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Il sito è a cura del prof. Bernardo Croci, attualmente insegnante di filosofia presso il Liceo delle Scienze Umane Galilei di Firenze.

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Alberto Magno nasce intorno al 1200 in Svevia. Nel 1223 diviene studente alla Facoltà delle Arti di Padova. Rientrato in Germania comincia una rapida carriera nell'ordine dei domenicani. Agli inizi del 1240 viene inviato a Parigi, dove, dopo aver letto e commentato le Sentenze di Pietro Lombardo, nel 1245 viene nominato maestro di teologia e insegna per tre anni sulla cattedra destinata ai domenicani non francesi.

Nel 1248 Alberto Magno si trasferisce a Colonia con l'incarico di fondare nella metropoli Renana un istituto superiore di studi che in Germania svolgesse il ruolo di Università tale centro sarà il più importante luogo di cultura in area tedesca fino alla fondazione dell’Università di Praga nel 1348. In questa impresa è accompagnato dal giovane Tommaso D'Aquino che nel 1249 ascolterà le sue lezioni sul Corpus di scritti dello Pseudo-Dionigi. A partire dal 1250 Alberto tiene a Colonia una serie di lezioni sul l'Etica Nicomachea di Aristotele, questo corso rappresenta una svolta nella sua attività intellettuale. Da quel momento Alberto inizia l'esposizione sistematica di tutti gli scritti di Aristotele attività che dura sino al 1263 anno in cui commenta gli scritti di Metafisica.

Le esposizioni albertine sono condotte in forma di parafrasi, sono caratterizzate da ampie digressioni che servono nell'intenzione dell'autore a colmare o a chiarire alcuni luoghi oscuri del testo aristotelico. In queste digressioni Alberto utilizza ampiamente posizione della tradizione filosofica islamica e greca, non soltanto aristotelica, ma anche platonica, convinto che la formazione del filosofo non è completa se non attraverso la conoscenza delle filosofie di Aristotele e Platone. Nel 1268 a Strasburgo conclude il ciclo delle sue esposizioni delle opere aristoteliche con l'importante commento al Libro delle cause considerato da sempre il testo teologico di Aristotele. Dal 1270 fino alla morte, avvenuta nel 1280, risiede a Colonia dove si dedica alla stesura della sua ultima opera la Summa dei mirabili scientia dei.

Anche se l’atteggiamento di Alberto Magno è eclettico rispetto al pensiero antico la sua difesa del pensiero aristotelico è totale. Egli afferma che anche se è Agostino la guida per quello che riguarda la fede per ciò che concerne la filosofia il maggior credito va ad Aristotele.

La sua celebrità è legata soprattutto all’esposizioni dei testi aristotelici. Egli impiegherà circa 15 anni alla divulgazione dell’opera aristotelica liberandola dal legame con la filosofia di Averroè gettando le basi per l’adozione dei testi aristotelici nel programma di studi dell’ordine domenicano.

La fondamentale apertura culturale, che caratterizza i commenti di Alberto, mira più a comprendere ed esplicare le ragioni delle diverse posizioni espresse dalle varie tradizioni filosofiche, che a esprimere giudizi sulla base della teologia Cristiana. La posizione di Alberto è chiara il metodo utilizzato negli scritti di Aristotele, a suo parere, è l'unico strumento valido per un’investigazione scientifica della natura e dell'uomo. Nel procedere secondo le sue deduzioni scientifiche la filosofia può prescindere dalla rivelazione cioè dalle certezze del discorso teologico. Alberto è convinto che i conflitti tra regione filosofiche e ragione teologica siano causati da deroghe alla necessità naturale dovuta al libero arbitrio di Dio sul corso della natura.

Per quanto riguarda i temi dell’eternità del mondo e dell’immortalità dell’anima individuale Alberto afferma che l’idea che Aristotele abbia asserito l’eternità del mondo la mortalità dell’intelletto individuale non ha alcun fondamento e non trovi dimostrazione alcuna partendo dai principi della filosofia aristotelica.

Benché Alberto condanni la magia e l’arte della divinazione approva sia l’astrologia intesa come scienza della previsione e la “magia naturale” che ci porta a scoprire le cause così come discendono dalla causa prima fino al mondo sublunare.

Alberto argomenta la libertà e la dignità dell'uomo sia attraverso un'analisi teologica, che il mediante un'analisi filosofica dell'universalità della ragione condotta sotto l'influsso di Averroè. L'uomo, infatti, in quanto immagine di dio, è un essere dotato di intelletto in questo risiede la sua peculiarità. Nell'esercizio della ragione, l'uomo comprende che il suo intelletto in quanto tale, ovvero a prescindere dal fatto di essere l'intelletto di un uomo determinato, a un'origine divina, nella cui scoperta consiste, secondo Alberto, la vera felicità dell'uomo. Si tratta però di un tipo di perfezione intellettuale a cui tutti gli uomini possono aspirare in quanto esseri dotati di ragione, ma che non tutti possono raggiungere a causa di impedimenti fisici o morali. Destinatario del messaggio Albertino non è dunque l'uomo in quanto tale, ma piuttosto lo scienziato e il filosofo.

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