e vie nervose che innervano tutti gli organi viscerali regolando le funzioni vitali dell'organismo attraverso meccanismi nervosi indipendenti dal controllo della volontà.

Può capitare di fronte a un grande spavento che il soggetto senta il bisogno di andare in bagno o a addirittura perda il controllo degli sfinteri non riuscendo più a trattenersi https://www.mariannadimonte.it/wp-content/uploads/2021/04/paura.jpg in questo caso si è attivata una reazione viscerale.

Sicuramente di fronte alla paura risulta modificata anche la mimica facciale e gli atteggiamenti del corpo il volto cambia la sua espressione il colore e i muscoli si contraggono https://lamenteemeravigliosa.it/wp-content/uploads/2019/01/linguaggio-non-verbale-della-paura.jpg;  e questa è la reazione espressiva abbiamo poi detto che il soggetto perde il controllo di sé rischia appunto per esempio di invadere pericolosamente la carreggiata della strada per allontanarsi dal cane irrazionale e in questo senso subiamo una reazione appunto psicologica, credendo di essere aggrediti dal cane non pensiamo che invadere la carreggiata sia pericoloso.

Le emozioni in particolare nell’antichità erano viste come fattore di disturbo per lo sviluppo della ragione e un vivere virtuoso https://www.storicang.it/medio/2020/11/19/una-madre-con-il-figlio-in-braccio-scena-mitologica-rappresentata-su-un-vaso-del-iv-secolo-ac-da-apollonia-in-illiria_d066769e_1200x630.jpg, ancora nella cultura occidentale cristiana per un lunghissimo periodo erano viste come qualcosa che allontanava l’uomo dalla beatitudine e lo conduceva verso il peccato.  
 Per il pensatore antico Platone le passioni erano considerate una componente dell'anima che dovevano essere sottoposte al volere della ragione https://www.phedros.com/wp-content/uploads/2016/04/Phedros-biga-alata-e1460132985693-1024x653.png, nel periodo ellenistico Stoici, epicurei, scettici,  consideravano le emozioni una malattia e ritenevano che il saggio le dovesse  estirpare da sé. Anche gli ecclesiastici consideravano la maggior parte delle emozioni pericolose per l'uomo. http://3.bp.blogspot.com/-vyUMzc_Q3eE/U60zwM-ZK5I/AAAAAAAAW4s/sa2D6iTo0vo/s1600/peccato.jpg

Tra i primi pensatori che condussero uno studio approfondito sulle emozioni​ e in particolar modo sulle passioni, https://giustinianolavecchia.it/wp-content/uploads/2019/04/passion-800x400.jpg che a loro volta possono essere definite emozioni particolarmente intense e durature, vi è il  filosofo e scienziato francese Renato Cartesio (René Descartes 1596-1650). Egli fu il primo a comprendere il fondamento fisiologico delle emozioni e fu anche il primo a sostenere che le emozioni non sono di per sé negative e che anzi aiutano l'uomo ad orientarsi verso ciò che è bene cioè verso so che gli può procurare piacere e benessere e ad allontanarsi da ciò che è male cioè da ciò che può nuocer lo o turbarlo. Importante per il filosofo francese è che le emozioni e le passioni non prendano il sopravvento sulla ragione.

Gli uomini che la passione può far vibrare di più, sono capaci in questa vita di gustare le maggiori dolcezze. È vero che possono anche trovarvi le maggiori amarezze, se della passione non sanno fare buon uso, e se hanno contraria la fortuna. Ma la saggezza proprio in questo torna utile: nell’insegnare a rendersi talmente padroni delle passioni, a dirigerle con tale abilità, da far sì che esse cagionino soltanto mali molto sopportabili, e perfino tali che sia sempre possibile volgerli in gioia. (Cartesio, Passioni dell’anima)

 

Più vicino alla nostra epoca troviamo lo studio del naturalista inglese Charles Darwin (1809-1882) il quale pubblicò nel 1872 il libro L’espressione delle emozioni nell'uomo e negli animali. In quest'opera Darwin basandosi su una documentazione molto ampia poi muro alcune ipotesi che furono poi alla base degli Studi sulle emozioni del ventesimo secolo.

