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Il sito è a cura del prof. Bernardo Croci, attualmente insegnante di filosofia presso il Liceo delle Scienze Umane Galilei di Firenze.

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Apollonio di Perga pare sia vissuto tra il 262 a.c. e il 190 a.c. e che come Archimede si sia formato ad Alessandria e li abbia probabilmente anche tenuto delle lezioni. Egli è l’alter ego, se così si può dire, di Euclide, infatti esso è soprattutto famoso per la sua opera sulle sezioni coniche (oltre che per il suo contributo all’astronomia di cui si dirà in seguito), ma va subito precisato che la sua opera si avvale dei contributi proprio di alcuni scritti di Euclide sull’argomento che invece sono andati perduti. Ma cosa sono le sezioni coniche? Sono appunto sezioni di coni che generano ellisse, parabola ed iperbole queste pur essendo state già studiate sia da Euclide che da Archimede (e dal platonico Menecmo http://slideplayer.it/slide/555581/1/images/4/La+costruzione+secondo+Menecmo.jpg) furono sistemate compiutamente nell’opera di Apollonio egli «fu il primo a fondare la teoria di tutte e tre le sezioni coniche sulle sezioni di un unico cono circolare, retto o obliquo». L’opera era composta da otto libri, di cui ci rimangono in originale i primi quattro, in una versione araba altri tre, e l’ottavo è stato ricostruito dal grande astronomo, Halley (l’amico di Newton e l’ispiratore dei Principia), grazie ai lasciti del matematico Pappo. Apollonio è considerato il vero padre adottivo dei moti eccentrici (adottivo perchè non sono stati introdotti da lui; questi erano già conosciuti al tempo di Aristarco) e degli epicicli, in particolare, egli perfezionò la teoria esistente introducendo il concetto di “eccentrico mobile”. https://encrypted-tbn0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcSLkvrG9a-D5cuOPRgltI9-Ojhf7VG0EywO7-2JVYYqKRKYALZqrA Quest’ultima teoria sostanza la variazione consiste nel porre il centro dell’eccentrico non in un luogo qualunque, più o meno vicino alla Terra, ma sulla linea retta che va dalla Terra al Sole, che, come si è già anticipato, fa sì che il centro dell’eccentrico disegni a sua volta un’orbita attorno alla Terra, dunque un centro mobile. Nel suo sistema Venere e Mercurio si muovevano su un eccentrico e il loro centro era posizionato in modo che la loro orbita fosse sempre esterna alla Terra, e intrecciasse l’orbita del Sole, che invece si muoveva in un cerchio concentrico assieme alla Luna; differentemente i pianeti esterni si muovevano sempre con moti eccentrici; avevano il loro centro posizionato in un punto della retta Sole/Terra, tale che la loro orbita fosse sempre esterna sia alla Terra sia all’orbita del Sole e della Luna. Tale teoria, rispetto a quella delle sfere omocentriche di Eudosso, dava molte più ragioni dei moti irregolari dei pianeti.

 

Ipparco di Nicea Completò il sistema di Apollonio. Ipparco nacque intorno al 185 a.c. e morì intorno al 125 a.c.. Egli non risiedette ad Alessandria e non operò al Museo, ma trascorse in questa città un periodo sufficiente per acquisire molti dati e conoscenze. Inoltre Ipparco costruì un osservatorio a Rodi https://www.iltermopolio.com/uploads/7/2/7/5/72754285/1115_orig.jpg?342, dove trascorse il resto della sua vita, da lì egli effettuo numerose osservazioni grazie anche a nuovi strumenti quali la Diottra http://pls.dima.unige.it/pls0409/ftrig/Funzioni%20trigonometriche/5311/16991.jpg ed il così detto “strumento universale” http://fram.interfree.it/quaderni/ipparco/ippa_5.jpg, questi dati assommati a quelli da lui reperiti ad Alessandria costituirono la base della sua astronomia che gli valsero la fama di più grande astronomo dell’antichità . Egli aveva costruito il suo sistema privilegiando al gli epiciclici al posto degli “eccentrici mobili”. Ipparco dimostrò che con l’epiciclo si potevano disegnare con altrettanta precisione i moti dei pianeti così come apparivano, senza rinunciare all’armonia delle sfere aristoteliche. https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/d/d3/Schiaparelli_131.png/450px-Schiaparelli_131.png In sostanza egli supponeva che, per esempio, il Sole si muovesse intorno ad un cerchio da Est ad Ovest il cui centro fosse posto su una circonferenza che ha per centro la Terra; questo centro a sua volta muoverebbe da Ovest ad Est lungo la suddetta circonferenza. Per quanto riguardava il Sole e la Luna egli utilizzava un moto eccentrico così che quando il Sole percorre la metà dell’eccentrico più vicino alla terra scorreva più velocemente mentre quando era nell’altro più lentamente dando ragione così delle stagioni . Questo modello era preferito da Inoltre Ipparco ha il merito della scoperta della precessione degli equinozi, cioè il lento spostarsi della sfera celeste verso oriente. Questo fenomeno fu scoperto osservando alcune stelle registrate in Mesopotamia alcuni secoli prima, con il passare del tempo la longitudine delle stelle sull’eclittica aumentava in modo progressivo. In sostanza a Ipparcò apparì con evidenza che la sfera celeste si muove di un grado ogni 100 anni da Ovest verso Est e intorno ai poli dell’eclittica .

