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Il sito è a cura del prof. Bernardo Croci, attualmente insegnante di filosofia presso il Liceo delle Scienze Umane Galilei di Firenze.

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Ogni azione svolta dall’essere vivente avviene in virtù di una di una motivazione

Per motivazione si intende un processo che attiva un soggetto verso uno scopo

Ad esempio il pianto di un neonato può essere dovuto alla sensazione di fame. https://www.greenme.it/wp-content/uploads/2016/04/neonato_piange.jpg

In questo esempio abbiamo lo “stimolo della fame” che è il motivo che spinge il neonato a piangere e corrisponde al bisogno. Una volta che l’infante a raggiunto il suo scopo (ricevere il latte dalla madre), il neonato smette di piangere e si ha la fase di quiescenza. https://www.mamme.it/assets/il-neonato-piange-di-notte-per-evitare-che-arrivi-un-fratellino.jpg

Nell’esempio sopra riportato abbiamo a che fare con una reazione istintuale.

Per istinto si intende un comportamento innato che viene innescato e guidato da speciali stimoli (che fungono da segnali d’attivazione) presenti nell’ambiente.

I comportamenti istintuali si suddividono in varie categorie e riguardano: i comportamenti territoriali, la ricerca del cibo, i comportamenti predatori e di difesa, l’affiliazione, i comportamenti sessuali, etc….

La maggior parte dei comportamenti animali sono istintuali e la motivazione dipende dall’istinto, si pensi a ciò che spinge il leone a cacciare https://thumbs.dreamstime.com/b/leone-sulla-caccia-32928796.jpg

 oppure agli stormi di volatili ad emigrare

 https://www.vitaincampagna.it/wp-content/uploads/2016/05/Stormo-pavoncelle-uccelli-migratori.jpg

 ed ancora il corteggiamento che precede l’accoppiamento nel mondo animale

https://www.amoreaquattrozampe.it/wp-content/uploads/2019/02/pavone-compressed-880x495.jpg

Per adesso abbiamo preso in considerazione esempi legati all’istinto ma i bisogni che attivano l’impulso ad agire riguardano diversi aspetti nell’essere umano e sono legati ad aspetti: fisiologici, psicologici e sociali.

 È fisiologico il bisogno di nutrirsi https://dilei.it/wp-content/uploads/sites/3/2018/02/mangiare-velocemente.jpg

È psicologico il bisogno di amore https://www.raiplay.it/resizegd/434x-/dl/img/2019/12/18/1576672974201_lamore.jpg

 È sociale il bisogno di occupare un ruolo https://www.randstad.it/ugc/img/ruolo-it-in-azienda.jpg

 

In generale possiamo affermare che un bisogno è l’esigenza biologica dell’organismo che attiva un comportamento volto a colmare una situazione di mancanza.

Una prima classificazione dei bisogni può essere fatta distinguendo in

-Bisogni omeostatici

Che esprimo l’esigenza dell’individuo di mantenere in equilibrio le proprie condizioni interne, come ad esempio dormire https://www.almaphysio.com/wp-content/uploads/man-sleeping-1080x675.jpg

-Bisogni innati specifici

Che esprimono l’adattamento specifico dell’individuo all’ambiente come per esempio l’affiliazione, questi non sono essenziali alla sopravvivenza ma concorrono al benessere del soggetto https://www.passionemamma.it/wp-content/uploads/2015/08/gruppo-di-amiche-640x360.jpg

I bisogni non sono completamente predeterminati ma come rilevato dagli studi di Henry Murray (1893-(1988) possono essere modificati dall’ambiente ovvero dal complesso delle condizioni sociali, storiche e personali in cui il soggetto si trova a vivere un esempio può essere fatto pensando alle diverse abitudini culinarie:

Nelle nostre regioni una “nuvola di moscerini” ci spinge ad allontanarci con fastidio e non attiva nessun stimolo della fame, diversamente in alcune regioni africane vicine al Lago Vittoria https://www.meteoweb.eu/wp-content/uploads/2018/05/lago-vittoria.png   i moscerini vengono catturati con appositi setacci bagnati per essere compattati in una sorta di hamburger che viene arrostito è fornisce a quelle popolazioni un apporto fondamentale di proteine. Pertanto lì è un bisogno catturare moscerini per farne del cibo. https://www.curiositaeperche.it/wp-content/uploads/2015/08/burger-di-moscerini-africani.jpg

Una delle più famose classificazioni dei bisogni è quella stilata da Abraham Maslow (1908-1970).

Secondo Maslow il fine dell’uomo è il raggiungimento dell’autoattualizzazione ovvero il pieno sviluppo del talento, delle capacità e delle potenzialità di un individuo.

Sempre secondo Maslow questo obiettivo si realizza mediante il soddisfacimento dei bisogni che nell’uomo si dividono in bisogni fondamentali o primari e in  bisogni di maturazione o secondari.

Tra i bisogni primari o fondamentali troviamo al primo posto i bisogni fisiologici (mangiare, bere, dormire, riprodursi, etc..) al secondo posto quelli di sicurezza (avere una casa, essere difesi dagli aggressori, etc.

Tra i bisogni secondari o di maturazione troviamo al primo posto i bisogni di amore e di appartenenza (far parte di un gruppo e ricevere affetto), seguono quelli di stima e autostima (essere riconosciuti dagli altri come importanti) ed infine quelli di autorealizzazione cioè veder realizzati i propri desideri.

Questa classificazione da origine a una vera e propria piramide dei bisogni

Secondo Maslow per poter soddisfare i bisogni più alti nella piramide è necessario prima aver soddisfatto quelli che stanno alla base. Nella nostra società non ci accorgiamo di questo aspetto perché nella stragrande maggioranza dei casi i bisogni primari sono garantiti e per questo noi possiamo concentraci immediatamente sui bisogni di maturazione.