La prima considerazione di Darwin tu che le emozioni si fossero sviluppate nel corso dell'evoluzione delle varie specie animali compreso l'uomo per assicurare la sopravvivenza della specie cosicché la prima ipotesi da lui formulata è che l'espressione delle emozioni svolge una funzione importante nella adattamento all'ambiente e nella protezione della specie, e questo è sicuramente il ruolo della paura, le espressioni di paura sui nostri volti servono a comunicare pericolo agli altri esseri intorno a noi e a metterli a loro volta in allarme. https://cdn.gelestatic.it/deejay/sites/2/2017/10/Las-Vegas-fan-fuga-COP.jpg

Darwin sosteneva anche che le espressioni facciali delle emozioni non sono apprese ma sono innate e sono simili in tutte le culture umane inoltre alcune di esse con il “riso” sono addirittura comuni ad altre specie animali come per esempio gli scimpanzè. https://static.kodami.it/wp-content/uploads/sites/31/2021/09/iStock-471815237-1200x1200.jpg

Durante il 900 Gli scienziati hanno indagato le basi biologiche delle emozioni e hanno individuato nel sistema limbico la parte del cervello in cui esse hanno origine e in particolare l’AMIGDALA http://1.bp.blogspot.com/-KjBTMfM18g8/UeL_0BWbc_I/AAAAAAAAKXw/zHTAotpGHM4/s1600/Amigdala+ed+emozioni.jpg

Il sistema limbico è un insieme di strutture nervose situate nella profondità del paleoencefalo. Il paleoencefalo dal punto di vista evolutivo è la parte più antica del cervello. https://www.kinesiopatia.it/wp-content/uploads/cervello_istintivo_emozionale_cosciente-300x146.jpg?w=144

Paleoencefalo: La parte dell’encefalo che comprende le formazioni nervose filogeneticamente più antiche. La struttura più importante del paleoencefalo è l’ipotalamo, che controlla il sistema endocrino e regola i bisogni alimentari, sessuali, l’emotività ecc. Si ritiene che il p. presieda ad attività istintive e rappresenti la sede di comportamenti emotivi (per es., il comportamento sessuale, la fame, la sete, la cura della prole, ecc.). (Dizionario, Treccani)

Il sistema limbico è responsabile del tono spiacevole o spiacevole alle emozioni.

Mentre la corteccia celebrale valuta gli eventi e invia stimoli al sistema limbico, quest’ultimo provoca risposte fisiologiche come l’accelerazione del battito del cuore o l’aumento della sudorazione. Il sistema limbico è anche responsabile dei movimenti espressivi del viso e del corpo e determina i nostri stati di coscienza come la tristezza e la contentezza.

https://i.ytimg.com/vi/14e_RxF4mO8/maxresdefault.jpg

William James (1842-1910) https://biografieonline.it/img/bio/William_James_1.jpg  sostiene che le emozioni sono la percezione dell’attivazione corporea (=reazioni viscerali e neurovegetative) del nostro organismo a fronte di stimoli ambientali che abbiano suscitato l’emozioni.
 James è considerato il padre della teoria periferica dell’emozioni.