Lo sviluppo dell’astronomia, nella scuola di Alessandria, tocca il suo apice con Claudio Tolomeo. Di Tolomeo, da non confondere con i re egizi, non si conosce con precisione né luogo né data di nascita si suppone sia nato o ad Alessandra stessa oppure a Tolemaide o a Pelusio, sappiamo invece che egli operò nella prima metà del II secolo d.c. . Egli è stato influenzato dalla filosofia platonica e stoica e, naturalmente, dalla dottrina pitagorica intorno ai numeri. La sua opera più famosa, ne scrisse molte altre tra cui una di astrologia, è l’Almagesto, chiamato così probabilmente dalla parola magìste (più grande) che poi gli arabi, grazie ai quali l’opera si è conservata, tradussero con al-Magisti da cui appunto Almagesto. In realtà il suo nome originario era Mathematiké syntaxis. Questa opera non raccoglie idee nuove, anzi, prevalentemente è nota come una sorta di storia dell’astronomia antica e una risistemazione generale dell’opera di Ipparco. La prima parte della sua opera è dedicata alla ricapitolazione degli assunti fondamentali dell’astronomia secondo cui: il cielo è una sfera che ruota intorno a un asse fisso, così come è chiaro dal movimento delle stelle circumpolari e dal sorgere e tramontare delle astri sempre nei medesimi punti; la Terra è una sfera collocata al centro del mondo ed è come un punto rispetto alle dimensioni del cielo, così che le stelle ci appaiono sempre della stessa grandezza al variare del punto di osservazione del globo; la Terra non ha alcun moto di traslazione. Tolomeo, per spiegare i moti planetari, riprende la teoria di Ipparco e di Apollonio. https://www.astronomyclub.xyz/bang-theory/images/5033_8_4-ptolemy-equant.jpg Egli utilizza l’eccentrico con il quale un moto apparente non uniforme di un pianeta è ridotto a un moto uniforme intorno ad un centro diverso da quello della Terra. Per i moti più complessi Tolomeo ricorre a un epiciclo posto su un deferente (cioè una circonferenza che si muove attorno alla Terra), così che il differente moto del pianeta è dato dal fatto che quando questo si trova all’esterno dell’epiciclo la sua velocità si aggiunge a quella del deferente (ostentando un’accelerazione); al contempo, quando è all’interno dell’epiciclo, la velocità si sottrae al quella opposta del deferente (e in certi casi può sembrare un moto retrogrado). In aggiunta a questi, al fine di spiegare moti ancora più irregolari, Tolomeo aggiunge l’equante che risulta essere una variazione dell’eccentrico, esso è detto anche “punto equante” e in sostanza è un punto diverso sia dal centro dell’orbita sia dal luogo dove risiede la terra, rispetto ad esso il centro dell’epiciclo si muove di moto angolare uniforme. https://www.astronomia.com/wp-content/uploads/2010/07/moto-pianeta-esterno-tolomeo.jpg L’equante ha come funzione quella di rendere «uniforme il moto angolato», cioè un pianeta copre angoli uguali in tempi uguali, ma non rispetto al centro della circonferenza ma rispetto ad un punto posto sulla retta che congiunge il centro del cerchio alla Terra. Quest’ultimo, combinato con gli eccentrici e gli epicicli, dava ragione delle irregolarità di Marte, Giove e Saturno. Il sistema tolemaico nel suo complesso risultava insostenibile dal punto di vista fisico, ma ineccepibile dal punto di vista matematico (che come detto era ciò che importava a tutti gli astronomi dell’epoca). Esso rappresentava in quasi tutti i particolari (a parte le variazioni dell’orbita lunare) i moti planetari, tanto che può essere considerato, alla luce dei semplici strumenti in dotazione all’epoca per osservare i moti planetari, un «monumento duraturo per le grandi menti matematiche dalle quali fu gradualmente sviluppato» . https://logarithmichistory.files.wordpress.com/2015/11/ptolemy.jpg?w=625

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