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Il sito è a cura del prof. Bernardo Croci, attualmente insegnante di filosofia presso il Liceo delle Scienze Umane Galilei di Firenze.

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Aristotele affronta la questione dell’anima, e delle sue facoltà, partendo dall’assunto che essa è la forma del corpo. Egli giunge a tale conclusione perché la materia sta alla potenza come la forma sta all’atto. Nel caso particolare dell’essere vivente la materia è il corpo mentre la forma e la sua anima. L’anima è pertanto la “forma di un corpo naturale che ha la vita in potenza”. L’anima è dunque l’atto primo di un corpo è entelécheia. Questo non vale solo per l’uomo, ma per tutti gli esseri ovvero anche per le piante e gli animali, perciò va detto che l’anima è l’atto primo di un corpo naturale. https://encrypted-tbn0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcSRZgaxEACPTmc31QBX1J6gFfvhZcgDgy-k1Gu8OVufQ1xS1rg

Dei corpi naturali alcuni hanno vita, altri no: per vita intendo il fatto di nutrirsi da sé, di aumentare, di deperire. Perciò ogni corpo naturale che partecipa della vita sarà sostanza è principalmente sostanza nel senso di sostanza composta. E poiché si tratta di un corpo con una determinata qualità, e cioè partecipe di vita, il corpo non sarà l'anima perché il corpo non rientra tra gli attributi di un soggetto, ma è piuttosto sostrato e cioè materia. È dunque necessario che l'anima sia sostanza, in quanto forma del corpo naturale che ha la vita in potenza. Tale sostanza è entelechia: dunque l'anima entelechia d'un corpo di siffatta natura. (Aristotele, De Anima).

La proposta aristotelica è stata definita come funzionalismo greco o ilomorfismo greco «secondo cui vedere, sentire o immaginare sono innanzi tutto cose che un certo corpo fa. […] Le funzioni cognitive sono considerate attività che un certo organismo ha iscritte nelle proprie possibilità naturali» (Perconti, Coscienza). L’anima è quindi principio vitale con diverse funzioni, vi è pertanto l’anima vegetativa che garantisce la nutrizione, l’accrescimento del corpo e la riproduzione ed è propria di ogni vivente. https://www.meteowebcam.eu/climatica_images/1210802400_piante.jpg L’anima sensitiva che è la capacità di provare sensazioni, da cui dipende a sua volta la capacità di provare desideri e di muoversi ed è propria degli animali e non delle piante. https://inliberauscita.it/wp-content/uploads/2014/03/non_vedo_non_sento_non_parlo.png L’anima intellettiva che è la capacità di ragionare ed è propria solo dell’uomo. https://encrypted-tbn0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcTf-NvPPrQxSZyHDP9KHbJouQfi6qMB6wy7aaE5Hsh_mcXDTGxoBA

L'anima riguarda tutte le attività basilari degli esseri viventi dalla vita in senso biologico alle attività conoscitive tramite i sensi e l'intelletto; dunque l'anima è principio di tutte le facoltà del vivente, tra queste diverse facoltà vi è un rapporto d’inclusione nel senso che le funzioni superiori contengono al loro interno sempre anche le funzioni inferiori: l'anima nutritiva, o prima anima, caratterizza tutti i viventi animati in quanto tali ma è propria solo delle piante; l'anima sensitiva comprende l'anima nutritiva, ma è propria solo degli animali diversi dall'uomo; l'anima intellettiva infine comprende l'anima nutritiva e l'anima sensitiva, ma è propria solo degli uomini. In sostanza significa che le piante non possiedono né in atto ma neppure impotenza la sensazione e l'intelligenza, e che gli animali diversi dall'uomo non possiedono né in atto nei potenza l'intelligenza.

Scopo di ogni anima, e sua forza motrice, è il raggiungimento della propria perfezione: l'anima vegetativa tende a crescere; quell'animale a muoversi; quella razionale a contemplare. La perfezione dell'anima razionale consiste nello sforzo di raggiungere l'assoluta perfezione rivolgendo quindi il proprio amore, la propria dedizione, verso il fine ultimo che è la realizzazione stessa del cosmo come motore immobile.

L’anima dunque non solo rappresenta l’ordine, l’idea, ma anche la stessa facoltà di poter conoscere che è appunto la caratteristica principale dell’anima umana. L’anima, scrive Aristotele, «è la causa primaria in virtù di cui noi viviamo, percepiamo e pensiamo» (Aristotele, De Anima).