Secondo questa teoria noi non piangiamo perché siamo tristi, ma siamo tristi perché piangiamo
. Non scappiamo perché abbiamo paura, ma abbiamo paura perché scappiamo.
 Cioè lo stimolo emotigeno (la paura) scatena di per sé un’attivazione fisiologica prima ancora che noi capiamo di cosa si tratti, questa attivazione fisiologica genera poi consapevolezza. 
Quindi, sono le reazioni del nostro corpo a determinare le emozioni che proviamo. Questa è una teoria che presenta tanti punti deboli ed è stata sconfessata dalle evidenze sperimentali

  1. Non è detto che le reazioni vegetative precedano sempre le emozioni, a volte si avvertano 
emozioni prima ancora di mettere in atto le risposte corporee; 

  2. I cambiamenti fisiologici si presentano anche in altre situazioni, ad es. il battito cardiaco accelera 
con l’attività fisica o in situazione di allarme, ma anche in condizione di eccitazione positiva; 

  3. I cambiamenti viscerali sono spesso lenti nell’insorgere, quindi è difficile che possono 
suggerire dei vissuti emotivi; 

  4. Se viene somministrato un farmaco si può avere aumento della pressione arteriosa o aumento 
del battito cardiaco ma questi non si associano a nessuna emozione. 


La Teoria periferica delle emozioni ha lasciato il posto alla Teoria centrale delle emozioni di Walter Bradford Cannon (1871–1945) Philip Bard (1898–1977). https://image.slidesharecdn.com/theoriesofemotion-170804162516/95/theories-of-emotion-20-638.jpg?cb=1501863999 Questa teoria sostiene che l’attivazione fisiologica e l’esperienza soggettiva non sono rispettivamente uno la causa dell’altro, ma risposte indipendenti alla situazione che provoca emozione.

Tutti gli input sensoriali arrivano al talamo che poi li smista alla varie aree del cervello, quando lo stimola ha una valenza emotiva oltre che segnalarlo alle aree corticali che decodificano e diventano consapevoli dell’esperienza sensoriali, attiva anche una serie di centri sottostanti che attiverebbero il sistema nervoso autonomo che da via a cambiamenti somatici.

Il talamo invia questi messaggi alla corteccia e che porta alla consapevolezza cosciente dell’esperienza vissuta, a una via bassa che conduce a delle strutture, in particolare l’Amigdala (=struttura molto piccola ma importante perché connessa con varie aree celebrali e quindi ha un ruolo importante nella regolazione delle emozioni, soprattutto nelle emozioni associate alla rabbia, paura, ansia). https://www.settemuse.it/costume/foto_costume/amigdala_5.jpg

Lo stimolo emotigeno dunque determina l’attivazione fisiologica che pone le basi per il vissuto emozionale, ma esso di per sé non è sufficiente, l’emozione che si prova è data sia dall’attivazione fisiologica che dall’interpretazione cognitiva che viene fornita.

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Lo sviluppo e la classificazione delle emozioni

La comparsa e lo sviluppo delle emozioni è stato oggetto di studio della psicologa canadese Katherine Banham Bridges (1897-1995) https://feministvoices.com/files/profiles/katharine.jpg nel suo lavoro si ipotizza che i bambini alla nascita presentino un’eccitazione diffusa che si manifesta con movimenti disordinati delle braccia e delle gambe o con il pianto. In seguito, poco prima dei tre mesi, questa eccitazione diffusa comincia a differenziarsi e si ha la sofferenza per la fame e il dolore. Subito dopo viene distinto il piacere, reso evidente dal sorriso e dal rilassamento dei muscoli. Le risposte emotive vere proprie come per esempio la paura o la collera compaiono nei mesi successivi. Emozioni come la gelosia la gioia si manifestano tardi rispetto alle altre: poco prima di un anno e mezzo la gelosia e verso i due anni la gioia.

Negli anni ’70 del Novecento Paul Ekman (1934) attraverso un’attenta osservazione notò che le espressioni facciali, mimiche, delle emozioni primarie sono effettivamente uguali in tutte le popolazioni e sono rese possibili da circa 43 muscoli https://www.my-personaltrainer.it/imgs/2019/12/16/muscoli-facciali-anatomia-orig.jpeg che si possono attivare dando luogo a microespressioni innate e universali.
 Contestualmente Carroll Izard (1923-2017) ha individuato 8 emozioni  primarie ben distinte nelle espressioni facciali dei bambini:

