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Il sito è a cura del prof. Bernardo Croci, attualmente insegnante di filosofia presso il Liceo delle Scienze Umane Galilei di Firenze.

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Posto che il compito primario della filosofia è il comprendere Spinoza elabora una teoria che concilia il panteismo di Bruno con meccanicismo di Cartesio (e di Hobbes).

Questo è possibile perché conoscere la connessione causa-effetto dei fenomeni significa conoscere le idee che stanno alla base delle cose, cioè a leggi universali sub specie aeternitatis. Ciò significa che la causa fisica e la spiegazione logica di un fenomeno coincidono: dunque la causa è insieme anche la ratio. In questo consiste il razionalismo di Spinoza. A questo punto Spinoza specifica che la totalità della natura (cioè Dio) è qualcosa di più che non la somma di tutti i fenomeni naturali, in quanto oltre a contenerli tutti ne contiene anche la spiegazione, la ratio, ma la ratio implica pure la causa.

Perciò ogni cosa è animata da una causa derivante dalla presenza della totalità della natura in ogni suo fenomeno come pensava il panteismo vitalistico di Bruno; però questa animazione non va intesa in maniera ingenua e superstiziosa, la causa animatrice presente in una pietra come in Dio non è null’altro che la ratio della pietra, cioè la legge matematica che domina i fenomeni naturali come proposto da Cartesio. Dire che Dio abbia una volontà, dice Spinoza, lo si può dire solo nel senso in cui si dice che il cielo stellato possiede il “Cane” cioè la costellazione che possiede la forma che ricorda il cane, senza che con questa esista un cane in cielo. La così detta volontà di Dio non è altro che l’inviolabilità della legge naturale.

 Da ciò segue la lotta contro i pregiudizi umani che risiedono nell’antropomorfizzazione della divinità (ovvero dispensatrice di premi e castighi) e nell’idea di libero arbitrio.

La volontà di Dio è l’asilum ignoratiae di chi non sa spiegare le cose. Quanto poi alla spiegazione meccanica della natura Spinoza la riprende da Hobbes riconducendo cioè i fenomeni più complessi a movimenti di corpi semplici. La difficoltà implicita in questa concezione meccanicistica della natura è che in tal modo l’uomo viene concepito come dominato da una connessione ineluttabile di cause ed effetti: così visto dall’attributo spirituale l’uomo appare libero di agire come vuole, ma visto dall’attributo materiale ciò che l’uomo vuole non è null’altro che il seguire le leggi e gli stimoli che causano le sue azioni (determinismo psichico). Da qui due conseguenze fondamentali 1) l’uomo è apparentemente libero in quanto costruisce la sua verità ma in effetti è vincolato perché costruendo la sua verità non fa che ricostruire ciò che vi è già in natura, secondo le leggi della natura, per cui l’uomo per Spinoza è una “automa spirituale” 2) non è più necessario cercare un criterio di verità al di fuori della verità stessa che sorge nell’uomo dalla costruzione delle sue idee, bensì è la verità stessa così sorgente costituisce la norma: veritas norma sui et falsi est.

Se dunque Dio è la stessa natura e se conoscere significa un dissolversi dell’io nell’oggetto allora la conoscenza suprema non è altro che una intuizione passiva di Dio: cioè non una intellezione attiva, ma un patire l’influsso della natura infinita. Così Spinoza riprende la gerarchia neoplatonica dei tre stadi della conoscenza: senso, ragione, intuizione ma in un senso diverso. Cioè per Spinoza non siamo noi che affermiamo o neghiamo qualcosa quando conosciamo un oggetto, ma è quell’oggetto che influisce negativamente o positivamente in noi. Scompare così la distinzione assoluta tra il vero e il falso, tra di essi vi è una differenza di gradazione: l’errore consiste in una conoscenza parziale che crede di essere totale, quindi quanto più l’uomo ampia la sua conoscenza quanto più si allontana dall’errore e si avvicina alla verità. Quando poi giunge all’intuizione della natura nella sua totalità, allora raggiunge la verità.

L'identità tra l'ordine e la connessione delle idee e l'ordine e la connessione delle cose garantisce la conoscenza, laddove Spinoza per idee intende contenuti mentali, intellettuali, ma anche emotivi.

La conoscenza ha tre generi: immaginazione, ragione e intuizione:

  • Il primo grado della conoscenza è l'immaginazione, come facoltà di produrre immagini, inadeguata e confusa, fondata sull'esperienza e sulle notizie, corporea e in grado di produrre idee molto generali, utili dal punto di vista pratico e operativo, ma imprecise.
  • Il secondo grado è la ragione, che ha a che fare con idee adeguate, evidenti, necessarie, tipiche della matematica e della fisica, molto precise e sicure, ma infinitamente lontane dalla ricchezza e varietà della natura.
  • Solo il terzo grado, l'intuizione o intelletto, assume il punto di vista di Dio e dell'eternità, e quindi ama Dio, cioè la natura, di un amore intellettuale, in grado di concepire idee adeguate, di accedere all'evidenza conservando la ricchezza, la peculiarità della natura.
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