Il primo grado della conoscenza deriva dalla percezione sensoriale degli oggetti, animali e uomini entrano in contatto con il mondo attraverso i cinque sensi che percepiscono le proprietà sensibili degli oggetti: Ad esempio la vista i colori ed il gusto i sapori. Si ha la percezione di un oggetto quando l'oggetto esiste fuori di noi e agisce sull'organismo sensorio mutandone la condizione da organo di senso in potenza a organo di senso in atto e di conseguenza l'oggetto percepibile in potenza diventa percepito in atto: l’organo percepisce quelli che sono detti “visibili comuni”, in questa ottica «l’organo di senso che patisce l’azione non è in atto, ma solo in potenza ed è come il combustibile che non si brucia da sé senza qualche cosa che lo brucia». (Vescovini, Le teorie della luce). http://www.ansa.it/webimages/upload/foto_large/2011/12/7/1323284467543_percezione.jpg

Mentre le percezioni di oggetti sensibili, come ad esempio il colore giallo ad opera della vista, sono percezioni sempre vere, le percezioni composte, ovvero quelle che operano con la congiunzione di più sensi per esempio il moto che è dato dalla vista ed al tatto, sono soggette ad errori.

Tra la sensazione è la conoscenza intellettuale opera l'immaginazione (phantasia) o senso comune. Esso prende avvio dalle percezioni in atto e produce i phantásmata ovvero immagini di oggetti di scarnati, senza materia, che vengono forniti come contenuti al all’intelletto potenziale. https://encrypted-tbn0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcRlV8rP9mwKIZNsEwFrScolJpe4VMSG294BEmF072_Q4mSaxAheJQ

Grazie alle immagini l'intelletto realizza il suo fine ovvero il pensare che riguarda sia la conoscenza teoretica sia la conoscenza pratica, perché anche le azioni sono volte a un fine. L'intelletto funziona in modo analogo ai sensi: ovvero recepisce le forme degli oggetti, gli universali cioè le forme intelligibili astratte dall'immaginazione e da pensiero in potenza l’intelletto passivo, ovvero capace di pensare, si trasforma in pensiero in atto. http://www.ansa.it/webimages/foto_large_ls_350/2015/2/13/728a7c26363e93a3544bc14262a24d3d.jpg Per questo Aristotele afferma che sia i sensi sia l’intelletto sono tabula rasa dove come nella cera si imprimono rispettivamente gli oggetti nei sensi e le immagini nell’intelletto.

Il passaggio dal pensiero in potenza al pensiero in atto è realizzato grazie all’intelletto attivo, o produttivo, che come la luce illumina i phantásmata, le immagini, e le tramuta in pure forme. Per queste sue caratteristiche l’intelletto attivo deve essere puro atto, come il motore immobile, non può essere passività, quindi sorge il problema di dove esso risieda visto che non può fare parte dell’anima dell’individuo che è legata al corpo e dunque alla materia. https://encrypted-tbn0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcTeoe99Aq1JFuWX6hR3LMlwXDibJxpUZHUeazInoEC9mffXXNYQ

E c’è un intelletto analogo alla materia perché diviene tutte le cose, ed un altro che corrisponde alla causa efficiente perché le produce tutte, come una disposizione del tipo della luce, poiché in certo modo anche la luce rende i colori che sono in potenza colori in atto. E questo intelletto è separabile, impassibile e non mescolato […] e questo solo è immortale ed eterno […], e senza questo non c’è nulla che pensi. (Aristotele, De Anima).

Dagli scritti di Aristotele non è chiaro se esso provenga dal primo motore immobile o sia legato al singolo individuo. Da questo tema nasce il problema se l’anima sia mortale o immortale. Aristotele sostiene che l’anima di un essere è innegabilmente legata al corpo di cui è forma: «l’anima non esiste senza il corpo né è il corpo […] ma è una proprietà del corpo» (Aristotele, De Anima). https://i.ytimg.com/vi/qcMU0sFNEaU/maxresdefault.jpg Questa questione ha avviato numerose discussioni sull’immortalità/mortalità e sulla materialità/immaterialità dell’anima, che hanno tenuto impegnati filosofi e teologi nel Medioevo. Il problema che si pone nasce dal fatto che non vi è un atto, dunque un’anima, che possa essere separata dalla sua materia perché atto e potenza sono uniti nella sostanza dal sinolo e l’unico atto puro possibile è il principio divino che risiede nel primo mobile. Dunque nel momento in cui lo Stagirita supera il dualismo gnoseologico e ontologico di Platone per ciò che concerne la conoscenza, supera anche il dualismo sostanziale di anima e corpo, i quali risultano essere aspetti della stessa entità. Tuttavia resta un’ambiguità nell’opera aristotelica sulla possibilità di separare l’anima ed in particolare l’intelletto dal corpo, ove leggiamo che

riguardo poi all’intelletto e alla facoltà teoretica nulla è ancora chiaro, ma sembra che sia un genere diverso di anima, e che esso solo possa essere separato, come l’eterno dal corruttibile (Aristotele, De Anima).

Su questo in particolare si cimenteranno i commentatori arabi dandone diverse versioni, la cui più nota è quella di Averroè che affermerà che l’intelletto attivo è solo universale e non particolare da cui segue la mortalità dell’anima individuale. Di contro la scolastica cristiana cecherà di dare soluzione in favore dell’immortalità della singola anima, soprattutto per opera di Alberto Magno e Tommaso D’Aquino.