Interesse: si manifesta attraverso le sopracciglia sollevate o unite, bocca leggermente arrotondata, labbra sporgenti https://www.direnzo.it/it/wp-content/uploads/2017/06/espressioni-viso-significato.jpg

Dolore: occhi strizzati, bocca spalancata https://images.vanityfair.it/Storage/Assets/Crops/254310/8/54021/uomo-espressione-dolore_280x185.jpg

Disgusto: naso arricciato, labbro superiore sollevato, lingua spinata in fuori https://lamenteemeravigliosa.it/wp-content/uploads/2020/03/donna-disgustata.jpg

Tristezza: angoli interni delle sopracciglia sollevati, angoli della bocca stirati e abbassati https://razioillimitata.files.wordpress.com/2015/07/uuyk.png

Collera: sopracciglia ravvicinate e abbassate, occhi fissi, bocca squadrata https://www.serenacosta.it/wp-content/uploads/2017/08/RABBIA-660x330.jpg

Sorpresa: sopracciglia sollevate, occhi spalancati, bocca arrotondata in un ovale https://semplicementenino.files.wordpress.com/2015/05/sorpresa.jpg

Paura: sopracciglia orizzontali, sollevate e ravvicinate, palpebre sollevate, bocca ritratta https://www.giancarloceschi.it/wp-content/uploads/2012/11/paura.03.jpg

Gioia-felicità: bocca sorridente, guance sollevate, occhi ammiccanti https://lab-ncs.com/wp-content/uploads/2015/10/sorriso2.jpg

Grazie a questi studi possiamo fare un importante classificazione tra:

EMOZIONI PRIMARIE che sono innate e universali, presenti in tutte le culture

 EMOZIONI SECONDARIE o COMPLESSE che si differenziano da cultura a cultura e derivano dalla combinazione di una o più emozioni primarie http://it.manuelcappello.com/wp-content/uploads/2020/03/inside-out-lista-emozioni-combinazioni-900.jpg

 Le emozioni secondarie sono rese possibili dalla comparsa del pensiero rappresentativo a partire dal secondo anno di vita

 PENSIERO RAPPRESENTATIVO: è la capacità del soggetto di rappresentarsi le azioni prima di compierle https://logopoli.it/wpfold02/wp-content/uploads/2018/07/shutterstock_122724106.jpg

Per esempio la delusione deriva dalla sorpresa e dalla tristezza; l’aggressività dalla collera e l’aspettativa; lo spavento dalla paura e la sorpresa.

In particolare ad un anno è mezzo insorge la vergogna (il bambino si accorge di aver compiuto un errore) e l’imbarazzo (il bambino percepisce il suo comportamento come non adeguato). Verso i tre anno insorgono l’orgoglio (il bambino vede apprezzate le sue qualità) e il senso di colpa (il bambino percepisce che sta violando una norma). http://www.studiolancinistefania.com/wp-content/uploads/2014/12/04-mi-sento-in-colpa1.jpg

Felicità/Gioia: aiuta ad instaurare relazioni sociali, comunicando apertura ed invitando alla vicinanza, sia fisica che psicologica, come prerequisito per la cura e la collaborazione reciproche. http://kids.screenweek.it/files/2015/09/gioia-inside-out.jpg

Tristezza: segnala la richiesta di vicinanza, il bisogno di essere accuditi. Dà la possibilità di soffermarsi e riflettere. http://kids.screenweek.it/files/2015/09/tristezza-inside-out.jpg

Rabbia: predispone all’azione; è funzionale ad assumere una approccio autodifensivo di fronte a stimoli che minacciano l’integrità del Sé. Difronte alle ingiustizie: rabbia come canale per ottenere diritti. http://2.bp.blogspot.com/-UUxF_XtTxvs/Vg0o5WBgdEI/AAAAAAAA7Q0/96N8aS52u6E/s1600/inside-out23.jpg

Paura: predispone ad un ritiro funzionale ad affrontare lo stimolo avverso. Indica ai conspecifici che nell’ambiente vi è un pericolo. http://kids.screenweek.it/files/2015/09/paura-inside-out.jpg