 L’impossibilità di soddisfare i bisogni che appartengono a questa piramide fa scaturire il senso di frustrazione che per questo può essere definito consegue:

La frustrazione è la condizione in cui si trova un soggetto quando per cause interne o esterne non può soddisfare un proprio bisogno o desiderio. https://lamenteemeravigliosa.it/wp-content/uploads/2015/03/frustrazione.jpg

Per cause interne si intende quelle legate al soggetto come le sue caratteristiche fisiche oppure quelle legate al suo modo di essere, per esempio più o meno introverso. https://www.nostrofiglio.it/images/2020/07/21/volpe-uva_900x760.jpg Per cause esterne si intendono le condizioni oggettive e ambientali in cui il soggetto si trova (lavorative, ambientali, le leggi di uno stato). https://citynews-romatoday.stgy.ovh/~media/original-hi/17804418853370/blocchi-di-cemento-colle-degli-abeti-2.jpg

Il senso di frustrazione genera non solo sofferenza nell’individuo ma, qualora non venga rielaborato, sul lungo periodo può portare al manifestarsi di atteggiamenti aggressivi verso di sé (autolesionismo) https://www.repstatic.it/content/nazionale/img/2018/09/07/115207289-218d543e-619a-4721-9659-beff42d74009.jpg e verso gli altri (violenza). https://www.lescienze.it/images/2015/07/14/192051834-b446df19-c602-4ae2-9c31-4439978198cb.jpg

Ogni processo motivazionale è composto da tre elementi:

il motivo che è l’impulso ad agire ed è originato dal bisogno (ad esempio la fame del leone) https://thumbs.dreamstime.com/b/leone-affamato-21318113.jpg

l’azione stimolata dal motivo (ad esempio la caccia) https://i.pinimg.com/originals/c7/82/d7/c782d702039cc1dc08921ccc06463961.jpg

la soddisfazione del motivo che si ottiene con il raggiungimento dello scopo (la sensazione di sazietà del leone) https://images.wired.it/wp-content/uploads/2015/07/1438181120_leo.jpg

In riferimento a quanto abbiamo detto sono motivi la fame, i sentimenti, il prestigio e così via. Per cui possiamo affermare che:

I motivi sono le forze che suscitano e sostengono il comportamento

I motivi possono essere positivi o negativi:

Sono positivi quelli che spingono al raggiungimento di uno scopo sono negativi quelli che allontanano da determinate esperienze.  

 Un motivo positivo è la gratificazione che riceve il bambino dalla madre nel momento in cui impara a controllare gli sfinteri e inizia ad usare opportunamente il vasino. https://static.fanpage.it/wp-content/uploads/sites/11/2020/11/migliori-vasini-per-bambini-1200x900.jpg

 Un motivo negativo è la voce alterata di un genitore che può scaturire nel momento in cui un bambino compie un’azione sbagliata come buttare il cibo per terra.https://www.nostrofiglio.it/site_stored/imgs/0001/023/bambino-di-due-anni-mangia-gli-spaghetti.jpg

Un'altra importante classificazione che riguarda la motivazione è quella tra motivazioni intrinseche ed estrinseche.

 Una motivazione è intrinseca quando un individuo agisce per la semplice gratificazione che scaturisce dal comportamento messo in atto, per esempio il piacere di un ragazzo nel suonare uno strumento musicale https://st.focusedcollection.com/13397678/i/650/focused_164936226-stock-photo-boy-playing-guitar-sofa.jpg

Una motivazione è estrinseca quando un individuo agisce in vista di una meta esterna al comportamento ma conseguibile tramite esso, per esempio un ragazzo che si allena per vincere una gara di corsa https://www.repstatic.it/content/nazionale/img/2017/06/30/173720275-e301ab2e-9dd9-4781-bf09-83baafce4d8a.jpg

Negli anni sessanta del '900 lo psicologo John Atkinson (1923-2003) ha elaborato la teoria conosciuta con il nome di "modello delle scelte a rischio". Questa interessante teoria sui profili motivazionali delle persone afferma che ogni volta che un individuo si trova di fronte ad un obiettiovo o ad un compito da svolgere questo e mosso da due spinte contrapposte:

La tendenza al successo ovvero la speranza di riuscita che motiva le persone a impegnarsi in compiti difficili che però risultano alla portata del soggetto

La tendenza a evitare il fallimento ovvero la paura dell'insuccesso che motiva le persone a a scegliere compiti facili dove il fallimento è improbabile oppure quei compiti dove il fallimento non dipenda dall'azione della persona.

Da queste due tendenze derivano diverse tipoligie di persone che variano da quelle "parallizzate" per la paura dell'insuccesso a quelle "ardite" che si lanciano in ogni sfida e quelle "ponderate" che tengono in conto di entrambe le motivazioni. 

Combinado queste diverse possibilità  Atkinson ha individuato 4 tipologie di soggetti:

1) super-competitivi, con alta tendenza al successo e alta tendenza ad evitare il fallimento

2)  orientati al successo, con alta tendenza al successo e bassa tendenza ad evitare il fallimento

3) accondiscendenti, con bassa tendenza al successo e bassa tendenza ad evitare il fallimento

4) evitanti, con bassa tendenza al successo e alta tendenza ad evitare il fallimento

Questi ultimi in particolare sono coloro i quali non credono nelle loro capacità e risultano privi di ogni motivazione, autocondannadosi al non raggiungimento dell'autoattualizzazione (realizazione dei propri desideri).

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