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Il sito è a cura del prof. Bernardo Croci, attualmente insegnante di filosofia presso il Liceo delle Scienze Umane Galilei di Firenze.

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Nicola (o Niccolò) Cusano (1401-1464 d.C.) nacque a Cues presso Treviri, da cui il nome Cusanus. Dal 1416 Cusano studia a Heidelberg, ma soggiorna a lungo in Italia prima a Bologna e poi a Padova dove entrò in contatto con Prosdocimo de’ Beldomandi, Paolo Veneto, Paolo Toscanelli che lo iniziarono allo studio della matematica e dell’astronomia. Ivi entra in contatto anche con il dibattito scientifico di livello europeo tra i maestri padovani e quelli di Oxford e Parigi. Fu amico e protettore di Lorenzo Valla ma anche dei papi Niccolo V (che fondò la Biblioteca vaticana) e Pio II. Nel 1450 divenne vescovo di Bressanone. La sua filosofia consiste in una sorta di neoplatonismo contaminato dalla scolastica e dall’aristotelismo.

Tutta la filosofia di Cusano ruota intorno ai limiti della conoscenza umana. L’atteggiamento deve essere quello socratico, sapere di non sapere, ovvero dotta ignoranza, cioè la consapevolezza che l’uomo non può mai giungere a verità assolute. Nel De docta ignorantia viene chiarito che l’impossibilità di una conoscenza perfetta della verità dipenda dalla distinzione che c’è tra l’infinito attuale e quello potenziale. Il primo coincide con Dio in quanto ente perfectissimum e dunque infinito perché non limitato in nessun spazio e nessun tempo. Il secondo è proprio invece della mente umana che si fonda sulla matematica e sul numero. Per spiegare questo concetto Cusano si avvale della metafora del poligono inscritto e circoscritto alla circonferenza, per quanto si moltiplichino lati non vi può mai essere coincidenza con la circonferenza     http://matematica.unibocconi.it/sites/default/files/poligoniinscrittiecircoscritti.JPG

Da ciò si ricava che la verità assoluta è soltanto in Dio, mentre la conoscenza di Dio è perfetta quella umana è perfettibile, e si prefigura come congettura, come ipotetica e sempre provvisoria e migliorabile. Mentre la mente divina è vis entificatrice ovvero creatrice di enti la mente dell’uomo è vis giudicante ovvero creatrice di concetti. Non a caso Cusano proporrà l’idea che il termine “mente” viene da mensura misurare, l’atto di misurare è l’atto che per similitudine ed assimilazione riconduce il sensibile e il razionale ad una superiore armonia:

La mente divina crea concependo; la nostra concependo, o creando visioni intellettuali, assimila nozioni. La mente divina è forza entificativa, la nostra è forza assimilativa (N. Cusano, I dialoghi dell’Idiota)

Sempre centrale nella filosofia di Cusano è la matematica, vi è una matematica naturale volta a conoscere il mondo e una matematica ideale che ci aiuta per analogia a comprendere Dio. È la mente umana a generare il numero da ciò scaturisce anche la dimostrazione dell’immortalità dell’anima:

Essendo la nostra mente numero vivo, cioè numero che numera, ed essendo ogni numero in sé incorruttibile (sebbene considerato nella maniera variabile sembri variabile), il numero della nostra mente non può essere concepito come corruttibile: come, allora, potrebbe sembrare corruttibile l'autore del numero? Né alcun numero può inserire la capacità di enumerare della mente. (N. Cusano, I dialoghi dell’Idiota)

Ovvero, se la mente genera i numeri che sono realtà incorruttibili e infinite deve essa stessa necessariamente essere incorruttibile e infinita in quanto nemmeno il numero stesso la può limitare.