Sorpresa: organizza l’organismo nei confronti dell’esplorazione di uno stimolo nuovo e/o inatteso (tutti i sensi sono iperattivati), di cui talvolta non si conosce subito la pericolosità o il vantaggio. https://engine.mperience.net/cdn/static/img/tmnews/20150518_video_18544223.jpg

Disgusto: predispone al rifiuto e/o all’allontanamento da uno stimolo potenzialmente dannoso. Disgusto nelle situazioni sociali: esprimere contrarietà, prendere le distanze. http://kids.screenweek.it/files/2015/09/disgusto-inside-out.jpg

 L'empatia

L’empatia è un sentimento fondamentale per entrare in rapporto in modo corretto con le altre persone ed è quindi importante per lo sviluppo dei rapporti sociali.

Con il termine empatia intendiamo la capacità di immedesimarsi negli altri e di coglierne i sentimenti e i pensieri.

Facciamo un esempio se riusciamo a capire un’altra persona sta provando un sentimento di tristezza e cime designiamo in tale sentimento, possiamo più facilmente avvicinarla, ascoltarla e aiutarla. https://www.nonsprecare.it/wp-content/uploads/2020/05/empatia.jpg

Comprendere le emozioni degli altri è anche importante per capire il punto di vista altrui, motivi del comportamento delle altre persone. L’empatia è fondamentale per sviluppare un atteggiamento tollerante e una convivenza fruttuosa tra persone le cui abitudini i cui valori siano diversi.

Capire le emozioni degli altri può essere fondamentale anche per evitare situazioni minacciose per la nostra incolumità. Per esempio, rendersi rapidamente conto che è una persona accanto annoi sta provando paura, può favorire una rapida percezione di una situazione di pericolo che minaccia la vita di entrambi.

In base agli studi recenti di psicologia cognitiva, e alle scoperte realizzate con le tecniche di neuroimmaging con cui è possibile fotografare le aree del cervello più attive nel corso di certe operazioni, gli studiosi distinguono due tipi di strategie messe in atto per comprendere le emozioni degli altri: le strategie fredde e le strategie calde.

Le strategie fredde consistono nella capacità di riflettere, in base alle informazioni possedute, sui comportamenti delle altre persone e sulle situazioni che li hanno prodotti, con lo scopo di capire che cosa tali persone stanno provando. https://www.giuntipsy.it/media/93365919.binomi-empatico-della-personalita.jpg

Le strategie fredde sono più lente di quelle calde, ma consentono un maggior controllo dei sentimenti. L’empatia in questo caso avviene soprattutto a livello cognitivo, senza una particolare risonanza emotiva. Queste strategie richiedono un consistente sforzo intenzionale da parte delle persone che le mettono in atto e, generalmente, sono più efficaci quando è necessario comprendere emozioni complesse come l’orgoglio il senso di colpa.

Con le strategie calde il soggetto che osserva prova le medesime emozioni che stanno provando i soggetti osservati. http://www.enzocaruso.net/site/wp-content/uploads/2019/03/salvare_il_nostro_pianeta_con_lempatia8878004189810467575.jpg

Le strategie calde sono più rapide di quelle fredde e scattano nell’osservatore in modo naturale, quasi automatico. Esse si attivano soprattutto con le emozioni primarie come la paura, il disgusto la rabbia.

Un caso limite delle strategie calde è il contagio emotivo, in cui il soggetto osservatore si fa coinvolgere al punto tale da non riuscire più a distinguere tra le proprie e le altrui emozioni. https://www.b2eyes.com/sites/default/files/styles/medium/public/bimbi_piangono_nl.jpg?itok=LneNZtWC

La presenza delle strategie calde ha probabilmente un significato evolutivo: abbiamo già visto che percepire rapidamente in un’altra persona l’emozione della paura consente di fuggire rapidamente in una situazione di pericolo e quindi salvaguardare l’incolumità. Altrettanto può dirsi nel caso del disgusto: se si vede qualcuno che assaggia del cibo reagire con una smorfia di ribrezzo, siamo spinti a provare le stesse sensazioni e ad astenerci dal assaggiare un cibo potenzialmente nocivo.

Possiamo concludere che le strategie fredde e calde dell’empatia favoriscono i rapporti sociali e svolgono un’azione protettiva della persona.

Le tecniche di neuroimmaging hanno consentito di scoprire, che alla base dell’empatia nella forma specifica della strategia calda, a carattere automatico, vi sono i cosiddetti neuroni a specchio. https://www.serenacosta.it/wp-content/uploads/2018/01/neuroni-660x330.jpg

I neuroni specchio sono speciali neuroni che si attivano in risposta a certe azioni ed emozioni vissute dagli altri. Gli stessi neuroni si attivano anche quando quelle azioni di emozioni viste negli altri le compiamo il viviamo in prima persona.

I neuroni specchio sono stati scoperti nel 1996 dallo scienziato italiano Giacomo Rizzolatti https://www.ansa.it/webimages/ch_700/2013/10/3/1380806520389_GIACOMORIZZOLATTI1.jpg che, insieme a un gruppo di collaboratori, aveva compiuto delle ricerche sulle scimmie. Utilizzando le tecniche di neuroimmaging nella forma particolare della risonanza magnetica funzionale https://www.acufenichefare.it/wp-content/uploads/2017/12/sherwood_fig_5.jpg, lo studioso aveva osservato che in una certa area del cervello degli animali soggetti all’osservazioni sperimentali si attivavano alcuni neuroni, sia quando essi afferravano del cibo sia quando osservavano gli sperimentatori afferrare a loro volta del cibo. La stessa reazione era stata poi riscontrata anche per altre serie di azioni eseguite con le mani, le braccia e la bocca.

Questi studi sono stati estesi al cervello degli esseri umani per svariati tipi di azioni come, per esempio, portare alla bocca una tazza per bere. https://static6.depositphotos.com/1006753/572/i/600/depositphotos_5728220-stock-photo-young-beautiful-woman-with-a.jpg Gli scienziati hanno potuto così osservare l’attivazione dei neuroni specchio sia quando l’azione veniva compiuta dal soggetto in prima persona sia quando la medesima azione era compiuta da un’altra persona. https://www.wikihow.com/images_en/thumb/d/d7/Drink-Tea-to-Lose-Weight-Step-1-Version-2.jpg/v4-460px-Drink-Tea-to-Lose-Weight-Step-1-Version-2.jpg

L’attivazione dei neuroni specchio in particolari aree del cervello umano è stata infine osservata nel caso delle reazioni emotive del disgusto. Un gruppo di soggetti osservava un filmato, dove delle persone usavano un bicchiere che conteneva un liquidò nauseabondo e reagivano con smorfie di disgusto. Un altro gruppo di persone e la lava, attraverso una mascherina delle sostanze dall’odore altrettanto nauseante. Con la tecnica del neuroimmaging gli scienziati constatarono che entrambi casi, sia nelle persone che osservavano l’esperienza disgustosa sia in quelle che la vivevano in prima persona, si attivava la stessa area del cervello e neuroni attivati dall’osservazione empatica e da quella reale in parte coincidevano. https://www.neuro-psi.it/wp-content/uploads/2017/04/Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. Tale parte coincidente, come negli esperimenti che riguardavano le azioni, costituiva I cosiddetti neuroni specchio.

L’esito di questi esperimenti ha fatto ipotizzare che neuroni specchio siano una particolare classe di neuroni che stanno alla base sia delle esperienze reali sia di quelle di vicarie.

Esperienze vicarie. L’osservazione di persone e modelli che ci circondano e che raggiungono i propri obiettivi attraverso l’azione e l’impegno incrementa in noi la convinzione di potercela fare.

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