Per quanto riguarda la conoscenza di Dio essa può avvenire, per Cusano, solo tramite la Teologia negativa ovvero dire di Dio ciò che non è. Essendo Dio la stessa condizione della misurabilità la sua conoscibilità cade per forza al di là dei limiti dell’uomo. La natura di Dio, che è infinita, è incommensurabile con la finitezza delle nostre facoltà conoscitive. Dio è infatti coincidenza degli opposti e ciò che è inconciliabile dal punto di vista della ragione umana in lui si concilia perfettamente e senza contraddizione. In Dio coincidono il massimo e il minimo, il tutto e il nulla, l'immanente e il trascendente, il limitato e l'illimitato. Dio è infatti al contempo complicatio ovvero l’insieme di tutto l’essere ripiegato nell’unità di Dio ed explicatio ovvero la manifestazione di tutto l’essere e del molteplice nel tempo e nello spazio. Solo tramite l’analogia della coincidenza degli opposti si può intendere il rapporto tra Dio e il mondo,

Nel 1453 a seguito della caduta di Costantinopoli Cusano scrive il De pace fidei. L'opera Narra di un’ipotetica assise convocata in cielo, nella Gerusalemme celeste (che si sarebbe poi dovuto tenere anche nella Gerusalemme terrestre) a cui partecipano 17 saggi rappresentanti di tutti i popoli della terra. L'obiettivo dell'opera è quello di promuovere una pacifica convivenza tra le diverse religioni partendo dall'analisi delle rispettive posizioni teologiche. In particolare Cusano vuole dimostrare, pur essendo cristiano nell’intimo, che ci può essere accordo tra le principale religioni del suo tempo scongiurando ulteriori conflitti. Egli sostiene con l’argomentazione filosofica e intellettuale che tutte e tre convergono sul monoteismo e sull’immortalità dell’anima, e con un ulteriore sforzo interpretativo anche su quello della Trinità soprattutto se intesa come riconoscimento dell’infinita onnipotenza divina, liberandola dal fraintendimento in cui sono caduti i non cristiani (ossia intendere la Trinità come una pluralità di divinità tacciabile di politeismo):

Cusano sviluppa l’idea che la trinità e il verbo significano la fecondità e la ricchezza divina, e quindi una filiazione, concetto con cui tutti possono concordare (Vescovini G. F. Il pensiero di Nicola Cusano)

Nei suoi concetti cosmologici Cusano sembra anticipare il pensiero moderno. Egli sostiene che l’universo è racchiuso entro limiti indeterminati e non ha né un centro né una circonferenza, per questo la Terra non può essere collocata al centro del mondo; inoltre, egli sostiene che il moto, per natura, appartiene a tutti i corpi e dunque la Terra non può essere priva di moto. Egli in proposito afferma che se una persona fosse collocata al polo Nord ed un’altra al polo Sud della sfera Celeste, la prima porrebbe in quel luogo lo Zenit, mentre la seconda crederebbe essa stessa di essere al centro del mondo. Cusano nella Dotta ignoranza afferma anche che l’impercettibilità del moto è dovuta alla stessa conformazione del mondo, poiché noi percepiamo il moto soltanto attraverso il confronto con oggetti in quiete; egli propone l’esempio di una nave e si chiede: è possibile rendersi conto del movimento di un’imbarcazione sull’acqua senza punti di riferimento? Cusano afferma anche che la Terra, il Sole e le altre stelle hanno gli stessi elementi e differiscono solo dal modo in cui questi sono mischiati tra loro e ancora per la diversa quantità dell’uno o dell’altro; ogni pianeta avrebbe poi anche una luce propria e un calore proprio che influenza a sua volta gli altri pianeti. Egli dice che ogni pianeta (e anche il Sole) possiede una roccia centrale che ha attorno una circonferenza ignea; tra la terra ed il fuoco vi è un miscuglio di acqua e aria; è per questo che ogni corpo ci appare luminoso. Secondo Cusano la Terra ha un movimento, ma non nel senso che questa disegni un’orbita come proporrà Copernico; tale movimento è presumibilmente desunto dalla sfericità del pianeta che rotola attorno al suo asse.

Malgrado questo vasto insieme di nozioni cosmologiche, Cusano dal punto di vista prettamente astronomico non lascia mai intravedere un sistema eliocentrico, e, addirittura, nella sua opera la Caccia della sapienza (scritta in piena maturità, un anno prima della morte nel 1463), egli espone ancora la vecchia dottrina geocentrica di Tolomeo. Sicuramente i concetti d’infinità, di relativizzazione del moto, dell’impossibilità di centro definito, etc., preparano la strada sul piano meramente concettuale a Copernico, ma non anticipano Galileo, perché tali concetti stanno tutti dentro un contesto metafisico-teologico dove tutto è visto in funzione dell’Assoluto, cioè di Dio e non in una prospettiva scientifica.